Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

“Mi amerai quando non ci sarò più” (prima parte)… di Pierdonato Zito

Patres

Pierdonato Zito -detenuto a Voghera- è una di quelle persone che hanno talmente lavorato su di sé, nel corso degli anni, da avere fatto conquiste profondissime, in grado di dare loro una “libertà” che è raro trovare.

Chi ha letto altri suoi testi su questo Blog, è consapevole del valore di quello che scrive, dell’intensità, della delicatezza, della sobrietà, della forza morale che vibrano nelle sue parole.

E’ da anni che conosco Pierdonato -è uno degli amici della prima ora del Blog- e da anni ho potuto frammenti del suo spirito.

Frammenti che potreste intravedere anche nelle sue tante opere artistiche che abbiamo pubblicato.

Pierdonatoha uno stile “classico” , nel senso grecolatino, dove le frasi si succedono in un contesto armonico, e ogni parola sembra “necessaria”, dove non toglieresti né aggiungeresti nessuna parola.

Pierdonato è guidato da un’idea di “ricongiungimento” alla vita, di riscoperta delle radici, di riviviscenza delle profondità dell’essere. Una spinta la sua che è sempre anche un Ritorno.

In questo testo, di cui pubblico oggi la prima parte, Pierdonato parla di suo padre. Si tratta di un grandissimo abbraccio a un padre che per lui era un faro. Si tratta di un grandissimo testo sul rapporto padre-figlio.

—————————————————————-

Qui nel carcere di Voghera, un altro anno è passato. Siamo in aprile. Mi trovo alla finestra ad osservare la pioggia che cade da giorni. In lontananza riesco a vedere un pezzo di strada e l’asfalto reso lucido dalla pioggia sottile e continua.
In questo luogo, più che i mezzi fisici, occorre avere mezzi intellettuali, per sorvegliare se stessi dalle cadute irreparabili e dalla perdita di un centro spiritual, e reggere così alle imperfezioni della vita.

Qui dove tutto è noia, tutto è grigiore, uniformità, dove tutto è piatta monotonia, l’odore di questa pioggia mi fa sorgere spontaneamente riflessioni che sono in realtà un concentrato di mille meditazioni e di ricerca depositate per anni nella memoria e infine affiorate qui su queste pagine.

Mi ritrovo a domandarmi se sono stato sfortunato o se semplicemente ho incontrato il mio destino. Sapevo che sarei stato da solo: io e la mia solitudine. Che mi sarei confrontato con il senso di vuoto, di smarrimento, che colpisce tutti coloro che vengono privati della loro libertà e imprigionati per sempre. Ho imparato a convivere con questa solitudine, senza mai smettere di desiderare di ritornare libero, non fare come tanti che simili a leoni cresciuti da molto tempo in uno zoo, non pensano più alla loro foresta, e sono diventati anche loro parte della “cattività” in cui vivono.

La mia è una condizione senza rimedio, senza confine, che devo accettare pur senza avere nessuna vocazione monastica, dove la speranza diventa l’unico mio conforto e compagnia, dove sperimento le parti buie e luminose di me stesso.

“MI AMERAI QUANDO NON CI SARO’ PIU’”, mi diceva un uomo straordinario che ho conosciuto. Un uomo che ha condotto la sua vita ai vertici dei valori umani. Quest’uomo non si accontentava di una vita mediocre.

E’ questa una storia che parla a bassa voce, ma che a me ha lasciato una grande lezione di vita, ed una grande eredità.

Sono cresciuto vicino a quest’uomo, lo vedevo lavorare, parlare, mangiare, dormire, relazionarsi con noi e con gli altri. Notavo il suo assortimento interiore, la sua aria introspettiva d’assenza dall’effimero e di presenza invece sugli aspetti concreti, reali, delle situazioni. Insomma un uomo di una serietà più unica che rara, impastato di sorriso e animato da fiducia.

Avevo la sensazione che la sua spina dorsale non fosse per niente umana, ma una vera e propria barra d’acciaio. Un uomo inflessibile, stabile, di totale affidabilità, che scelta una strada non defletteva di un capello. Misurava la fatica che lo attendeva con l’esperienza delle fatiche trascorse.

Era uno di quegli uomini che ispirano simpatia di primo acchitto, perché d’istinto, a pelle, si avvertiva di essere dinanzi ad un uomo forte e generoso. Nulla gli mancava nei tratti del volto e nel portamento. Intelligente, colto, poliglotta. Quando lo guardavi negli occhi, d’un colpo ti inducea a fidarti ciecamente di lui.
Io da piccolo, vedevo in quest’uomo una sorta di cavaliere senza macchia e senza paura, che si adoperava per una causa giusta.

