Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Intervista a Pasquale De Feo sul 41 bis (terza parte)

quarantunobis

Il nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro, ha partecipato a un questionario rivolto a detenuti che sono attualmente in regime di 41 bis o che ci sono stati. Pasquale De Feo fu sottoposto al 41 bis nei primi anni novanta e ha tanto da dire su quella esperienza e sul sistema del 41 bis.

Per l’importanza di questa intervista l’ho suddivisa in tre parti. Oggi pubblico la terza e ultima parte.

———————

14- Che tipo di rapporto hai con l’Amministrazione Penitenziaria?

Sono un detenuto e mi comporto da tale. Non dimentico mai cosa sono da trent’anni, a parte che non me lo fanno dimenticare. Perché in ogni momento ti ricordano che sei un galeotto e un reietto della società, dove sei stato escluso per sempre, marchiandoti la fronte (metaforicamente) come facevano nei tempi antichi: “escluso dal consorzio umano”.

15- Sei seguito da psicologi, educatori, o altre persone del carcere? In quale maniera?

I numeri di psicologi, educatori e assistenti sociali sono talmente pochi che, se volessero seguire i reclusi in modo serio, non potrebbero fare più di un colloquio ogni sei mesi, forse anche di più. Siccome anche loro sanno che i benefici penitenziari non vengono dati quasi a nessuno a parte quale raro caso, chiamano solo quando il detenuto chiede un colloquio per qualche problema che non riguarda la rieducazione. In Italia non c’è l’applicazione dell’art. 27 della Costituzione. I funzionari che vanno in TV a fare tutti quei bei discorsi parlano di una realtà che esiste nei paesi del Nord Europa, qui da noi pensano solo alla repressione, contenere i reclusi e pigiarli come sardine nelle carceri. Per il resto non c’è niente. Ad essere sincero una cosa c’è, tutti vogliono andare al Ministero perché lo stipendio e ben sostanzioso, purtroppo sono tutti PM che conoscono il carcere dagli uffici dove interrogano i detenuti, e hanno reso le carceri disumane. Alimentando e proteggendo il regime di tortura del 41 bis e la pena di morte con l’ergastolo ostativo. L’altro giorno mi ha scritto una mia amica da Roma che aveva partecipato a un convegno in cui c’era  anche ospite un PM della DNA (Che ritengo il nuovo MINCULPOP di memoria fascista) a domanda sul 41 bis, ha risposto: “è un male necessario”. Lo sanno bene che è una tortura, ma come gli americani che hanno ritenuto le torture inflitte a tante persone era un male necessario. Le carceri sono i luoghi più illegali del paese. Devi sapere che dal 2000 a oggi ha ucciso più lo Stato che le varie mafie. Dicono che siamo la culla del diritto, invece siamo diventati la tomba del diritto.

16- Prendevi dei farmaci? Puoi dirmi quali?

Per mia fortuna non ho avuto bisogno di psicofarmaci, che in carcere passano a livello industriale, così risolvono qualsiasi problema di conflitto per i reclami dei detenuti sui loro diritti, così dormono tutto il giorno. Più di un terzo dei detenuti ha problemi psichiatrici. Nel regime di tortura del 41 bis sono oltre il 50% e hanno una incidenza di suicidi 19 volte di più di altri regimi, ma il ministero nasconde tutto come fosse un segreto di Stato, perché devono nascondere le nefandezze che si commettono in nome della legalità che loro stessi violano.

17- Con quante persone detenute avevi incontri o rapporti personali?

All’Asinara ogni blocco della sezione era di quattro celle. Ogni cella era di quattro persone. In estate che finivano i processi eravamo al completo. In inverno eravamo nell’ordine di 5-6 persone. Ci incontravano nel cortile all’ora d’aria, nelle due ore di aria che ci venivano concesse, per il resto stavano 22 ore chiusi  in cella e non potevano neanche parlare con le celle fianco. 

18-Come consideri la misura carceraria alla quale eri sottoposto? Pensi che possa avere qualche finalità rieducativa, risocializzante, o comunque “migliorativa” della tua personalità? Oppure quali fini possa perseguire?

