Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera aperta di Nellino (seconda parte)

Pandini

Pubblico oggi la seconda parte della lettera aperta che Nellino ci ha inviato (per la prima vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/07/03/lettera-aperta-di-nellino-prima-parte/).

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Che vero è, negli altri istituti pur ci sono, come il computer in cella, le attività, il sopravvitto, le domandine ecc.ecc., che pure sono state citate e sono importanti per la quotidianità. Anche da queste cose si può partire per raggiungere certi traguardi più ambiziosi. Il computer è un chiaro segnale di una certa volontà. Ha ragione il mio compagno Pasquale (detenuto da 31 anni) qundo dice che prima c’era l’analfabetismo scolastico, oggi ci faranno uscire analfabeti informatici. Faranno uscire? Scusate, un piccolo lapsus..:-)! Voi potete immaginare una persona dopo trenta anni fuori dal mondo, esce e non sa usare il PC? Sarebbe come non saper mangiare. Quello è un pericolo per la società. Immaginate gli sfracelli di cui sarebbe capace avvicinandosi ad un congegno informatico? Oggi la vita stessa è informatica, si pagano le bollette attraverso la rete, e un poveretto che, per sua sfortuna, è stato detenuto a Catanzaro gli staccheranno la luce, il telefono, la spazzatura, e l’acqua.. J! Perché? Perché a Catanzaro non gli hanno concesso il computer e non sapeva pagare!:-). Noi ci scherziamo, ma vi invito a riflettere tutti, addetti ai lavori compresi, sulle tante gravi verità enunciate.

Come sapete, io sono iscritto alla facoltà di ingegneria informatica e biomedica, sono autorizzato da più di un anno all’acquisto di PC in cella. Un anno! Preparo analisi senza il computer. Ho sostenuto fisica senza il computer. Sul libro ci sono cose che si possono fare solo al computer.  Sono autorizzato, quindi non posso dire nulla.. A chi mi rivolgo? E cosa gli dico? Mi hanno autorizzato, ma non me lo comprano? E perché non lo comprano? Ufficialmente? Ne ho tre o quattro di risposte ufficiali, quali preferite? J!

Il DAP non risponde, la circolare è vecchia, nessuno sa nulla, ma quella che più preferisco è che non si trova il computer adatto alla relazione fornita dal tecnico, secondo la quale il PC dovrebbe avere caratteristiche del computer degli anni ottanta. Le mie indicazioni di computer preferiti, non vanno bene, perché il tecnico, non ho capito bene se, non sa usare windows 8 o windows 8 non è controllabile. A prescindere dell’assurdità dell’asserto.

Non lo sa usare? Non lo sa controllare? Facile! Rimuovere il tecnico. Se fosse un’amministrazione privata, sarebbe licenziato per inefficienza, nel pubblico fa quello che vuole. D’altra parte, basta vedere come è ridotta l’Italia, per fugare ogni dubbio. E allora siamo al punto di partenza, prima il computer non potevo averlo, perché lo davano solo agli studenti universitari, e nemmeno così era, perché poi lo hanno dato a chi a scuola nemmeno ci va e hanno autorizzato, chi non lo sa nemmeno accendere e certamente non è studente universitario.

Non si devono offendere quando qualcuno sostiene che i parametri per vedersi autorizzato il computer sono : simpatia e antipatia.

Allora cosa significa? Che fin quando il tecnico, o chi per esso, non trova un computer, io continuerò a sostenere esami con penna e calamaio?

E’ questo quello che cerco di dire: la mentalità! Inoltre, è il tecnico a interpretare la circolare del DAP? Il tecnico dovrebbe fare il tecnico, ed eseguire gli ordini impartiti, invece qui ognuno interpreta, chiunque dice la sua, tutti si sentono in diritto di poter decidere, non c’è rispetto dei ruoli.

Qui non ci sono soldati, ma sono tutti generali o tali si sentono. Volete un esempio anche su questo?

L’art. 37 comma 10 prevede che il colloquio è comunque prolungato quando i familiari risiedono in un comune diverso da quello dove è il carcere e se il detenuto non ha effettuato colloquio nella settimana precedente. Da sette giorni, cerchiamo di fargli capire e comprendere che quel “comunque” significa: imperativo. “E’ comunque prolungato”, significa che non ci sono altre condizioni fuori da quelle previste espressamente.

Invece ogni giorno c’è qualcuno nuovo che dice la sua, che interpreta fuori da ogni norma. Interpretazioni ad personam, nonostante la richiesta autorizzata dal direttore e firmata, loro interpretano, dicono, fanno, senza avere né competenza né cognizione di quello che sostengono. E vi assicuro non c’è vero di farli ragionare. Poi si offendono, quando gli dico, che hanno bisogno di aiuto. C’è un’autorizzazione del direttore? Esegui! Punto e basta!

