Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

“Mi amerai quando non ci sarò più” (seconda parte)… di Pierdonato Zito

Patres

Ecco la seconda è ultima parte del magnifico testo di Pierdonato Zito -detenuto a Voghera- dedicato a suo padre, e all’intensità senza tempo del rapporto padre-figlio.

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Com’erano belle le sue disquisizione, un amabile interlocutore, con la pacatezza nell’esprimersi. Rispondeva con la calma che sempre prevaleva in lui quando coloro che lo circondavano, perdevano la loro. Il suo accento era raffinato, la parola scelta lentamente e con cura. Trasmetteva equilibrio e serenità. I suoi discorsi erano impreziositi da gustosi aneddoti che portavano con sé sempre una lezione di vita.

Oggi assisto invece a vere e proprie emorragie di cazzate, assisto al trionfo dell’effimero, logorroici che fanno fatica a contenersi, dimenticando che, prima di aprire bocca, dovrebbero chiedersi se ciò che stanno per dire sia meglio del silenzio. Tutti cercano di dire qualcosa, ma non dicono granché. Così come ci sono silenzi che non dicono niente, e silenzi che sono molto comunicativi.

Quest’uomo era anche un veterano di guerra. Ognuno è figlio del suo contesto storico e con quel contesto deve fare i conti. C’è un tempo in cui si vive al di là della propria vita, senza dolore e senza memoria. C’è nella vita di un uomo una sfera in cui il cuore non batte più. Una vita così drammatica, intensa che ti fa uscire dalla vita e dimenticarsi. La guerra è l’errore più assurdo dell’umanità.

Il suo percorso di vita fu lastricato di avvenimenti. L’essere umano non ha la padronanza degli eventi della propria vita, ma li subisce. Partecipò a più campagne di guerra. Era esploratore. In testa al plotone, tra i prescelti c’era lui. Avanzavano a ventaglio, con il compito di vedere e non essere visti, di avere un occhio attento al pericolo, di non cadere colpito dal nemico, e un occhio attento a dove metter i piedi. Un camminatore fisicamente instancabile. Coraggioso, determinato, pluridecorato.
Poi, come spesso capita ai prescelti, il destino ha cominciato a danzare su una lama di rasoio e, nel novembre 1941, ferito, grondante di sangue, cadde prigioniero e passò cinque anni della sua giovane vita in campi di concentramento, per questa “Patria” rivelatasi ingrata. Non è solo la storia di mio padre, ma anche la storia di una generazione e di un tempo lontano, lontanissimo del ‘900.

Nel tempo in cui noi viviamo questi fatti possono apparire lontani ed estranei, ma ciò non annulla il valore di queste persone. Non tenerne conto in una valutazione retrospettiva, sarebbe indice di arroganza e di incomprensione.

Con le mie vicende giudiziarie ho offerto il fianco a molti di esprimere giudizi affrettati, banali, superficiali, non solo su di me, ma anche sulla mia famiglia di origine, da persone che ritenevo anche intelligenti. Non ho avuto in quei casi neppure la voglia e il coraggio di arrabbiarmi come dovevo. Si dice che il miglior disprezzo è la non curanza. Non ne avevano colpa, immersi nella mala informazione, prigionieri dei loro stereotipi, sono finiti per essere loro stessi vittime dei loro pregiudizi. Non sanno nulla dei travagli umani di tante famiglie. Non conoscono NIENTE e quel NIENTE pretendono di inculcartelo, senza l’umiltà di documentarsi a dovere, non necessariamente in polverosi archivi, ma solo attraverso una corretta informazione e l’uso del buon senso.

Così dal profondo di una comoda poltrona pretendevano di esternare giudizi, come se loro potessero stabilire la moralità altrui. Questi giudizi, che in altri tempi per il mio carattere sarebbero stati motivo di un diluvio di schiaffi, mi hanno lasciato invece in totale indifferenza. Ma l’argomento mi ha portato molto molto fuori strada.

Ritornando a quest’uomo, che ho conosciuto da vicino, gli ho visto serrare la mascella nel supremo sforzo di volontà di resistere ai triboli della vita, senza protestare, consapevole che se non sai soffrire, non sei certamente un uomo. A lamentarsi non serve il talento. Tutti ci riescono, perfino i bambini. Trovare la migliore soluzione possibile ai problemi ovviamente richiede talento. Nella capacità di gestire la complessità, occorre talento.

