Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Diario di Pasquale De Feo- 22 luglio – 21 agosto

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Francesca Virdis è la nostra collaboratrice che ci sta aiutando a recuperare alcuni dei diari mensili del nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro; diari che, per una serie di motivi, non si erano ancora potuti trascrivere.

Quello che pubblico oggi è il diario di agosto.

Come tutti coloro che ne hanno già letti altri sanno, i diari di Pasquale sono una straordinaria occasione di “libertà” per chi legge.

Faccio due citazioni prima di lasciarvi alla lettura integrale.

In un passaggio Pasquale scrive:

“Stamane è uscito Rocco dopo 25 anni di carcere, come al solito sempre a fine pena, perché dalla mia sezione escono tutti così. A Dicembre 2013 aveva chiesto gli arresti domiciliari, non glieli hanno mai discussi. Due mesi fa aveva chiesto un permesso, non glielo hanno mai discusso. Come a maggio ad Antonio, mancava un mese e l’area educativa mise parere contrario per un permesso. Certo si rimbalzano la palla tra l’area tratta mentale e la sorveglianza, non vogliono dare niente a nessuno ed ogni scusa è buona per dire di no. A Natale 2013 su 700 detenuti, uno solo era in permesso, questo dice tutto. Rocco ha visto crescere i figli, sposarsi con figli è diventato nonno. (…)” (31 luglio)

A Natale 2013, a Catanzaro, su 700 detenuti solo uno era in permesso. Questi numeri devono fare pensare.

In un passaggio successivo Pasquale scrive:

“L’amico Antonio mi ha mandato un piccolo libro dello stesso formato di quello che ha fatto Francesca sulla corrispondenza di Carmelo ed il professor Ferraro. Si tratta della corrispondenza dei quattro ragazzi arrestati per la No Tav: Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio. Quello che mi ha colpito, ed è degno di ammirazione, è la loro determinazione nel credere in quello che fanno, lottare contro la No Tav ed allo stesso tempo combattere contro i gruppi di potere che tengono in ostaggio il paese e l’hanno ridotto in queste condizioni. Sembrerà strano, ma leggendo le loro lettere ho compreso la volontà tenace degli abitanti della Val di Susa, dopo 20 anni sono ancora lì, più determinati che mai. Non solo gli italiani, ma tutti gli europei dovrebbero prenderli ad esempio e combattere tutte le prepotenze che i gruppi di potere degli stati commettono contro le popolazioni. Queste grandi opere sono ormai i bancomat della politica ed i lucrosi guadagni dell’imprenditoria collusa con al politica, dove ci guadagnano tutti i gruppi di potere del paese: banche, sindacati e chiesa, che avalla sempre. Chi paga tutto ciò? I cittadini con le tasse ed i sacrifici. Tutto ciò non sarebbe possibile senza la complicità delle istituzioni, in primis la magistratura e i servizi segreti. Ho estrapolato una frase dalla loro prima lettera: “La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori. Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se la Val di Susa paura non ne ha, noi di certo non possiamo essere da meno”. Credo che questo cemento costruito in tanti anni in Val di Susa sarà un addestramento per le future lotte contro questo stato criminale che ci ritroviamo. I quattro ragazzi sono ancora detenuti, dopo 50 giorni di isolamento nel carcere di Torino sono stati trasferiti: Chiara a Rebibbia, Niccolò e Mattia ad Alessandria, Claudio a Ferrara. Sono classificati AS-2 perché la Procura di Torino li accusa di terrorismo.” (10 agosto)

I No Tav persone che lottano per la dignità della propria terra.

Vi lascio adesso al diario di Pasquale De Feo…. mese di agosto 2014.

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SCAMPATO PERICOLO

Il nuovo PM di Varese che aveva preso il posto del PM Agostino Abate nell’omicidio di Giuseppe Uva, che in modo truffaldino aveva fatto intendere che avrebbe chiesto il rinvio a giudizio dei sei poliziotti e un carabiniere che avevano ucciso Uva nella caserma dei Carabinieri di Varese, per vendetta nei suoi confronti essendo che era l’amante della moglie del carabiniere. Nello stupore generale aveva chiesto il proscioglimento, notizia fresca del rinvio a giudizio da parte del GIP. Nella procura di Varese ci deve essere un focolaio di onnipotenza che non si curano nemmeno di cosa pensa la gente, lasciamo perdere la giustizia perché è palese che facciano solo i loro interessi di bottega.
Mi auguro che con la riforma della giustizia tolgano questo sproporzionato potere a questi funzionari dello Stato che sono ormai fuori dalla Costituzione e usano la legalità delle leggi per commettere azioni illegali ed arresti arbitrari.
Con l’illegalità non possono ripristinare la legalità, ma fomentare altra illegalità.
22-07-2014

POVERTA’

Essere poveri è la peggiore di tutte le colpe. Così dicevano in un film. Forse più che la colpa si può dire disgrazia, perché non c’è “disgrazia più terribile”.
Nei paesi dove la povertà raggiunge livelli di degrado che devastano le persone socialmente, moralmente ed eticamente, si tocca con mano l’abisso in cui fa sprofondare la povertà.
La favola religiosa che i poveri avranno un paradiso quando trapasseranno nell’aldilà serve per tenerli buoni perché sono miliardi. Quando non ci riescono ci pensa l’oppressione politica con la repressione poliziesca.
Ricordo che quando ero ragazzo mio zio diceva che “si può essere poveri, basta avere tanti soldi” ne ridevo perché pensavo che avesse ragione, erano quelle battute di persone che se non si alzano la mattina per andare a lavorare non potevano mettere il piatto a tavola; un tempo si chiamava saggezza popolare.
Dalla povertà nascono tutti i mali della società, anche tante malattie, ma nei fatti i governi non fanno niente, cercano solo di contenerla, nel frattempo chi ha molto continua ad averne ancora di più. Sembra di vedere come quando c’erano le monarchie in tutti i paesi: “il re, l’aristocrazia ed il clero”, il resto stavano tutti fuori da questo cerchio.
Eppure se si volesse si potrebbe creare una società orizzontale in modo da distribuire la ricchezza a più persone e si renderebbe equa la vita a milioni di persone.
Purtroppo chi sta in cima, persone, istituzioni e poteri non hanno nessuna intenzione di mollare i loro privilegi, anche le religioni in generale predicano la povertà ma poi nei fatti mirano ad arricchirsi per essere più potenti e prevalere. I poveri in tutte queste lotte di potere politico, religioso e di arricchimento vengono usati ed abbandonati alla loro povertà.
Non credo che una rivoluzione come quella francese sia più possibile, ma penso che sia possibile usare le istituzioni democratiche per cambiare il sistema.
23-07-2014

OTTIMO LAVORO

Carmelo Musumeci insieme al professor Giuseppe Ferrara dell’Università Federico II di Napoli, ha scritto un libro sulla loro corrispondenza, per far comprendere alle persone cosa sono l’ergastolo ostativo ed il carcere; il prezzo è di 1 euro per permettere a chi ritiene questa lotta giusta di comprarne 10-20 per distribuirli ai propri conoscenti affinché si informino su queste tematiche che sono poco conosciute alla popolazione.
Il piccolo libro è intitolato “L’assassino dei sogni”. Lettere fra un filosofo ed un ergastolano a cura di Francesca De Carolis, edizione Stampa Alternativa.
L’amica Francesca ha fatto un ottimo lavoro, dopo letto ha colpito anche me, immagino che farà lo stesso effetto su tutti quelli che lo leggeranno.
Ho trovato pensieri molto profondi e concetti filosofici che ti entrano nell’animo, inoltre il professor Ferraro usa le parole in modo meraviglioso.
Scrivono delle autentiche verità: “chi ha l’ergastolo in questo paese è alla stregua di un prigioniero di Guantanamo, un nemico dello Stato e della società”. Effettivamente è così.
Il prof batte sempre sui legami sociali ed ha ragione perché una volta recisi con la violenza l’uomo diventa come una bestia: “La giustizia giusta è quella che restituisce i legami, la giustizia ingiusta è quella che giudica recidendo per sempre i legami con i tuoi cari e i legami con la società”.
La legalità vera è quella dei legami che mirano al rispetto di tutti, al bene comune.
C’è un passaggio che mi piace molto perché inquadra un concetto che dovremmo tutti tenere a mente: “A mostrarsi cattivi si fa un gran piacere ai buoni-cattivi che usano la legalità per esserlo, così facendo li giustifichiamo nel loro essere cattivi”.
Concordo su tutto, tranne qualche passaggio che viene spiegato in filosofia non tenendo presente che la vita dura nelle carceri e con le pene spropositate sono realtà che solo con i fatti possono essere sanate, con le teorie filosofiche non si risolvono certi problemi, anche se aiutano a riflettere e trovare soluzioni alternative.
Se ci fossero più scambi tra il carcere e la città, se solo il carcere non fosse un luogo fuori dalla città, come i cimiteri. Se solo ci fosse scambio tra la scuola ed il carcere. Aggiungo che le relazioni con la società e le scuole abbatterebbero la cultura giustizialista in tutti i campi e porterebbe la civiltà nel sistema penitenziario improntata esclusivamente sulla repressione e l’isolamento per annientare i reclusi.
Carmelo, in uno dei suoi passaggi, esprime un suo concetto che mi trova moltissimo d’accordo: “La storia della strategia della tensione paga sempre. Quando non ci sono nemici s’inventano o si creano, una volta si dichiarava guerra ad un altro Stato. E quando i nemici sono nel cuore dello Stato si sposta l’attenzione da un’altra parte”.
Ha colto il punto di quello che è stato fatto negli anni ’90, però anche se gli autori dei reati sono stati individuati hanno pagato e pagano ancora oggi migliaia di meridionali.
Voglio chiudere con una citazione di Antonio Gramsci: “Quando vedo agire e sento parlare uomini che sono da cinque, otto, dieci anni in carcere e osservo le deformazioni psichiche che essi hanno subito, davvero rabbrividisco e sono dubbioso nella previsione di me stesso”.
Nulla è cambiato da quando Gramsci scrisse questo e altro, parliamo quasi di un secolo fa, questo dovrebbe far riflettere tutta la società.
Ho riportato qualche citazione ma il libro, anche se piccolo, merita di essere letto e divulgato, chiedo a tutti quelli che ci seguono nel blog di comprarne 20 copie e regalarli ai propri conoscenti.
24-07-2014

FINALMENTE

E’ uscito un bellissimo articolo sulla gazzetta del Sud su quel criminale di Cesare Lombroso, hanno fatto un ottimo lavoro, menziona anche il comitato No Lombroso a cui stiamo partecipando anche noi detenuti.
Ho scoperto da questo articolo che il suo razzismo scientifico è stata la piattaforma ideologica di successive derive, come quelle sviluppate da Alfred Rosemberg, l’ideologo nazista della superiorità della razza ariana.
Inoltre quando Lombroso morì, sottoposto ad autopsia dal suo collega Foà, secondo le “autorevoli teorie lombrosiane” sarebbe risultato affetto da cretinismo perpetuo.
Nonostante tutto il suo cretinismo criminale ha causato milioni di morti, e due città come Torino e Verona l’osannano, la prima con un museo dell’orrore e la seconda con un monumento in una piazza.
C’è stata una forte censura da parte dello Stato per coprire non solo lui, artefice morale di nefandezze inimmaginabili, ma principalmente per difendere le menzogne del Risorgimento.
Il Comune di Motta Santa Lucia in Calabria è in prima fila per riportare a casa e seppellire nel suo cimitero un suo concittadino, che catalogato come brigante fu deportato nel carcere di Pavia dove morì di stenti e il suo cadavere fu dato dai Savoia al criminale Lombroso, il suo cranio si trova nel museo di Torino.
Sono contento che qualcosa si muova, la verità sta venendo a galla, anche se ci hanno messo 150 anni.
25-07-2014

