Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Forse è finita l’attesa, arriveranno le risposte alle richieste dei detenuti?… Angelo Meneghetti

tesis

Pubblico oggi un pezzo di Angelo Meneghetti, detenuto a Padova.

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Si apprende in questi giorni che ci sarà un miglioramento anche nei tribunali di sorveglianza. Il CSM, in via eccezionale, destinerà alla magistratura di sorveglianza anche i giudici di prima nomina. Penso che la maggior parte dei detenuti, apprendendo questa notizia, avrà un sospiro di sollievo, e forse quella minima parte di speranza rimasta non morirà.

In questi ultimi tempi ci sono diverse lamentele da parte di molti reclusi della casa di reclusione di Padova, perché alle loro richieste di permessi premio, non ricevono una risposta, “positiva o negativa”, in tempi brevi. Addirittura si attende più di un anno e, a volte, dopo un così interminabile tempo, ti arriva una risposta negativa, perché non è aggiornata la sintesi e non si riesce a capire di chi sia la negligenza. Se è dell’area pedagogica o del magistrato di sorveglianza, “perché leggendo diversi rigetti dei permessi premio sembra di assistere al classico scarica barile”. Penso che, quando un detenuto ha una condotta regolare e partecipa alle attività trattamentali, e la sua condotta sia priva di rapporti disciplinari, non si riesce capire la negligenza ad applicare alla lettera l’Ordinamento Penitenziario, in modo che, quando un detenuto si trova nei termini dei benefici, possa accedervi senza troppi paletti che, di fatto, rendono difficile l’applicazione.

Ovviamente dimenticavo che, diverse volte i detenuti si sentono rispondere “a parole” che si tratti del sovraffollamento. E, con questa scusante, la maggior parte dei detenuti sono costretti a scontare fino all’ultimo giorno la loro pena. Vedremo se, con l’arrivo di qualche magistrato di sorveglianza in più, la legge Gozzini sarà applicata come impone l’ordinamento penitenziario, in modo così da far funzionare correttamente il carcere di Padova. Essendo una casa di reclusione, il suo corretto funzionamento dovrebbe rilevarsi dalla situazione di quei detenuti che scontano una pena lunga, e specialmente di chi non ha un fine pena, gli “ergastolani”.

Basterebbe usare il buon senso e capire che i permessi premio sono un percorso necessario, non solo per chi è rinchiuso, ma soprattutto per i famigliari che sono in attesa di accogliere “Il figlio, il marito o il compagno”. Oggi anche i famigliari dei detenuti si sentono presi in giro dal modo burocratico in cui sono concessi i benefici. Tutto ciò è anche causa del frantumarsi delle famiglie.

In questi ultimi anni, il nostro Paese ha risentito molto dell’enorme crisi economica, e questo si vede anche all’interno di una galera. Non c’è lavoro per i cittadini, ma non c’è lavoro neanche dentro il carcere. Qui ci sono quasi 500 detenuti che non fanno niente dalla mattina alla sera, imbottiti di psicofarmaci in modo da non dare fastidio, e sono dimenticati da chi dovrebbe un domani reinserirli nella società. E poi viene chiesta loro una riflessione critica!

Non ci resta che sperare che,  con l’arrivo di qualche magistrato di sorveglianza in più, ritorni in questi luoghi di degrado equilibrio e umanità, se veramente vogliamo far capire in Europa che l’Italia è un paese democratico e civile.

Casa di reclusione Padova, 05-08-2014

Angelo Meneghetti

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