Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Loffredo Umberto, dall’isolamento al lavoro in cucina

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ll primo maggio (ma si tenga presente che questa è la numerazione cronologica per apparizione sul Blog, che il momento temporale effettivo va considerato successivo, essendoci uno scarto cronologico di poco meno di due mesi tra la data “reale” in cui si scrive in un dato momento, e la data che appare sul Blog; scarto che si vuole progressivamente ridurre fino a colmarlo del tutto) pubblicai questa lettera di Umberto Lofffredo che denunciava di essere in isolamento, nell’apposito reparto del carcere di Catanzaro, da più di 70 giorni, nonostante le sue condizioni di salute sarebbero “ostative” ad un tale regime (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2014/05/01/il-diritto-alla-salute-e-sospeso-lettera-di-umberto-loffredo-da-catanzaro/).

Da pochi giorni, tramite il nostro Nellino, c’è giunta questa lettera, scritta “anche” da Umberto Loffredo e che va letta fino all’ultimo, perché nel “PS”  vengono descritti gli sviluppi in merito alla situazione denunciata nella lettera.

La lettera è probabilmente stata scritta in un momento precedente alla lettera precedentemente citata, perché la lettera che pubblico oggi è firmata da due detenuti, non solo Umberto Loffredo, ma anche Massimo Polverino; entrambi in isolamento, nel momento in cui l’avevano scritta ed entrambi con problematiche di salute che rendevano incompatibile questo regime nella loro situazione.

In conclusione alla lettera, è stato aggiunto un PS, che racconta gli sviluppi della vicenda. Inizialmente l’ubicazione in cella singola, in una sezione idonea, di Massimo Polverino. E, in un tempo successivo, la risoluzione della situazione di Umberto Loffredo, che è stato anche adibito al lavoro in cucina, cosa che ha particolarmente apprezzato. E ci tiene a che, oltre alle descrizioni “critiche”, sia presente anche il suo apprezzamento per il modo in cui la situazione è stata superata, affinché si dia menzione, in merito ad una situazione, tanto del male quanto del bene.

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Cari amici del Blog,

Siamo due persone detenute a Catanzaro, e in questo momento ubicati al reparto isolamento per le ragioni che andremo a spiegare.

Prima però vogliamo ringraziarvi per l’attenzione che rivolgete alle carceri e alle persone in difficoltà.

Abbiamo seguito il Blog, tramite il comune amico Nellino, anch’egli detenuto in questo carcere, il quale ci ha parlato di questa bella realtà del Blog.

Siamo Loffredo Umberto e Polverino Massimo, entrambi di Napoli.

Entrambi in possesso di certificazione medica che dispone l’ubicazione in cella singola per motivi sanitari.

Il 2 aprile 2014, per motivi ancora da scoprire, ma presumibilmente a causa del sovraffollamento ormai cronico delle carceri italiane, ci viene proposto-imposto di stare con un altro compagno di cella.

Di fronte a questa proposta-obbligo, invano cerchiamo di spiegare le ragioni per le quali ciò non è possibile (ragioni mediche).

Crediamo sia indiscutibile che eventuali carenze strutturali non possono in alcun modo gravare sul detenuto, né tanto meno andare a comprimere quello che è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione.

Tale è il diritto alla salute.

Onde evitare di dilungarsi in questioni tecniche, “Ordinamento Penitenziario”, circolari DAP, ecc.ecc., continuiamo nell’esposizione dei fatti.

I nostri tentativi di spiegare non ricevono alcun riscontro, pertanto chiediamo di essere ubicati in celle singole, precisiamo, senza alcun tipo di disordine.

Veniamo “accontentati” venendo trasferiti al reparto isolamento, reparto quest’ultimo che non dovrebbe esistere, ma qui al Sud, si sa, la civiltà ci impiega decenni per arrivare.

Reparto fatiscente, sporco, con persone malate, con problemi psichiatrici gravi, ecc.ecc.

Pensiamo sia una soluzione temporanea, di emergenza. In fondo non abbiamo commesso nessuna infrazione.

Invece , dopo qualche giorno, “scopriamo” che è stato redatto rapporto disciplinare. Alla richiesta di conoscere gli addebiti contestati, non c’è risposta, solo che siamo in questo reparto perché rapportati disciplinarmente.

Dopo 14 giorni ancora non conosciamo cosa ci viene contestato e il tempo massimo è 10 giorni. Il tempo massimo di permanenza in isolamento è 15 giorni. Si badi bene, che ‘è differenza tra sottoposto a isolamento e “stare” al reparto isolamento. 

