Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Gli affetti violati… di Pierdonato Zito (seconda parte)

affettività3

Oggi pubblico la seconda parte (per la prima via al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/11/09/gli-affetti-violati-di-pierdonato-zito-prima-parte/) del testo dedicato al tema dell’affettività, e gravido del proprio percorso personale, che ci ha inviato il nostro Pierdonato Zito detenuto a Voghera. Questo testo è stato inviato alla redazione di Ristretti Orizzonti, per il concorso da loro indetto sui temi dell’affettività in carcere. 

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In realtà quando rifletto su come noi veniamo ancora oggi considerati dopo un così lungo arco di tempo di detenzione, mi rendo conto che non sono io ma forse loro ad essere SCHIAVI del mio passato, non riescono a liberarsi. Non si rendono conto che in natura tutto muta, tutto cambia.

Le società continuano a trasformarsi, mutano gli atteggiamenti psicologici, le motivazioni all’origine dei comportamenti, la sessualità e le relazioni d’amore. Il carcere sembra un mondo a sé, obsoleto, anacronistico. Una società può essere considerata “violenta” quando esclude dei cittadini da quei diritti fondamentali.

Uno dei miei figli, per dieci anni, oltre a venire dietro alle varie carceri in cui, di volta in volta, veniva trasferito si recava anche in ospedale per un serio problema di salute.

Ripercorrere mentalmente questo passato, anche se per iscritto mi procura ancora oggi  dolore, se penso quanti giorni, mesi, anni, decenni di disagi, sofferenza, abbiamo vissuto. Quando un figlio è piccolo come si a spiegare il mondo compresso e incomprensibile degli adulti? Così usavo la parola per dare loro un senso a tutto ciò che vivevano.

Poi i miei figli sono cresciuti e a volte mi sono giunte delle lettere un’intestazione che mi ripagava di tutto quell’amore versato nei miei scritti, come ad esempio: ALLA FONTE DELLE MIE CERTEZZE… beh, essere una certezza per mio figlio è la più bella, la più importante delle gioie che un genitore può ricevere.

Senza punti di riferimento la stessa potenzialità umana si disgrega.

Adesso qualche bambina di 7 anni che amava tanto l’arte e che non poté terminare il liceo artistico che frequentava a prendersi  cura dei fratelli minori. Oggi è mamma. E pochi giorni fa ci siamo ritrovati tutti a colloquio; io, la mia compagna, i nostri 3 figli e la nuova arrivata da quasi due anni. Dopo 20 anni siamo riusciti per la prima volta ad effettuare delle fotografie tutti insieme. L’ultima foto che avevamo risaliva a due decenni fa.

La mia piccola nipotina sente sempre parlare del “nonno” che però fisicamente e quotidianamente non vede e poi, in media una, due volte l’anno, affronta un lunghissimo viaggio per recarsi al colloquio. Si ripete l’eterno ritorno dell’identico. Ed io per entrare delicatamente a fare parte della sua vita cerco di non essere invasivo… e mi limito a sorriderle, ed osservarla mentre nella saletta colloquio giocava on altri bambini mentre correva, mentre cerava di parlare… io con il mio sguardo portavo queste immagini dentro di me. “Filmo” con i miei occhi i suoi movimenti e le sue espressioni.

L’uomo non è un risultato casuale, ma il derivato di una strategia di relazioni sensasoriali, parentali e sociali la presenza fisica e importantissimo e dunque un padre non è sostituibile con una telefonata, di pochi minuti, oppure con uno sporadico e frettoloso incontro; ma è necessario toccarlo, percepirlo nella sua fisicità e nei suoi movimenti.

L’assenza del genitore in tenera età genera una sorta di “morte” della figura genitoriale. Poi, quando lo si incontra nei colloqui, una sorta di “resurrezione”. Quindi, il rapporto del detenuto con i figli è fatto di ripetute scomparse e comparse. Questo può generare non poche problematiche sul piano interiore, emotivo.

Il carcere deve essere vissuto come parte integrante della società e non come luogo di vita separato. Basterebbe un po’ di buona volontà e copiare le nazioni più avanzate di noi.

Voghera 8 dicembre 2014

Pierdonato Zito

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Un pensiero su “Gli affetti violati… di Pierdonato Zito (seconda parte)

  1. Pina in ha detto:

    Poco prima di leggere questo tuo scritto, leggevo sul pc un link , dove riportava questa notizia ” La Svezia chiude 4 carceri per mancanza di detenuti “, così dopo averla condivisa, scrivevo, sopra, che di sicuro hanno dato la pena alternativa, per rieducare,migliorare,crescita interiore, che secondo me è la migliore, considerando che la Svezia ha un altra mentalità diversa della nostra che paralizza il sistema, troncando quei rapporti, che servono alla vita stessa per ogni individuo, nn separandoli, ma nella stretta collaborazione, negli affetti casa famiglia.
    Capisco profondamente, tutto quello che passi, a distanza di anni, e che nn vedi un cambiamento da parte delle istituzioni, incalliti, forse arrugginiti, o forzate da pressioni di menti, che pur vedendo, fanno finta di nn vedere, e per di più, nn sentono, includo anche l’esterno, che nn si da pace.
    Sei un padre, è vuoi fare il padre, questo nn te lo vieta nessuno, perchè malgrado tutto, per lui rappresenti tutto, sollevandoti quel peso della separazione, magari per un abbraccio solo pensato , diventa reale nella tua mente.
    I doni della vita, nn riusciranno mai a estirparli…
    Ringrazia te stesso di quel che possiedi, continui ad essere un umano.
    Un saluto amichevole da un umana ..

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