Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Riscatto d’agosto… di Maurizio Campanotta

falcos

Oggi pubblico questo meraviglioso testo di Maurizio Campanotta, detenuto ad Opera, che ci è giunto grazie alla nostra Grazia.

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Se ne stava lì, sospeso nell’aria, immobile e silenzioso, incurante della mia presenza, come se quell’angolo tra le pareti e soffitto gli appartenesse da sempre. Io lo osservavo in attesa di una qualche sua evoluzione, e invidiavo la sua pazienza e la semplicità della vita dello straordinario acrobata.

Non me ne ero ancora reso conto, ma da quando l’aracnoide era apparso dal nulla, come uno spettro dalle gentili intenzioni, aveva catturato la mia curiosità. Mi ero distratto dai pensieri che accompagnavano quel giorno di abbandono.

Mi chiedevo come fanno certi uomini a provare così tanta repulsione -fino ad arrivare al panico, alla fobia- per un essere così elegante e intelligente; poiché, nelle sue forme filamentose, quasi invisibili all’occhio umano, vi erano segni evidenti di una logica Euclidea nella quale esso si muoveva sulle sue otto zampette sottili da ballerino, con un’abile precisione e, a tratti, con scatti repentini rocamboleschi. Me ne resi conto, quando una zanzara si era impigliata tra le sue geometrie concentriche di quel maestoso capolavoro di ingegneria e, con passi volitivi raggiunse la preda che si dimenava convulsamente per poi divorarla in pochi attimi.

Era il suo primo pasto dopo tanto lavoro. In seguito notai un grappolo di piccoli bozzoli, come se stesse cercando l’approvvigionamento per l’inverno; era ancora l’estate al culmine del suo splendore e dei lunghi ed interminabili pomeriggi afosi.

Non ci sarà pace su questa terra, affinché l’ultimo essere umano non si sarà estinto. Per millenni abbiamo creduto che questo essere fosse l’immagine di Dio nella terra, ma Dio, il quale è stato concepito come perfezione, avrebbe potuto creare un essere capace di compiere atti d’amore e opere sublimi e allo stesso tempo azioni nefaste e distruttrici della sua stessa opera? Cos’è l’entità di Dio dunque; un altro inganno degli uomini? O esiste un Dio buono e uno malevolo? Ammesso che ci fosse questo dualismo di entità che operano il bene e il male. A questo punto il Dio del male sarebbe un Dio dominante su quello che opera il bene, in questo modo viene da pensare: siamo creature ambivalenti oppure siamo stati generati dal caos e con il caos ce ne andremo!

Bisognerebbe comprendere lo spazio e il tempo, la materia e lo spirito per comprendere se tutto ciò sta accadendo in uno spazio di tempo breve o da sempre! Diciotto miliardi di anni -cifra ipotetica della nascita dell’universo- calcolati alla velocità della luce o del tempo reale, siamo solamente quel che noi possiamo paragonare allo scoppio di un fuoco d’artificio che illumina il cielo per brevi istanti, dopodiché, la materia si dissemina nel vuoto per espandersi in un viaggio inesauribile. Quindi c’è da domandarsi: come è possibile che in una sola particella il nostro pianeta terra, che naviga nel vuoto, in essa vi sia tanta storia o per meglio dire origine remota che, fino ad arrivare ai giorni nostri lascia ancora tanti interrogativi. Eppure tutto sembra perfezione e la nostra presenza sul pianeta sia frutto di una creazione divina altrimenti -se provassimo a guardarlo dalla distanza del nostro vicino satellite “la luna”- la nostra presenza, altro non potrebbe essere percepita come muffa che si espande su un bel frutto maturo.

Mi perdo nel pensare in cose grandi come l’universo, mi sento un niente rimuginando a cose di poco conto. Mi manca il non potermi dissetare dell’acqua di una sorgente di un fiume e respirare aria buona. Sudo litri di liquidi corporei e il traffico della tangenziale che mi soffoca a volte lo confondo per il moto dei nostri mari.

A volte, nel porsi troppe domande si rischia d’impazzire; e ammesso che la fisica abbia scoperto la più piccola particella che dà corpo alle cose, altro non ha scoperto di un Universo infinitamente piccolo. Siamo a conoscenza di uno infinitamente grande. Supposto che noi stiamo solo “precipitando”, perché dunque viviamo sprecando questo tempo prezioso e misterioso a creare e a distruggere, a uccidere ogni forma vivente per il potere di non possedere nulla! Ma chi siamo per fare tutto questo? Solo farfalle che voliamo qualche metro più in là, e niente più. Questo noi siamo!

