Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La situazione delle carceri d’Italia? Leggendo la rassegna stampa, sembra di leggere un bollettino di guerra

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Un’altra interessante riflessione di Angelo Meneghetti, detenuto a Padova.

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In questi giorni, leggendo la rassegna stampa di Ristretti Orizzonti, emerge la situazione disastrosa di diverse carceri d’Italia. Addirittura si legge che: la casa di reclusione di Rossano (RC) vigile costantemente “l’ombra di una specie di Guantanamo”. Oltretutto è stata fatta una denuncia da parte della parlamentare PD Enza Bruno Bossio, che nel corso di una visita interna alla struttura penitenziaria aveva scoperto situazioni inammissibili, violenze  e condizioni di vivibilità impossibili per i detenuti (articolo di Matteo Lauria sul quotidiano “Il Garantista” del 4 settembre 2014). Oltretutto in quell’articolo ci sono le iniziali di un signore di 38 anni che racconta “le vili aggressioni subite” e svela alcuni misteri, denunciando “i pestaggi avvengono in isolamento”. In altre carceri ci sono detenuti che si uccidono impiccandosi. Nel nuovo carcere di Trento in pochi mesi si sono tolti la vita tre detenuti, e su questi episodi si sono acesi i riflettori sul carcere e sulle condizioni di vita al suo interno. E’ una scia di suicidi che stanno avvenendo in diverse carceri della penisola e non solo. Anche nell’isola della Sardegna. 

Leggendo queste cose mi vengono in mente i vecchi ricordi di dialoghi con diversi detenuti, fatti nell’arco della mia carcerazione, “2o anni trascorsi in questi luoghi di cemento e di ferro. Dicevano sempre che le carceri italiane, con questo sistema, peggioreranno. Ovviamente il pensiero e la speranza della maggioranza dei detenuti sono sempre quelli di vedere un cambiamento e un miglioramento di vivibilità di questi infernali luoghi.  A volte sembra impossibile che avvenga tutto ciò nel nostro Paese, considerato uno Stato di diritto, democratico e civile. Ma nelle prigioni italiane di democratico e civile c’è ben poco. Quello che manca è proprio quella sensibilità umana che dovrebbe esserci. Se una persona da giovane ha fatto degli errori “dovuti al, la giovane età”, il carcere dovrebbe essere la scuola per il giusto reinserimento nella società,  ma no è così. Tutto ciò è dovuto a certe regole e, pensandoci bene, sono regole senza senso. Ad esempio: se la cella è adibita per una persona, perché con la forza e la prepotenza in quella cella ci devono stare 3 o 4 persone per diverso tempo, addirittura di etnie diverse che non riescono nemmeno a comunicare tra loro. E’ qui che manca il senso di umanità di un Paese democratico e civile, anche se nell’Ordinamento Penitenziario si parla dei diritti dei detenuti e di tante altre belle cose che non sono applicate alla lettera. Ma c’è di più. I detenuti hanno il Magistrato di Sorveglianza che dovrebbe tutelarsi. E’ qui che nasce il conflitto, perché questa persona, rappresentando anche le istituzioni, copre un doppio ruolo, e i due ruoli si vanno contraddicendo l’uno con l’altro. Tutti i reclusi delle carceri italiane sono obbligati a rivolgersi al Magistrato di Sorveglianza, specialmente per chi vuole accedere ai permessi premio e ad altre richieste di necessità, e se applicasse alla lettera quello che c’è scritto sull’Ordinamento Penitenziario, le carceri italiane non sarebbero luoghi degradanti e inumani come realmente sono oggi. Basterebbe che ogni Magistrato di Sorveglianza applicasse alla lettera l’art. 69 dell’Ordinamento Penitenziario (funzioni e provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza) legge 26 luglio 1975 n. 354.

Non voglio aggiungere altro. Basta leggere l’Ordinamento Penitenziario “e norme complementari”. In questo periodo si discute moltissimo, in Parlamento, circa la nuova riforma della giustizia, e si spera che ci sia un cambiamento sul versante dell’esecuzione penale e del reinserimento dei condannati. Dopotutto la maggioranza dei detenuti che hanno sulle spalle diversi anni di carcerazione, dicono e pensano in questo modo: “E’ il carcere che dovrebbe fare in modo che il processo di reinserimento abbia inizio. I permessi premio non sono regali o premi come vogliono farci pensare. Essi sono solamente una parte integrante del processo di reinserimento del detenuto. Se non ci sono i permessi, non può completarsi tutto il percorso di reinserimento del detenuto. Cose che spesso sono sottovalutate dai Tribunali di Sorveglianza”. Vogliamo che questo Paese sia veramente democratico e civile e con il giusto senso di umanità?

Padova 12/09/2014

Angelo Meneghetti

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