Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La Cayenna italiana… di Pasquale De Feo

41bis

Questo è un testo prezioso.

Il nostro Pasquale De Feo richiama i giorni in cui era nel carcere dell’Asinara, nei primi anni novanta.

E con questo richiamo, Pasquale parla della famigerata stagione delle carceri speciali e del furore giustizialista.

——————————————————————————————————————————————————-

Avevo fame. Ogni giorno lo stomaco occupava i miei pensieri perché il cibo era poco, scarso e immangiabile, come l’acqua. Ce ne davano una bottiglia al giorno, quella del rubinetto non era potabile, era gialla e puzzolente.

Tutto il contesto era opprimente, persino i colori della cella erano stati dipinti su ordine del Generale dei carabinieri, Dalla Chiesa, negli anni settanta, che dopo essersi consultato con uno specialista dei colori, aveva scelto i più deprimenti per fiaccare la resistenza delle Brigate Rosse che alla fine si ribellarono e distrussero la famigerata sezione Fornelli dell’Asinara, all’inizio degli anni 80.

Nel luglio del 1992 all’Asinara avevano instaurato, nella sezione Fornelli, il regime di tortura del 41 bis e il trattamento era disumano, soffrivamo la fame, la sete e il freddo non essendoci riscaldamenti, non avevamo niente, la sopravvivenza occupava tutta la mia quotidianità.

In certi momenti ci guardavamo e ci dicevamo: “Un giorno, quando lo racconteremo, non ci crederanno”. Ricordo di avere letto in un libro che gli ebrei nei campi di concentramento avevano gli stessi nostri timori, di non essere creduti. Anni dopo, gli stessi detenuti non ci credevano quando lo raccontavano.

In America su simili aberrazioni avrebbero fatto tanti film, come hanno fatto su Alcatraz, in Italia, nessun film, perché l’omertà istituzionale è più granitica di quella della criminalità.

L’unico film serio che è stato fatto sulle carceri è stato “Detenuto in attesa di giudizio” di Alberto Sordi nel 1970, il resto sono stati filmetti che non rispecchiavano assolutamente la realtà.

L’occasione per emanare questa mostruosità furono le stragi del 1992-1993, direi le solite stragi Stato, o meglio dire, il solito metodo, quello della strategia della tensione. Stavolta avevano scelto solo interlocutori diversi.

Non contento, il potere legislativo, nello sfornare leggi emergenziali diede libero sfogo a tre buontemponi della politica, molto noti per le loro “marachelle” e cattive frequentazioni. Andreotti-Scotti-Martelli. Questi giullari metafisici imbarbarirono la civiltà del diritto con la loro sospensione. Si inventarono l’art. 4 bis e l’art. 41 bis. Il primo è un mostro giuridico che non ha eguali nel mondo. Coniarono anche un nuovo ergastolo, chiamato “ostativo”. Questo articolo elimina ogni beneficio delle misure alternative. In poche parole, una pena di morte chiamata in modo diverso, più civile sic.

Il 41 bis è la legalizzazione della tortura nell’esecuzione della pena. Con le parole si è annacquata la barbaria, così non si urta la sensibilità di tante anime sensibili che urlano se un cagnolino viene maltrattato, ma se i meridionali vengono torturati il loro animo non ne risente. In 150 anni hanno metabolizzato come una seconda pelle il razzismo antimeridionale. Siamo sporchi, brutti e cattivi. Nell’immaginario comune è “normale” essere trattati così.

In questo obbrobrio siamo stati e sono tutti meridionali, d’altronde lo sono anche i carcerieri. Ormai il lavoro sporco lo hanno appaltato agli stessi meridionali.

Nei primi giorni era tanto il mal di pancia dopo avere mangiato che iniziai a nutrirmi solo di pane e frutta, ma dovetti soccombere e vincere le nausea. Tempo dopo abbiamo saputo che nel mangiare ci buttavano ogni tipo di schifezza; detersivi, cibi scaduti, urina e altro.

Guardavo nel piatto di pasta e fagioli e vedevo numerosi vermi bianchi. Non mi decidevo a mangiare. La voce del mio coimputato mi arrivò dritto al cervello: “Mangia che sono proteine, dobbiamo sopravvivere!”. Come una sferzata fece il suo effetto, mangiai tutto il piatto e così tutti i giorni in cui rimasi in quell’inferno, cibandomi di tutto ciò che portavano, senza buttare neanche le briciole di pane.

La strategia della tensione serve per destabilizzare, alzare una cortina fumogena con la repressione affinché il potere reale si stabilizzi e venga portato in trionfo dal popolo ignorante. Fra trent’anni si saprò che furono stragi di Stato, come lo sono state tante nel passato. Nel frattempo il mostro scelto da buttare in pasto all’opinione pubblica ne pagherà tutte le conseguenze. La stessa opinione pubblica, aizzata dai mass media, pagherà essa stessa il conto, con la sospensione dei diritti civili; tribunali speciali e torture nelle carceri e nelle caserme per appagare la sete di odio aizzato ad arte affinché  copra e dia l’ìmpunità ai burattinai del potere, tipico dei regimi di Stato di Polizia.