Quando i nostri avi aravano la terra e la seminavano, altri uomini costruivano armi micidiali per distruggerla. Riusciremo mai a comprendere il significato del perché esistiamo!

Quante croci furono costruite nel passato e quanti uomini vi furono inchiodati nel nome della Giustizia. Ne è bastata una sola per abbatterle tutte e, ammesso che tutto questo fosse il pensiero filosofico dell’uomo, per salvare il mondo dalla malvagità, quante croci ci vogliono ancora, o basta quella là, quella che conosciamo tutti. Non volendo credere né a Cristo né a Dio, la croce mi fa venire in mente l’intelaiatura di un aquilone che solo il vento può far volare: avete mai sentito dire che c’è stato un solo uomo su questa terra che è stato capace di inventare il vento? Credo proprio di no! Allora limitiamoci a far volare l’ aquilone, perché sarebbe la più bella idea per poterci salvare da questo precipitare…

L’uomo, che ha sempre avuto l’ambizione di volare e ci è riuscito, ha sempre avuto troppi impegni per dedicarsi agli aquiloni e a saper volare con essi. Solo i bambini possono rimanere stupiti e sognare di poter volare con loro; forse perché i bambini sono puri di cuore. Io ringrazio il cielo di possedere il cuore bambino, solo così riesco ad inventarmi “il cielo in una stanza”.

***

 Chissà se al di là dell’accaduto o della storia vera o inventata, qualcuno là fuori trova il tempo per pensare ad un uomo che vive di una speranza vaga e confusa dove il tempo e lo spazio hanno perso il loro senso: perché nessuno lo va a trovare e non gli chiede come stai. Né una lettera, né una cartolina. Forse anche il ricordo si declina. E ci si mette pure l’aria arsa, ferma, e il pullulare delle zanzare. E grattarsi fino a farsi uscire il sangue, per poi cadere esausto sul letto e la speranza di sognare. E poi si risveglia stanco e confuso, e la luce che gli fa un gran male agli occhi; quegli stessi occhi che adesso non abbozzano un sorriso e sono stanchi, da non sopportare nemmeno la luce.

Questi giorni, trascorsi così, danno un senso al tempo perduto, al presente? Il futuro è solo un’idea, ma non si è mai certi se accadrà. Non siamo macchine a tempo. Quando si perdono le persone più care non puoi fare a meno di immaginare altro che oltre queste mura c’è un popolo ostile; perché così è stato educato. Chi può prevedere cosa sarà generato dal proprio gene. E penso ai bambini down, a quelli deformati, ai para e tetraplegici, agli omosessuali, agli albini. Poi penso a quelli come me che hanno avuto la fortuna di crescere sani. Ma cosa sarà successo nella mia infanzia? Perché tutto questo dolore nel cuore di chi mi ha creato. Quale la loro colpa. E voi, voi che giudicate, che state comodi nelle vostre belle case, perché non vi fate un giro per il mondo, o magari dare solo un’occhiata alle periferie; o in centro, dentro i vostri cappotti o con i tacchi alti scansate il povero e l’ammalato, il barbone, il terremotato, già, il terremotato: è solo un appalto, un evento straordinario senza pensare alla catastrofe e alle lacrime. Questo popolo diviso in classi, da una parte continua a ripetere le stesse azioni di sempre, le stesse ipocrisie, infrangendo leggi non scritte ma pur sempre immorali. Penso ai vecchi abbandonati negli ospizi, agli orfanotrofi, agli ammalati, ai poveri e ai diseredati. Però ci sono io ”come uomo che toglie i peccati del mondo” o “una Maddalena da lapidare”. E’ un modo con cui ognuno scarica il proprio fardello; sulla croce o scagliando il sasso, e credere di stare dalla parte del giusto. Non è così che stanno le cose; quando sono nato non mi hanno gettato nel cassonetto della spazzatura, né dato droghe per farmi dormire. Io sono stato amato, educato e cresciuto fino a che non ho imparato a volare. Poi un cacciatore capriccioso sparò un colpo, poi un altro, un altro ancora, arrestando il mio volo. Caddi a terra e la terra reclamava il mio corpo, ma non ne volli sapere di ritornare alla terra di origine. Allora qualcuno pensò che fosse stato giusto così – l’uccellino- che io credevo di essere, per gli altri era solo un falco rapace e predatore – e, rimasto vivo, sarebbe stato il caso che venissi posto in una gabbia sicura. Io, per sopravvivere, assunsi le sembianze di un falco. Gli occhi persero il suo limpido sguardo e divennero malvagi. Mi spuntarono gli artigli: gli stessi con i quali mi graffio fino a farmi sanguinare la pelle, quando vengo assalito dalle zanzare. Il corso della mia vita cambiò. Mi nutrii di “carogne umane e di umane carogne”, ma nella solitudine mi rendo conto che in fondo ho solo bisogno d’amore. Il cuore mi batte come quello di un uccellino. L’estate si burla di me!

***

 Il ragno invece è sempre lì, nel suo angolo, sicuro di sé. Non gli importa della stagione, non soffre né il caldo né il freddo, non indossa abiti, non è né povero né ricco, non pensa al giorno del suo compleanno; ho dei dubbi se si chiede se esiste un Dio o si trova in questo mondo solo per via di una combinazione di particelle. Possiede tutto ciò che gli serve e non lo vedo mai a leggere un libro per istruirsi. Sembra lui il padrone dell’Universo, non soffre mai il mal di testa e lo stress. E’ perfetto, autosufficiente, in equilibrio con sé stesso e la natura. Non guarda nemmeno la televisione, della quale anche io a volta ne faccio a meno poiché, ingannevole, è un’inutile fonte di calore: siamo in piena estate.

Questo esserino mi fa tanto riflettere; provo anche commozione per lui, a volte anche invidia. Vorrei diventare piccolo come lui ed arrampicarmi alla sua tela. Forse per gioco o per compagnia, non lo so! Ma sento che è più forte di me e mi dà sicurezza. Eppure c’è stato un tempo in cui vivevo di poesia. La mia vita era una poesia. Nacque per amore verso mia madre e terminò quando la salutai per l’ultima volta, suggellando in nostro addio con un muto e distinto dolore. Ma è inutile coinvolgere lei in questa storia, i morti non c’entrano niente coi vivi. Si sono dissolti lasciando il ricordo, l’impronta, la continuità che adesso risiede in me. Ma non posso cancellare la sua storia, né posso continuare a ripetermi se sono un errore del destino. Voglio solo essere l’ “uomo”, solamente l’”uomo”, né il super, né il mediocre, né santo né assassino! Ho visto i mondiali di calcio sei volte in solitudine…

***

Invece il ragno non pensa ai suoi morti. Creerà altre creature della sua specie. E’ questo il suo scopo. Non pensa né alla crisi economica né ai dissidi che mietono vite tra i popoli mesopotamici. Non ha un mutuo da pagare, nemmeno bollette e non deve aspettare alle file degli sportelli erariali. E’ comoda la sua vita e immensamente utile; esisteva prima di Marco Polo e tesse la sua tela da millenni, ancor prima dei Cinesi. E’ un genio in matematica, conosce la chimica e la fisica. Gli ho visto fare delle cose straordinarie ed è uno di quelli che rispetta il motto “la parola migliore è quella che non si dice!”, è serio il mio ragno. I suoi impegni con la vita li porta a termine con determinazione. Non usa la demagogia.

Non l’ho visto mai andare dallo psicologo e non gli importa nulla della sintesi trattamentale; anzi è lui che di soppiatto osserva gli altri senza distinguere razza, sesso e religione.

E’ un uomo di mondo il mio ragno. Chissà se si offende se lo definisco così. Ma a lui pare non importargliene. Lui non conosce i pregiudizi e non emette giudizi. E’ totalmente concentrato nelle sue cose.

L’altro giorno ho catturato una zanzara per lui, ancora viva, volevo fargli capire che in fondo siamo amici. Lui l’ha fatta cadere dalla rete dove io l’avevo impigliata. Non accetta niente da nessuno; è un estremista anarchico, ma non protesta e non danneggia le cose degli altri…, lavora sodo il mio ragno e costruisce senza togliere lo spazio a nessuno. Lui, coi suoi fili invisibili, è l’essere più ordinato della terra. Non sporca, non disturba, anzi pulisce l’aria da moscerini, zanzare e pure dalla polvere. E’ utile all’ambiente. Invece io con solo pochi euro di spesa, creo un danno permanente all’ambiente. Plastica, detergenti, insetticidi e quanto altro creato per la vanità umana non sono di natura biodegradabile e dunque, nocivi. Niente a che vedere con la sua tela pregiata!

