Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Le società segrete (prima parte)… di Fabio Falbo

Societas

Dopo tanto tempo mi è giunta una lettera di Fabio Falbo, di cui attualmente pubblicammo diversi testi, e che attualmente è detenuto nel carcere di Rebibbia.

Fabio è un grande appassionato di temi di “frontiera”, come il potere occulto, i simbolismi, l’esoterismo.

Nell’ultima lettera che mi ha inviato, è presente un suo studio sulle società segrete.

E’ uno studio corposo che pubblicherò diviso in parti.

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Nessun problema  ha sollevato maggiori e appassionate controversie dello studio dei gruppi qualificati “società segrete”.

Ma, come è facile notare, in tutte le epoche sono stati assimilati a “società segrete” i gruppi più disparati: intere popolazioni, per esempio gli ebrei, si è voluto agissero nell’ombra; allo stesso modo è stata attribuita a taluni ordini religiosi, come quello dei gesuiti, ogni specie di mine sotterranee.

Poiché dunque l’espressione è stata usata a dritto e rovescio, occorrerà, all’inizio di un lavoro su tale argomento, definire il più esattamente possibile  che cose bisogna intendere  con queste due parole.

Prima di ogni altra cosa va notato che tutti i gruppi  che hanno cercato di sottrarsi alla pubblica attenzione e non costituirono necessariamente delle “società segrete”.

Così, i membri di talune organizzazioni, tutt’altro che clandestine, sono stati  obbligati, in tempi di persecuzione, a costituire momentaneamente gruppi che presentano talune analogie esteriori con le società segrete a mo’ di esempi: chiesa cattolica nell’impero romano; protestanti francesi dopo la revoca dell’editto di Nantes.

D’altra parte, tutte le organizzazioni di tipo ufficiale e governativo, che sono talvolta considerate come “società segrete”, escono dal quadro del presente lavoro: l’inquisizione, con la sua temibile presenza ed i suoi numerosi affiliati e delatori, non costituiva una società segreta, anche se l’attività di taluni dei suoi membri era clandestina e misteriosa.

-Possiamo, seguendo la classificazione di A. Lantone, distinguere:

1)Le società segrete “politiche” che sono: associazioni che cercano di dissimulare la loro attività, o, almeno, il nome dei loro membri, la cui azione è diretta sia in margine agli organismi ufficiali “tali è il caso delle società a scopo giustiziere, sia, più spesso, contro il potere esistente tali società politiche propriamente dette”.

Questi gruppi, per quanto organizzati e gerarchizzati, hanno la caratteristica  della durata limitata: “una società segreta dura in quanto il suo obiettivo domina il tempo”.

Se l’obiettivo è politico, esso cessa forzatamente col cessare della causa che lo ha fatto nascere.

2) Le società segrete “iniziatiche” sono: società che non cercano in alcun modo di dissimulare la propria esistenza (salvo quando sono perseguitate); le loro leggi, la loro storia, i luoghi di riunione, le dottrine, oggi spesso anche i nomi dei loro aderenti non sono un mistero per alcuno.

Quei gruppi conservano veramente “segrete” le loro cerimonie, alle quali il “profano” non può assistere e i segni di riconoscimento, che permettono agli affilati di riconoscersi.

Ciò che li differenzia da una società segreta “chiusa” è che essi conferiscono ai loro affiliati una “iniziazione”, hanno dei riti più o meno complicati, celebrano una specie di culto.

Tuttavia la distinzione è molto difficile in taluni casi: così, i membri di autentiche organizzazioni iniziatiche hanno approfittato del segreto delle riunioni per abbandonarsi ad attività politiche; d’altra parte, alcuni gruppi con scopi puramente temporali hanno, d’altra parte, alcuni gruppi con scopi puramente temporali hanno d’altra parte, alcuni gruppi con scopi puramente temporali hanno sentito il bisogno di adottare una gerarchia e riti analoghi a quelli delle società iniziatiche.

Vediamo ora che cosa gli affiliati intendono per iniziazione, perché questa parola, a forza di essere aureolata da un prestigio misterioso, ha finito col perdere qualsiasi senso preciso nel linguaggio popolare.

L’iniziazione con i suoi caratteri e scopi in linea generale può definirsi: un processo destinato a realizzare psicologicamente nell’individuo il passaggio da uno stato, reputato interiore, dell’essere, ad uno stato superiore, la trasformazione del “profano” in “iniziato”.