HANNO INCOMINCIATO

Un Tribunale americano ha condannato una multinazionale del tabacco a risarcire una vedova con 23 miliardi di dollari. Se continua così finirà l’industria del tabacco e sarà un bene per l’umanità.
La vedova non si aspettava un risarcimento record, aveva capito milioni di dollari, poi il suo avvocato gli ha spiegato che si trattava di miliardi.
Il Tribunale della Florida ha stabilito che il colosso americano che produce le sigarette Camel, la Reynolds American, dovrà risarcire la vedova che ha perso il marito nel 1996 per un cancro ai polmoni all’età di 36 anni. L’uomo per oltre vent’anni ha fumato fino a tre pacchetti al giorno.
Ha citato la multinazionale perché non informava con chiarezza sul rischio e i pericoli ai quali andavano incontro.
Il colosso del tabacco farà ricorso, mi auguro che l’appello confermi la sentenza.
26-07-2014

TOPONOMASTICA

Leggo una lettera sul Corriere della Sera, dove il signor Francesco Valsecchi si lamenta che a Sarajevo è stato inaugurato un monumento alla memoria di Gavrillo Princip, autore dell’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, che causò lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Inoltre hanno inaugurato una lapide a Carrara e una via a Prato a Gaetano Bresci, che uccise Re Umberto I di Savoia il 29 luglio1900.
Il signore in questione non capisce questi “capricci ideologici”, come li chiama lui.
Premesso che qualunque popolo che si ribella allo straniero occupante della propria terra sono da considerare degli eroi, solo i collaborazionisti non si ribellano; facilmente questo signore fa parte di questa classe abbietta.
L’Austria occupava la Bosnia e gli eroi che parteciparono all’attentato erano tutti bosniaci, pertanto era normale che facessero qualcosa.
Ritiene che Gaetano Bresci non dovrebbe avere queste manifestazioni. Posso comprendere che non sappia della Bosnia, ma almeno dell’Italia dovrebbe sapere qualcosa.
Il re Umberto I diede l’ordine al macellaio generale Bava Beccaris di massacrare la gente a Milano che protestava per l’aumento del pane, usò addirittura i cannoni commettendo un massacro.
Gaetano Bresci, anarchico emigrato in America perché in Italia non trovava lavoro essendo schedato, ritornò per fare un atto di giustizia, pagando con la sua vita; uomini del genere non si può fare altro che ammirarli.
Al processo spiegò perché l’aveva fatto e che aveva agito da solo. In carcere fu torturato in tutti i modi per farlo impazzire, l’anno dopo nel 1901 fu trovato impiccato.
Sandro Pertini, durante la Costituente, dopo la guerra disse ad alta voce: “a Gaetano Bresci l’hanno ammazzato le guardie carcerarie, prima l’hanno massacrato di botte e poi l’hanno impiccato”.
Le strade, piazze e monumenti del nostro Paese sono dedicate a degli autentici criminali, che oggi sarebbero dinanzi alla Corte Internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità. Vittorio Emanuele II che ne abbiamo fatto il “Padre della patria”, Cavour che in pochi mesi prima di morire sfasciò e saccheggiò il Meridione, Garibaldi che ingannò tutti i meridionali con promesse che non mantenne, anzi quando si incontrò a Teano con il macellaio Vittorio Emanuele II disse obbedisco “infame” e consegnò il Sud ai nazisti piemontesi, poi ci sono i vari Cialdini, La Marmora, Pallavicini, Fumel, Dalla Chiesa che paragonarli ai nazisti gli si fa torto, e tanti altri mascalzoni criminali come loro, ma quello che è stato il più distruttivo è Cesare Lombroso, il padre del razzismo antimeridionale che legittimò con le sue folli teorie i massacri sulle popolazioni meridionali, e ha dato la base ideologica al teorico della supremazia della razza ariana Alfred Rosemberg, che sfociò nello sterminio degli ebrei e di altri milioni di persone. Oggi questo criminale patentato ha vie a lui dedicate, un monumento a Verona ed un museo a Torino.
Potrei citarne altri di più recenti, come quelli del dopoguerra.
Questo signore dovrebbe studiare la storia prima di parlare.
27-07-2014

SOLIDARIETA’ DI UN DENTISTA

A Grosseto un dentista e la moglie hanno deciso di dedicare il giovedì ai bambini nella cura dei denti gratis.
Con la crisi economica le famiglie non possono permettersi le cure dentistiche dei bambini e così non soffrono solo gli adulti ma principalmente i bambini.
Queste persone che donano il loro cuore per aiutare chi si trova in difficoltà sono degne di ammirazione.
Purtroppo in Italia “l’aristocrazia” ha tutte le agevolazioni nelle cure sanitarie, mentre il popolo deve tirare la cinghia per mantenere e pagare i privilegi di questi signori, la loro fortuna che non succederà una rivoluzione di quelle che cancellano questi sistemi infami.
In Finlandia le cure per i bambini sono gratis fino a 18 anni, negli altri paesi scandinavi hanno analoghi sistemi.
Nel nostro paese la gente in difficoltà per la crisi economica non causata da loro, deve avere la fortuna di incontrare gente che dedica tempo, risorse e la loro arte in solidarietà, in caso contrario devono soffrire e patire.
28-07-2014

BOLIVIA

La Bolivia mi era simpatica per il suo Presidente, che aveva ripreso in mano il paese e le sue risorse che i suoi predecessori scialacquavano nella corruzione, vendendo quasi gratis il gas agli americani, per questo quando è scappato dalle proteste popolari è salito su un aereo ed è scappato negli Stati Uniti dove è stato accolto da amico.
Avendo i più grandi giacimenti di litio, il minerale che serve per le nuove batterie, non ha permesso che le multinazionali se ne impossessassero ed ha formato delle partnership con la maggioranza del governo o aziende boliviane.
Mi era piaciuto anche per la difesa della foglia di coca e dei cocalero che la coltivano, perché era una cultura indios, quando le mangiò alle Nazioni Unite fu uno spettacolo.
Oggi leggo una notizia a dir poco devastante per il mondo moderno, hanno legiferato e legalizzato il lavoro minorile. Il Parlamento ha stabilito che i bambini a 10 anni possono già lavorare sotto la supervisione dei genitori e a condizione che vadano anche a scuola. Aberrante realismo.
Anche se hanno voluto normalizzare un milione di bambini su dieci milioni di abitanti, perché illegalmente lavoravano nelle miniere, nei campi e in altri campi.
Comprendo la povertà del paese, ma non dovrebbero mai far lavorare i bambini, quello che mi meraviglia è che le associazioni internazionali non hanno dato voce mediatica a questa sciagurata decisione.
Ricordo che quando ero bambino anche in Italia lavoravano tanti bambini, io stesso a 12-13 anni andavo in campagna a raccogliere pomodori e altra verdura, e non si creavano problemi nel farmi caricare le cassette di pomodori che mi rigavano la spalla e quando un pomodoro si schiacciava l’acidità del sugo mi faceva bruciare le spalle per un bel po’. Ma anche in altri campi era lo stesso, meccanico, carrozziere, fabbro, etc…
Credo che la scuola sia troppo lontana dalla vita reale, bisognerebbe creare le scuole come le botteghe del rinascimento, imparare a scuola anche il lavoro, in modo che finita la scuola a 18 anni non rimane solo la cultura ma anche un mestiere nella vita reale.
29-07-2014

BEATRICE

Mi ha scritto l’amica Beatrice raccontandomi un episodio che purtroppo rimane coperto dal potere che ormai ha acquisito il DNA; redigono una relazione semestrale, possono accendere i riflettori su chiunque e dovunque.
Il 18 giugno a Roma si è svolto un convegno “Promoteca”. Il carcere si fa cultura. La dialettica debito/credito nelle relazioni umane.
Erano presenti ed hanno partecipato:
1. Roma Capitale – Ufficio Diritti Fondamentali, Silvia Di Franca;
2. Garante diritti detenuti Regione Lazio, Angiolo Marroni;
3. Responsabile progetto Laboratorio scrittura Rebibbia NC, Luciana Scarcia;
4. Docente criminologia Milano Bicocca, Coordinatore Scientifico Ufficio mediazione Penale Milano, Adolfo Ceretti;
5. Giornalista Rai e Presidente VIC Caritas, Daniela De Robert;
6. Presidente onorario Associazione Antigone e docente Filosofia del Diritto, Stefano Anastasia;
7. Magistrato, Sostituto Procuratore nazionale Antimafia, Anna Canepa;
8. Presidente Commissione Diritti Umani Senato, Luigi Manconi,
9. Direttore CC Rebibbia NC e Regina Coeli, Mauro Mariani;
10. Vicecapo Vicario Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Luigi Pagano;
11. Attore, Salvatore Striano;
12. Ex magistrato, consigliere Cda RAI, Gherardo Colombo.
E tanti altri.
Alla domanda sul 41 bis il PM della DNA Anna Canepa ha risposto che è un male necessario, inoltre ha alimentato tante collaborazioni. La tortura è ritenuta un male necessario, si dovrebbe vergognare, ma ormai si sentono talmente onnipotenti che non temono neanche le critiche, anche perché certi che i media non li attaccano.
Un solo direttore li attaccava, Piero Sansonetti di Calabria Ora, lo inserirono nella relazione semestrale e lo fecero fuori, ora direttore di un nuovo giornale uscito di recente “Il Garantista”, il titolo dice tutto.
Dopo essere stato licenziato da Calabria Ora fece un’intervista sul Giornale di Sicilia e dichiarò che ormai in Italia comandavano i magistrati, prima erano protetti dalla sinistra ed in particolar modo dal PD, ora sono diventati i sovrani del Paese dopo aver fatto fuori Berlusconi e dettano anche l’agenda politica del PD.
Senza dimenticare che Sansonetti è sempre stato di sinistra, ma è uno dei pochi che ha capito il pericolo dello strapotere della magistratura, principalmente dei PM.
Questo PM difende la tortura in un convegno senza crearsi nessun problema morale, questo la dice lunga su come pensano ed agiscono.
Ti lascio immaginare come imbastiscono i processi e come usano i pentiti.
Bene ha fatto Marrone a rispondergli: “il male è male e basta, non esistono mali necessari”.
Forse sarebbe stato meglio dirgli che non si possono difendere i sistemi di tortura, che il 41bis è tortura senza se e senza ma, è necessario usare le parole giuste senza diplomazia, perché anche su questo fanno affidamento.
Ad aprile è venuta in visita a Catanzaro l’On. Bossio del PD accompagnata da Emilio Quintieri, tra le tante cose gli ho detto è che il 41 bis è una tortura senza se e senza ma, poi gli ho scritto anche una lettera per rimarcare questo concetto ed altri.
Marrone l’ho sentito in TV a Rai Tre qualche anno fa e lo disse che era una tortura, dovrebbe ripeterlo anche in questi convegni, perché sono le parole che muovono il mondo.
Siamo diventati il paese più corrotto del mondo, con una giustizia lenta, burocratica e politicizzata, con arretrati milioni di processi, che fanno scappare tutti gli investitori stranieri, eppure nessuno dice che sono stati i magistrati che hanno causato tutto ciò, si ha paura di dirlo, e quando la giustizia viene temuta significa che non c’è giustizia, non c’è libertà e non c’è democrazia, ma esclusivamente potere dispotico di un apparato dello stato.
Fino a quando non si dice apertamente che le leggi emergenziali hanno devastato le istituzioni oltre le emergenze, non diventerà mai un Paese normale.
30-07-2014

E’ USCITO IL PECORARO

Stamane è uscito Rocco dopo 25 anni di carcere, come al solito sempre a fine pena, perché dalla mia sezione escono tutti così.
A Dicembre 2013 aveva chiesto gli arresti domiciliari, non glieli hanno mai discussi.
Due mesi fa aveva chiesto un permesso, non glielo hanno mai discusso.
Come a maggio ad Antonio, mancava un mese e l’area educativa mise parere contrario per un permesso.
Certo si rimbalzano la palla tra l’area tratta mentale e la sorveglianza, non vogliono dare niente a nessuno ed ogni scusa è buona per dire di no.
A Natale 2013 su 700 detenuti, uno solo era in permesso, questo dice tutto.
Rocco ha visto crescere i figli, sposarsi con figli è diventato nonno.
Una persona che esce dopo un quarto di secolo, una generazione, un mondo che non c’è più, con quale animo deve guardare alle istituzioni tra le più corrotte del pianeta, certamente non con benevolenza.
Il sistema penitenziario è una fucina di odio, rabbia e rancore, una fabbrica di recidiva, un girone dantesco che non finisce mai, perché quando si è scontata la pena la prigionia non è finita, iniziano le misure di sicurezza mussoliniana memoria, dove la libertà è solo una parvenza ma, di fatto, si è ancora prigionieri dello stato, che solo chi non vuole vedere non vede e non capisce che la sua repressione è un’arma politica e un business del potere tosco padano, la colonia ha bisogno di repressione per mantenerla tale.
Rocco aveva deciso di comprarsi una decina di pecore e godersi la vecchiaia in santa pace, gli auguro che l’apparato repressivo glielo consenta, e che il futuro gli riservi tutto ciò che desidera.
31-07-2014

ADUNATA GENERALE

A mezzogiorno tutti quelli del padiglione che volevano partecipare in teatro ad un colloquio con la direttrice potevano chiederlo ed andarci.
Ci siamo ritrovati circa un centinaio su circa 300 detenuti del padiglione, eravamo tutti all’oscuro di cosa si trattava.
La direttrice ha iniziato a discutere sul fatto dei tre metri quadrati netti che toccano ad ogni detenuto, si riferiscono solo agli spazi liberi, pertanto non si può conteggiare lo spazio del letto, del tavolo, dello sgabello e degli armadietti, questo discorso è scaturito dal fatto che i reclusi dell’AS-3 stanno facendo tutti reclamo per stare da soli in cella, perché il magistrato di sorveglianza ha emanato più di qualche ordinanza dando ragione ai detenuti, essendo che non ci sono neanche i tre metri a testa, pertanto ha ordinato che entro tot giorni il detenuto del reclamo deve essere allocato a cella singola. Queste carceri degli anni 70-80 sono state costruite a norma europea, pertanto sono tutte celle singole, quelli di oggi, principalmente i nuovi padiglioni, sono tutte illegali perché hanno fatto cameroni a 3-4-5 persone che non rispettano minimamente lo spazio che ogni detenuto ha diritto. Il codice penitenziario europeo stabilisce che un detenuto deve avere 8-9-10 metri quadrati di spazio, per dare l’esempio l’UE ha costruito a Scheveningen (Olanda) il carcere dove vengono alloggiati i detenuti condannati per crimini contro l’umanità dinanzi al Tribunale dell’Aia, celle di 15 metri quadrati secondo il diritto internazionale.
Inoltre stabiliscono le norme penitenziarie che solo in casi eccezionali e con il consenso di tutti e due possono essere messi insieme due detenuti. Invece in modo truffaldino e con l’imposizione mettono due detenuti in celle singole.
I tre metri quadrati sono un altro escamotage; i nostri politici sono molto creativi, la sentenza Sulejmanovic che condannò l’Italia perché il detenuto aveva dovuto vivere in una cella dove il suo spazio non superava i tre metri quadrati, la CEDU stabilì che in una cella con più di un detenuto lo spazio minimo non doveva scendere sotto i tre metri quadrati perché era tortura, come al solito l’Italia la fece diventare misura standard.
I CPT “Comitato per la prevenzione della tortura in Europa” ha stabilito che al di sotto dei sette metri quadrati è tortura. Confermato da una sentenza della CEDU “Corte europea dei Diritti dell’Uomo”.
Il Ministero della Sanità italiana emanò un decreto il 5 luglio 1975, in cui stabiliva che lo spazio per ogni detenuto era convenzionalmente misurato in 9 metri quadrati.
Decisione presa per uniformarsi con il codice penitenziario europeo, questo spiega perché le carceri degli anni 70-80 furono costruite tutte con celle singole.
Purtroppo oggi abbiamo degli gnomi politici che fanno della furbizia la loro virtù primaria e negli ultimi 20 anni hanno devastato non solo l’Italia, ma anche la giustizia ed il sistema penitenziario.
Quella civiltà che negli anni ’80 stava sbocciando nelle carceri con le celle singole, la legge Gozzini e quell’apertura culturale, sono state affossate con la complicità della magistratura, che oggi impera anche al Ministero della Giustizia.
Dal ministero arrivano direttive che violano la legge e costringono le direzioni a violare le norme ed applicare queste violazioni con la forza del potere che l’apparato penitenziario dispone.
La burocrazia non riesce a comprendere che vivere in pochi mq. 20 ore al giorno con un’altra persona è qualcosa che supera la pazienza di Giobbe.
L’UE, le leggi internazionali e quelle nazionali sanciscono che una gallina deve avere 4 mq. di spazio, un maiale 9 metri ed un cane 14 metri, se ciò non viene rispettato i NAS hanno il potere di chiudere l’allevamento o sequestrare gli animali.
I detenuti non hanno queste tutele così dirette e chiare, ma con la burocrazia e l’intimidazione mediante ricatto, li si costringe ad accettare le direttive delle circolari ministeriali a cui vengono date in modo illegale forza di legge.
Con questi metodi si “allevano” persone piene di rancore e odio contro le istituzioni, non si sana l’illegalità figlia di politiche sbagliate o meglio dire infami. Con l’illegalità legale non si guarisce e non si vince l’illegalità, con la legalità si insegna la consapevolezza che l’illegalità è una ferita inferta alla comunità a cui tutti apparteniamo, pertanto è interesse di tutti difendere la società con la legalità. Con il male non si produce il bene, il male porta solo altro male, come la violenza, è con il bene che si produce altro bene.
Mi auguro che quanto prima le istituzioni, insieme alla politica, comprendano che la sola repressione produce vittimizzazione e di conseguenza un circolo vizioso che non ha mai fine.
Devono guardare a paesi come la Norvegia o la Svezia, o prendere ad esempio il carcere di Bollate ed esportarlo in tutta Italia.
Gli spazi di vivibilità sono il punto di partenza, poi viene la regionalizzazione della pena, ognuno deve scontare la sua condanna vicino ai familiari, fare diventare una consuetudine le pene alternative affinché siano l’ordinario e non l’eccezione, perché uccidere la speranza è il più grande dei crimini, consentire ai detenuti di accedere a tutte le tecnologie informatiche, per non ricadere nell’ignoranza del nuovo millennio, oggi chi non ne conosce l’uso rientra nella schiera del nuovo analfabetismo, consentire più facile accesso ai contatti familiari con le telefonate e colloqui via telematica.
Queste sarebbero le basi per un cambiamento culturale proiettato nel futuro, ma purtroppo il sistema è talmente incancrenito che sarà difficile, anche con l’aiuto dell’Europa a portare un po’ di civiltà nelle nostre carceri e nella giustizia.
01-08-2014

TESTIMONE DIRETTA

Ilaria Cucchi, insieme a Guido Magherini (il padre di Riccardo Magherini, ucciso dai carabinieri a Firenze, un caso simile a quello di Ferulli a Milano), dopo aver partecipato alla cerimonia per l’anniversario della morte di Dino Budroni, ucciso durante un inseguimento con la polizia sul Grande raccordo anulare della Capitale.
Percorrendo la via Tiburtina in compagnia del loro legale Fabio Anselmo, quando nei pressi del cimitero del Verano, Magherini ha gridato ad Ilaria di fermarsi facendogli vedere cosa stavano facendo ad un ragazzo, hanno assistito ad una scena che nel loro cuore conoscono bene, avendo perso nelle stesse condizioni un familiare. Tre agenti della polizia penitenziaria prendevano a calci un ragazzo e dopo averlo sbattuto a terra con il volto insanguinato sull’asfalto, lo hanno ammanettato.
Racconta Magherini, uno lo teneva per il collo e gli altri due gli davano dei calci dietro le gambe per fargli piegare le ginocchia e farlo cadere a terra. Il ragazzo era esile, non arrivava a pesare 50 Kg. Non c’era bisogno di usare tutta quella forza. Insieme hanno presentato denuncia alla polizia.
Questi fatti sono quotidiani, una minima parte ha rilevanza mediatica, il resto viene coperto dal corporativismo omertoso degli stessi corpi, ma principalmente dai loro sindacati e spesso dalla gente che vede e tace per paura delle varie polizie e le procure.
Il marcio non sono i singoli agenti di qualsiasi corpo, ma la struttura piramidale che ha la certezza dell’impunità e la trasmettono agli agenti, che gli deriva dalla politica e dalla magistratura.
In questi tempi di crisi la politica ha bisogno di una polizia fascistizzata, in modo che qualunque dissenso possa essere criminalizzato dalla magistratura, dargli risonanza con le menzogne dei media e legittimato dalla politica. La possiamo chiamare una dittatura democratica.
Per questo motivo il potere che impera nel paese cerca di minimizzare questi episodi ed interviene pesantemente per censurarli.
Ci vuole il reato di tortura, solo così si può contenerli, con la paura di andare in galera e perdere il posto di lavoro, gli toglierà la voglia di fare soprusi ed ammazzare la gente.
02-08-2014

“IO NON SAPEVO…”

Nel comune di Marcellinara in Calabria hanno fatto un convegno che il titolo è tutto un programma: “Io non sapevo…”, gli organizzatori scrivono “non sapevo che i piemontesi, nel 1861, fecero come i nazisti a Marzabotto”.
Gli ospiti erano Gennaro De Crescenzo, Michele Bisceglie, Domenico Iannantuoni e Pino Aprile.
L’interrogativo è d’obbligo “furono briganti o patrioti?” Dopo un secolo e mezzo è giunto il tempo di riscrivere la storia menzognera scaturita dalla favoletta risorgimentale.
Dopo Garibaldi arrivò l’esercito piemontese, da quella data il Meridione con i Borboni era lo stato più ricco della penisola, oggi è diventato il più povero d’Europa.
La motivazione è che l’unificazione fu fatta per depredare le ricchezze del Sud da parte dei Savoia, avevano un debito astronomico e lo saldarono con il saccheggio mascherato da una repressione terroristica. Trasformarono il Meridione in una landa desolata, chiusero tutte le fabbriche, l’unica borsa valori della penisola era a Napoli e la chiusero, con carta straccia e con il terrore delle baionette dei bersaglieri e la repressione poliziesca dei carabinieri, rastrellarono tutti i ducati in oro e argento, da Nazione che era il Regno delle Due Sicilie divenne una colonia tipo africana, e da allora non è cambiata l’impostazione. Continua la spoliazione e la repressione.
Mi auguro che tutte queste manifestazioni aumentino sempre di più, affinché non rimangano voci isolate, ma diventi una marea che non potrà più essere arrestata dalla censura del potere toscopadano.
03-08-2014

DA NON CREDERE

Un mio compagno di sezione mi ha raccontato un episodio successo nel carcere di Carinola (CE) quando c’era la sezione AS-1, adesso l’hanno chiusa, come hanno fatto anche con l’AS-3, ora è diventato solo media sicurezza.
A scuola arrivò un professore che, parlando di storia, disse che quella scritta nei libri non è vera, perché il meridione era ricco ed aveva le fabbriche, non gli mancava niente, ed iniziò a raccontare quello che nei libri di storia non è scritto.
Un agente riferì al direttore quello che diceva il professore, fu convocato dal direttore, comandante e la preside della scuola, e gli fecero la ramanzina, lui insisteva che nulla diceva di male, allora fu minacciato e lo terrorizzarono a tal punto che non si avvicinava più ai banchi dei detenuti-studenti e non parlava più di storia.
Il triumviro era composto da meridionali, a dimostrare che aveva ragione Pino Aprile, sono i meridionali i peggiori censori della verità del Sud. Hanno una sorta di Sindrome di Stoccolma, come gli schiavi dell’Antica Roma difendevano i loro padroni fino alla morte.
La realtà supera la fantasia più di quello che pensiamo.
04-08-2014

COLOMBIA

Dacia Maraini scrive un articolo sul Corriere della Sera descrivendo quello che stanno facendo in Colombia, e dice una cosa molto giusta, che bisognerebbe costringere i politici a viaggi di conoscenza affinché imparino e non facciano sempre gli stessi errori.
In Colombia i governi che si sono succeduti hanno puntato tutto sulla repressione per contrastare i narcotrafficanti e i guerriglieri, legittimando la violenza di stato.
Sotto il governo di Uribe (socio di Pablo Escobar, alleato di ferro degli americani e di conseguenza protettore dei loro interessi politici ed economici) la repressione era la strategia politica, risolvere il malessere sociale con il carcere, la tortura e le fucilazioni. Questo stato permanente di conflitto non ha fatto altro che impoverire il paese e consegnarlo in mano alla violenza da parte di tutti.
L’elite del paese aveva puntato sugli squadroni della morte, che ammazzavano la povera gente se protestava; proprio in questi giorni il più famoso capo di questi gruppi è stato arrestato in Liguria, lo accusano di 130 omicidi ed una marea di reati.
Il nuovo presidente ha capito che continuare sulla strada della repressione non avrebbe portato da nessuna parte, se non continuare a distruggere il paese, ed ha puntato sulla pace. Ha preso al volo la mediazione di Cuba per un tavolo di pace con le FARC, il gruppo guerrigliero più longevo dell’America Latina.
Hanno trovato un accordo che fino a questo momento regge, ma sarà più duratura quando le FARC faranno parte del gioco istituzionale. Ma, li si può capire, in cinquant’anni non hanno mai potuto fidarsi.
La pace si mantiene consolidandola con quella sociale, nelle scuole, alimentando la cultura e creando coscienza civile, riducendo le distanze tra poveri e ricchi, rispetto dei diritti civili e giustizia uguale per tutti, ed è quello che stanno facendo in Colombia.
La Maraini racconta che è andata a trovare Padre Carmelo, un sacerdote siciliano che fa missione in un “Barrio” (così si chiamano i quartieri), dove prima anche la polizia non entrava per quanto era pericoloso, oggi grazie alla sua opera e con l’aiuto di un gruppo di volontari, ha pacificato il quartiere aprendo scuole, infermerie, dicendo messa nelle piazze, e man mano che la cultura si diffonde ed i ragazzi capiscono che c’è un’alternativa alla strada, i fenomeni illegali regrediscono.
Ho pensato che la stessa cosa servirebbe in Italia, ma purtroppo i gruppi al potere non vogliono perdere i loro privilegi e l’impunità. Hanno usato ed usano gli stessi mezzi della Colombia, ma più scientifici e moderni, siamo in Europa, non potevano essere rozzi e selvaggi.
Negli anni ottanta hanno preparato il terreno per le stragi del 92-93, negli ultimi vent’anni, con la copertura della lotta alla criminalità hanno macellato il paese come fosse una colonia africana e continuano a fare proclami di repressione invece di costruzione di pace sociale e creazione di coscienza civile. Purtroppo questo paese ha sempre avuto questo potere spietato e crudele, ricordiamoci dei principi rinascimentali, quelli odierni non sono diversi, uccidono ed usano il potere adeguandosi ai tempi.
Per questo motivo temo che da soli non si riuscirà a cambiare niente, solo l’Europa può costringerci a voltare pagina.
05-08-2014

SCARABEO STERCORARIO

Come ho sempre detto non si finisce mai di imparare dalla natura. Ho ripreso in mano la rivista che mi manda l’amico Giuseppe, testimone di Geova; mi ha incuriosito una notizia che mi era rimasta impressa la prima volta che l’avevo letta.
Spesso ci sono cose che ti colpiscono e ti rimangono in mente, ogni tanto salgono a galla e si ripropongono. Sono andato a rileggerle ed approfondirle con l’enciclopedia multimediale.
Gli scarabei sono circa 30.000 specie, pertanto ci sono un’infinità di variazioni, ma questo è particolare perché dà forza alla Blue Economy, quella che ritiene il superamento della green economy. Ogni scarto di essere vivente è materia prima per un’altra specie.
Questo scarabeo si nutre di escrementi e li usa anche per deporci le uova, così appena nascono hanno già da mangiare, pertanto sono utili per loro e l’ambiente.
La cosa impressionante è che hanno studiato come facessero ad orientarsi di notte, hanno scoperto che usano la luce solare e lunare.
In Sudafrica alcuni ricercatori hanno scoperto che durante le notti senza luce lunare si orientano seguendo la luce della Via Lattea, ed è il primo caso nel regno animale che fa uso della Via Lattea.
Il ricercatore Marcos Byrne afferma che gli scarabei stercorari possiedono un vero e proprio sistema di navigazione a vista in grado di funzionare con la più fioca luce stellare, sfruttando un’illimitata capacità di calcolo. Aggiunge che hanno quindi il potenziale per insegnare all’uomo ad elaborare complesse informazioni visive. Ad esempio, imitando il sistema di navigazione degli stercorari si potrebbe programmare un drone per perlustrare gli edifici crollati.
Sono sempre più convinto che, studiando la natura, si troverebbero tutte le risposte ai nostri bisogni.
06-08-2014

VERGOGNA SENZA CONFINE

Dopo 13 anni sono stati sospesi da tre a sei mesi i poliziotti delle varie polizie che torturarono e massacrarono i manifestanti nella scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto al G8 di Genova nel 2001.
E’ avvenuto dopo che la maggior parte di loro sono in pensione, una presa in giro, ma tutto è successo perché il Ministero degli Interni ha ritenuto le violenze e le torture “colpose” e pertanto non li ha sospesi, oggi la Corte d’Appello di Genova ha provveduto. Anche su questo punto la Corte Europea ha bacchettato l’Italia, rimproverandola di non aver destituito dalle cariche i poliziotti condannati.
Gli avvocati e Vittorio Agnolotti, portavoce del “Genoa Social Forum” nel 2001 a Genova, hanno detto che è una presa in giro, sia per il tempo e sia per l’esiguità della sanzione, in confronto ai reati che hanno commesso, ma è coerente con l’atteggiamento tenuto dal Ministero dal 2001 fino ad oggi. Il potere che gestisce il paese ha bisogno delle polizie per la repressione, pertanto non solo li proteggono a spada tratta, ma hanno permesso anche che si fascisticizzassero; oggi li vediamo che usano i metodi della polizia di Pinochet come fosse normale, e la politica, sindacati e magistrati non dicono niente, e la società civile deve subire e stare in silenzio. Quando un cittadino subisce torture o, nei casi più gravi, la morte di un congiunto, viene abbandonato dallo stato e combattuto dalle istituzioni, si trovano soli contro l’apparato poliziesco che, invece di proteggerli, facendo il loro dovere, si comportano peggio dei criminali che dicono di combattere.
07-08-2014

LA TRANQUILLITA’ DEL CARCERE…

Dopo un anno e mezzo che era qui, ieri sera hanno chiamato Gennaro e gli hanno dato il regime di tortura del 41 bis. Dopo 9 anni era uscito dal 41 bis dell’Aquila, la famiglia andò a prenderlo, ma mentre stava ritornando a casa, sull’autostrada la DIA lo bloccò e lo riarrestò, perché la DDA gli aveva rifatto il mandato di cattura che il tribunale del riesame gli aveva annullato. Non lo fecero arrivare neanche a casa.
Lo portarono qui e da un anno e mezzo era qui con noi, ci sono rimasto male perché ritengo tortura senza motivazione questo infame regime, inoltre comprendo lo scombussolamento che gli avrà portato.
Ho saputo che le accuse nel decreto riguardano tutti i fatti per cui era in prigione, dopo 10 anni a che serve continuare a vessare e torturare un detenuto? L’unico motivo è di torturare per farlo collaborare, non ci sono altri motivi. Ciò è condannato da tutti i trattati dei diritti umani del pianeta a cui l’Italia ha aderito, ma come sempre non applica. Come il reato di tortura, dal 1988 ancora devono introdurlo nel codice penale. Per il semplice motivo di non urtare l’apparato repressivo.
Questo sistema di torture e vessazioni si va sempre più burocratizzando e normalizzando, quando i cittadini apriranno gli occhi sarà difficile smantellarlo.
08-08-2014

SCOLARI MODELLO

Avevo letto alcuni giorni fa una notizia molto singolare: in India, nello stato del Gujarat, oltre cento bambini la mattina per andare a scuola devono attraversare un fiume infestato di coccodrilli e devono percorrere 5 Km., perché sono 7 anni che aspettano costruiscano un ponte.
Alle sette di mattina 125 alunni che vivono nei 16 villaggi del distretto di Chota Udepur sono costretti a guadare il fiume con l’aiuto di giare di plastica, dove stipano i vestiti asciutti ed i libri, nuotando per 600 metri.
Nel pomeriggio, a fine lezione, devono fare la stessa strada per ritornare a casa. Alcuni genitori, a turno, li accompagnano, la traversata dura 30 minuti, con i monsoni ci vogliono buone capacità natatorie. Raccontano che, a volte, la corrente del fiume trascina a valle qualche bambino, ma per fortuna fino ad oggi sono riusciti a recuperarli tutti. La cosa sorprendente è che questo stato è il più industrializzato dell’India, anche se ci sono zone molto povere, mi sembrava strano e sono andato a controllare nell’enciclopedia, effettivamente è così.
Stamane, mentre guardavo i TG, è uscita la notizia ed in più hanno fatto vedere il servizio come i bambini attraversavano il fiume. I maschietti, quando arrivavano sull’altra sponda, si asciugavano e si vestivano, mentre le femminucce attraversavano il fiume vestite e si asciugavano i vestiti addosso durante il percorso per arrivare a scuola, pertanto si ammalano spesso.
Dopo la risonanza mondiale della notizia, finalmente lo stato ha annunciato che al più presto costruiranno il ponte, speriamo che sia vero e non per tacitare i media che si sono impadroniti della notizia. I nostri alunni dovrebbero prendere esempio da questi bambini indiani, che pur di studiare affrontano rischi e pericoli.
09-08-2014

NO TAV

L’amico Antonio mi ha mandato un piccolo libro dello stesso formato di quello che ha fatto Francesca sulla corrispondenza di Carmelo ed il professor Ferraro.
Si tratta della corrispondenza dei quattro ragazzi arrestati per la No Tav: Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio. Quello che mi ha colpito, ed è degno di ammirazione, è la loro determinazione nel credere in quello che fanno, lottare contro la No Tav ed allo stesso tempo combattere contro i gruppi di potere che tengono in ostaggio il paese e l’hanno ridotto in queste condizioni.
Sembrerà strano, ma leggendo le loro lettere ho compreso la volontà tenace degli abitanti della Val di Susa, dopo 20 anni sono ancora lì, più determinati che mai.
Non solo gli italiani, ma tutti gli europei dovrebbero prenderli ad esempio e combattere tutte le prepotenze che i gruppi di potere degli stati commettono contro le popolazioni.
Queste grandi opere sono ormai i bancomat della politica ed i lucrosi guadagni dell’imprenditoria collusa con al politica, dove ci guadagnano tutti i gruppi di potere del paese: banche, sindacati e chiesa, che avalla sempre. Chi paga tutto ciò? I cittadini con le tasse ed i sacrifici. Tutto ciò non sarebbe possibile senza la complicità delle istituzioni, in primis la magistratura e i servizi segreti.
Ho estrapolato una frase dalla loro prima lettera: “La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori. Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se la Val di Susa paura non ne ha, noi di certo non possiamo essere da meno”.
Credo che questo cemento costruito in tanti anni in Val di Susa sarà un addestramento per le future lotte contro questo stato criminale che ci ritroviamo.
I quattro ragazzi sono ancora detenuti, dopo 50 giorni di isolamento nel carcere di Torino sono stati trasferiti: Chiara a Rebibbia, Niccolò e Mattia ad Alessandria, Claudio a Ferrara. Sono classificati AS-2 perché la Procura di Torino li accusa di terrorismo.
Il procuratore capo della Procura di Torino Giancarlo Caselli è un maestro nel criminalizzare la gente, essendo sempre al servizio del potere. In ogni epoca ci sono sempre stati i Torquemada di turno.
10-08-2014