Nel tempo in cui lui nacque gli fu insegnato che il sostantivo “PATRIA” si doveva scrivere con la “P” maiuscola, per sottolineare il rispetto che si doveva verso la terra di Padri. Sto parlando di un’altra epoca, di altri tempi. Un discorso che non ha niente a che fare con il marciume che oggigiorno le cronache ci mettono davanti. Il riferimento è, in primis, alla classe politica che pretende di dare lezioni di etica, di moralità, senza averne titolo.

Ovunque ho rivolto lo sguardo, lo spettacolo è stato quasi sempre poco edificante. Fin dalla fine degli anni ’70, inizio anni ’80, ho sempre sentito dire che il problema era… la famosa “QUESTIONE MORALE”.

Scrive B. Goldwater (“il vero conservatore” – Longanesi – Milano)… “Abbiamo dimenticato che la società progredisce soltanto in quanto produce “capi” capaci di guidare e di ispirare il progresso. E non possiamo sviluppare tali capi se i nostri criteri educativi sono diretti alla mediocrità, invece che all’eccellenza”. Mi viene in mente, uno fra tanti, Nelson Mandela.
Intendo dire: Il leader è colui che guida un gruppo di persone verso una meta, non certamente verso il precipizio e lo guida con saggezza e autorevolezza, che sia il “capo” di un partito politico, di un sindacato o più semplicemente della propria famiglia. Un esempio sono stati questi ultimi 20 anni di politica, fatta di litigi e di non cambiamenti.

Scrivendo la storia di quest’uomo, mi sono convinto ancora di più che non bastano poche persone di così altra statura etica, morale, ma serve un’intera società, una società che abbia la forza di cambiare rotta. Intanto lui fu un piccolo esempio e fece la sua parte nel suo piccolo con passione amore verso il prossimo.

Il suo nome era NUNZIO, NUNZIO ZITO. Era mio padre, nato nell’anno 1916 del giorno 3 di maggio, lo stesso giorno in cui sono nato io. E’ venuto poi a mancare l’8 giugno del 1985. Quel giorno furono strappati lembi di pelle dal mio cuore.

Nunzio etimologicamente parlando è… colui che fa un cenno, colui che annuncia la buona notizia. Quest’uomo lo amavo, lo adoravo, lo temevo.

Sono questi i tipi di uomini di cui in questa società si avverte il vuoto. Nasciamo tutti uguali. La differenza la fa il nostro comportamento. Cosicché quando un uomo del genere viene a mancare, si sente un vero e proprio svuotamento di uno stile di vita. Il suo miglior talento era l’umiltà e lo stare sempre con i piedi per terra. Il suo insegnamento mi ha tenuto a galla, nei momenti in cui il mare tempestoso della vita minacciava di portarmi a fondo.

Ai suoi occhi ero troppo giovane per capire l’importanza di quel rapporto, ero troppo trasgressivo a quell’età, tanto da fargli pronunciare più volte quella frase che mi resterà incisa per sempre nel mio cuore: “TU MI AMERAI QUANDO NON CI SARO’ PIU’”…

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su ““Mi amerai quando non ci sarò più” (prima parte)… di Pierdonato Zito

  1. Anche io ho davanti agli occhi del cuore le persone della mia famiglia… i nonni, papà e mamma, persone forti, coraggiose, oneste, leali, dalle quali ti sentivi accettato e protetto e delle quali ti potevi ciecamente fidare…..ma erano altri tempi, era il periodo della guerra…. ora guardo con tanta tristezza la corruzione, la disonestà, l’arrivismo che regna sovrano là dove dovrebbero esserci perone in grado – come dici tu – di guidare verso una meta e non verso il precipizio….
    Bellissime le tue parole, intenso il tuo pensiero…grazie!

  2. Giuseppina Zito in ha detto:

    Scusami se ti rispondo adesso , ma non mi ero accorta che erano due lettere separato , un per il primo questo e il secondo che ho già letto, sarà che mi trovo dall’altra parte del mondo “Australia ” dove ci vive mia figlia con la sua famiglia numerosa con cinque figli , quattro F. un M…l’ultima arrivata di poche settimane e così mi impegna tanto come nonna .
    Come vedi tutti abbiamo qualcosa da raccontare, specie se affiorano cose del passato , ricordi che hanno lasciato certi profumi come nel tuo caso , parli di una figura prevalentemente importante tuo “padre ” il pernio della casa.
    Sono sicura di quel che ti ha lasciato ” ricchezza d’animo e spirito combattivo perche tu possa attingere sempre è renderti forte , ne hai tanto bisogno ” io comprendo così mentre leggo attingo anche io , vedi come ci si aiuta !!
    Continua nella tua ricerca , immergerti magari nei tuoi silenzi dolorosi sena mai allontanarti dalla speranza …lei fa da anestetico al dolore …
    Ciao mio buon amico so ascoltare anche io nel mio silenzio del mio dolore di ciò che nn approvo ma che a volte devo ingoiare….fa fatica ma si accetta…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: