Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Intervista a Giuseppe Barreca

solesssssss

Pubblico oggi questa intervista che è stata fatta al nostro Giuseppe Barreca, detenuto a Spoleto.

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Progetto: numero speciale di “Editrice A”.

Nome: Giuseppe

Cognome: Barreca

detenuto presso le carceri di Spoleto PG, condanna ergastolo detenuto ininterrottamente dal 1990, laurea (in carcere) in SCIENZE POLITICHE.

1- Ricordi come accogliesti la condanna definitiva all’ergastolo? Quali furono i tuoi pensieri e i tuoi stati d’animo?

Con molta rabbia, sensazione che prova chiunque subisce una condanna (soprattutto quando, come nel mio caso, rasenta l’inverosimile nelle sue più smivurate varianti) sia breve che perpetua e in taluni momenti la “macchina” uomo non ha nemmeno il tempo e la voglia di pensare, salvo poi farsene una ragione con lo scorere del tempo.

2- Preferisci la pena di morte o l’ergastolo?

Forse qualche tempo fa a questa domanda avrei risposto che preferirei la pena di morte, ma oggi ho capito e dato un senso alla mia vita e soprattutto ora che ho conosciuto la libertà interiore (… quella che molti non hanno da liberi) dico che la vita è bella, a prescindere e forse ha poca importanza se sono ancora in catene. La vita è bella anche con un fucile puntato alle spalle.

3-Come vive l’ergastolano?

Un ergastolano vive come pensa e pensa come vive. Sogna, vive soprattutto di empatia.

4-Come percepisci il tempo che trascorri in carcere ed è per te un tempo vuoto, un tempo perso o comunque un tempo di vita?

Nessun uomo si è mai “abituato” alla privazione coercitiva della libertà, ma la “macchina” uomo, essendo egli l’animale più abitudinario in natura, col passare del tempo se ne fa una ragione e cerca di investire il tempo in  espedienti, magari cogliendo ogni istante e dando un senso a quell’attimo di vita che inesorabilmente scorre. A quel sospiro. A quel macchinoso fluire del tempo “…Dicono che c’è più tempo per seminare e uno più lungo per aspettare… io dico che c’era un tempo sognato che bisogna sognare”. Tratto dalla canzone: “C’E’ TEMPO” di Ivano Fossati (… bellissima… ascoltatela!!!).

5-Apparirei frivolo e banale se affermassi che mi manca l’amore (…quello  insito verso le persone che non hanno mai smesso di lottare e continuano a sorreggere il mio respiro e ogni singolo battito del mio “martoriato” cuore), dunque diciamo che mi manca il sesso (…da morire!).

6-Eventuali (in dieci righe) tue osservazioni sulla pena dell’ergastolo, il carcere e il divieto di fare l’amore.

L’ergastolo rappresenta la follia dell’uomo (…certi uomini!!) nella sua essenza più estrema.

L’ergastolo non è altro che una vendetta ordita dallo stato per conto delle vittime.

L’ergastolo è stata la peggiore invenzione dell’uomo “contemporaneo”.

L’ergastolo viola i principi sanciti dai nostri padri costituenti (art. 27 Cost.).

Privare il detenuto di “vivere” il corpo della propria compagna/moglie/amica rappresenta l’ERRORE nelle sue infinite e infime sfaccettature e, quello che è più grave, non giova né alle vittime del reato né allo Stato. E’ una privazione che va totalmente contro natura. Contro ogni regola.

“Never give up” (no mollare mai) è il mio motto. Tatuato sul braccio destro. Riassume il mio personale concetto di vita.

Giuseppe Barreca

(Casa di reclusione di Spoleto)

Spoleto, 7 luglio 2014

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Un pensiero su “Intervista a Giuseppe Barreca

  1. mare_viola@live.it in ha detto:

    ciao Giuseppe , certo che potrei comprenderti, nel sentire la tua condanna definitiva , ti ha travolto, e che questa mostrificazione, della macchina uomo, che ha creato questo inferno, togliendo soprattutto la possibilità di uno sfogo della natura, nata dalle viscere della nostra madre terra, un dono, per procreare , ma anche per creare energia alla vita stessa, che senza ne morirebbe, avvizzendo.
    Ma come dici tu, e che mi piace il quadro delineato ” nn mollare mai ” …

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