La repressione indiscriminata distrugge ogni cosa e sortisce l’effetto contrario, alimentando un odio contro le istruzioni che passerà alle prossime generazioni. Quando si istituzionalizza la tortura, il meccanismo è di mostrificare chi la subisce, per giustificare agli occhi della popolazione il crimine che si sta perpetrando. Ciò innesca una spirale perversa di rabbia, rancore e odio che coinvolge tutta la cerchia familiare, identificando lo Stato come nemico.

I politici, per paura di essere a loro volta inquisiti facevano a gara a chi era più aguzzino nel proporre norme restrittive. I magistrati giudicanti, ostaggi delle procure, erano diventati dei plotoni d’esecuzione, condannavano alla cieca, tipo liste di proscrizione. La Corte di Cassazione era diventata un ufficio notarile, metteva solo il sigillo alle condanne. Il Paese era in mano alle Procure e ai politici che le appoggiavano. Avevano instaurato un clima di paura e insicurezza, legittimando ogni tipo di repressione con la sospensione della democrazia e dei diritti civili nelle carceri, nelle caserme, nei tribunali.

Credo dovesse essere simile al periodo dell’unità d’Italia con la legge Pica. Tutto il Meridione era classificato un covo di briganti. Ora era ritenuto un covo di mafiosi. Il mostro e il lupo non hanno diritti, possono essere torturati e sterminati, senza suscitare riprovazione nella società civile manipolata con cura certosina. Antonio Gramsci nel 1920 seppe sintetizzare quello che era successo 50 anni prima: “Lo Stato italiano è stata una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri, che scrittori e giornalisti salariati marchiarono con il nome di briganti. Fra 50 anni ci sarà un altro Gramsci che dirà la verità su questo periodo vergognoso. Nulla è cambiato. L’impianto burocratico-poliziesco messo in piede dai piemontesi, non è stato mai smantellato.

Con il regime di tortura del 41 bis ti azzerano i contatti umani, ti torturano fino a quando o accusi altre persone o diventi uno zombi, un morto vivente. Per questo motivo in questi reparti ci sono cinque volte in più suicidi degli altri regimi carcerari. E’ una tortura “democratica” elevata a sistema. Forse credono che, essendo “democratica”, sia meno disumana.

Non avevo mai provato una sofferenza così profonda, tanto forte che spesso diventava dolore fisico. Solo di notte, nelle 3 o 4 ore che riuscivo a dormire, trovavo un po’ di sollievo. Spesso pensavo alla morte per non dovere più soffrire. Molte volte mi sono ripetuto di non augurare questo mio stato neanche al peggiore nemico. Sono stato molte volte sul punto di lasciarmi andare, di addormentarmi e non svegliarmi più per potere ritrovare la pace. Morire per non soffrire più.

Non avevo mai creduto, quando leggevo, che può bastare una piccola frase per darti una spinta motivazionale, che ti fa superare qualunque ostacolo. Un giorno un amico mi diede da leggere un libro di Friedrich Nietzsche “Così parlò Zaratustra”. Mentre lo leggevo svogliatamente, senza riuscire a concentrarmi per la disperazione dei miei pensieri, lessi la frase: “I morti hanno sempre torto” e più avanti “Il dolore che non ti uccide, ti rende forte”. Scattò in me qualcosa, che innescò una reazione profonda che scosse tutti i miei sensi.

Iniziai a fare ginnastica e a leggere. La mente sembrava una locomotiva che andava a tutto vapore e iniziai a vedere di nuovo il mondo a colori. Ci davano un libro ogni 15 giorni ed io facevo la richiesta  anche per altri tre compagni di cella, così avevo da leggere quattro libri ogni due settimane. Tutta questa nuova energia mi portò a lottare per i diritti che venivano calpestati e mi scontrai con la Direzione dell’Asinara. Riuscii a fare intervenire ministeriale ed avere alcune cose che la repressione ci limitava. Come due docce a settimana, comprare una busta di caramella e un KG di frutta e verdura a settimana, piccole cose ma che in quel momento erano molto.

Me la fecero pagare. Trascorsi un intero inverno con un paio di scarpe di tela. Non ho mai sofferto così tanto il freddo ai piedi. Ma quando sei determinato in quello che fai, tutte le repressioni le sopporti con stoica pazienza. Tutte queste prove mi hanno rafforzato il carattere e costruito una forza d’animo da potere sopportare qualsiasi dolore.

Come nel passato, il potere cerca di fare cadere le infamie che hanno commesso all’Asinara, Pianosa, Poggioreale, Secondigliano e in altre carceri. Non dobbiamo farlo succedere, perché, come la storia ci insegna, ciò che non si corregge si ripete. In Italia purtroppo si è ripetuto spesso nei periodi di repressione ciclica che si abbatte nel Meridione.