Con una serie di atti simbolici, di prove morali e fisiche, si tratta di dare all’individuo la sensazione che egli “muore” per “rinascere” a una nuova vita (donde l’espressione frequentemente impiegata di “seconda nascita”). Per essere precisi si possono distinguere tre elementi complementari:

1°-L’iniziazione propriamente detta, l’introduzione in un mondo “superiore”, in uno stato psichico “più perfetto” dello stato profano. Al limite estremo, l’iniziazione diventerebbe una vera “deificazione”. Il suo scopo sarebbe allora di condurre l’essere “al di là di qualsiasi sto condizionato”.

René Guenon scrive: “Non si tratta più di comunicare con altri esseri, ma di raggiungere e attuare noi stessi un tale stato sovra individuale, non già, ben inteso, in quanto individuo umano, il che sarebbe assurdo, ma in quanto l’essere che si manifesta come individuo umano in un certo stato ha anche in sé le possibilità di tutti con gli altri stati”.

Essa è intesa, dunque, come una realizzazione puramente materiale dell’essere umano, la realizzazione di una possibilità che l’individuo  aveva in sé allo stato virtuale; ad esempio i “riti di passaggio” nelle società primitive “realizzano” il mutamento dall’infanzia all’età adulta; ma l’adulto è “in potenza” nel ragazzo. Ecco ora quali sono le caratteristiche generali dell’iniziazione così intesa:

-Anzitutto il “profano”, per poter essere “iniziato”, deve essere provvisto di talune disposizioni: gli autori insistono spesso sulle attitudini naturali che caratterizzano “l’iniziabile”; attitudini senza le quali i riti resterebbero lettera morta.

-Ma l’individuo non può “iniziarsi” da solo (del resto “iniziato” viene dal latino “initium”, <<principio>> e, per estensione <<entrata>>.

L’iniziato è colui che è “messo sul cammino”.

Appunto in questo l’iniziato si distingue dal “mistico”, che è, il più spesso un isolato, “irregolare”: L’individuo non può essere “iniziato” che da una organizzazione “iniziata” (donde il carattere sociale dell’iniziazione).

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, non è una dottrina propriamente detta quella che l’organizzazione insegna al nuovo affiliato; essa si limita trasmettergli una “influenza spirituale”.

Gli adepti hanno abbondantemente sviluppato il carattere “incomunicabile al profano” dell’iniziazione, perché in quest’ultima si tratta di stati; ciò che può essere fornito dal di fuori, a questo riguardo è, insomma, un aiuto, un appoggio che facilitano grandemente il lavoro da compiere, e anche un controllo che scarta gli ostacoli ed i pericoli che possono presentarsi.

Il “segreto iniziatico” è, per natura, “inesprimibile” e solo l’iniziazione può dare accesso alla conoscenza.

Già Aristotele scriveva, parlando dei misteri di Eleusi, “Non imparare, ma provare”: nei misteri non si apprendeva una dottrina segreta, ma si provano dei sentimenti.

Il “segreto iniziatico” è veramente incomunicabile, perché ognuno “personalizza” in qualche modo i dati del simbolismo tradizionale dei riti. E’ così che gli scrittori di cose massoniche possono sostenere, senza paradosso, sebbene i “profani” conoscano i loro riti sino agli ultimi particolari, che il “segreto massonico” non si è tuttavia potuto  penetrare e non può esserlo.

Nei nostri misteri scrisse il massone G. Persigout, “non vi è altro segreto che quello che risiede nell’inviolabile asilo delle parole. Il meccanismo psicologico, per mezzo del quale operano le diverse “prove” terrificanti o strane, che si incontrano in tutte le società segrete di misteri e che sembrano assurde a chi le studia in modo superficiale, è ancora scarsamente sconosciuto; ecco, a tal proposito, la teoria di un massone eminente J. Boucher: “i riti agiscono impregnando il subcosciente cui danno una potenza ed una efficienza reali”.

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Un pensiero su “Le società segrete (prima parte)… di Fabio Falbo

  1. mare_viola@live.it in ha detto:

    Certo , entrare dentro tutto questo meccanismo, ci vuole veramente , tanto impegno, e voglia di conoscere, quello che c’è avanti per ogni cosa.
    molti guardano …..pochi vedono-
    molti sentono….pochi ascoltano.
    molti dicono…pochi fanno.
    Pochi vivono…molti credono di farlo.
    ciao

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