Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Viaggio nel 41 bis- la negazione del diritto allo studio

Leggers

Con Maria Brucale, avvocato appassionato e generoso, abbiamo iniziato un viaggio in un mondo su cui grava un infinito disfavore, ma che pochissimi conosco. Il mondo di chi è sepolto vivo al 41 bis. Maria ci ha già inviato diversi articoli che aiutano a capire la concretezza esistenziale di un tale regime, oltre il “Mito nero” che lo avvolge.

Tutto diventa possibile quando certe persone fanno parte della categoria dei “mostri”.

E’ possibile che si possa controllare fin nei minimi termini tutto quanto una persona potrà leggere e conoscere, e che tutto questo passi nel silenzio. E che, anche quando queste notizie giungono al mondo esterno, (quasi) tutti tacciano. Perché non è opportuno, non è conveniente, non è popolare, in certi casi, esprimersi. Quando si tratta di “mostri”, allora, ogni parola può danneggiare la tua immagine. Quelle persone semplicemente non esistono, non vanno considerate, i loro diritti non contano. Qualunque assurda regola può essere attuata su di loro, perché tanto (quasi) nessuno andrà a difenderle.

In questo pezzo, Maria, andrà proprio a soffermarsi sulle restrizioni incivile che il sacrosanto diritto alla lettura riceve, per chi è collocato nelle sezioni del 41 bis. Diritto alla lettura, la cui negazione diventa anche negazione del diritto allo studio. 

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In data 18 febbraio 2014, veniva affisso in tutte le Sezioni detentive ex art. 41 bis, un singolare “avviso alla popolazione detenuta” che, facendo riferimento ad una non precisata direttiva ministeriale, informava i detenuti del divieto di ricevere stampa di qualsiasi genere, libri, giornali, abbonamenti, dall’esterno e rappresentava l’obbligo di acquistare tali beni unicamente attraverso il carcere.

Già l’omissione di un riferimento normativo per un provvedimento che menoma un diritto soggettivo con una imposizione di contenuto fortemente repressivo, appare assai grave. Il veto, infatti, si traduce immediatamente in una violenta compressione del diritto allo studio ed all’informazione dei detenuti.

Naturalmente il carcere non si accolla gli adempimenti che originano dagli aneliti di conoscenza, di lettura, di sapere, perfino di “svago”, dei detenuti, per cui il direttore delle carceri interessate si limita, di volta in volta, a comunicare ai detenuti che abbiano richiesto una rivista, un quotidiano, un abbonamento, un libro, che dapprima ricevevano dall’esterno, acquistati dai propri familiari, che non potranno più averli.

Non solo. I detenuti 41 bis dovranno sottrarre al denaro che è loro consentito gestire mensilmente, le somme utili all’acquisto di ciò che desiderano leggere privandosi di altre utilità altrimenti fruibili.

Con i tempi dell’amministrazione penitenziaria, inoltrata la richiesta, anche chi è in 41 bis potrà, talvolta, leggere ciò che desidera (naturalmente previa soggezione alla censura da parte degli uffici preposti).

Sandro Pertini, durante la sua prigionia, affermava che il più dittatoriale dei regimi non arriverebbe mai a privare un detenuto della possibilità di leggere e di comunicare attraverso la posta con i propri affetti. Ed eccoci qua.

Il carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso, ha da circa un biennio aderito ad un importante progetto dell’Università di Tor Vergata: Teledidattica – Università in carcere, che facilita gli studi ai detenuti meritevoli e in determinate condizioni di reddito, attraverso tutor che accompagnano la formazione, libri di testo gratuiti, dispense di aggiornamento.

Anche i 41 bis hanno accesso al progetto. Non possono avere i tutor, certo. I Professori universitari potrebbero essere veicolo di informazioni criminali e di pizzini di ogni sorta, anche sotto l’occhio vigile delle telecamere, anche se le persone ristrette vengono perquisite a fondo prima e dopo essere state in contatto con qualcuno che viene dall’esterno (difensori, ministri di culto).

Alcuni detenuti in regime 41 bis, dunque, hanno aderito al progetto, hanno lasciato a volte le università a cui già erano iscritti per accedere a un percorso che, essendo interno al carcere, sarebbe stato meno irto e per sollevare i propri familiari, quando indigenti, delle spese universitarie.

Ma accade che con un provvedimento che ancora una volta sfugge a qualsiasi verifica, il veto di ricevere libri, riviste e materiale didattico viene esteso anche al progetto universitario. I detenuti 41 bis che si sono iscritti aspettano inutilmente i libri per sostenere gli esami.

Il diritto allo studio, dapprima fortemente limitato ed ostacolato da mille rivoli burocratici, è ora soppresso. Sandro Pertini, riposa in pace!ndere dai soldi che è loro consentito di tenere, quanto occorre loro per leggere, studiare, informarsi, rinunciando ad altre utilità che diversamente avrebbero potuto concedersi, ma anche che dovranno rinunciare all’accesso a grandissima parte di materiale di studio o di lettura perché di certo l’amministrazione penitenziaria non si fa carico di cercare di rispondere alle propensioni culturali dei singoli detenuti. Nel frattempo, il carcere di Rebibbia vanta l’adesione a un importante progetto dell’Università di Tor Vergata, L’Università in carcere, che fornisce alle persone che vi accedono, materiale di studio e tutor gratuiti. Peccato però che i tutor non siano ammessi al 41 bis e che i libri forniti dall’università siano stati anch’essi proibiti di fatto vanificando del tutto il percorso di studi intrapreso dalle persone che con grande sforzo di volontà, anche nel rigore di tale regime, avevano chiesto ed ottenuto l’ accesso a quel progetto, con buona pace del diritto allo studio, del trattamento penitenziario, dell’aspirazione alla rieducazione e di ogni barlume di civiltà.

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