Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Intervista a Pasquale De Feo sul 41bis (seconda parte)

quarantunobis

Il nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro, ha partecipato a un questionario rivolto a detenuti che sono attualmente in regime di 41 bis o che ci sono stati. Pasquale De Feo fu sottoposto al 41 bis nei primi anni novanta e ha tanto da dire su quella esperienza e sul sistema del 41 bis.

Per l’importanza di questa intervista l’ho suddivisa in tre parti. Oggi pubblico la seconda.

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8- Scrivevi lettere?

Potevamo scrivere solo ai famigliari e se questi erano detenuti non potevano, ma le lettere che venivano fermate e sequestrate erano l’80-80%. Arrivai ad un punto che non scrissi più e invitai i famigliari a non scrivermi.  Questa decisione la presi quando mi sequestrarono gli auguri di Natale di mia Madre.

9- Hai avuto problemi ad inviare o ricevere corrispondenza? Se sì, per quale ragione hai avuto problemi?

La censura e il sequestro della corrispondenza è parte integrante del sistema di repressione, per isolarti dal mondo esterno e annichilirti psicologicamente e distruggere la tua personalità, una moderna tortura.

10- Riuscivi ad avere colloqui con tuo difensore senza restrizioni?

Sì. Ma i colloqui avvenivano nelle sale dei colloqui come ho già scritto sopra, con il vetro e attraverso un citofono. Nessun colloquio telefonico.

11- Studi o hai studiato in carcere? Perché hai deciso di studiare oppure hai deciso di non farlo? Se studi, come avviene questa attività? Riesci ad avere a disposizione i libri e i materiali che ti servono?

Dal 1996, quando sono uscito dal 41 bis, ho iniziato a studiare, a Voghera sono riuscito a fare i primi due anni. Nel 2003, per fortuna, dopo vari carceri, mi hanno trasferito al carcere di Fossombrone (Pesaro) dove c’era la scuola e sono riuscito a fare gli altri tre anni e diplomarmi in ragioneria. Mi sono iscritto all’Università quando ero a Parma dove ero stato trasferito da Fossombrone, ma dopo il primo esame fui trasferito al carcere dove mi trovo attualmente. Feci il passaggio universitario qui a Catanzaro, ma dopo qualche mese sospesi per alcuni motivi, tra cui quello principale che non mi veniva dato il computer. Ho intenzione di riprendere al più presto. Lo studio universitario si svolge in cella. Ti procuri i libri che ti servono e ti devi arrangiare da solo. E’ difficile avere un aiuto da un volontario, perché si evoca sempre il problema della sicurezza. Per studiare ci vuole impegno e tanta pazienza. Ci sono alcune carceri dove lo studio è più agevolato perché ci sono le sezioni adibite a polo universitario, ma si contano sulle dita di una mano.

12- Come trascorrevi di solito la tua giornata?

Facevo colazione al mattino e iniziavo a fare attività ginnica, l’unica forma di impegno per passare anche il tempo. C’è stato un periodo in cui facevo ginnastica fino alle quattro del pomeriggio, mi lavavo e, nel frattempo, alle cinque arrivava la cena e mangiavo. Non avevamo niente a parte un libro ogni quindici giorni e idiotizzarsi davanti alla TV.

13- Per quale ragione hai deciso di non collaborare con la giustizia?

Il regime di tortura del 41 bis è usato proprio per incutere terrore affinché le persone diventassero delatori. Per prima cosa non mi è mai piaciuto fare la spia. I delatori sono le persone più abiette. La storia non ne ha mai glorificato qualcuno. Giuda, il più noto nel mondo cristiano, è maledetto 2000 anni. Non metterei mai altre persone al mio posto per riacquistare la libertà. Preferisco morire in carcere. Non creerei mai disagi alla mia famiglia, con lo scombussolamento che devono iniziare una nuova vita. In ultimo, dopo trent’anni di carcere, fuori c’è un mondo che non conosco e cosa potrei dire se non inventarmi storielle come fanno tanti pentiti, rovinando centinaia di persone. Perché è facile inventarsi una associazione mafiosa. Il famigerato art. 416 bis è un reato senza reato, che non ha bisogno di prove. Bastano le parole di un pentito e, siccome ne hanno a centinaia di pentiti a busta paga, basta tanti “sentito dire” o la confidenza di qualcuno che è morto, e il gioco è fatto. In ultimo preferisco morire in piedi qui dentro, ma non strisciare come un verme con la coscienza sporca e che mi perseguiterà tutta la vita. Vorrei chiedere a te e ai tanti catechizzati di vent’anni di bombardamento mediatico, con le fanfare di tanti Savonarola che non hanno fatto che spargere odio nella gente, uguale a quando c’erano i roghi in piazza contro gli eretici. Che razza di paese volete, se ragioniamo così diventiamo come la ex Germania dell’Est, dove la metà della popolazione spiava l’altra metà. Un Paese che se eri delatore eri un buon cittadino. In caso contrario eri un pericolo per la società. Questa è l’Italia che volete?

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3 pensieri su “Intervista a Pasquale De Feo sul 41bis (seconda parte)

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Grande come sempre Pasquale……ti abbraccio con tanta amicizia. 🙂

  2. Rosa Sica in ha detto:

    Sei grande….un giorno non lontano sarei felice di assistere alla tua tesi di laurea…..
    Buon Anno Pasquale che sia migliore di tutti gli altri…
    Un abbraccio affettuoso di bene!!!

  3. Pina in ha detto:

    Un abbraccio ti sono vicina, ha questa spietata guerra, ” carceri “, che fa male a tutti , fa male anche a noi, augurando ad una definitiva chiusura di questo 41 bis ostativo che avvenga al più presto…
    La gente cambia, cosi anche gli uomini della giustizia.
    Niente è statico , tutto è possibile …

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