L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA

Negli Stati Uniti una Corte ha condannato una multinazionale del tabacco a pagare ad una vedova 23 miliardi di dollari, una cifra astronomica, ma che sarà da esempio per il futuro.
Qualche giorno addietro leggo una notizia di un fatto analogo in Italia, la condanna è di pagare ad una vedova italiana la somma di 776.000 euro, con la rivalutazione e gli interessi arriva a un milione di euro.
In Italia, quando i giudici devono condannare imprese, multinazionali od enti a pagare per i loro misfatti, la giustizia italiana mantiene sempre la cifra bassa. Dimostrano come siano garanti o protettori del sistema, viceversa in America sono capaci di dimostrare la loro indipendenza.
I magistrati italiani parlano di indipendenza quando si tocca il loro potere, i loro interessi e i loro privilegi, per il resto massacrano la povera gente e difendono i gruppi di potere.
Una volta ascoltai un’intervista di un intellettuale che diceva: “quando si parla di sistema mafioso parliamo di persone che con gli strumenti istituzionali abusano del potere di cui sono investiti per i loro interessi ed i loro fini nell’accrescere il loro dominio ed arricchirsi. Riversare quanto detto sul delinquente con la coppola è nascondere la realtà”.
Credo che abbia fotografato la realtà senza sotterfugi. Nel nostro paese il sistema che gestisce il potere è un sistema mafioso, uguale ai principi rinascimentali in quanto a ferocia e crudeltà.
La magistratura difende a spada tratta questo sistema, lo fa per difendere anche se stessa.
Purtroppo questa ragnatela è talmente intrecciata tra tutti i gruppi di potere che difficilmente si possono colpire uno alla volta, ma bisognerebbe abbatterli tutti insieme. Fino ad oggi non c’è stato un leader che abbia solo detto di fare una cosa del genere. Grillo non fa testo perché dice tutto e il contrario di tutto e si sta comportando come i politici della prima repubblica.
Renzi mi suscita delle perplessità, vedremo se ai proclami seguiranno i fatti.
11-08-2014

L’ORO VERDE

L’America negli anni 60-70 ha usato tutto il suo potere per far bandire e rendere vietata la canapa-marijuana in tutto il mondo. Avevo un documentario dei radicali nel computer, in cui spiegava il vero motivo del loro impegno nel farla diventare un reato, l’hanno mostrificata senza ritegno, d’altronde gli yankee diventano spietati quando si toccano i loro interessi.
Dalla canapa si ricava un biocombustibile che poteva fare concorrenza ai derivati del petrolio, questo ha causato lo sradicamento di colture secolari, l’Italia era il secondo produttore mondiale, fu tutto azzerato e se ricordo bene sostituito con il tabacco, che fa più male della canapa.
Oggi questa pianta è rivalutata anche in campo medico perché riesce a calmare i dolori cronici, modera i postumi della chemioterapia, aiuta in tante cure, ma quello che è importante è che è un prodotto naturale e non chimico. Gli americani hanno capito le potenzialità del business, consapevoli che non può più creare problemi alla loro economia del petrolio, viene usata nel campo medico senza problemi, si sono buttati a capofitto nell’affare, faranno di tutto per diventare leader mondiale nel settore. Già due stati americani l’hanno legalizzata e resa un business da 2 miliardi di dollari, la coltivano, la commercializzano, hanno aperto distributori con migliaia di negozi, addirittura ci sono le distribuzioni a domicilio come la pizza, in più si è creato un turismo in questi stati. Altri stati stanno vagliando di accodarsi alla legalizzazione ed a tutta la trafila dalla coltivazione fino alla vendita.
Già ora ci sono 80 società quotate in borsa, la legalizzazione ha rivoluzionato l’economia in vari campi, sono nate aziende per sistemi di irrigazione, illuminazione, fertilizzazione, etc., come tutte le nuove economie galoppa a pieno ritmo e credo che nasceranno molte multinazionali del settore.
La canapa è una pianta che somiglia al maiale, non si butta niente ed ha molteplici usi, dal biocombustibile alla fibra tessile, ai cosmetici, all’uso medico, etc…
Tempo fa ho visto in TV che in Emilia Romagna un laboratorio statale aveva seminato vari ettari di canapa senza il principio della cannabis, pertanto, a parte l’uso medico poteva essere usata in tutti gli altri campi. Nella trasmissione facevano vedere in Svizzera come coltivavano, trasformavano la canapa, gli intervistati erano italiani che si erano trasferiti apposta per intraprendere questa attività.
Come al solito l’Italia dorme e aspetta che il “padrone” americano le dia il permesso per iniziare questo commercio.
12-08-2014

FINALMENTE QUALCOSA VIENE FUORI

Una mia amica mi ha mandato uno scritto che ha trovato su internet, credo che sia molto esaudiente sullo squilibrio tra il Sud ed il Nord.
La Banca d’Italia, nata dalla Banca Nazionale di Carlo Boldrini, un manutengolo di Cavour che aiutò i Savoia a rapinare il Meridione, dovunque arrivavano i bersaglieri e i carabinieri apriva uno sportello della Banca Nazionale. Con leggi emanate per ripulire il Sud di tutti i ducati in oro e argento, fece razzie con il terrore della violenza piemontese, con carta straccia si faceva consegnare i ducati (leggere “L’invenzione del Mezzogiorno”. Una storia finanziaria).
Oggi la Banca d’Italia ha pubblicato una ricerca sullo squilibrio tra nord e sud, ma cosa strana questo studio è stato pubblicato solo in inglese, chissà perché. Il lavoro si chiama “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia” N°4, luglio 2010. Credo che avranno paura che la gente inizi a porsi domande e con la rete inizino a trovare le risposte che da troppo tempo sono nascoste.
Gli studiosi che hanno scritto il certosino saggio sono il professor Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università Tor Vergata di Roma, insieme al suo collega Carlo Ciccarelli, Dottore di ricerca in Teoria Economica ed Istituzioni nella stessa Università.
I due professori hanno confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una “bugiarda unificazione nazionale”, l’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale, non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria. Con i dati economici alla mano rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali, sono i numeri che parlano esplicitamente.
Nonostante l’opera devastatrice dei piemontesi “liberatori”, con lo smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, dopo 10 anni, nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del 1,13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1,48%, l’indice di Napoli era ancora 1,44%. Cito solo qualche esempio: le officine metallurgiche di Pietrarsa a Portici (Napoli), oltre 1000 addetti prima dell’unificazione, ridotti a 100 nel 1875, alle proteste degli operai la risposta fu feroce come era nello stile dei Savoia ci furono svariati morti per mano dei carabinieri “nei secoli fedeli”, sic; quelle di Mongiano in provincia di Catanzaro, 950 addetti prima, ridotti a poche decine di guardiani nel 1873, venduta per “ferro vecchio” ad un ex garibaldino. D’esempio ce n’è, sarebbero a decine ma mi fermo qui.
L’indice della Sicilia era allo 0.98%, agli stessi livelli del Veneto che era allo 0,99%. La Puglia era allo 0,78%, con la provincia di Foggia allo 0,82%, molto più di Sondrio allo 0,56%. L’Emilia era allo 0,85%, la Calabria era allo 0,69% con Catanzaro allo 0,78%, molto più di Reggio Emilia e Piacenza che erano allo 0,76% e di Ferrara che era allo 0,74%.
Questo dimostra che, nonostante il saccheggio e lo smantellamento iniziato da Cavour, il Meridione aveva una base industriale costruita in quarant’anni, reggeva nonostante tutto.
Il Nord, nonostante il saccheggio del Sud, che serviva a finanziare la nascente industria nordica, non riusciva a superare l’indice del Meridione, perché non avevano una base industriale, essendo che prima facevano i piazzisti dei prodotti francesi e inglesi.
Ma dopo cinquant’anni, nel 1911 la forbice si allarga molto di più, il Piemonte alza l’indice a 1,30%, mentre quello della Campania era sceso a 0,93%, con Napoli all’1,32%. La Lombardia era salita a 1,67%, la Liguria a 1,62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0,65%, la Puglia allo 0,62%, la Calabria allo 0,58%, la Basilicata allo 0,51%. I numeri, se resi pubblici, non possono mentire né ingannare, con questo studio i due studiosi hanno dimostrato che l’arretratezza del Sud non era pre-unitaria, ma bensì un sottosviluppo voluto e scientificamente pianificato da un’unificazione strumentalizzata in modo infame ai danni del Meridione, che purtroppo continua tuttora, perché il feroce impianto coloniale non ha mai smesso la sua opera colonizzatrice.
Siccome la Banca d’Italia non ha fatto stampare la ricerca in italiano, dimostra come sia complice-responsabile del “genocidio” che è stato commesso ai danni del Meridione e delle sue popolazioni.
Ci vorrebbe qualcuno di buona volontà che traduca questo studio in italiano e lo faccia girare in rete. Solo con la verità ci può essere consapevolezza nei meridionali, facendoli finalmente ribellare dalla schiavitù tosco padana.
13-08-2014

LA CIVILTA’ CARCERARIA

Ogni due mesi mi spediscono da Padova il giornalino che stampano nel carcere: Ristretti Orizzonti.
Leggendolo ho trovato un articolo di un ergastolano che prima di venire estradato in Italia è stato cinque anni detenuto in Belgio, nel carcere di Saint Gilles, Bruxelles.
Racconta che, nonostante la reclusione, le relazioni familiari erano concrete, talmente normali che la moglie ed i figli gli dicono che quando era in Belgio non si sentivano soli, oggi si sentono orfani.
In Belgio la detenzione è molto umana riguardo gli affetti familiari, aiutano a tenerlo vivi con agevolazioni che qui ci sogniamo, anche se nell’ordinamento penitenziario ci sono.
Ogni detenuto ha una carta telefonica che dà accesso ai numeri autorizzati, che può telefonare dalle 8,30 fino alle 18,30 tutte le volte che vuole senza limitazioni. Lasciano fare tre ore di colloquio a settimana, più due colloqui affettivi di quattro ore al mese.
Con i figli minori, fino al 18° anno di età, ogni mercoledì si può fare colloquio dalle ore 14,00 alle ore 18,00 senza la presenza degli agenti, ma seguiti da un’educatrice, dove si può giocare, fare i compiti scolastici e parlare dei loro problemi.
Tutti i reclusi hanno un lavoro, con uno stipendio che permette di non gravare sulle spalle della famiglia e mandare qualcosa a casa. L’ergastolano dice che in Belgio ti lasciano fare il padre, il marito, il figlio, in modo che un giorno, quando rientri a casa non sei un estraneo.
Telefonando a casa trova solo la moglie e gli chiede dove sono i figli, la moglie afflitta gli dice che la figlia è in ospedale per un incidente, finiscono i dieci minuti, chiede all’agente di usufruire la telefonata straordinaria (a Padova hanno tutti due telefonate straordinarie, a parte quella settimanale) e gli risponde che non è possibile avendo appena telefonato, a nulla è valso spiegargli quello che è successo, la burocrazia prima di tutto.
Sono decenni che discutono di umanizzare le carceri, a niente sono valse le condanne della CEDU, in modo truffaldino continuano e niente cambia. La disumanizzazione e la tortura sono diventate un business, l’apparato della repressione e i tanti campioni della legalità, con la complicità dei politici e dei media alimentano la sofferenza e la tensione per non perdere i loro privilegi ed i loro interessi.
Anche se in Europa siamo uno dei paesi più sicuri e ultimi nella classifica della commissione dei reati, e storicamente abbiamo il periodo con l’indice più basso dei reati perpetrati, loro continuano con “l’inquisizione”, esclusivamente per nascondere le loro ruberie, corruzione e proteggere le loro rendite parassitarie.
14-08-2014

NON MI MERAVIGLIO PIU’…

Ieri sera nei TG davano la notizia che Conte, l’ex allenatore della Juve, dopo essersi fatto pregare e poste le sue condizioni economiche e di lavoro, ci ha fatto la grazia di accettare, ora vedremo il “messia” cosa farà. Nessun allenatore si è comportato come lui, ha imposto ogni cosa, dallo stipendio alla supervisione di tutte le nazionali. Perfino Mancini, che prende il doppio dello stipendio di Conte, aveva dichiarato che si sarebbe adeguato ai parametri stabiliti dalla federazione, per di più che lui ha esperienza internazionale, cosa che Conte ha dimostrato tutti i limiti nelle coppe Europee.
Credo che Tavecchio, nuovo presidente della Federazione, vecchio mestierante delle poltrone, abbia voluto dare un contentino al “ragazzotto” presidente della Juve che capitanava la frange avversa alla sua elezione. Non fanno altro che parlare di regole e poi ad un posto così prestigioso ci mettono uno che è stato condannato per comportamento illecito, certamente l’esempio che hanno dato è stato pessimo, perché trasmettono che il potere se ne frega e fa prevalere la sua arroganza.
Nel servizio passato al TG mi è rimasta impressa una notizia che hanno dato: Conte è il primo allenatore meridionale nella storia della nazionale. In circa un secolo non c’è stato un allenatore meridionale che meritasse questo posto? Credo che abbia prevalso il razzismo antimeridionale.
Conte è il primo perché ha dato prova di essere un bravo servo a Torino.
15-08-2014

LIBERARE LE SCUOLE

Leggendo “Una città”, una rivista che pubblicano a Forlì a cui collaboro e che mi inviano tramite abbonamento, ho trovato un articolo molto importante sulla scuola, si tratta di un’intervista ad Alessandra Cenerini, presidente dell’A.d.i. (Associazione docenti e dirigenti scolastici italiani), fondata nel 1998 con la finalità di affermare il professionismo della docenza e nella dirigenza scolastica.
In Italia l’insegnamento è una sorta di serbatoio di posti di lavoro, monopolizzato dai sindacati e dalla politica, pertanto il degrado nel corpo docente non deriva dai singoli insegnanti, ma dal sistema creato dal cancro criminale del sindacalismo istituzionale e dalle segreterie dei partiti.
I paesi che hanno puntato sull’istruzione in poco tempo sono diventati eccellenza nel mondo con un ritorno anche economico. Il presidente Cenerini cita due paesi come esempio: la città stato di Singapore, prima della sua indipendenza nel 1965, era una piccola isola tropicale povera e con un analfabetismo dilagante; puntò molto sull’istruzione con grandi investimenti sulla scuola ed in particolare sugli insegnanti, oggi è la quarta potenza finanziaria mondiale. Risulta che i quindicenni di Singapore hanno la media più alta nell’indagine internazionale.
In Finlandia hanno fatto la stessa cosa, ed è internazionalmente riconosciuto che hanno le migliori scuole del mondo, questo ha contribuito a farle acquisire un benessere sociale tra i più alti al mondo.
Sia Singapore che la Finlandia hanno introdotto una forte e severa selezione nell’ingresso degli insegnanti. Vengono selezionati tra i migliori studenti solo il 10% e nella loro carriera tutto viene valutato secondo i meriti acquisiti.
Seppur piccole nazioni, essendo che i loro abitanti non superano i cinque milioni di abitanti, con una seria programmazione di investimenti sono diventate leader nel mondo, questo dimostra che l’istruzione paga sempre, anche in termini economici, ma principalmente crea cittadini consapevoli.
Nel nostro paese gli interessi di vari settori hanno creato una ragnatela che opprime qualsiasi apertura, affinché siano i migliori ad emergere ed allo stesso tempo la qualità degli studenti ne risente. I punti dolenti e le soluzioni li elenca il presidente nell’intervista, ma dubito che la piovra statalista della politica e del sindacato molli una rendita di potere così appetitosa.
Il primo passaggio è quello di decentralizzare l’amministrazione del personale, spezzando la dipendenza del personale dal ministero. Allo Stato deve rimanere solo la definizione di regole generali nazionali. Ridare prestigio sociale a questa professione, anche con un aumento dello stipendio, che attualmente è il più basso d’Europa. Creare una rete scolastica con più poteri ai dirigenti, se un’insegnante non ha le capacità deve poterlo licenziare. Bisognerebbe instaurare la meritocrazia e dare più autonomia agli istituti scolastici.
Se venissero applicati questi criteri che suggerisce il presidente Cenerini, sarebbe una rivoluzione che spazzerebbe tutte quelle migliaia di vincoli burocratici che tengono imbrigliati gli istituti ed i loro dirigenti da ogni innovazione.
Renzi fino ad oggi non ha fatto altro che dire di volere abbattere i privilegi e liberare la pubblica amministrazione dalla burocrazia, speriamo che liberi anche le scuole.
16-08-2014

NIKOLA TESLA

L’amico Gianfrancesco mi ha mandato il film su Nikola Tesla, l’ho visto subito perché sono appassionato del personaggio, credo si possa definirlo il Leonardo Da Vinci dell’era moderna.
A parte la corrente alternativa che usa tutto il mondo, la radio che il Congresso Americano gli ha riconosciuto dopo cinquant’anni, l’invenzione e tante altre invenzioni che lui idealista ha venduto per continuare i suoi esperimenti. Credo che al giorno d’oggi avrebbe portato a termine tutti i suoi progetti, perché nessun governo l’avrebbe lasciato in balia di squali come Thomas Edison e Morgan il petroliere.
Avevo letto la sua biografia scritta da Massimo Teodori, ma nel film ho appreso meglio la sua grande scoperta, quella di produrre energia pulita inesauribile, ma quando lui ingenuamente lo disse al suo finanziatore Morgan questi gli tagliò i fondi.
Morgan aveva finanziato le sue ricerche per trovare un modo come trasmettere la corrente senza fili, quando gli riferirono che gli esperimenti di Tesla erano per dare energia pulita gratis a tutto il mondo, subentrò la morale da business di Morgan e gli tarpò le ali.
Nel film lui dice chiaramente che bruciare per produrre energia avrebbe ridotto il mondo a quello che attualmente è, inquinamento intollerabile. Morgan disse che non si poteva mettere a vendere antenne.
Oggi il mondo avrebbe preso un’altra direzione e non avremmo il grado di inquinamento attuale e tutte le guerre che succedono per il petrolio e derivati.
17-08-2014

STORIA DEL BRIGANTAGGIO DOPO L’UNITA’