***

Ho scoperto che non è solo il mio ragno. Di tanto in tanto se ne vede un altro. Sicuramente si tratta della sua compagna. Non so distinguere il sesso tra i ragni, ma sono certo che si accoppieranno per ricrearsi. Ma c’è una cosa che voglio aggiungere. Un esperto entomologo direbbe che la femmina del ragno è fisicamente più grande e dopo essere stata fecondata mangerà il compagno per assimilare proteine utili durante la gestazione della nuova prole. Sembra crudele tutto questo, ma fa parte di un sistema razionale che viene chiamato “ecosistema”.

Mi chiedo se provano sentimenti d’amore i ragni; quella cosa che io cerco e che non deve essere per forza un’unione di corpi, ma spirito affettuoso. Avranno un loro linguaggio e se lo fanno non sono esibizionisti. Sono anche fedeli e, come avrebbe detto un entomologo -diventano una cosa sola- per questo non divorziano, non si tradiscono, non si minacciano e non ricorrono al tribunale per l’affidamento dei loro piccoli, ma soprattutto non li gettano nei cassonetti della spazzatura! Sono esseri esemplari. Essi rappresentano le giuste regole e sono liberi. Sono la libertà.

Com’è bello essere ragni

***

Mi chiedo perché parlo tanto dei ragni e non ho fatto quello che avrebbe fatto una comune persona; tirare via, in un solo colpo, tutto il loro apparato, senza farsi scrupoli, senza pensare un solo attimo alla loro esistenza e così dare un senso di pulizia del proprio habitat. E’ crudele il destino dei ragni! Ma non adesso, perché ci sono io a lasciare tutto com’è, nel suo incanto.

Io cercavo solo amore e, senza quasi accorgermene, sto compiendo un atto d’amore; e non solo… l’ho trovato. Per questo sto dalla loro parte dimenticando tutto il resto. La libertà che non avevo adesso è più reale che mai. Hanno stimolato la mia fantasia. La testa non mi fa più male e la luce ora è un bene ai miei occhi che seguono attenti le mie mani che scrivono. Peccato che loro non possono sapere tutto questo!

Ho fame. Ho voglia di fare tante cose, ma non posso… anche se, grazie a loro, sono ritornato uccellino tutto quello che mi circonda mi rinfaccia di essere un falco rapace e predatore. Ma non per loro, i quali mi vedono reale, mi fanno sentire tale.

Ritornato nei panni del falco ho divorato la mia cena. Mi sono nutrito, saziato, mi sento appagato. (Ma non come il falco rapace e predatore che credete voi). Ho iniziato la caccia alle zanzare tirandogli contro panni imbevuti di acqua e candeggina. Sto nei panni del predatore (ma non il predatore che credete voi), ho solo ritrovato la forza per combattere le mie battaglie quotidiane e difendermi dal fastidioso insetto che ha tormentato le mie notti, così dormirò bene.

Domani si alzerà l’uomo con le sue risorse a salutare un novo giorno, una nuova luce e la speranza nel cuore perché, in fondo, la vita è una cosa meravigliosa… se uno la sa vivere.

 

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2 pensieri su “Riscatto d’agosto… di Maurizio Campanotta

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Grandioso questo articolo, domani alzati uomo e continua a lottare nonostante tutto, nonostante le zanzare, non sarà l’unica battaglia che vinci quella che combatti con loro, abbi la pazienza del ragno e vivi. Svegliati ogni mattina, ne vale sempre la pena, ovunque tu ti trovi.

  2. Grazia in ha detto:

    Una sapiente lezione di vita, racchiusa in uno scritto bellissimo e profondo.
    Per ogni tua frase potremmo dissertare per ore, apprezzando le infinita potenzialità della mente umana, oppure vivere la pienezza della vita lasciando che i nostri occhi accompagnino i dondolii di una ragnatela, donando ad un piccolo ragno la potenza del nostro amore, e scoprire che in lui ci sono brandelli d’infinito.
    Quando superiamo l’ambivalenza del nostro animo umano possiamo infine sintonizzarci con le melodie che risuonano in quella stessa aria che percepiamo come fragore assordante.
    Non ti curare di quelli che giudicano senza vivere, perché non hanno consapevolezza, essere senza colpe non basta a conferire dignità e grandezza d’animo.
    Mentre il tuo aquilone vola alto, oltre le nubi.
    Un abbraccio,
    Grazia

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