Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Pasquale De Feo risponde ad Alessandro Loppi

Arrestare

Nel diario di Pasquale De Feo per il mese di maggio (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/07/13/diario-di-pasquale-de-feo-22-aprile-21-maggio-3/) era presente un passaggio che ha suscitato la risposta critica di uno dei lettori del pezzo, il signor Alessando Loppi. Loppi ha espresso il suo disappunto in un commento. Al quale, a sua volta, Pasquale ha voluto rispondere.

Nel testo che leggerete sono riportati il “passaggio” originario criticato, i commento di critico di Alessandro Loppi, la successiva risposta di Pasquale De Feo.

Naturalmente Alessandro Loppi potrà a sua volta inviarci un’ulteriore sua risposta.

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Diceva Albert Einstein: “Ci sono due cose infinite, la stupidità e l’universo; il secondo non sono sicuro”.

Ieri sono arrivate le selezioni del Blog. Tra le repliche ho trovato un’invettiva nei miei confronti che somiglia “lei non sa chi sono io”; e per questo motivo la presunta offesa l’ho percepita come una lesa maestà. Questo signore si chiama Alessandro Loppi. Prima di entrare nel merito della sua replica voglio spiegare i fatti, poi chi legge giudicherà. Non credo che lui abbia l’umiltà di fare mea culpa, pertanto riporto integralmente lo scritto nel diario che ha suscitato l’ira di questo signore:

“Un signore scrive una lettera al quotidiano Repubblica per esporre un gesto che vede quotidianamente nei TG, quando fanno vedere gli arrestati mentre vengono fatti salire in macchina. C’è  sempre un poliziotto o carabiniere che mette la mano in testa al fermato e con la forza la spinge all’interno dell’auto, non ne ha capito la ragione. Mentre vedeva l’arresto dell’ex ministro Scajola, quando è salito in auto gli hanno risparmiato il gesto della mano in testa. Il signore si chiedeva ironicamente se l’agente della DIA era di animo sensibile. O forse sarà stato l’impeccabile abito blu. Se questo gesto non è contemplato in nessun regolamento, perché non risparmiarlo a tutti? La sua considerazione è corretta e giusta. Il giorno dopo risponde alla lettera il signor Alessando Loppi, facilmente un poliziotto o un carabiniere, che spiega il motivo di quel gesto. Gli si mette la mano in testa per proteggerlo affinché* non sbatta la testa. Banale premura aggiunge. Non averlo fatto a Scajola paradossalmente è stata una negligenza. A questo signore dovrebbero dare il nobel per la gentilezza sic. Questa risposta dimostra tutta la tracotanza di questi soggetti; il G8 di Genova nel 2001 non è stato l’apice ma l’inizio di un modo di vedere e di comportarsi delle varie polizie. Questo signore crede che i cittadini italiani abbiano l’anello al naso e non capiscono che quel gesto è solo una inutile umiliazione tipica degli stati di polizia. Mi auguro che il reato di tortura faccia finire queste arroganze dentro e fuori le caserme delle varie polizie”. 13-05-2014

La replica di Alessando Loppi è questa:

Cosa sono io? Un poliziotto?

Bastava documentarsi o scrivermi (la mail era in calce alla lettera su Repubblica) e avresti scoperto che non solo NON solo un poliziotto/carabiniere (che poi, che male ci sarebbe), ma che partecipai alla documentazione per il Libro Bianco su Genova. Solo che, al contrario tuo, io mi documento e non diffamo le persone in alun modo se non dopo essermi documentato. Non mi aspetto che correggi il tuo testo, saresti troppo civile, però magari, la prossima volta, prima di sparare sciocchezze, dai un’occhiata in giro. Ciao.

Alessandro Loppi

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Dispiace chre che manchino le due lettere pubblicate su Repubblica. Potrebbe farlo Alfredo se le va a trovare nell’archivio, così ci sarebbe un quadro più generale.

Alcuni mesi fa leggo su La Repubblica la lettera di un signore che scriveva che vedere in TV che le forze dell’ordine quando fanno entrare qualcuno in macchina, gli mettono la mano in testa e lo spingono dentro, gli sembrava una sorta di umiliazione deliberata. E faceva notare giustamente che all’ex ministro Scajola non hanno messo la mano in testa, pertanto non comprendeva.

Il giorno dopo scrive una lettera il signor Alessando Loppi a Repubblica e cerca di spiegare che si tratta di un gesto per impedire che gli arrestati si facciano del male. Da come l’aveva scritto sembrava un poliziotto o un carabiniere, perché giustificava  il gesto senza capire che, se un semplice cittadino ritiene che è solo una forzatura per umiliare, chiunque avrebbe riflettuto prima di intromettersi e legittimare un gesto che non ha nient a che vedere con la normale consuetudine, anzi lui lo ritiene una negligenza. Gli vorrei chiedere, a questo signore, in quale regolamento ha letto che quando arrestano devono mettere la mano in testa all’arrestato e spingerlo a forza in macchina.

In merito che lo facciano per impedire che si facciano male, prima di tutto gli arrestati non vengono da qualche foresta dell’Africa o dell’Amazzonia; e quindi non è che non conoscono come si sale in macchina. In secondo luogo, alle persone arrestate fanno male nelle guardine delle varie caserme. Non sbattono da nessuna parte, ma sono pestate come tamburi, basta leggere i giornali.

Riguardo il G8 di Genova del 2001, questo signore deve sapere che prima di succedere a Genova, si sono allenati per anni su noi detenuti, sia nel regime di tortura del 41 bis sia in svariate carceri. D’altronde la Corte Europea sono vent’anni che condanna l’Italia per ciò che succede nelle carceri e nelle caserme. Sono calunniatori anche alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Forse non si documentano bene. Dovresti proporti tu per informarli di come stanno le cose in Italia.

Ho commentato i fatti descritti nelle lettere. Pertanto, essendo pubbliche non avevo nessun bisogno di informarmi su chi sei tu, a parte che non avrei potuto farlo essendo detenuto, ma come tu hai commentato la lettera del signore che ha scritto il giorno prima, io le ho commentate tutte e due, e ho dato la mia impressione e un mio parere. Questa presunzione da parte tua è fuori luogo ed esagerata, te la potevi risparmiare, perché, anche se hai partecipato alla stesura del Libro Bianco,questo non ti autorizza a ritenerti immune dai commenti che scrivi.

Diversamente da te, io queste cose le conosco perché le ho vissute, e non come te che hai la presunzione di sapere le cose perché hai partecipato alla stesura del Libro Bianco. Qualcuno dovrebbe insegnarti che la teoria è molto diversa dalla pratica, ma comunque credo che tu dell’apparato della repressione del Paese conosci solo quello che leggi o ti hanno riferito.

Inoltre usare certi paroloni, calunniatore e incivile, dovresti riflettere, perché le due lettere si commentano da sole, principalmente la tua.

Non parlare di cose che non conosci. Le favole lasciamole ai bambini. Non sei cresciuto per credere ancora alle letture dei ragazzini?

Diversamente da te non mi arrabbio come hai fatto tu. Mi sono fatto una risata, non per quello che hai scritto tu, ma per il motivo rancoroso e immotivato che ti ha sollecitato.

Facilmente nel tuo campo sarai n fenomeno, ma per mia sfortuna sono da trent’anni n carcere e in questo campo possa dare lezioni. Non per averlo studiato, ma perché l’ho vissuto sulla mia pelle.

Mi auguro che la mia risposta sia motivo  di riflessione da parte tua, e non prenderla come una offesa senza motivo.

Comunque ti ringrazio che visiti il Blog. Il nostro intento è di trasmettere la realtà vera sulle carceri, il regime di tortura del 41 bis (tortura istituzionalizzata), la barbarie dell’ergastolo ostativo (pena di morte) e l’infamia dell’art. 4 bis. In Italia ci sono leggi che non hanno niente da invidiare alle dittature e sono poco conosciute dai cittadini.

Siccome il discorso è lungo , mi fermo qui perché nel Blog ci sono tanti scritti miei e di altri detenuti che ti possono delucidare.

Ti saluto con l’augurio che la vita ti sorrida sempre. Ciao Pasquale De Feo.

25-09-2014

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Un pensiero su “Pasquale De Feo risponde ad Alessandro Loppi

  1. Le persone civili ed educate non mettono un cappello introduttivo come quello che hai scritto tu: molto scorrettamente hai viziato tutta la lettura del mio intervento (considerato chi sei, non mi meraviglio).
    Fatto sta che – ancora una volta – non mi hai scritto privatamente, dimostrandoti perlomeno un ominicchio senza coraggio.
    Se questo è il tuo modo di confrontarti, problema tuo e della tua mancanza di etica. Del resto, ho scoperto questa tua invettiva grazie ad un “alert” di Google. Cosa ti costava consultarmi prima, anziché diffamarmi gratuitamente con un testo così presuntuoso e arrogante.
    Sono felice di essere diventato addirittura un tag: tanta importanza, in fondo, dimostra che ho colto nel segno.
    Stai sereno
    Alessandro Loppi

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