Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Altre proposte di legge di Antonio Piccoli

acqua

Antonio Piccoli è un avvocato detenuto nel carcere di Catanzaro; da qualche tempo ha iniziato a scriverci. 

Recentemente ho pubblicato una sua proposta di legge in merito agli incidenti stradali (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/antonio-piccoli/).

Oggi pubblico altre sue tre proposte di legge relative al modo con cui potrebbero essere affrontati reati particolari e situazioni emblematiche.

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PROPOSTA PER DEBELLARE E RIDURRE IL FENOMENO DELLA PEDOFILIA E PROSTITUZIONE, SPECIE MINORILE, SUL WEB

Contro la prostituzione e la pedofilia informatica. Capita sempre di più che l’incontro tra domanda e offerta di sesso avvenga in rete, specie minorile (vedi ultimo caso delle baby squillo dei Parioli in Roma), sarebbe opportuno istituire un corpo di Polizia Giudiziaria (Polizia Postale) per reprimere e controllare questo fenomeno. Gli agenti scandaglierebbero il web alla ricerca dei siti ove tali ragazze si propongono, e fingendosi interessati, contrattano l’incontro. Quando il tutto si materializza, dopo avere deciso la controprestazione in danaro o altro, l’agente si materializza e arresta o denuncia la meretrice, e se trattasi di minorenne ne da immediato avviso alle autorità competenti, ai servizi sociali e ai genitori. Inversamente, giovani agenti donna di Polizia inseriscono sul sito le loro offerte proponendosi a incontri privati con uomini, fingendosi anche minorenni; quando vengono contattate fissano l’incontro facendo poi scattare la trappola per il cliente e le relative denunce o arresto, specie se pedofilo. Su un particolare data-base tenuto dalla Polizia (o altro) si potrebbero aggiornare o inserire tutti i clienti (adescatori pedofili e altro ancora) e meretrici sventati che operano nel web, così come le minorenni e i pedofili della rete. Il fenomeno verrebbe, se non arrestato, fortemente ridimensionato, poiché sia i clienti che le ragazze che si offrono, ignare se trattasi di una trappola o meno, ne avrebbero timore non sapendo chi trovano poi all’incontro.

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CONTRO LA FUGA DEI CERVELLI E DELLE IDEE ALL’ESTERO

Spesso buoni progetti, idee e invenzioni non vedono la luce, in Italia, per mancanza di fondi alla ricerca, di investitori e per la burocrazia; magari migrano all’estero facendo la fortuna di altre industrie e Nazioni. Un inventore, genio o meno che sia, è scoraggiato ancora prima di cercare di realizzare la sua idea o progetto per l’eccessivo costo di sostenere e per mancanza di aiuti anche pratici nel disbrigo delle pratiche, si vede e sente solo, così cerca aiuto altrove  o rinuncia ai suoi sogni o propositi. Bisognerebbe istituire presso l’Ufficio Brevetti, o Camera di Commercio, uno staff che aiuti i richiedenti al disbrigo delle pratiche per il deposito marchi e brevetti. Questo ufficio dovrebbe preoccuparsi di trovare investitori nel settore, potrebbe creare un fondo ad hoc per la realizzazione del progetto o invenzione, dovrebbero trovare Aziende, Università o Laboratori interessati al progetto; creare strutture che vaglino prima la bontà, l’utilità e la fattibilità dell’idea (per idea intendo: progetti, invenzioni o altro, in tutti i settori della scienza, tecnologia, arte, edilizia, ecologia, politica, economia, ecc.), dopodiché passano alla fase progettuale, aiutando a realizzare il prototipo, trovando, se il caso, anche l’utilizzo pratico e partner per la produzione. A mo di esempio: ho intenzione di produrre un rivelatore di alcol per auto. Ho chiara l’idea, ma non so da dove iniziare, ne ho le capacità tecniche e le possibilità materiali: a chi rivolgersi, quanto costa, da dove iniziare? Dunque  bisognerebbe snellire l’iter burocratico per deposito brevetti e invenzioni, fare società, anche private o finanziate dallo Stato, che aiutino a realizzare idee innovative (come diceva Leonardo: “l’idea vale più della sua realizzazione, che può essere lasciata ad altri”). Benché io non sia uno scienziato o inventore, osservo e mi viene da mettere su carta idee, progetti e invenzioni; ne ho in cassetto decine, alcune di notevole interesse, ma sono scoraggiato non sapendo da dove iniziare e dal costo del progetto intero.

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LEGGE CHE DICHIARA L’ACQUA BENE COMUNE DELL’UOMO, PROTETTO DALLA NAZIONE

In un mondo ove la densità demografica ha superato la sua soglia limite, ancora destinata ad aumentare, diventa vitale, per la sopravvivenza del genere vivente, mantenere l’equilibrio tra risorse naturali, vitali  alla sopravvivenza del genere, e l’uomo. Non volendo disquisire tra tanti, troppi, argomenti al riguardo, volgo la mia attenzione sul problema dell’approvigionamento idrico; l’acqua, un bene e una risorsa troppo preziosa, ma purtroppo sempre più scarsa. Mi duole il cuore ogni qualvolta vedo o ascolto su quelle popolazioni costrette a soffrire la sua penuria, mentre in altri Stati la si tratta sconsideratamente. Un valore troppo prezioso, bene di pochi -di quanti, più fortunati, ne dispongono quasi illimitatamente- ma “bene comune dell’umanità”. Se potessi, tale considererei  l’acqua e volentieri ogni sforzo affinché tutte le Nazioni legiferassero  tal proposito: eleggere l’acqua a diritto dell’uomo. Costringerei i Paesi ricchi di risorse idriche a proteggere tale bene proteggere tale bene prezioso, ad adoperarsi affinché anche la più insignificante goccia vada tutelata e non sprecata, ridistribuita al servizio di tutti. Ma non tutte le politiche nazionali sono del mio avviso. In Italia manca una coscienza civica in tal proposito, manca una politica di salvaguardia del bene più prezioso che la natura abbia mai potuto donarci, base dell’esistenza del genere vivente. Dagli ultimi dati risulta che in Italia il 47% delle risorse idriche va sprecato e perduto in un ferraginoso dedalo di condotte vecchie e decrepite. Si vuol salvaguardare il costo per l’utente a discapito dello spreco. Tutto ciò è assurdo; preferirei pagare di più l’acqua pur di non vederla sprecata. Il costo di conseguenza mi imporrebbe un uso parsimonioso volto al risparmio. Così avremmo più acqua allo stesso costo, poiché l’irrisorio prezzo oggi ci permette di sprecarne in ogni uso, che sia civile o industriale. Tale mia denuncia vuole essere un atto di proposta affinché s’inizi, anche ove la penuria d’acqua ancora non è un problema, a proporsi come virtuosi, imponendo la propria autorità anche a quanti, come l’Italia, non avvertono il problema e non se ne curano. Dunque, innalzate il bene acqua a “bene comune della Nazione e dell’umanità” e costringete i Paesi, in primis l’Italia, che non adottano una politica a salvaguardia e rispetto delle risorse idriche al cambiamento di rotta, affinché tutti, nel pieno rispetto anche di quanti muoiono per un secchio d’acqua, si adoperino nel risparmio e nell’uso parsimonioso a tutela del bene.

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