Invece no! E pure quando le cose le scrivi in maniera elementare, sono capaci di inventarsi chissà cosa. Non dimentichiamo che stiamo parlando di soggetti per i quali i kiwi non erano frutta e i fagiolini non erano verdura. E Totò con Peppino De Filippo, in Totò Peppino e la Malafemmina diceva: ho detto tutto! Riuscite a comprendere in che mani siamo?

Questo trova una “giustificazione” solo nella politica del diniego. A queste persone non fa piacere che un direttore sia per una pena giusta. Non va giù che ci sia un direttore che vuole rispettare la Costituzione. Secondo il loro punto di vista il carcere deve essere solo punitivo e PRIVATIVO. Come se non bastasse quello che già ci è stato tolto, il bene più prezioso, LA LIBERTA’!

Questi “disordini”, che disordini non sono, questo malcontento, è studiato ad arte, per creare disordini che magari mettano la direttrice nelle condizioni di mollare.

La direttrice ha “minacciato” più volte che, se le cose non cambiano, “rinuncia”. Se non può avere il carcere che desidera, molla. Io dico due cose: sig. direttore non molli! Non li lasci vincere. La seconda è che: se la s.v. se ne andrà, me ne andrò anche io. In quali mani vorreste lasciarmi?

Queste? Non prendiamoci in giro. Sappiamo tutti che non si resterebbe a lungo in questo istituto con la gestione che vorrebbero queste persone. Stiamo parlando di persone detenute che minimo sono da vent’anni in carcere, che hanno già affrontato ben altre mentalità. Che non gliene frega nulla delle sanzioni disciplinari, né della lontananza, soprattutto sapendo che ogni altro posto è estremamente migliore di questo. Se la s.v. va via, qui resteranno solo i locali giudicabili, che hanno un interesse a restare. Giudicabili non lo siamo più da decenni ormai.

Lei è l’unica speranza che in questo istituto le cose possano uniformarsi al rispetto della legge, non gliela dia vinta a quelli che vorrebbero affondare lei e il carcere di Catanzaro.

Ecco un esempio di quello che stavo sostenendo, a un nostro compagno hanno applicato il regime speciale di cui all’artt. 41 bis qualche giorno fa, in attesa di trasferimento in una struttura idonea, è all’isolamento. Questa mattina è venuta la sua famiglia a colloquio e prima lo hanno avvisato per prepararsi, lo hanno accompagnato alla saletta e dopo atteso invano che giungessero i familiari, è arrivato il gesto di turno, che gli ha detto che il colloquio non poteva effettuarlo, perché non hanno i mezzi per registrare, visto che in regime di cui al 41 bis, i colloqui sono video registrati.

Questo genio non sa che le mancanze strutturali non possono, in nessun modo, ripercuotersi sul detenuto. Questo genio non è a conoscenza che ciò che ha fatto questa mattina è un reato penale. Non sa che il colloquio con i familiari è l’unica cosa che non può toccare. Inoltre, la famiglia, prima di venire, ha telefonato al carcere, chiedendo se poteva fare il colloquio e gli hanno risposto di sì. Ha fatto chiamare dal proprio avvocato e gli hanno risposto che poteva fare colloquio. E’ arrivata qua, fino alla sala colloquio, l’hanno fatta entrare, e poi, si è svegliato il genio e chissà cosa ha interpretato, ed ha deciso che il colloquio non lo poteva fare. Ora la direttrice non c’è , ma se il compagno, tramite i suoi avvocati, adducesse alle vie legali, le responsabilità ricadrebbero sempre sul più alto in grado, ovverossia la direttrice. Lo stesso genio che sosteneva che io non potevo fare il passeggio insieme agli altri. Lo stesso genio che sosteneva che non potessi comprare le cose da mangiare, perché non potevo vederla, in quanto il 14 bis è un regime punitivo e quindi la privazione della tv è un’afflizione. Lo stesso genio che sosteneva che non potessi comprare le cose da mangiare, perché non potevo cucinare. Ma se costui è così un genio, da non aver avuto ragione nemmeno su una delle cose elencate e nemmeno si accorge che le sue interpretazioni sono sempre contro legge o quantomeno sbagliate, per non dire strampalate, se non è mestiere suo quello di ‘interpretare’, perché non cambia mestiere? Bisognerebbe indagare su chi le ha fatte laureare queste persone. Certamente non ci sono vie di mezzo, o sono ignoranti o lo fanno apposta, per tutto quello sostenuto in precedenza, ossia che sono seriamente intenzionati a creare problemi alla direttrice. Si credono impunite, al di sopra della legge, perché sono protetti, perché quando si tratta di loro, la giustizia veramente sa essere moooooolto lenta.

Qui i problemi sono queste persone che, oltre a non avere nessuna esperienza con i detenuti che sono in carcere da vent’anni e che hanno alle spalle un percorso carcerario di un certo tipo, sono anche ignoranti nella materia che dovrebbe essere il loro lavoro. A volte, per molti di noi, si arriva al paradosso che era meglio quando si stava peggio, ossia quando avevamo a che fare con gli agenti e i comandanti del GOM, gruppo operativo mobile, quello tristemente famoso per i pestaggi di Genova. Sì, è vero, sono più rigidi, “rompono” un po’ di più, sono più severi, ma almeno sono competenti, almeno conoscono l’ordinamento penitenziario e, quando parli con il loro comandante, parli con uno preparato in materia, parli con uno che non si mette dalla parte del torto per ignoranza ma, se lo fa, lo fa coscientemente.

Come sapete, i lavori che si possono fare all’interno sono sempre gli stessi e non hanno alcuna valenza formativa, non è che uno fuori si può mettere a fare il porta vitto? Ha! Ha! Ha! Ha! Ha! Ha! Fin quando le turnazioni le seguiva un’agente di quelli con il cervello, tutti i mesi erano giuste, e non si verificavano mai errori, lo  hanno rimosso da questo incarico e ogni mese per i turni di chi deve lavorare ci sono problemi. Quando lo stesso agente era di servizio a scuola, la scuola funzionava senza che si sia verificato un problema. L’hanno rimosso da quell’incarico e sono  iniziati i problemi a scuola. Avevano problemi con la consegna della corrispondenza, hanno incaricato questo agente alla posta e ora la posta funziona, ma come questi si assenta, vuoi per ferie, vuoi per malattia, vuoi per il riposo che gli spetta come a tutti i lavoratori, la posta non arriva. Ci vorrebbero tutti gli agenti come lui. E non fa nulla di straordinario. E’ semplicemente professionale. Semplicemente fa bene il suo lavoro. E’ mai possibile che in un carcere di 1000 detenuti ormai, ci sia solo un agente capace di fare bene qualsiasi cosa?

Faccio un appello alla direttrice: non se ne vada, ma se resta, resti con pieni poteri e metta in atto tutti i suoi propositi. Sarà necessario qualche sacrificio, pazienza. Sicuro in queste condizioni non si può stare. Come già ho avuto modo di farle sapere, fosse stata al Nord, il suo carcere sarebbe stato preso a modello per civiltà e rispetto delle persone detenute. Qui sembra di combattere contro i mulini a vento, ma può farcela. Il carcere non ha mai cambiato nessuno, a maggior ragione, QUESTO tipo di carcere, le persone come Lei invece sì! E sa perché? Perché le si legge negli occhi lo spirito con il quale parla e con il quale vorrebbe che tutto funzionasse, per noi. Per quale motivo se no dovrebbe mettersi a “combattere” contro le cose che non vanno? Sarebbe molto più semplice per lei fregarsene e stare in pace con tutti. In fondo in galera stiamo. Invece no! Dedica tempo, e ascolta. E’ l’esempio che si può lottare con la legalità, usando gli strumenti che la legge mette a disposizione e Lei lo dimostra essendo direttore senza paraocchi, ascoltando le ragioni delle parti e adottando i provvedimenti a seconda di come si sono svolti i fatti, non come tanti, per i quali il detenuto ha torto a prescindere. Forse è questo che infastidisce qualcuno, che era abituato a picchiarli i detenuti.

Il carcere no, ma lei può, perché concede fiducia laddove dovrebbe prendere una mazza J! E non tradisce quella risposta, dando l’esempio.

Se la direttrice se ne va, qua pure le guardie scappano da questo posto.

A proposito di guardie, quei signori che vorrebbero affondarlo questo penitenziario, con i loro giochetti e le loro angherie, devono ringraziare alcune di queste guardie che vengono a fare il loro vengono lasciate aperte, di proposito. Se non fosse per queste poche “guardie” che ancora vengono solo per guadagnarsi il pane sarebbe già scoppiato questo carcere.

Cari amici, vi lascio con un forte abbraccio.

Nellino.

Catanzaro lì, 10/08/2014

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Un pensiero su “Lettera aperta di Nellino (seconda parte)

  1. mare_viola@live.it in ha detto:

    La descrizione , è stata abbastanza sufficiente , anche perché capisco il problema , e sono sicura di quel che dici , il carcere è una trappola creata apposta , in quanto agli addetti , be la emergono tanti dubbi , proprio perche anche se volessero fare qualcosa , che loro ritengono che sia nel giusto , be apriti cielo , giù , fulmini e saetta , ho rimane soffocato, ingoiando tutto ciò che è amaro e che ti angoscia , ho fai fagotto, è cangi mestiere .
    Parlare di speranza , scusami, mi viene da ridere, tutti ne parlano, da far paura , infatti c’è un detto, ” la paura busso alla porta , ma non c’era nessuno ” !!!!
    Ma le cose si possono ribaltare, solo che il tempo dice !! ancora tempo , o si cangia , o restiamo tutti ad aspettare, come se fossimo imbernati , per essere risvegliati, al momento , di una giusta cura su questa terra , dove la speranza ritorni a rifiorire, per tutti .
    Ti saluto Nellino

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