Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

31.12.9999

partis

Angelo Meneghetti, detenuto a Padova, ha scritto un testo -che oggi pubblico- sottoscritto anche dal nostro Carmelo Musumeci e da Biagio Campailla.

Chi è condannato all’ergastolo ostativo non accetterà mai di finire i suoi giorni in cella. Non accetterà mai, soprattutto, di arrendersi.

C’è un passaggio molto bello sul finale della lettera.. 

“Sia io che Biagio e Carmelo, non ci arrenderemo mai, e continueremo a scrivere fino al nostro ultimo giorno di vita, per portare a conoscenza di tutti la situazione del nostro Paese, considerato un paese democratico e civile.”

Non arrendetevi mai. Perché nessuno deve essere privato della speranza.

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Quando ero giovane e piccolino e, specialmente d’estate, “vacanze estive”, la maggior parte dei pomeriggi io, assieme ad altri ragazzini, la trascorrevamo ad ascoltare le vecchie storie di persone anziane, sotto una pergola per essere all’ombra, riparati dal sole, in quelle case vecchie di campagna. Erano persone che avevano vissuto i fatti accaduti nella seconda guerra mondiale. Anche mio nonno era un sopravvissuto di quel brutto periodo ma era un po’ più riservato su certi episodi. Forse erano i rimproveri di mia nonna, che diceva sempre al mio vecchio nonno di non raccontarci quelle storie. 

Erano “uomini di campagna”. Dalle loro storie sembrava che avessero vissuto delle avventure. Eravamo ragazzini, non capivamo molto ma, a forza di ascoltare quei racconti capivamo che non erano avvenute, erano storie vere, fatti da fare venire la pelle d’oca. 

A quell’epoca c’era la guerra, i tedeschi avevano diversi italiani “come alleati”, sparsi in tutti i paesetti della pianura, i “cosiddetti fascisti”. Queste persone anziane, a volte, mentre raccontavano, avevano gli occhi che gli lacrimavano. E noi gli dicevamo “ma stai piangendo?”. E loro ci rispondevano “ma va, mi è entrato un moscerino nell’occhio”. Ma non era così. 

Ci parlavano dei treni, delle persone deportate trattate peggio degli animali, dei giorni che hanno trascorso nelle prigioni; come mio nonno che ha trascorso quattro anni in un carcere dell’Albania. Lo avevano arrestato in quel Paese. Si trovava lì per combattere i tedeschi che stavano ritornando in Germania, si ritiravano dalla guerra d’Africa. In quei racconti per la prima volta ho sentito la parola “ergastolo”. Le loro storie le avevo imparate a memoria. Poi, crescendo di età, mi era stato raccontato  che, certe persone che avevano commesso certi reati, erano state condannate alla pena dell’ergastolo, e che erano fortunati perché sono vivi. 

Da quei racconti, da parte di mio nonno e degli altri anziani della zona si percepiva un certo attrito verso i carabinieri. Dicevano che si presentavano insieme ai fascisti a casa della povera gente in cerca di uomini adulti considerati nemici. Questi uomini non erano neanche partigiani. Erano solo padri di famiglia e cercavano solamente di proteggere i loro cari. Erano uomini nati e cresciuti in libertà, e tali volevano rimanere. Solo che avevano subito delle vere e proprie angherie. Tante persone erano state uccise perché non parlavano; non è che fossero muti, solamente non sapevano niente. 

Col passare degli anni ho raggiunto la maggiore età e, per mia sfortuna, un giorno sono stato arrestato e condotto in carcere. Quella prima mia carcerazione è durata sei mesi e in quel periodo ho risentito la parola “ergastolo” e da lì mi sono risvegliati i vecchi ricordi, le storie che avevo sentito quando ero ragazzino. 

C’era un detenuto che si trovava in carcere da diversi anni per le sue idee politiche. A sentirlo parlare sembrava che avesse ingoiato una enciclopedia. Parlava sempre e di tutto. Quando gli chiedevo di legge e di Giustizia non si fermava più. Forse era più bravo dell’avvocato che avevo nominato all’epoca. Mi diceva che l’ergastolo non lo danno più a nessuno. Ormai è finita l’era di piombo; si riferiva al brutto periodo quando c’erano le brigate rosse e altri gruppi rivoluzionari.

