Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Ventuno anni di attesa… di Piero Pavone

Finalmente

Cosa si prova a ritornare a casa dopo ventuno anni?

Cosa vuol dire rivedere il proprio paese dopo ventuno anni? Rivedere il proprio padre e la propria madre, nel proprio contestto originario?

Ecco che vedi la tua vecchia casa.. più piccola di come la ricordavi, immersa nelle vie del tuo paese, più piccolo di come lo ricordavi.

Ecco che ti scappa una lacrima.. al confine tra quella dolcezza così dolorosa.

Piero Pavone -detenuto a Spoleto- ci racconta della prima volta che ha potuto fare ritorno a casa propria.  Ci racconta delle emozioni e dei pensieri che si rincorrono in  un tempo che non ti dà respiro.

Chiunque seppellirebbe i detenuti in carcere, provi, anche per un solo attimo, a immaginare cosa voglia dire non vedere il proprio mondo per ventuno anni.

———————-

Dopo ventuno anni ho fatto ritorno a casa. L’evento non era dei migliori poiché sono stato per una condizione non particolarmente piacevole, ossia per far visita al mio anziano papà che versa in precarie condizioni di salute. Non sono andato da uomo libero. Ero scortato dagli agenti della Polizia Penitenziaria, ma ci sono andato, ci sono tornato… L’entusiasmo, la gioia, le emozioni, le paure sono state davvero tante. Paura di non sapere gestire le emozioni; paure di trovare mio papà in condizioni diverse da quelle che mi avevano descritto; paure da ipocondriaco, ovvero paure che non c’erano e che mentalmente mi creavo, ma alla fine ho affrontato il tutto con la mia solita determinazione, con forza e con la gioia nel cuore, malgrado tutto.

Il mio primo sbigottimento è stato nel vedere, già da sopra il furgone della Polizia Penitenziaria, le vie del mio quartiere. Il tutto, ai miei occhi, era ridimensionato rispetto a come lo ricordavo. Anche l’abitazione dei miei cari, umile e piccola com’è, l’ho percepita ancora più piccola. A qualcuno, a cui ho raccontato ciò, dicendogli ironicamente “… sembra che il mio quartiere, la casa dei miei… siano stati lavati con acqua calda e si siano ristretti”. C’è stata una insegnante  che mi ha dato una spiegazione scientifica a quanto otticamente mi è successo. Non so quanto sia vera. Praticamente mi ha spiegato che una persona, non vedendo qualcosa, in questo caso un luogo, per tanto tempo, andando avanti con l’età, più tempo passa a non vederlo e più piccolo lo troverà quando lo vedrà. Quindi la dimensione del luogo è proporzionale al lasso del tempo trascorso. Sembra una spiegazione plausibile, e dato che non ho riscontro in nessun senso, devo crederci, anche perché questo è.

Anche ai miei genitori li ho trovati fisicamente “ridimensionati”, più piccoli, più gracili e soprattutto più attempati. Forse sono giustamente anziani, ossia adeguatamente attempati per l’età che hanno. Quindi il problema sarà mio: vedendoli molto raramente, in memoria ho sempre la loro figura di quando ero un uomo libero. Tuttavia ringrazio tantissimo Dio che sono ancora figlio, nel senso che non sono orfano di nessuno dei genitori. Mi auguro che questo dolore sia rimandato. Quando accadrà lo sopporterò, ma non voglio soffrirlo, perlomeno non adesso. Lo voglio soffrire il più tardi possibile e da uomo libero. In ogni caso è un incommensurabile dolore, ma vissuto in modo diverso, condiviso, non patito in solitudine.

Grande dimostrazione di affetto e grandi emozioni me li hanno regalati alcune amiche, amici e paesani, aspettandomi in prossimità dell’uscita di casa per darmi un effimero saluto e soprattutto per comprovare il loro sentimento. Li voglio ringraziare pubblicamente. E’ il minimo che possa fare. E oltre al ringraziamento gli voglio dire che mi hanno commosso tantissimo e pertanto li porto nel cuore. E’ stata una cosa inaspettata e perciò ha sortito maggiore effetto, maggiore emozione,e  dunque ho maggiore gratitudine per ognuno di loro. Sempre in merito, voglio dire loro che il mio cuore è grande, a tal punto da contenere tutti quanti; che sappiano che gli voglio davvero bene (in verità i più lo sanno) e che quanto hanno fatto è stato il più bel regalo che potessi ricevere negli ultimi ventuno anni. GRAZIE!

Una emozione indescrivibile, incommensurabile, me l’ha data Giò. Lei è una donna specialissima, che è stata parte integrante della mia vita. Sinteticamente e con molto eufemismo l’ho descritta, ma lei è stata molto di più. Tuttavia la voglio ringrazi ara pubblicamente, pur sapendo che la platealità non le è molto gradita, per esserci stata in quella cerchia di persone care, e soprattutto per essersi distinta per il particolare saluto che è riuscita a darmi. Del resto lei stessa è particolare, oserei dire unica, quindi c’era da aspettarselo. GRAZIE DI VERO CUORE GIO’!

Il mio auspicio è che la cosa si ripeta con due varianti: la prima è che ci vorrei tornare per un lieto evento e la seconda è che il ritorno sia da uomo libero. Non sono utopie, quindi sono cose realizzabili, spero presto.

Amo tantissimo le massime e così mi piace concludere.

La sofferenza può diventare persino un passaggio obbligato per ritrovare gioia nella vita.

Spoleto martedì 27 maggio 2014

Piero Pavone

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3 pensieri su “Ventuno anni di attesa… di Piero Pavone

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Emozionante questo tuo racconto Piero e l’augurio che ti faccio è quello di tornare presto a casa tua nella migliore delle occasioni, ovvero, la tua libertà…. nella logica della vita, i genitori se ne vanno prima dei figli, quando succede l’opposto il dolore è troppo grande per chiunque. Essi se ne andranno prima o poi ma sarà “UN ATTIMO DI ETERNITÀ, poichè con loro se ne andrà una parte di te ma in te resterà sempre viva una parte di loro.” Ti abbraccio e ti auguro ogni bene.

  2. rossana in ha detto:

    che bello il tuo raccontare.. c’è attesa, gioia, stupore, emozione, paura, dolore ma anche amore per la tua famiglia, per i tuoi paesani, per la tua casa e per il tuo paese che nemmeno 21 anni di non ritorno hanno sminuito anzi!! ti auguro allora di tornarci ancora e di tornarci da uomo libero.. auguri di cuore.. ciao

  3. francesca Teresa in ha detto:

    Un ritorno nel paese che ti ha visto crescere raccontato con tutta l’emozione provata da te…..Che gioia per i tuoi cari genitori vederti nuovamente nella vostra casa … ….Grazie per averla condivisa con tutti noi…. Ti auguro di ritornarci da uomo libero …un abbraccio dalla Sardegna…….

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