Ho voluto scrivere questo testo per gli amici del Blog, per sottolineare l’importanza della figura paterna e del suo ruolo pedagogico, riportando la mia esperienza di figlio. Si scrive quando si hanno realmente cose vissute da dire, da trasmettere e io questo ho fatto.

Racconto questo aneddoto della lettura della famosa pagella alle scuole elementari per incitarci a dare tutto noi stessi nello studio, nel lavoro, in ogni cosa in cui ci applichiamo. Ci diceva, usando una locuzione latina, “dovete essere dei primus inter pares”, i primi tra i vostri pari. Imperava la sanzione dell’obbligo della bocciatura che colpiva il ragazzo che non si applicava e, nello stesso tempo, la famiglia. Ricevere un giudizio negativo era un confronto frustrante anche con i coetanei. Fortunatamente sono sempre stato promosso.

Era stato in Inghilterra –e per qualche anno iscritto all’università di Cambridge nella Facoltà di letteratura e storia inglese- quando la maggior parte delle persone del mio paese allora erano dedite alla coltivazione delle terre e alla pastorizia: “REMEMBER YOU ARE AN ZITO”. Ci educava a colpi di “Ricordati che sei uno Zito” e poi ci spiegava che “ZITO” è il promesso sposo che significa propriamente… PURO.

E’ stato il mio mentore, il mio Quintiliano, il mio magister. Carattere cristallino, non facile all’effervescenza. La sua maniera di contenersi faceva scuola. Era un maestro severo, ma ad un maestro del suo calibro si può perdonare un pizzico di severità.

Ora, amici miei del Blog, provate a fare un paragone con tanti nostri governanti e personaggi vari che a tutte le ore affollano i salotti TV, i media, ecc.ecc. Provate cioè anche voi, sotto questa mia stessa lente, a misurare di quanta poca gente oggi ci possiamo fidare?

Siamo governati da una classe politica malata. Se non ci sono teste migliori, leader migliori, non c’è qualità politica. Una politica che non è in grado di aiutare chi è più disagiato è una politica che non serve a nulla. Ci può stare che in un paniere ci sia una mela marcia, ma se le mele sono tante, anzi tantissime, ad essere marce, allora il problema è morale, etico.

Siamo il Paese più condannato dalla Corte Europea, da quando la stessa è stata fondata. Abbiamo una classe politica che non ha il coraggio delle proprie idee, specie in campo giudiziario.
In qualsiasi classe sociale si incide con il bisturi, esce il pus. Non è certo questo il Paese in cui uno desidera vivere. Da qui la necessità di lottare per una società più giusta. Si ha bisogno di una politica vera, autentica, non di slogan, di immagini, ma vera.
Viviamo in una società assuefatta alla crescita scandalosa della diseguaglianza. E’ ancora una volta lo Stato che esce a pezzi dalle inchieste giudiziarie (vedi la cronaca di questi giorni). Ecco perché non riesco ad allontanare dalla mente e farei un torto alla mia coscienza se non annoverassi fra i più giusti uomini che ho conosciuto nella mia vita, quest’uomo.

La sua onestà, la sua lealtà di attento osservatore delle più intime vicende umane. L’ho amato ancora di più dopo la sua dipartita. Esattamente e profeticamente come lui diceva.. “Quando non ci sarò più..”.. Cosa mi resta di quest’uomo? Mi resta un modello indiscusso di stile e di testimonianza d’animo incline al giusto.

Prima di lasciarmi per sempre, temendo che a causa del mio carattere mi sarei cacciato in qualche guaio (come puntualmente è accaduto), tormentato da tali pensieri, mi accolse un giorno con il volto preoccupato e l’inquietudine nel cuore… e mi disse: “figlio mio, perché mi dai tanto dolore?”.

Correva tra me e quest’uomo una tacita intesa, quella che lega un padre e un figlio, per cui a volte è superfluo parlare, bastavano gli occhi, i cenni, l’atteggiamento del volto. Il suo era uno sguardo fermo, dalla lunga abitudine al coraggio. Se paragono alle persone che vedo oggi, non nego che ho il dubbio che la mia visione sia legata ad un passato arcaico. Come se quei tipi di uomini fossero ormai fuori moda. Questi uomini furono gli stessi che contribuirono al boom economico dell’Italia negli anni ’60.

Le società continuano a trasformarsi, mutano gli atteggiamenti psicologici, i desideri, le motivazioni all’origine dei comportamenti, la sessualità e le relazioni d’amore, ma mio padre (da patrimonium= la ricchezza) nel mio caso ha avuto, e ha ancora, un ruolo profondamente centrale.

