Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera a mio padre… di Marcello Dell’Anna

letteras

Il nostro prezioso Marcello Dell’Anna, detenuto a Nuoro, ci ha inviato questo testo bellissimo, scritto anche sotto l’ispirazione del libro “Mio padre votava Berlinguer” di Pino Roveredo.

Marcello scrive una lettera di straordinaria bellezza rivolta a suo padre che (dal 1996) non c’è più.

Alcuni passaggi sono un taglio straziante nell’anima. Passaggi come questo:

“L’ho deluso e ho saputo procurargli solo dolore. Sono stato la macchia nera sulla camicia bianca dell’onestà indossata sempre dai miei cari. Sono stato la sporca espressione della vergogna sul viso pulito della mia famiglia. Il rimorso di non aver potuto dire: “Papà riuscirò a laurearmi e diventerò migliore”, continua ad uccidermi ogni giorno di ogni anno, sin da quel lontano 1996. Alla fine di ogni giornata puntualmente la mia coscienza mi presenta il conto… i ricordi di papà riaffiorano…ed il rimorso è lì –impietosamente- pronto a dirmi “vergognati”…pronto a dirmi che mio papà è morto anche per le sofferenze che gli ho arrecato.”

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Caro papà, sono passati tanti anni, quante “capriole in salita”, “quanti inciampi nell’aria stramazzando ogni volta nella delusione del suolo (…) quanta gente ho incontrato nei miei oplà in salita“, eppure sono riuscito ad allontanami da un passato nefasto fatto solo di inganni e delusioni. Oggi riesco felicemente a “piantare le braccia nel terreno, lanciando il mio corpo nella capriola e rialzarmi senza più dolore con la voglia infinita di altre mille capriole”…

Già, il mio papà. Il mio grande papà…

Dovete sapere che ho perso papà nel 1996. Ero in carcere da quasi quattro anni e quando mi comunicarono che mio padre era in coma, sentii il mio cuore frantumarsi. Da bambino per mio papà ero il figlio che avrebbe inorgoglito la famiglia diventando il “bravo avvocato” oppure il “bravo commercialista”. L’ho deluso e ho saputo procurargli solo dolore. Sono stato la macchia nera sulla camicia bianca dell’onestà indossata sempre dai miei cari. Sono stato la sporca espressione della vergogna sul viso pulito della mia famiglia. Il rimorso di non aver potuto dire: “Papà riuscirò a laurearmi e diventerò migliore”, continua ad uccidermi ogni giorno di ogni anno, sin da quel lontano 1996. Alla fine di ogni giornata puntualmente la mia coscienza mi presenta il conto… i ricordi di papà riaffiorano…ed il rimorso è lì –impietosamente- pronto a dirmi “vergognati”…pronto a dirmi che mio papà è morto anche per le sofferenze che gli ho arrecato.

Ed ecco allora presentarsi i ricordi delle mie maledette sciagurate azioni di un tempo, come in una sequenza fotografica proiettata all’infinito, le immagini di quegli atti si ripetono nella mia mente, senza dubbio per rammentarmi che della mia vita sono stato un pessimo attore artefice di un film finito tragicamente…

Da giovane ragazzo -truccato da uomo- ho fatto della morte la mia vita e del carcere la mia casa, ma poi ho capito che non potevo continuare così, ho capito che l’emenda, il riscatto, la vera libertà materiale e morale non era il male.

Il libro “Mio padre votava Berlinguer” è stato per me davvero massacrante…non nascondo che mentre lo leggevo ho pianto sempre, e diverse notti non ho dormito…pensavo a mio padre, anche se, a dire la verità, lo faccio spesso…

“Quanto ti ho fatto penare papà…quanta sofferenza ti ho procurato…” ecco, in quei momenti mentre leggevo il libro e mi straziavo dal dolore, sentivo quel bastardo del “rimorso” godere più di quanto abbia già fatto in tutti questi anni. Spietato e senza pietà, come i peggiori killer, mi è penetrato nel cuore, come un lama ben affilata, lacerandolo più di quanto non fosse.

E continuo a scrivere papà, scrivere veloce, con la parola che si attacca alla parola, la riga che rincorre la riga, con lo spazio che si accorcia, e con le cose da dire che pretendono di essere raccontate. Vorrei dirti dei libri che scrivo, della vita che vivo, dei dispiaceri che sconto, dei piaceri che raccolgo e che per rispetto dei tuoi sogni a volte ti dedico” (dal libro “Mio padre votava Berlinguer”)

Papà pensa…mi sono laureato, ho un rapporto di collaborazione con studi legali, con associazioni culturali, con università, ho scritto qualche libro… Insomma papà, ho tanti progetti a cui dare vita e tante persone disposte ad accompagnarmi…

Sai papà, anche chi è privo della libertà, come me da tanti anni, può fare delle scelte; io sono riuscito a ritrovare me stesso e con me stesso ho scelto di rinascere e crescere, divenendo credibile e attendibile nel mio cambiamento. Oggi sono una persona diversa e migliore di quello che ero e l’ho fatto per Te papà, per noi, per dimostrarti che sono quel figlio che hai sempre desiderato che fossi.

Papà se puoi perdonami gli eccessi….e adesso che siamo alla fine concediamoci un grazie per tutti i tuoi, i miei pianti che con la potenza delle loro emozioni hanno continuato a legare quelle vite, mai improbabili, ma vere e vive come una cronaca lunga più di diecimila-novecento-cinquanta incontri

(dal libro “Mio padre votava Berlinguer”)

Penitenziario di “Badu e Carros” Nuoro

Incontro con lo scrittore Pino Roveredo, 28 Settembre 2014

Marcello dell’Anna

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4 pensieri su “Lettera a mio padre… di Marcello Dell’Anna

  1. Giuseppe Rotundo in ha detto:

    Caro Amico Marcello,ho letto e riletto più volte la tua lettera rivolta al cielo. Tu sei un ombra visibile a pochi(Cosi hanno voluto quei disgraziati) e quel cielo nessuno lo può oscurare.Certo amico mio, la tua mente piena di tristezza, e di ricordi non ti aiuta a dimenticare ma la persona che sei oggi è un orgoglio per tutti,e per il cielo bellissimo che splende su di te ….Ebbi la prima sensazione positiva su di te quando chiuso in quella cella del Carcere Pagliarelli insieme al tuo amato Fratellone,per interi giorni e notti ci giungevano forti le parole scritte da te. Poi il pianto di Franco prendeva il sopravvento,e toccava a me fare l uomo forte…Abbracciandolo!

    Marcello,oggi sei una risorsa grande ….Grazie!

  2. Grazia in ha detto:

    Sai bene che cosa penso…perché te l’ho scritto, ma mi pare giusto e opportuno rendere pubblico un piccolo stralcio del nostro interloquire…
    “Ho, forse arbitrariamente non so, percepito lo sguardo dolce e comprensivo del tuo Papà, su quelle parole che scorrevano sotto i tasti del pc, e mi è parso di percepire il suo sorriso, il suo consenso, perché mi sento certa che l’essere quello che siamo ORA, vada a riavvolgere un tempo che è stato, senza cancellarlo perché non si può, ma usandone le polveri come essenze colorate per disegnare un presente sereno, in un nuovo tempo dove il comprendere noi stessi e le nostre gesta ci permetta di vivere appieno i nostri sentimenti e la nostra realizzazione.
    Credo che solo gli animi grandi e nobili come il tuo sappiano soffrire così tanto e così profondamente per i propri atti, pur sapendo di essere cambiati e aver pagato il salato conto del risarcimento sociale e morale”.
    Attraversiamo il tempo oltre il tempo, costruendo ponti sugli abissi.
    Ti abbraccio,
    Grazia

  3. mare_viola@live.it in ha detto:

    Quello che hai scritto, sanno di musica, uscita da un percorso, maturato dal tempo, e dalla tua crescita interiore, vedi c’è l’hai fatta, anche se continui a rivangare il tuo passato, spezzettato, lacerato, sei sempre un arcangelo ” umano ” senza ali, ma voli lo stesso, perchè quello che sei riuscito a fare, meritato da un accurato lavoro di formazione, professionale, che oggi ti fa onore.
    E’ ricca è penetrante la tua storia, da te vissuta, regala anche a noi qualcosa, di prezioso, come dire ” mai dire mai “, tutto ha una nascita, è la che nascono le stelle.
    Tuo padre sicuro, è vicino alla tua stella, nn si sa, ma è la che ci si deve lavorare , per approfondire, un rapporto che è sempre vivo, nel tuo cuore.
    Complimenti , mi hai regalato un sorriso, mentre osservo la tua stella

  4. Alessandra lucini in ha detto:

    Struggente questa lettera ed è uno sfogo che viene dal profondo del tuo cuore, sono certa che tuo padre ti ha amato per quello che tu eri e che oggi ti amerebbe per il tuo passato che ti ha reso quello che sei. Complimenti per quello che hai costruito in te stesso.

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