Ho finito di leggere il libro “Storia del brigantaggio dopo l’unità”, scritto da Franco Molfese, Edizione Feltrinelli.
E’ palese che sia uno scribacchino unitario, ma per amore della verità devo anche dire che ha scritto cose che un fazioso non avrebbe mai scritto, forse essendo che era vice direttore della biblioteca della Camera dei Deputati, non poteva esporsi troppo, ma allo stesso tempo ha innalzato autentici criminali sull’altare della gioia, facendo passare i loro crimini come dovere. Comunque, anche se fazioso da riflettere, con tutte le sue inesattezze.
Riduce il tutto ad una guerra politica tra democratici, liberali e borghesia agraria, e che la rivolta dei contadini fu istigata dai Borboni e dal clero, semplifica questo aspetto e omette a grandi linee il nazismo stragista dell’occupante piemontese con la complicità dei fuoriusciti del 1848 piemontesizzati nell’esilio torinese, che lui chiama patrioti.
Liborio Romano disse: “gli esuli napoletani del 1848, piemontesizzati ed estranei al loro paese, alimentarono la rappresentazione negativa del Sud, disprezzando i loro fratelli rimasto in Patri, tornati a Napoli credevano non esserci più nulla di buono tranne essi solo”.
Mentre i contadini “cafoni” sono ritenuti da lui briganti senza progetto politico, animati solo da spirito di vendetta e di rivalsa contro i “galantuomini” e l’invasore piemontese.
Non si piegarono allo straniero ed anche senza armi e senza ufficiali corsero sui monti a tenere alto l’onore della patria e la bandiera dei gigli, autentici patrioti che pennivendoli salariati savoiardi consegnarono alla storia come briganti.
I combattenti della seconda guerra mondiale, che andarono in montagna a combattere contro l’invasore tedesco, sono ritenuti eroi e osannati anche oltre i loro meriti, come giusto che sia, viceversa ai patrioti meridionali neanche oggi, dopo 150 anni, viene riconosciuta la loro eroicità.
I popoli meridionali, per intuito infallibile, avevano capito che la posta in gioco non era il loro re Francesco II, ma l’indipendenza della loro terra; non la monarchia borbonica ma l’autonomia amministrativa dello stato, non il destino di una dinastia ma quello proprio e questo sollevò il 99% dei meridionali contro il nemico piemontese.
Il Regno delle Due Sicilie non crollò o implose come vogliono farci credere nella loro favoletta risorgimentale, ma cadde tramite un complotto orchestrato dagli inglesi e dai francesi, sia per interessi di supremazia industriale e sia di monopolio commerciale, come quello dello zolfo in Sicilia che Ferdinando II aveva cacciato gli inglesi che volevano controllarlo, come le protezioni alle industrie contro l’invasione dei prodotti inglesi. Ma principalmente perché il Regno di Sardegna Sabaudo aveva un debito enorme con i banchieri inglesi e francesi, anche con i Rothschild, che convinti dagli inglesi e francesi finanziarono gli altri 50 milioni di lire per la spedizione in Sicilia.
Tutti e tre sapevano quanto era ricco il Regno delle Due Sicilie, il primo in Italia ed il secondo in Europa, solo con il saccheggio del meridione i Savoia avrebbero potuto pagare il debito astronomico che il creativo “truffaldino” Cavour aveva contratto.
La conquista del meridione fu una rapina per pagare i debiti; il braccio destro di Cavour, Pier Carlo Boggi nel 1859 al Senato di Torino disse in aula: “O la guerra o la bancarotta”, si salvarono con il saccheggio del Regno delle Due Sicilie.
D’altronde, Francesco II, mentre saliva sulla nave che l’avrebbe portato a Roma in esilio disse: “Non vi lasceranno che gli occhi per piangere”, chissà se fu profeta o perché conosceva bene la rapacità dei Savoia. Cavour, il primo atto che fece fu di ripulire il Banco delle Due Sicilie, erano depositati 118 sacchi d’oro che ammontavano a 405 milioni di lire, una cifra enorme, per fare un paragone dopo qualche anno stanziarono un milione di lire per appalti pubblici nel meridione.
Il secondo atto fu quello di cancellare tutto l’apparato industriale, che nel giro di pochi anni morì di “asfissia” e con il saccheggio del Sud costruirono da zero l’attuale industria del Nord.
I conquistatori piemontesi, per meglio spremere il Sud, si mossero sia sul fronte militare sia su quello politico, instillando nel resto delle popolazioni italiane, con l’aiuto di Cesare Lombroso, la predisposizione criminale dei meridionali, la differenza razziale, di degenerazioni e d’inferiorità; di tutto ciò ne erano impregnati anche i dibattiti parlamentari.
L’arroganza e la loro presunta superiorità protrassero per decenni la guerra, con la crudele repressione, per spremere bene le popolazioni meridionali. Dopo il saccheggio iniziale iniziarono a piovere tasse di ogni risma, circa 36 orpelli di ogni tipo; non contento Cavour, con il suo manutengolo, più mascalzone di lui, il direttore della Banca Nazionale (futura Banca d’Italia) Carlo Boldrini, dove prendevano posizione carabinieri, bersaglieri e prefetti, impiantava una succursale della Banca Nazionale, con leggi varate da un parlamento al servizio di questi masnadieri, costringevano i meridionali ad usare la carta straccia che emanava la banca, consegnando i ducati in oro ed argento. Rubarono, estorsero, rapinarono, espropriarono nel modo più miserabile dei termini, coprendo il tutto con la repressione e la retorica dell’unità d’Italia. Si dicevano nostri fratelli mentre ci trattavano da servi e ci massacravano.
Il meridione fu considerato dall’inizio un allargamento dei confini del Piemonte, il loro approccio fu colonialista e da tali si comportarono, instaurarono un regime di terrore facendo scorrere il sangue a fiumi, massacrarono un milione di meridionali, mezzo milione furono gli arrestati, 54 paesi rasi al suolo. Ogni soldato o chiunque portasse una divisa aveva potere di vita e di morte sulla gente, potevano fucilare qualcuno solo perché a loro giudizio aveva un po’ di pane in più mentre andava in campagna a lavorare. Fucilarono donne, bambini e anziani, stuprarono e oltraggiarono come facevano le orde mongole, l’arbitrio divenne la norma ed il sangue l’unica legge. La legalizzazione pura e semplice della crudeltà, dove la ferocia calpesta ogni sentimento umano.
“Erano tanti i ribelli che numerose furono anche le fucilazioni che da Torino mi scrissero di moderare queste esecuzioni, riducendole ai soli capi. Ma i miei comandanti di distaccamento che avevano riconosciuta la necessità dei primi provvedimenti, in certe regioni dove non era possibile governare, se non incutendo terrore, vedendosi arrivare l’ordine di fucilare soltanto i capi, telegrafavano con questa formula: ”Arrestati, armi in mano, nel luogo tale, tre, quattro, cinque capi di briganti”. Ed io rispondevo: “Fucilateli”. Poco dopo il Fanti a cui il numero dei capi parve straordinario, mi invitò a sospendere le fucilazioni e a trattenere prigionieri tutti gli arrestati. Le prigioni e le caserme rigurgitavano.
Generale piemontese Della Rocca
In Parlamento lo sapevano, come lo sapevano in quello inglese. Il deputato Ferrari, nella seduta alla Camera del 19 novembre 1862, con violenza accusò: “vengono cacciate nelle carceri e fucilate famiglie intere; il numero delle vittime e dei carcerati è enorme. E’ questa una guerra di barbari! Se il sentimento vostro morale non vi fa inorridire di comunicare, sguazzando nel sangue, io non saprò più comprendervi. E quanto io affermo del Regno di Napoli ditelo pure alla Sicilia. Là pure si cacciano le persone in prigione e si uccidono a fucilate senza nessun formale procedimento. Versare sangue è diventato sistema… Ma non si rimedierà già al male, versando sangue a torrenti. In questo sistema di sangue chi veste un uniforme crede di avere diritto di uccidere chiunque non ne porta”.
Francesco Crispi riferiva alla Camera che a Girgenti (odierna Agrigento), con un atto ufficiale del prefetto, in un solo mese nelle prigioni c’erano 32.000 prigionieri. Crispi chiese al Ministro dell’Interno “ne avete ancora da arrestare?” (nel libro riporta 4.000, questa è una delle inesattezze cui accennavo all’inizio).
I prigionieri delle popolazioni della provincia di Salerno scrissero una lettera al loro Re
Francesco, firmata da oltre 5.000 reclusi.
“Sire, né tempi di lutto e di dolore nazionale è pur dolce rivolgere il pensiero e la parola a colui che nel suo breve regno fu simbolo alla Nostra Patria nativa di gioia, pace e prosperità… Sono tre anni che noi fummo da mani parricide venduti al popolo beato d’Italia, che siamo schiavi sotto l’impero di una feroce forza, che colle sostanze e le vite dei nostri cari perdemmo anche il diritto di lacrimare. Ma, udite sire, il nostro onore è salvo; né codardo è il vostro popolo, come vanno alcuni politici strombazzando. Lo dicono il disprezzo e l’odio, onde ricambiato l’efferata piemontese dominazione; lo dice la resistenza attiva e passiva che ad ogni piè sospinto incontra in tutti gli ordini sociali; lo dicono quelle migliaia di vittime umane che tuttodì cadono sotto il ferro dell’infame usurpatore; lo dicono le carceri riboccanti di migliaia di infelici”.
Salerno, 3 gennaio 1863.
Nel 1861, il deputato inglese Giorgio Bowyer aveva indirizzato una lettera a Lord Palmerstan, racconta dogli quello che succedeva nel meridione. Cita tanti episodi di stragi, ma termina che la distruzione è totale ed il governo inglese dovrà rendere ragione al Parlamento quando si adunerà, sui delitti commessi nell’Italia meridionale sotto la tirannia di Cialdini e Pinelli. 12 agosto 1861.
Lord Lennox, dopo aver visitato alcune carceri e visto l’inferno e le torture di cui erano vittime migliaia di meridionali, fece una relazione al Parlamento inglese. Dopo aver elencato le sue visite e il girone dantesco concluse “Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questo che non a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tale barbare atrocità e protesto contro l’egida della libera Inghilterra così prostituita”.
Impiantarono un sistema burocratico – poliziesco che dura tuttora, s’inventarono il confino, il domicilio coatto, l’arresto per sospetto, l’associazione brigantesca, oggi mafiosa, riempiendo le carceri all’inverosimile. Non contenti dei massacri emanarono la famigerata legge Pica, per dare legittimità legale alle loro infamie e avere più mano libera nel comportarsi peggio dei nazisti.
Massari, deputato di Bari, apparteneva al gruppo di esuli unitari che in una certa misura si erano distaccati dalla realtà del loro paese d’origine.
Mentre era in viaggio nel meridione con la Commissione d’inchiesta sul brigantaggio, Massari confidò a Spaventa: “in quei barbari e selvaggi paesi…”, con la “Relazione Massari” sfociata dal pregiudizio dei piemontesizzati Massari, Spaventa, etc., sfociò l’obbrobrio della legge Pica”.
Con questa legge la sbornia di sangue non ebbe freni e siccome non volevano ostacoli saturarono, collocandoli a riposo il 90% dei magistrati, il restante si adeguò, complici alla crudeltà piemontese.
Fecero venire quasi tutti i prefetti dal settentrione, dandogli poteri illimitati. Ai prefetti venivano attribuiti poteri eccezionali in materia industriale, commerciale, trasporti, chiusura di masserie e forni di campagna, concentramento di animali, disarmo della popolazione, sospensione e sostituzione dei sindaci, ufficiali e militi della guardia nazionale, oltre al confine dei sospetti.
Non riuscendo a domare la ribellione pensarono alla deportazione, parlarono con il Portogallo per avere un’isola dove deportare i meridionali; venuta a conoscenza la stampa europea inorridì e questo bloccò i Savoia, ci riprovarono qualche anno dopo con l’Argentina per avere un pezzo di Patagonia, ma anche loro si rifiutarono, allora ripiegarono sulle isole nostrane: Pianosa, Asinara, Ponza, Santo Stefano, Capraia, Gorgonia, Favignana, etc., ma prima di queste Cayenne avevano già aperto lager nelle Alpi per portarci i soldati meridionali, la più tristemente famosa “l’Auschwitz” piemontese di Fenestrelle (un forte sopra Torino a 2000 metri di altezza) dove si sopravviveva non più di tre mesi, poi venivano buttati in una vasca con la calce (esiste ancora) per far scomparire i corpi, si presume che oltre 26.000 perirono in questo lager, avevano anticipato di ottant’anni i nazisti.
Quando iniziò la deportazione interna, ogni giorno file di centinaia di persone, vecchi, donne incinte ed anche bambini di 10 anni venivano strappati alle loro case e mandate incatenate nelle isole della Toscana e della Sardegna a morire di malattia e di stenti.
Nel 1863 patrioti napoletani, a rischio della vita, affissero questo manifesto nella città di Napoli, nell’occasione della venuta di Vittorio Emanuele II nei suoi nuovi possedimenti, il contenuto dice tutto senza fraintendimenti.
AL RE VITTORIO EMANUELE
OMAGGIO DEI NAPOLETANI
Se, calpestando ogni diritto, divino e umano, volontario ti cacciasti nelle lordure della rivoluzione, ed ora, trascinato dalla sua corrente, sei per la china a subirne la finale catastrofe; se, dopo l’assassinio dè sovrani e dei popoli d’Italia, per cui hai steso la mano sacrilega sulla CASA DI DIO e sui popoli traditi riducendo il nostro sventurato paese a una squallida prigione di miseri, ti lusinghi, colle riviste militari, con i viaggi e le procurate feste, illudere ancora i napoletani ed addormentarli nella dura servitù per puntellare il tuo usurpato e cadente potere… t’inganni!!
Ad onta delle barbare leggi, dei vili satelliti che ti circondano e delle baionette, che supponi ti potessero difendere noi non siamo un popolo di schiavi; noi, fra ceppi ed il patibolo, franco ti parliamo come si conviene ad un uomo che si è messo fuori di ogni legge!
Dopo tre lunghi anni di calamità e di dolorosa esperienza l’illusione è svanita, l’inganno si è dileguato ed il tuo riapparire fra noi equivale a quello d’infausta cometa, apportatrice di nuove sventure, che le piaghe sanguinanti dell’infelice PATRIA NOSTRA rinnova!
Che dunque pretendi da noi? Le nostre sostanze? Le hai tutte rapite! La nostra proverbiale prosperità? Non vi è che lo squallore! La nostra gioventù per lanciarla in guerra fratricida? E’ tutta in armi per le campagne a pugnare contro la tua usurpazione! Le nostre acclamazioni? Le avrai sì da 80.000 prigionieri politici, da 200.000 famiglie che hai ridotto alla mendicità; dal clero tutto incatenato e proscritto; da 10 milioni di uomini insomma cui non hai lasciato che l’ultimo anelito di vita, e questo ti maledice ed impreca quale FLAGELLO DI DIO!
Credi forse di governare sulle nostre intestine discordie? Sappilo che, seppur divisi in tutt’altro, siamo però tutti concordi nell’ODIARTI, che TUTTI hai tradito ed oppresso! Che se a tal riguardo di brutalità e di barbarie sei giunto da non sentire il rimorso delle tue nefandezze, onde hai emulato e vinto tutti i tiranni, tutti i grandi scellerati della storia, non ti lusingare però, che le feste ufficiali, che per te si fanno collo stremo dei sudori e del sangue dei popoli, o imposte dal terrorismo dè tuoi spietati manigoldi, fossero contrassegno di simpatia o pubblica gioia! No, sono un prato fiorito nel quale si nascondono velenosi rettili!… Sono un’amara ironia, un solenne oltraggio, che gli stessi uomini del potere, per sordido profitto, o per covrire enormi frutti, fanno alla tua odiata persona!
Sappilo, l’Europa civile, la diplomazia, il mondo intero han portato il loro severo giudizio sulle opere nefande del tuo infernale governo e sulle nostre giuste querele!… Poc’altro, e col nostro compiuto trionfo l’Italia sarà libera della tua importuna esistenza!! Sappilo, non si conculca impunemente la giustizia, né gli interessi e la pace dei popoli!…
Dileguati dunque presto del nostro sguardo, che questa classica terra, tanto da te straziata brucia sotto i tuoi passi, ti ributta ed abomina! Dileguati, mentre noi anche una volta abbiamo la soddisfazione di ripetere lo storico grido:
VIVA L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA DELLE
DUE SICILIE!
Napoli, 9 novembre 1863.
L’autore del libro cita più di una volta Luigi Settembrini, farò anche io una citazione dell’intellettuale, dove stravolge quello in cui aveva creduto.
Nel suo libro, “Ricordanze della mia vita” del 1870, ricordò ai suoi studenti, durante una lezione dopo l’unità:”Figli miei, bestemmiate la memoria di Ferdinando II (padre di Francesco II), perché è sua la colpa di tutto questo”, allo stupore degli allievi aggiunse: “Se egli avesse impiccato noi altri, oggi non si sarebbe a questo. Fu clemente e noi facemmo peggio”.
L’infame propaganda piemontese fece diventare l’esercito borbonico una macchietta, quando invece furono traditi dai comandi che si erano venduti agli inglesi e alla massoneria, essendo che la stragrande maggioranza erano aristocratici e massoni, alcuni di questi vigliacchi infami furono fucilati dagli stessi soldati. Preferirono morire tra mille stenti piuttosto che abiurare la propria patria, su 97.000 effettivi solo 1700 si arruolarono nell’esercito piemontese. Politici prezzolati andavano per convincerli, rimanevano meravigliati perché, seppur allo stremo, rispondevano “un solo Dio e un solo re”. Dopo anni furono liberati soldati e ufficiali a patto che emigrassero.
Se nel 1860 ci fossero stati tanti borbonici come l’anno seguente, Garibaldi sarebbe stato linciato anche se aiutato dagli inglesi. Come dimostra la freddezza ricevuta dai meridionali nell’avventura per la conquista di Roma nel 1862, fermata in Aspromonte.
Con la parola unità aveva illuso tanti meridionali, avevano creduto di avere un futuro pieno di prosperità e benessere per tutti, invece andavano incontro all’inferno che mai avrebbero immaginato.
L’illusione unitaria fu una truffa di Garibaldi. Consegnò il paese nelle mani di quel despota sanguinario di Vittorio Emanuele II, che oggi viene ritenuto il “Padre della Patria”, come se i tedeschi avessero nominato Hitler padre della Germania.
Lui sapeva l’orrore che stavano combinando, ma non fece mai niente, suo figlio Ricciotto fu onesto e giusto, tornò nel meridione, ma a combattere dalla parte dei meridionali, come fecero anche tanti soldati piemontesi, che per carità di patria viene taciuto.
Tutti sapevano, anche Cavour. Alcuni storiografi palesano che non sapeva niente delle stragi e dei lager sulle Alpi, invece sapeva tutto. Il Conte Gustavo Ponza di San Martino (piemontese) denunciò a Cavour l’enormità delle fucilazioni sommarie, senza peraltro riuscire a impedirle né farlo intervenire, non poteva perché era uno dei fautori.
La storiografia ha fatto passare i briganti come uomini truci e senza ideali, dediti solo al saccheggio e alle scorribande, invece erano uomini veri, che pur sapendo che non potevano vincere si battevano con onore, morivano con dignità e non tradivano, come hanno riconosciuto i tanti criminali piemontesi, Nino Bixio, il maggiore Pieri, il generale Franzini, il colonnello Mazè de la Roche ed il generale Villarey, ammisero che i briganti affrontavano la morte con coraggio, erano imperturbabili davanti alla fucilazione. I Capibanda morivano sempre con un coraggio ed una sorta di dignità ancora maggiore dei gregari. “Non ci fu mai un caso in cui un brigante catturato avesse preferito denunciare i compagni o coloro che li avevano soccorsi nel tempo del pericolo. Io stesso vidi combattere con molto valore, nella banda Caruso, una donna armata di due revolver nelle mani, ed affrontare, presso Francavilla, la mia cavalleria.” Il generale Pallavicini.
La banda Carbone, composta da 22 uomini, accerchiata il 20 dicembre 1862 da fanteria, cavalleria e guardie nazionali nella masseria Boreano in territorio di Melfi, si rifiutò di arrendersi, avendo gli assalitori appiccato il fuoco all’edificio, i briganti abbatterono i loro cavalli e si uccisero poi tutti.
Hanno avuto tanta paura di divulgare la storia, quella vera che l’hanno occultata e usata tanti scribacchini per crearne un’altra, ma tutto risorge e mi auguro che con internet ci sia questa possibilità di riscrivere la storia, affinché noi meridionali possiamo studiarla; un popolo senza passato non potrà avere futuro.
Voglio concludere con uno scritto di Carmine Crocco, conosciuto come il generale dei briganti:
“Calpestati, come l’erba degli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. La libertà non è cambiare padrone, non è parola vana e astratta sentire il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. E vivere di ciò che si ama. Vento forte impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato e così sempre sarà.
18-08-2014