Dopo che se ne andò in silenzio e in punta di piedi, nessuno parlò di un uomo qualunque, di una intelligenza qualunque. Furono, anzi, concordi, nell’elogiare l’uomo generoso, altruista, portatore di nobili principi.

Le lacrime di tanti certificarono senza ombra di dubbio il percorso di vita netto, di questo grande uomo che io ho conosciuto e amato.

Pierdonato Zito

Voghera 25-04-2014

 

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5 pensieri su ““Mi amerai quando non ci sarò più” (seconda parte)… di Pierdonato Zito

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Se riesci a conservare il controllo quando tutti
    Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
    Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
    Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
    Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
    O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
    O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
    E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

    Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
    Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
    Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
    E trattare allo stesso modo quei due impostori;
    Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
    Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
    O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
    E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

    Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
    E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
    E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
    E non dire una parola sulla perdita;
    Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
    A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
    E a tener duro quando in te non resta altro
    Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

    Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
    E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
    Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
    Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
    Se riesci a occupare il minuto inesorabile
    Dando valore a ogni minuto che passa,
    Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
    E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

    Rudyard Kipling

    I tuoi scritti mi hanno fatto ricordare questo testo che tu conoscerai sicuramente, ma in caso contrario…eccolo qui.

  2. Giuseppina Zito in ha detto:

    Sembra un quadro uscito come modello di rispetto verso chi ha dato, come esempio di quel che occorre fare , senza pretese , avvolgendosi preziosamente in un velo danzante di ricordi , per te ” Pierdonato Zito ” perché tu possa oggi in un momento di silenzio , trasmettere a noi …
    Sono lusingata per la tua tessitura in mondo così travolto …
    Quando sento che che il 70 % dei parlamentari aspettano di andare in carcere !!
    …così mi esprimo !
    PREGHIAMO…………O Santa cara Magistratura……….O Sante forze dell’ordine………….
    Fà che tutto avvenga,…….accada,……..fà che il sogno degli italiani si avveri………….
    O Santa inquisizione,……….fà…….che tu sia veramente Santa………
    Fà che la legge avvenga,…..quella vera,…..di DIO e degli uomini di buona volontà…..Fà che gli italiani si sveglino……….
    E il mondo intero……..
    O Santa magistratura………..O Sante forze dell’ordine…………
    Fà che avvengano gli arresti………….L’inquisizione divina,..giusta,……quella che il popolo chiede……….
    Ne è assetato;….di giustizia………
    Amen
    Non ho altro da aggiungere …

  3. Raddoppio il mio grazie per questo e il post precedente: grazie per avermi fatto conoscere la splendida figura di tuo Padre, grazie per il tuo essere ….

  4. rossana in ha detto:

    meravigliosa questa ode a tuo padre.. mi ha fatto pensare, piangere e riflettere sul mio che non c’è più da diversi anni.. ed è come dici tu l’ho apprezzato ancor di più non avendolo accanto e spesso dico e faccio cose che lui era solito dire e fare. E’ importante la figura paterna e ai tempi di oggi , tuo padre e il mio sembrano eroi di altri tempi ma io sono orgogliosa di aver avuto un padre che mi ha insegnato tante cose e sono contenta di leggere lo stesso orgoglio in questa ode dedicata a tuo padre .. e su tutto concordo, concordo sul fatto che oggi sembra tutto effimero e inutile se lo paragoniamo all’esempio che abbiamo ricevuto, concordo che non ci possiamo fidare molto visto la superficialità delle azioni e le parole vuote delle persone, ma tutto quello ho ricevuto e che leggo oggi mi confermano che in mezzo a tutto e tutti, trionfano i valori , il bene ricevuto e quello che puoi dare..Grazie 🙂

  5. francesca Teresa in ha detto:

    Ciao Pierdonato, è da poco tempo che ” frequento ” il blog e qui leggo sempre dei testi che fanno riflettere ed emozionare, ma questo tuo pezzo mi ha fatto venire un nodo in gola….anche io ho perso mio padre , un padre meraviglioso con il quale avevo un bellissimo rapporto…mi chiamava principessa….La tua testimonianza mi ha fatto riflettere su tante cose cose che mio padre mi ha trasmesso alle quali non ho dato mai il giusto valore…..grazie!!!! Un forte saluto dalla Sardegna…:) 🙂

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