Nelle carceri hanno iniziato 150 anni fa a usare la tortura con i Bandi del 1826 di Carlo Felice di Savoia portati con la conquista del Sud nel 1860, anche se nel 1863 furono sostituiti con un regolamento provvisorio. Nella sostanza non è mai cambiato niente, si sono solo adeguati ai tempi. Oggi l’infamia della tortura del 41 bis continua anche se sono trascorsi 22 anni, dalle bastonate quotidiane sono diventati più scientifici. Per avere una idea basta rammentare i centri di detenzione psichiatrici sovietici. Ci rinchiudevano i dissidenti per annullarne la personalità e annichilirne il pensiero. Questi sono oggi i 41 bis.

Quando sento i Savonarola che urlano di riaprire Pianosa e l’Asinara, penso a quanto siano malvagi, anche se sono consapevole che non sanno di cosa parlano. I loro strali servono a mantenere la loro rendita di potere ed i privilegi acquisiti con il loro lavoro di dispensatori di odio, pertanto non pensano minimamente che il loro benessere derivi da tanta sofferenza. 

A volte penso che se fossi ricco finanzierei un film sul regime di tortura del 41 bis, ma principalmente sulle due Cayenne italiane, le isole di Asinara e Pianosa. Credo che solo così la gente saprebbe l’orrore che si è perpetrato in questi luoghi da parte dello Stato.

L’opinione pubblica è stata talmente catechizzata e anestetizzata che le barbarie del passato e quelle del presente nel 41 bis, nelle carceri, nelle caserme e con la fascistizzazione delle polizie non li inducono a ribellarsi, affinché la democrazia e la civiltà entri in questo campo con pieno diritto.

Mai più simili barbarie. C’è lo impone la nostra civiltà, la nostra appartenenza alla comunità europea e i trattati internazionali. E’ tempo che questo vuoto di umanità venga colmato.

De Feo Pasquale

Catanzaro settembre 2014

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

4 pensieri su “La Cayenna italiana… di Pasquale De Feo

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Leggerti apre sempre nuove finestre, anche se mi ci sono già affacciata molte volte sulla visione dell’Asinara e Pianosa, farlo con te è emozionante, so che dici la verità e che non la dici neppure tutta perchè ricordare certe cose fa troppo male. L’essere umano non cambia purtroppo, e la mentalità della vendetta è difficile da abbattere. ti abbraccio con la stima di sempre e ti dico come sempre. Resisti, c’ è un grande bisogno di te.

  2. mare_viola@live.it in ha detto:

    ciao Pasquale, un po in ritardo! “io “, ma nn preoccuparti , nn mi scappi , ti ritrovo, sai perchè è semplice! mi piace il tu percorso, attraverso la storia, fatti avvenuti , nuovi risultati, per evadere, da quell’inferno, riuscendo così a immedesimarmi è capire ciò che accade dentro l’animo umano, in questo caso il tuo.
    La tua documentazione è abbastanza chiara, dura , penosa , raccapricciante, in tutte le sue negatività, ma ne è uscito un uomo nuovo, fortificato dai danti dolori, che oggi riesci a muoverti , nn più chiuso è isolato, ma combattivo, verso quella libertà, irraggiungibile, ma dentro di te è come se lo fosse, infondo , guarda quanto materiale, riesci a donare, già questo è un passo verso la libertà, riuscendo a trovare, chi trova il tempo per ascoltarti, ed è quello che io faccio , per questo di dico grazie…
    La tua porzione, di lettura, è piacevole, e senza allungarmi la condivido, con tutto il rispetto di un buon amico, ” l’amicizia è un dono impagabile, pur nn vedendoci ” ci si sente attraverso il linguaggio…

  3. ciao pasquale…da quanto tempo…non ti nascondo che sono emozionata…spero tanto che ti ricordi di me…tante volte ti ho pensato x svariati motivi. finalmente sono riuscita di nuovo a rintracciarti tramite rita che anche con lei ci siamo ritrovate su fb…ti prometto che pianpiano leggero’ tutto di te…x adesso non puoi immaginare come sono contenta di averti rintracciato…rita mi ha dato anche il tuo indirizzo x cui ti scrivero’ anche privatamente…nel frattempo ti do un abbraccio enerme con immenso affetto…un bacio ❤

    • ciao pasquale…da quanto tempo…non ti nascondo che sono emozionata…spero tanto che ti ricordi di me…tante volte ti ho pensato x svariati motivi. finalmente sono riuscita di nuovo a rintracciarti tramite rita che anche con lei ci siamo ritrovate su fb…ti prometto che pian piano leggero’ tutto di te…x adesso non puoi immaginare come sono contenta di averti rintracciato…rita mi ha dato anche il tuo indirizzo x cui ti scrivero’ anche privatamente…nel frattempo ti do un abbraccio enorme con immenso affetto…un bacio 3<

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: