Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Le società segrete (seconda parte)… di Fabio Falbo

Societas

Fabio Falbo -attualmente detenuto a Rebibbia- ci ha inviato quello che è, in sostanza, un suo saggio sulle società segrete.

Alcuni giorni fa ho pubblicato la prima parte (vai al link.. 

https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/06/17/le-societa-segrete-prima-parte-di-fabio-falbo/).

Oggi pubblico la seconda parte.

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-Con l’iniziazione, l’essere “si realizza” dunque in un modo “autentico”, fa passare le sue possibilità latenti dalla potenza all’atto. Una volta ricevuta, l’iniziazione diventa “permanente”, resta cioè uno stato acquisito una volta per tutte che niente può cancellare. E’ così che per René Guenon, è assurdo parlare di un ex massone, perché, la qualità di massone è inamovibile. Gli inglesi designano del resto un massone escluso o dimissionario con l’espressione “unattached mason”.

Ma gli autori si affrettano ad aggiungere che occorre che l’iniziazione sia stata reale.

-Infine, l’iniziazione non è un processo passivo, ma qualche cosa di essenzialmente attivo, che resta semplice virtualità se l’individuo non vi coopera con tutto il suo il suo essere. In questo modo i teorici della massoneria spiegano la mediocrità in cui rimangono alcuni fratelli, anche dopo la loro iniziazione: “Non penetrerete nello stato massonico se non avrete trovato voi stessi”, diceva O. Wirth massone doc.

Tutto sommato il processo iniziatico è triplice:
Attitudine attinente all’individuo.

Impregnazione del subosciente.

Lavoro di “realizzazione” che l’individuo deve compiere.

I riti iniziatici sono essenzialmente delle “prove”, fisiche e morali, che mirano ad agire sulla psiche dell’individuo.

Essi svolgono talvolta in pubblico (per esempio i riti che segnano il passaggio dall’obsolescenza all’età adulta presso i popoli primitivi), ma, più spesso, in segreto: i riti iniziatici praticati dalle società segrete sono, per definizione, dei “misteri” che il neofita si impegna con giuramento a non rilevare mai ai profani.

-I riti iniziatici hanno inoltre una efficacia inerente, che non dipende da ciò che vale l’individuo che la compie: è la funzione che conta e e non chi la compie (parimenti, i “sacramenti” religiosi non dipendono dal valore morale del prete che li amministra).

D’altra parte, debbono essere osservati sin nei minimi particolari, altrimenti nessun risultato effettivo può essere ottenuto. Ma, differenza capitale, all’inverso del battesimo cristiano, per esempio, operante quali che siano le disposizioni del neofita, il rito iniziatico rimane senza efficacia se non è conferito ad un individuo iniziabile, suscettibile cioè di essere iniziato. 

Infine, essi fanno sempre appello al simbolismo: qualsiasi rito possiede del resto un senso simbolico in tutti i suoi elementi costitutivi, senso che soltanto gli iniziati sono capaci di interpretare, almeno in linea di principio; e, inversamente, “qualunque simbolo produce, per colui che lo medita con le disposizioni necessarie, degli effetti rigorosamente paragonabili a quelli dei riti” a detta di R. Guenon.

Per questa via l’iniziazione conduce verso la conoscenza.

TERZO- La gerarchia iniziatica: mentre il “mistico” perviene di colpo alla pienezza dell’intuizione, l’iniziato acquista la conoscenza solo progressivamente: la “via iniziatica” è, si dice spesso, “attiva”, “lunga” e “laboriosa” per l’individuo che affronta.

Dove l’esistenza d’una gerarchia in tutte le organizzazioni iniziatiche. I diversi “gradi” segnano le tappe successive dell’iniziazione, i gradi relativi di perfezione ai quali gli iniziati sono pervenuti.

Una vera organizzazione, spesso molto complicata, presiede alla scelta degli adepti e al rispetto delle tradizioni. Una gradazione minuziosa viene osservata nell’esecuzione dei riti e nella loro progressiva rivelazione agli affiliati.

INIZIAZIONE ED ESOTERISMO

La parola “esoterismo” viene dal greco “eisotheo” (letteralmente “faccio entrare”) ed il significato del termine balza immediatamente, dall’etimologia “fare entrare” significa aprire una porta, offrire agli uomini del di fuori di penetrare nell’interno; simbolicamente, significa rivelare una verità nascosta, un significato occulto.

Tutti questi significati sono invero contenuti in questa parola che equivale esattamente a dottrina segreta, una spiegazione del mondo rivelata a dottrina segreta, una spiegazione del mondo rivelata in seno ad un’assemblea scelta, isolata dall’esterno e dalla folla, e molto spesso da bocca ad orecchio.

J. Marques-Rivère: “Abbiamo visto che l’iniziazione non è in se stessa conoscenza, e che i diversi ‘misteri’ non sono mai consistiti nell’esecuzione dogmatica d’una dottrina, ma in serie di riti e di operazioni destinate a dare all’individuo la sensazione di una mente, seguita da una resurrezione, da una “nuova nascita”.

Attraverso la sorprendete plasticità dei simboli utilizzati per i diversi rituali, cerimonie, tecniche, leggende sacre e rappresentazioni iniziatiche, si può tuttavia ritrovare tutta una serie di temi che sottendono i riti e le prove nella maggior parte dei misteri, temi impliciti, variabili sebbene molto vicini gli uni agli altri, e dei quali si può fare una specie di fenomenologia. 

Ciò che si deve notare è che tutte le iniziazioni cominciano con un “viaggio” nelle tenebre, durante il quale scene terrificanti sono offerte agli occhi dell’aspirante, diverse prove gli sono applicate, destinate a dargli la sensazione che egli muore.

“L’anima, al momento della morte”, diceva già Plutarco, “prova la stessa impressione di coloro che sono iniziati ai grandi misteri. Dapprima sono corse a caso, penose svolte, marce inquietanti e senza fine attraverso le tenebre. Poi, prima della fine, il terrore raggiunge il culmine; il brivido, il tremore, il sudore freddo, lo spavento”.

L’impressione di morte è ottenuta con metodi più o meno brutali, con sistemi estremamente diversi; ma esiste sempre.

E’ seguita quasi immediatamente da un risalire verso la luce, da un’illuminazione brusca; come dice ugualmente Plutarco, “Ma in seguito una luce meravigliosa s’offre allo sguardo, si passa in luoghi puri e in praterie ove echeggiano le voci e le danze; parole sacre, apparizioni divine ispirano il rispetto religioso.

Allora l’uomo, da quel momento perfetto ed iniziato, divenuto libero senza costrizione, celebra i misteri.

Questo schema fondamentale “discesa”, quindi “risalita”, espresso in una moltitudine di simboli diversi ma analoghi, può applicarsi a un gran numero di miti e di credenze.

Nei lavori di P. Gordon e G. Persigout si trovano notevoli tentativi per ricercare il significato ultimo del processo iniziatico; ecco due interpretazioni complementari: le fasi dell’iniziazione riprodurrebbero simbolicamente quelle del processo cosmogonico, “nascita dell’universo”, l’organizzazione del caos per mezzo della luce; sarebbe anche una specie di rigenerazione fittizia dell’essere, di reintegrazione nelle prerogative che l’umanità ha perduto con la caduta adamica; con l’iniziazione, gli “iniziati” sarebbero ricollocati nelle condizioni volute per raggiungere la conoscenza perfetta.

L’iniziazione completa sarebbe insieme, secondo G. Persigout:

-Purificazione dell’essere, che muore ai suoi desideri profani per divenire una creatura perfetta: è la “grande opera spirituale” degli alchimisti.

-Illuminazione, che dà il modo di ritrovare la “parola perduta”, di pervenire alla conoscenza che in nostri antenati hanno perduto. 

-Reintegrazione simbolica nei privilegi che l’individuo possedeva all’origine, prima della caduta.

Se le molteplici forme d’iniziazione offrono, ognuna, una interpretazione distinta dallo schema “discesa-risalita”, “morte-risurrezione”, vi è un tema sul quale sono tutte d’accordo. E’ quello della saggezza perduta: “I riflessi della conoscenza”, scrive G. Persigout, “brillano nel cuore degli uomini, ma sotto gli aspetti  d’uno specchio spezzato, la cui deformazione si accresce per il fatto che quei pezzi sparsi sono presi ognuno come un tutto”.

Donde l’idea tante volte espressa di una tradizione segreta, trasmessa in differenti epoche e sotto forme diverse a tutta una serie di rivelatori successivi, di modo che tutte le religioni promanerebbero, in fondo, dalla stessa fonte.

 

 

 

 

 

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