Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

E la chiamano Giustizia… di Melchiorre Briguglio, magistrato

Ingius

Questo testo -già apparso su un quotidiano- doveva apparire in uno dei diari di Pasquale De Feo. Però per una dimenticanza nella trascrizione così non è stato.

Lo pubblichiamo a parte, e forse è meglio così. Perché si tratta di un testo che merita una considerazione a parte.

Melchiorre Briguglio è magistrato da 45 anni; prossimo alla pensione.

Lo sguardo che dà del mondo della giustizia è colmo di disillusione.

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Quarantacinque anni fa, quando entravo in magistratura, avevo qualche entusiasmo in più di ora che ne sto uscendo. Anche allora si discuteva sulla crisi della giustizia (di come salvare Venezia, di sanità allo sfascio, di lotta senza quartiere agli evasori fiscali, ecc.!) e sulle urgenti indispensabili riforme.

Credevo che i pubblici dichiaranti fossero animali da buone intenzioni e facessero sul serio. Ingenuamente, mi sbagliavo, tant’è che in questi lunghi anni, quanti hanno messo mano nella delicata materia hanno aggravato la situazione, con riforme contorte e contraddittorie e con pronto-interventi di giornata, confondendo non solo gli addetti ai lavori, ma soprattutto i comuni cittadini. Piaccia o meno agli improvvisati innovatori, ma il devastante risultato è sotto gli occhi di tutti.

La credibilità del sistema giustizia è precipitata sino a livelli minimi di questi tempi.

Molte delle condanne penali risentono di pregiudizi e anche l’entità delle sanzioni è affidata alla buona sorte, variando da tribunale a tribunale e, persino, all’interno dei collegi giudicanti. Stessa sorte per le misure cautelari, trasformate impropriamente in pene anticipate e in strumenti coercitivi per provocare confessioni. L’insieme delle libertà risulta meno garantito. La giustizia civile è sostanzialmente scomparsa.

E’ diventata un affare per benestanti, mentre i poveracci sono costretti ad abbandonare molti diritti all’abuso dei prepotenti. La giustizia disciplinare non funziona, per l’incidenza sempre più marcata delle correnti associative, che scimmiottano le condotte inadeguate dei politicanti di mestiere. Sono saltate anche le regole del buon gusto e sempre più spesso l’uomo sbagliato viene messo al posto giusto.

Eppure, nonostante questo sfacelo, attribuibile a quanti, dal dopoguerra, hanno governato o fatto opposizione, gli attuali “signori” del potere continuano a litigare, soprattutto per questioni di parte e non culturali (lasciamo perdere!).

Continuano a rinfacciarsi disegni perversi e non svelati interessi, mentre in Europa ci riempiono di condanne, le carceri scoppiano e nelle città in pochi dormono sogni tranquilli.

Per tutte queste e altre ragioni, l’attuale dibattito sulla giustizia non riesce ad appassionarci e lo seguiamo con ragionata sfiducia.

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2 pensieri su “E la chiamano Giustizia… di Melchiorre Briguglio, magistrato

  1. Alessandra Lucini in ha detto:

    E quando a parlare così è un addetto ai lavori…questo la dice lunga 😦 grazie dell’articolo verità.

  2. Pina in ha detto:

    Sicuro la casa della giustizia fa acqua da tutte le parti, dove tappi, si aprono altre voragini, io lo paragono ad un grande vulcano, in continua eruzione, e mentre il magma scorre tranquillo, divora è abbattendo ogni ostacolo.
    Fermarla necessita entrare nel suo cuore della giustizia, cercando di renderla persuasiva, che così nn può andare, ma dentro un vulcano difficile entraci….
    Ti carbonizza per il potere distruttivo.

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