Quel brutto periodo erano gli anni ’70 fino ai primi anni ’80. Poi, come tutti sanno, verso il 1990 quei gruppi si sono dissociati. Mi diceva che per essere condannato alla pensa del “fine pena mai”, cioè l’ergastolo, devi essere accusato di avere messo una bomba in un luogo pubblico; una cosa che difficilmente ti passa per la testa. E diceva “vedrai che sarà tolto dal codice penale, come è stato per la pena di morte”. Da quest’ultimo racconto sono trascorsi trenta anni ma, nel corso del tempo nel nostro Paese sono avvenute altre stragi, comportando la morte di diversi magistrati. La pena dell’ergastolo, ovvero il fine pena mai è stata sostituita con: “fine pena 9999”. Sempre l’ergastolo.

Ma c’è di più. Adesso ci sono due tipi di ergastolo in Italia. C’è quello normale e quello ostativo. Con la pena dell’ergastolo ostativo sei destinato a vivere e morire dentro una fredda e umida cella, a meno che non si collabori con la Giustizia. Con la pena dell’ergastolo normale sei destinato ad essere, per tutta la vita, prigioniero dello Stato. 

Da tutti i racconti che ho sentito e che ricordo, ne ho tratto una riflessione con due miei amici che sono stati condannati all’ergastolo ostativo; e cioè Biagio e Carmelo. E dai dialoghi con loro è emersa la stessa riflessione. Ci troviamo in un Paese che si considera democratico, ma secondo i nostro pensieri è poco civile. Un Paese, il nostro, che è contro la pena di morte ma, nell’ultimo ventennio, ha introdotto la “pena di morte viva” e cioè l’ergastolo ostativo. Così ci ritroviamo con due tipi di ergastolo.

Poi la nostra riflessione è.. dato che a noi ergastolani hanno dato il numero 9999. Io, Biagio e Carmelo abbiamo dato un senso a quel numero, perché stiamo vivendo con la speranza… Noi ergastolani, quel poco di speranza che abbiamo, non lo abbiamo perso. Il significato che abbiamo dato a quel numero “per sentirci ancora vivi e pieni di speranza” è il seguente:

9: contro l’ergastolo.

9: contro la pena di morte.

9: contro alla morte per pena.

9: contro ogni tipo di tortura.

Sia io che Biagio e Carmelo, non ci arrenderemo mai, e continueremo a scrivere fino al nostro ultimo giorno di vita, per portare a conoscenza di tutti la situazione del nostro Paese, considerato un paese democratico e civile.

Padova, aprile 2014

Angelo Meneghetti

Biagio Campailla

Carmelo Musumeci

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3 pensieri su “31.12.9999

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    La lettura si divora , avvolte anche le parole, ma questo nn vanno ingoiate , ma vanno assorbite per dare un lieve senso a tuo tumultuoso scritto.
    Avverto con i miei sensi, quel che ti possa giungere attraverso un vissuto e che ancora vivi, tutto è vivo, tutto è acceso , come una lampada accesa ventiquattro ore su ventiquattrore priva di interruttore …
    la vita è così breve dico sempre , ma parlare di vita quando si consuma come questo maledetto carcere senza un fine pena mai , be dico è ingiusto.
    Eppure gli anni di ieri sono passati , oggi ci dovrebbe essere più apertura, ma credo che questo venga dall’uomo, e li mi fa paura , non le istituzioni che si possono maneggiare , ma l’uomo nella sua bestialità di sotto specie interiore è inferiore. Non ci capisco più un tubo , malgrado la mia età , ma faro come voi , non smetterò mai di parlare di questa libertà da condividere oggi più che mai.
    lottare sempre fortifica e guarisce la pesantezza della pena con la non resa …mai mai mai …Con affetto un abbraccio

  2. Giuseppe Rotundo in ha detto:

    Cari amici ,neanche noi ci arrenderemo mai….Le vostre voci giungono alle nostre orecchie,e ci spingono(nonostante tutto) a sperare……… Grazie!

  3. Alessandra lucini in ha detto:

    Non arrendetevi mai, continuate così, siete dei portavoce molto importanti, in quanto al paese civile, bè ci sarebbe molto da dire, per essere civili non basta vestirsi bene e usare l’automobile ed essere consumisti. Per essere civili bisogna imparare a rispettare proprio tutti e ad amare il nostro prossimo, e sono sempre dell’idea che non si nasce cattivi e non si rimane cattivi per sempre, anche i santi hanno un passato e anche i peccatori hanno un futuro.

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