Quest’ultimo non dovrebbe esistere per legge, fatta salva l’eccezione di casi particolari, come può essere une persona fuori controllo per la quale si temono atti di autolesionismo.

Non crediamo come possa essere questo il caso e comunque varrebbe solo per il tempo strettamente necessario, affinché il soggetto riprenda coscienza di sé: 

Ordunque, dopo anni e anni trascorsi in queste sofferenze, sappiamo come funziona e, in isolamento o meno, si continua a combattere sempre per i propri diritti.

Quello che ci chiediamo è come si possa eludere in toto una certificazione medica. 

Com’è possibile che queste persone abbiano raggiunto un potere tale da potersene infischiare altamente di una prescrizione medica e restare comunque impuniti?

Quello che ci chiediamo è, come sia possibile che, per fare valere il proprio diritto alla salute, si debba scontare la pena in isolamento ed essere sanzionati a livello disciplinare. 

Tutto ciò a prescindere da questioni circa l’innocenza o la colpevolezza delle persone. C’è stata una condanna? E questa si sconta. 

Ma in un Paese civile, come usa definirsi l’Italia, ciò non accadere.

Lo dimostrano le continue ammonizioni della Corte Europea. Basti pensare che l’America, un Paese dove, non dimentichiamolo, c’è la pena capitale, rifiuta l’estradizione verso l’Italia perché in Italia c’è la tortura.

Signori del Blog, come disse il grande Antonio De Curtis, in arte Totò:.. “poi dici che uno si butta a destra..”. Non è un “capriccio”. Chiediamo che venga rispettato il nostro sacrosanto diritto alla salute.

Inoltre, comunque, è impensabile volere obbligare due persone a convivere, 24 ore al giorno, per anni, in 12 metri quadrati. Le galline, in proporzione, hanno per diritto molto più spazio.

Speriamo che nella prossima vita si rinasca Gallina..:-)

Un caro saluto a tutti, con la promessa di risentirci presto per gli ulteriori sviluppi della situazione.

Umberto Loffredo e Massimo Polverino

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P.S.:

Giova precisare che Polverino Massimo dopo “pochi” giorni è stato ubicato in cella singola in una sezione diversa, ma idonea. Il sottoscritto invece è stato ubicato in un reparto irregolare per 90 giorni e, solo dopo l’intervento energico del Magistrato di Sorveglianza, la cui ordinanza si allega, si è risolto il problema e ora sono insieme agli altri ubicato in cella singola.

Per amore della verità, bisogna anche dire che, durante il periodo al reparto isolamento, dopo una iniziale condotta irregolare da attribuire agli agenti preposti alla sicurezza che mi volevano tenere isolato, violando tutte le norme dell’Ordinamento Penitenziario, hanno poi provveduto a farmi andare al passeggio insieme agli altri ristretti, sanando così le irregolarità precedenti e successivamente sono stato assegnato a lavorare in cucina detenuti. Cosa quest’ultima, riguardo alla quale bisogna riconoscerne il merito, perché non è cosa semplice riuscire a lavorare in cucina. E’ quasi un privilegio. Forse questo è stato fatto per compensare l’errore precedente, ma è stata una cosa molto apprezzata. Allo stesso modo in cui lo è stata la disponibilità della Direzione a sistemare la cella per renderla vivibile con tutte le suppellettili necessarie che prima mancavano. Questo per sottolineare che quando si subiscono degli abusi si evidenziano e lo stesso bisogna fare quando si ricevono delle attenzioni positive. La verità vince sempre. Un caro saluto a tutti.. Loffredo Umberto 28/06/2014

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Un pensiero su “Loffredo Umberto, dall’isolamento al lavoro in cucina

  1. pamela in ha detto:

    E menomale è andata a finire bene! Certo il percorso non è stato molto regolare, però come sostieni anche tu alla fine, la direzione ha provveduto ampiamente a ovviare il disguido. Ogni tanto è bello sentir dire bene di una direzione, in un era in cui parlare di carcere fa rabbrividire anche i più vendicativi! L’importante è non starsene in silenzio a subire ma reagire sempre e sempre nella legalità, pretendendo i propri diritti ad alta voce!
    Sono contenta per entrambi e sono contenta che Francesco vi abbia stimolato a pubblicare questa vostra esperienza, lui è un guerriero nato!
    Un caro saluto.

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