Tortura istituzionalizzata. Forse credono che essendo in democrazia, la tortura diventa democratica e non sia crudele ferocia. Il regime di tortura del 41 bis e tutte le leggi emergenziali sono le più bestiali leggi che questo paese ha emanato da quando è diventata Repubblica, seconde solo alla bestiale legge Pica del 1863 che usarono per massacrare circa un milione di meridionali quando fecero l’unità della penisola, altro che la favoletta risorgimentale. Quella mentalità repressiva nei confronti del Meridione, inquinata dalle teorie razziali di quel criminali di Cesare Lombroso “che riteneva i meridionali geneticamente difettati, la conformazione fisica ed etnica portavano ad una naturale propensione a delinquere, dunque criminali per nascita, eredi di un’atavica popolazione difettosa, che niente e nessuno poteva sottrarre al loro destino. Non delinquenti per un atto cosciente e libero della volontà, ma per innate tendenze malvagie, continua tutt’ora la repressione anche se le terminologie sono cambiate. Un tempo eravamo un covo di briganti, oggi siamo un covo di mafiosi, domani saremo un covo di marziani. D’altronde l’unica industria che non conosce flessione nel Meridione è il comparto della repressione. Basta guardare anche i numeri delle carceri: il 100% dei detenuti nel 41 bis sono tutti meridionali; il 99% degli ergastolani ostativi sono meridionali; il 90% dei detenuti sono meridionali; l’infame 4 bis è applicato al 90% ai meridionali. Come ho già scritto non c’è nessun fine rieducativo, né tantomeno migliorativo della personalità. Credo che se un cane lo leghi ad una catena e lo bastoni tutti i giorni, vorrei vedere quale cane ne uscirebbe migliorato o rieducato. L’unica finalità del sistema è la repressione e l’annientamento dei detenuti. Non ci sono altri fini. Purtroppo oggi è ancora peggio. Le persone non fanno che accumulare odio, rancore, rabbia. Il 41 bis di oggi è peggiorato perché è più scientifico, come i centri di detenzione psichiatrici dell’era sovietica, dove l’unico scopo era di distruggere la personalità e annichilire il pensiero con l’isolamento totale. Sono quattro detenuti per blocco, non possono parlare tra loro, con la censura li isolano dal mondo. Anche per questo hanno le messo le videoconferenze per i processi, così non possono neanche difendersi. Secondo te la tortura può migliorare una persona?

19- Hai mai partecipato a scioperi e proteste? Se sì, come è stata la reazione da parte dell’Amministrazione Penitenziaria e degli ambienti esterni?

Ho sempre partecipato agli scioperi e proteste, la reazione dell’Amministrazione è sempre stata di repressione. Non conosciamo altri metodi. E’ un fatto di cultura che viene da lontano, da quando i piemontesi, dopo la conquista del Meridione, instaurarono i Bandi di Carlo Felice di Savoia del 22 febbraio 1826, anche se vennero sostituiti da un regolamento provvisorio nel 1863, nulla cambiò. In questo bando la tortura era un metodo legiferato. Da quella mentalità non ne sono mai usciti, ma se vuoi capire meglio tutto il discorso dovresti leggerti “I lager dei Savoia” di Fulvio Izzo, allora capirai anche il sistema odierno. Tutto viene dal 1860 quando il merdionale divenne una razza interiore.

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2 pensieri su “Intervista a Pasquale De Feo sul 41 bis (terza parte)

  1. Pina in ha detto:

    Carissimo Pasquale, come sempre mi stupisce sentirti, e che trovo in perfetta linea, imparando cose nuove, forse sfuggite, dalla propria ricerca, che nn è per male, ma e solo che l’individualità di ognuno che personalizza e ci differenzia, permettendoci di imparare, l’uno dall’altro.
    Il tema carceri è veramente insaziabile, più ci entri, più ti perdi, per le troppe fratture, che avvolte mi chiedo: chi sono i veri colpevoli, se nn quelli che insistono con queste cure, che finiscono per distruggere, chi si aspetta invece di essere reinserito sulla sua terra dove è nato, sano robusto, per ricominciare.
    Ho assistito una volta ad una manifestazione, sotto il carcere per una battitura, ho visto gente, ho visto tutto, ma anche le telecamere che riprendevano, e dopo svariate interviste, che mi aspettavo dopo di essere sul giornale, be!!!! cancellata
    Questo mi ha fatto capire tante cose, il sistema si chiama potere di repressione, e come dici tu , continua ancora a divorare vittime, come un pasto che nn va interrotto , necessita alimentarsi, di quelle sostanze, velenose, che i poveri diavoli , per anni hanno sofferto.
    Leggerò quel libro che hai menzionato, anche io ho necessità di sapere per crescere, così cresciamo, prendendo visione di ciò che accade intorno a noi, servendoci come se fosse frumento, che seminato, germoglierà tante spighe doro, sono le nostre, si vedono, crescono, si diffondono …

  2. Alessandra Lucini in ha detto:

    Grazie Pasquale, come sempre grazie, stavolta ho visto in ritardo il tuo scritto ma non me lo sono perso 🙂

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