Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera dall’isolamento… di Nellino (prima parte)

AST

Il nostro amico Nellino (Francesco Annunziata) da diverso tempo si trova sottoposto al regime di sorveglianza particolare (art. 14 bis O.P.) nella sezione apposita del carcere di Catanzaro.  Questo trattamento è collegato ad un vicenda che risale ad alcune settimane fa, quando Nellino ha preso a pugni un agente penitenziario. Nellino racconta come questo agente penitenziario -che in tante occasioni precedenti aveva avuto atteggiamenti provocatori verso di lui- un giorno gli molla un pugno, rompendogli gli occhiali e graffiandogli il naso. Solo a quel punto Nellino avrebbe reagito. 

Nellino ci ha inviato una lettera, che, visto che merita di essere letta, ho diviso in due parti. Oggi pubblico la prima.

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Cari amici del Blog,

da un po’ non ci sentiamo. Sono stato impegnato nei “combattimenti” contro i continui abusi messi in atto dall’amministrazione penitenziaria.

Sono sottoposto al regime di Sorveglianza Particolare di cui all’art. 14 bis O.P. , regime contenente varie limitazioni e restrizioni.

Non intendo tediarvi con disquisizioni tecniche su questo strumento in mano all’amministrazione penitenziaria e previsto dall’ordinamento penitenziario.

Sappiate che mi trovo ivi sottoposto, per essermi difeso da una aggressione fisica posta in essere da un agente di polizia penitenziaria.

Una di quelle tante aggressioni che di cui negli ultimi anni si sente maggiormente parlare.

Sarebbe rimasta nell’oblio omertoso del carcere, solo se fosse andata a finire nel modo in cui vanno a finire tante. Ovvero, il detenuto all’ospedale e l’agente impunito. Invece… questa volta, in considerazione del fatto che il finale è stato diverso, ossia l’agente in ospedale e il detenuto.. PUNITO! Allora ci si è dedicati a farne pubblicità in ogni dove.

Ovviamente, mentendo sapendo di mentire, omettendo fatti e circostanze. Penso ai commenti che ho letto in internet da parte di appartenenti a questo corpo dello Stato, che da decenni si macchia e si è macchiato di gravi delitti, spesso contro persone inermi, indifese e che nemmeno sapevano il motivo di tali barbarie.

In questi anni molte cose sono cambiate, per fortuna. La maggior parte delle guardie svolgono il loro lavoro con professionalità e umanità, ma… alcuni “resistono”, faticano ad abbandonare quel vecchio retaggio tipico del carcere solo punitivo e afflittivo, incuranti delle riforme legislative apportate. 

Queste poche GUARDIE CARCERARIE, perché tali si sentono, non sono agenti di POLIZIE PENITENZIARIA, ma sono rimasti alla vecchia definizione, sono convinte che il detenuto non sia un essere umano, ma solo un oggetto di cui possono disporre a proprio piacimento.

Ogni tanto, pochissime volte, raramente, si trovano di fronte all’eccezione di quella che secondo il loro distorto modo di vedere dovrebbe essere la regola. Ossia, il detenuto è quello che le busca e l’agente quello che le da’.

Vorrei farvele sentire quando si avvicinano a qualche povero sventurato, cosa sono capaci di dire e come usano trattarli.

Io attualmente, mi trovo in isolamento (illegale), quindi ne seno ogni momento.

Stamane, uno di questi, rivolgendosi ad un suo sottoposto che gli rappresentava le esigenze di un detenuto extracomunitario affetto da gravi turbe psichiche, gli rispondeva: “Lascialo morire nella merda”. E qui menomale che c’è un Direttore che su questo non transige. Un Direttore che mostra di avere idee del carcere futuriste. Un carcere volto all’educazione, al reinserimento, che si adopera anche personalmente affinché si possano migliorare le condizioni e rendere la permanenza più umana. Menomale! Altrimenti immagina cosa accadeva ad opera di questi soggetti.