LO SPECCHIO

Mi hanno applicato due volte il 14 bis OP,isolamento particolare, in entrambe le volte la mattina dovevo chiedere lo specchio.
Nelle celle lo specchio è cementato nel muro con l’aiuto del silicone, diviene impossibile toglierlo dal muro,anche romperlo diviene difficile.
Ma per assurde e cervellotiche decisioni che prendono al Dap, e le direzioni che applicano sempre con il bilancino le parole scritte nel provvedimento del 14 bis, ci includono anche lo specchio.
Il paradosso è che senza il 14 bis lo si ha cementato nel muro, con il 14 bis lo si tiene libero in mano nella cella, con tutta la possibilità di farne quello che temono.
A loro non importa l’uso che ne potresti fare, quello che gli interessa è che devi chiedere lo specchio, come dire che ti concedono di poterti specchiare, non è più un tuo diritto ma una concessione.
La mattina quando vado a prendere lo specchio a Nellino, sta scontando il 14 bis, non posso non pensarci.
Ricordo che l’ultima volta che ho avuto il 14 bis, sono stato tre mesi senza farmi la barba, non chiedevo lo specchio. I due ispettori responsabili della sezione mi chiesero perché non mi facevo la barba e i capelli, gli risposi che l’avrei fatto quando mi avessero messo lo specchio in cella.
Quando videro che non retrocedevo sulla mia posizione , un mese prima che finivo il 14 bis mi vennero a mettere lo specchio.
Non finii il 14 bis perché il tribunale di Bologna accettò il mio ricorso 10 giorni prima della scadenza.
Il carcere ha un solo scopo, quello di annullarti con la repressione e il contenimento, questo comporta di alimentare odio e rancore contro le istituzioni e la società, di conseguenza alimenta la recidiva che in Italia è al 70%, la più alta d’Europa.
19-08-2014

PARMA NON SI SMENTISCE MAI…

Il carcere di Parma non si smentisce mai, l’impronta data dall’ex direttore è continuata con la nuova direttrice e ora sarà ancora peggio con il nuovo direttore che una volta era qui a Catanzaro e mi hanno raccontato le sua gesta…
Carmelo mi ha mandato uno scritto che ha inserito in Ristretti Orizzonti, riguarda una lettera che gli hanno scritto tre amici dal carcere di Parma, che gli hanno fatto sapere che la direzione non gli ha concesso di comprare diversi libri, volevano sapere perché compravano tanti libri a testa. Qualcuno ricorderà che poco tempo fa Marcello Dell’Utri si lamentò che non gli facevano tenere più di tre libri in cella. Questo piccolo libro dal titolo “ L’assassino dei sogni” curato da Francesca De Carolis riguarda la corrispondenza tra Carmelo Musumeci e il professore di filosofia, Giuseppe Ferraro dell’Università Federico II di Napoli, l’intento è fare conoscere il carcere e l’ergastolo. Per permettere la divulgazione il costo è di un euro , come i piccoli libri di mille lire di una volta.
Anche io ne ho comprato 20 copie e sto aspettando che me li portino. Ne ho ricevuti due e ne ho spedito uno al magistrato di Sorveglianza e un altro alla direttrice. Quando mi arriveranno gli altri li farò avere un po’ a tutti , dall’area educativa ai professori e altri.
La censura della cultura è l’orrore più grande che uno Stato può fare .In Italia dal 2009 con la legge n°94 di Angelino Alfano che ha azzerato la cultura nel regime di tortura del 41 bis, di conseguenza a Parma che c’è anche la sezione del 41 bis, e siccome non fanno differenza con gli altri regimi come l’AS-1, si comportano allo stesso modo. Conosco come agiscono a Parma, ci sono stato e ho avuto molti scontri con la direzione.
Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, Francesco Maisto , ha commentato su internet “ L’assassino dei sogni” : “ Lettura importante per la profondità di Giuseppe che incrocia la dignitosa sofferenza di Musumeci”… 29 luglio 2014 alle ore 16.43.
Sono convinto che su questo punto bisognerebbe fare una battaglia di civiltà con una petizione da mandare in Parlamento e cercare di dare quanta più risonanza mediatica possibile, perché la gente deve sapere quello che succede nelle carceri.
20-08-2014

IL TEMPO PASSA MA NULLA CAMBIA

“Le carceri italiane rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta. Noi crediamo di aver abolito la tortura e i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di tortura, la più raffinata. Noi ci vantiamo di avere cancellato la pena di morte dal codice penale comune e la pena di morte che ammanniscono goccia a goccia le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano dal carnefice. Noi ci gonfiamo le gote a parlare di emenda dei colpevoli e le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti o scuole di perfezionamento dei malfattori”. (Filippo Turati, discorso alla Camera dei Deputati del 18 marzo 1904. Citazione tratta dal libro “Viaggio nelle carceri” di Davide La Cara e Antonio Castorina, edito da Eir).
Sembrano parole dette ieri alla Camera, eppure sono passati 110 anni, dall’800 siamo nel terzo millennio, sono passate quasi cinque generazioni, ma nulla è cambiato nell’impostazione data al sistema carcerario dai piemontesi con i Bandi promulgati da Carlo Felice di Savoia il 22 febbraio 1826, anche se vengono sostituiti da un regolamento provvisorio nel 1863, nella sostanza non cambia niente, tutto continua come prima con le torture, un elenco da brivido.
Con i tempi moderni le torture sono più sofisticate, ma nulla è cambiato, oggi addirittura abbiamo un regime che è tortura, il 41 bis, la censura lo tiene celato con le parole.
Questo dimostra che è il sistema che deve essere cambiato, ma con questi politici miserabili che ci ritroviamo, non credo abbiano il coraggio di fare un cambiamento di civiltà.
21-08-2014

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2 pensieri su “Diario di Pasquale De Feo- 22 luglio – 21 agosto

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Come sempre grazie per il tuo diario che leggo sempre con lo stesso interesse, come sai Il comitato NO LOMBROSO sta crescendo e il due dicembre ci sarà l’appello per riavere i resti di Vilella, spero che questo fatto sia giustamente enfatizzato e che finalmente l’informazione storica venga conosciuta da un alto numero di italiani, Ma purtroppo mi accorgo che anche per altri argomenti vince sempre la televisione che disinforma su tutto quello che può. Crea opinione, anzi direi che molti la vedono come LA VOCE DI DIO, Chissà quando gli italiani cresceranno abbastanza per capire dove sono le bugie raccontate per comodo………Un caro abbraccio Pasquale….e tanta stima nei confronti del tuo sapere.

  2. mare_viola@live.it in ha detto:

    ciao Pasquale, ieri era troppo tardi per risponderti , è soprattutto poco tempo per leggere, il tuo tanto atteso diario, che già conosco, lo stile, ma sai adesso da sei mesi sono in Australia da mia figlia, per la nuova nascita, , e poi con cinque nipoti il lavoro nn mi manca, ma oltre quello, vedi , il luogo è circondato da boschi, è dove ci sono pezzature di terreno molti hanno formato aziende agricole, che guarda caso ci sono, molti siciliani, calabresi, etcc ! che all’epoca della crisi di 60 anni fa, sono emigrati per far fortuna, è trovare un tozzo di pane.
    Anche mia figlia, col suo compagno, si son accampati qua ” Australia ” da tredici anni, che molti vedono solo in cartolina, ma lei ha preferito viverci, dove ha trovato, la sua pace, con la sua ricca famiglia, composta di 7, inclusi loro, una bella famigliola.
    L’Italia nn riusciva ha digerirla , perchè alla fine nn gli piaceva il razzismo fascista, ancora in vigore, nei vari settori, specie nei pubblici uffici, altro che camorra , questa è mafia legalizzata , in pugno a degli impiegati , pagati da noi che gestiscono , affari, anche personali, che noi ” sappiamo ” !!!!
    Bene ! tornando qua, ora è adesso, oggi ho aiutato mio genero nella sua azienda, a fare talee , il mio vecchio lavoro , che nn ho mai dimenticato , quando lavoravamo con mio marito, “nella nostra azienda “, che ora riposa, oggi mi è servito, per contribuire a dare un piccolo aiuto. Anche qua, come vedi caro Pasquale, il tempo per me è importante, ma riesco, malgrado gli impegni, ha trovare, dei ritagli, che mi prendo, perché le buone azioni , sono quelle che ti arricchiscono, e che ti rafforzano.
    Ho trovato dei passi, che mi hanno commosso, come anche alcuni chi mi hanno rattristato è abbassato l’umore, tanto che cercavo qualcuno per parlarne, ma ai me!
    nn c’era nessuno, tranne il lago, dove mi reco spesso, nn è lontano, a soli 50 metri, è resto in silenzio, annullandomi, per nn pensare, difficile per una mente pensate , come me, ma ci riesco, anche tu nn scherzi mica!!!
    Il tuo diario è un trainate per tirare avanti, lavorando assiduamente, per regalarci qualcosa che tu in esclusiva, prepari per te è per noi, per un contatto umano è comunicativo. Ciao è grazie Pasquale

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