Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Un ergastolano visto da me… di Luca Raimondo

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Il nostro Carmelo ci invia questo testo dove a parlare della necessità di dare una speranza a chi è all’ergastolo, specie per chi vive l’ergastolo ostativo, è un detenuto non ergastolano, Luca Raimondo.

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A parlare di ergastolani da parte di un detenuto comune, non è facile, ma comunque ne voglio parlare perché è giusto che da parte mia dia un contributo a queste persone, perché di persone si parla, padri, figli e nonni, di tante persone che fanno parte della stessa società a cui apparteniamo tutti.

Per l’opinione pubblica la parola ergastolo è diventata una moda, una moda distorta, dove si pensa che che tanto, dopo un paio di mesi, queste persone hanno i benefici ed escono, facendola così franca, ma la verità non un è questa, anzi, non si esce e quelle rare volte che succede si scatena un putiferio mediatico, bombardando la popolazione con parole tipo “assassino libero”, non sapendo che è stato fatto un lavoro duro di reinserimento. La persona che ha fatto un delitto non può essere cambiata, deve essere sempre quello che ha ucciso questo o quell’altro. Non si guarda più la persona in se stessa anche se magari è cambiata dopo tanti anni di sofferenze e porterà sempre un peso fino al suo ultimo respiro.

Io lo so che non è colpa della popolazione. Io ho visto che nei temi sociali delicati, tipo la lotta  al razzismo e tutte le forme di sensibilità. La società è molto premurosa e sensibile, ma le cattive e malsane notizie che danno i mass media sulla questione carceri, in particolare in tema ergastolo, portano ad un problema di non verità e accanimento giustizialista e vendicativo.

Tanti non sanno che esistono due tipi di ergastoli, uno diciamo “normale” che poi tanto “normale” non è, e uno che non se ne parla mai, che è quello “ostativo”, persone che non potranno uscire mai vivi da questi posti di sofferenza.

Io credo che se si direbbe la verità su quello che è l’ergastolo, tanti nella società non avrebbero queste idee distorte sull’argomento. Dico questo perché per quanto può essere strana questa realtà, è più vicina a noi di quanto si immagini, perché si deve capire che entrare in carcere può succedere a chiunque di noi se ci riflettiamo un po’. Ci sono persone che si sono trovate con un ergastolo anche per un banale litigio per un parcheggio o, che ne so, per un raptus inspiegabile. Poi, è vero, ci sono persone che lo hanno fatto per scelta, ma non si può essere cattivi a vita. Le persone cambiano. Lo vedo su di me. Quando ero più ragazzo ho fatto delle cose, che ora, maturando, non mi passerebbero più per la testa. Si cresce, ma non si può dire che una persona rimanga sempre la stessa.

Io non so che se ne fa l’istituzione di una persona rinchiusa per venti, trenta anni o per sempre in carcere. Che cosa ha concluso facendo questo? Niente!

Io penso che si dovrebbe dare una opportunità ad ogni essere umano, e chi è di religione cattolica sa bene che chi giudicherà è solo Dio, quando arriveremo al suo cospetto. Non credo che facendo morire delle persone rinchiuse si sia meno colpevoli di chi ha ucciso. Questo secondo me è una specie di omicidio barbaro. Vengono fatti morire, giorno dopo giorno, esseri umani in quattro mura. E’ giusto che di questo se ne sia tutti coscienti. Queste parole, anche se diversamente, le sta professando il nostro santo Padre Papa Francesco, abolendo lui stesso nella Città del Vaticano l’ergastolo. 

Credetemi, io sto convivendo con un ergastolano in cella  e vedo che, mano mano si rassegna al suo destino e non è bello vedere questo. Si fa forza per i suoi amati figli che sperano un giorno di poter riabbracciare il loro padre. E’ un dolore che solo chi non lo passa non lo può capire.

Ci sono anche tanti altri miei compagni, ergastolani in contesti di alta sicurezza, tra cui anche paesani miei, figli di una terra bella ma malata, che è la Sicilia, ma anche altri nelle stesse condizioni che provengono dal Sud Italia e, tanti di loro, lontani dai propri affetti, perché lo Stato dice che non possono stare là, per paura di contatti con ambienti mafiosi. Ma ora dico: dove enti, trent’anni rinchiusi senza avere contatti con nessuno, che contatti si possono avere?

Non si fa caso alle conseguenze che avranno i famigliari, vittime di reati che non hanno commesso loro, ma colpevoli di amare una persona che è ergastolana.

In un Paese dove vige la democrazia, dove migliaia di persone hanno perso la vita per la libertà del popolo italiano nei tempi della guerra mondiale, dove si è patita tanta sofferenza, e dove i nostri padri fondatori della Costituzione e tutto il popolo hanno deciso di non subire più sofferenza e di non recarne ad altri, ora invece si fanno morire delle persone in carcere e si fanno soffrire tante famiglie che non hanno nessuna colpa, gente che fa parte della stessa società di gente onesta e lavoratrice.

Spero che l’umanità di ognuno di noi esca, e si finisca di produrre ancora dei morti vivi, delle ombre dentro le carceri, di flagellare i sentimenti di famigliari innocenti, di violare la speranza di una libertà e di un futuro, ma soprattutto di non essere dei carnefici legalizzati, ma essere tutti figli di un solo Dio.

Auguro un in bocca al lupo a questi miei compagni che non hanno più un volto e una voce. Gli Uomini Ombra.

Luca Raimondo

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Un pensiero su “Un ergastolano visto da me… di Luca Raimondo

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Giustissime le tue constatazioni, viviamo in uno stato che si rende colpevole più di coloro che sta condannando.

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