Infatti, in presenza del Direttore gli stessi soggetti, rivolgendosi agli stessi ristretti, mostrano gentilezza, educazione ed umanità.

Quegli stessi soggetti che si sono resti protagonisti di atroci pestaggi sui detenuti. 

Episodi per i quali, nemmeno un Direttore illuminato come questo, può nulla, quando si trova circondato da un sistema corporativo, omertoso e strisciante, avallato da coperture reciproche.

E sapere cosa rende ancora più deplorevoli questi gesti? Il fatto che avvengono nei confronti di quelle persone persone più deboli, indifese, che magari non hanno una famiglia pronta a sostenerle.

Fa rabbia, perché è indice anche di una certa vigliaccheria prendersela, sfogare le proprie frustrazioni, su quei soggetti meno forti, che no hanno né i mezzi né gli strumenti per fare valere i propri diritti.

A dire il vero, in questo ambiente e in certe situazioni, tutti sono a rischio, anche io lo sono stato, ma… è molto più complicato quando si ha una famiglia che ti segue e che è pronta  a chiedere conto di un eventuale stato psicofisico precario, o “modificato”!

Un’altra cosa brutta è che a volte anche i medici, più o meno consapevolmente, sono complici di queste malefatte. Capita che un dottore che vuol sincerarsi delle condizioni di salute di questi soggetti, ne è impossibilitato perché impedito da queste guardie carcerarie  che gli impongono, con modi arroganti e toni minacciosi, di non dare retta a questi “esseri inutili”.

Nel mio caso, ad esempio, non è accaduto grazie all’intervento forte e deciso di chi si è evoluto da guardia ad agente, che l’ha impedito; e non è facile incontrare queste persone che si battono per la legalità.

In questo momento mi trovo ancora allocato al reparto isolamento. Questo è palesemente in violazione di quella circolare DAP del 2009 che stabilisce in modo perentorio la separazione tra i detenuti classificati in circuiti diversi. AS 1- AS 2- AS 3- MS.

Ordunque, io classificato AS 1 non potrei avere contatti nella maniera più assoluta con detenuti appartenenti a circuiti diversi, invece, nel reparto dove mi trovo, c’è ogni tipologia di detenuto, dai M.S. ai  c.d. “protetti”, AS 3, malati psichiatrici, ecc.

Questo avviene, oltre per un carattere punitivo, assegnato arbitrariamente al regime di cui all’art. 14 bis e alla prassi dell’isolamento totale, molto ricorrente da parte dell’amministrazione penitenziaria, nonostante  il CPT (Comitato per la Prevenzione della Tortura) avesse dichiarato che: l’isolamento può, in certe condizioni, configurare un trattamento inumano e degradante, e quindi violare l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) in quanto può avere delle conseguenze molto nefaste per la persona.

Oltre a quanto già sostenuto, la mia attuale ubicazione in tale reparto è in violazione anche dell’art. 44 O.P. che stabilisce, per gli studenti universitari, l’allocazione in un reparto idoneo allo studio (il sottoscritto è iscritto alla facoltà di ingegneria informatica , si è diplomato geometra con il punteggio di 100/100). Vi sembra un ambiente idoneo allo studio una sezione piena di pazzi che gridano notte giorno e una cella priva di ogni arredo, se non : branda, tavolo e sgabello?

Mi viene in mente l’angusta cella descrittaci da Silvio Pellico ne “Le mie prigioni”: dal letto si spostava seduto al tavolo e da questo ritornava a sdraiarsi sul letto. E’ vero che peggiori erano le condizioni di detenzione della fortezza dello Spielberg (“portare le catene ai piedi, dormire su nudi tavolacci e mangiare il più povero cibo immangiabile”), mi si permetta però di constatare amaramente che quelle espressioni, seppure in forme meno riprovevoli, a distanza di duecento anni continuano a rinnovarsi.

(FINE PRIMA PARTE)

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