Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La scuola in carcere… di Nellino

scuola

Ecco che il nostro Nellino (Francesco Annunziata) detenuto a Catanzaro, ci invia un altro suo interessante pezzo.

Tutto incentrato sull’importanza decisiva che la scuola ha per chi è in carcere e su come, invece, essa sia, non solo non favorita, ma anzi spezzo ostacolata, nelle carceri, specie nelle carceri del Sud Italia.

—————————————————————————–

NUOVO GOVERNO E SCUOLA IN CARCERE

Se c’è una cosa che può considerarsi buona di questo nuovo governo presieduto dal “giovane” Renzi, è che pare voglia porre l’attenzione e mettere al centro delle attività parlamentari la riorganizzazione della scuola italiana.

È già un buon segno. È già una cosa che lo distingue da chi lo ha preceduto nell’ultimo ventennio. D’altra parte, tutti sappiamo che i peggiori regimi dittatoriali hanno sempre cercato di limitare l’istruzione per attuare le loro strategie.

È un dato di fatto lo stato in cui oggi è ridotta la scuola in Italia. Non è un caso che tutti i giorni sentiamo dire dai vari tg nazionali che i giovani stanno scappando da questo Paese.

A prescindere dalla disastrosa situazione economica, il motivo principale per il quale i giovani preferiscono trasferirsi all’estero è che l’Italia ha smesso da un pezzo di investire sulla ricerca, negando ai suoi cervelli la possibilità di far progredire questo Paese.

Purtroppo il nostro Paese, dopo centocinquant’anni non può considerarsi ancora unito, ancora troppe differenze ci dividono. Come direbbe il sig. De Feo (detenuto ininterrottamente da trent’anni, nel nostro Paese civile. Sic!) è tutta colpa del nord ladrone, dei Savoia che hanno depredato il sud dell’Italia e di chi più ne ha più ne metta.

Bisogna ammettere che non possiamo dargli tutti i torti.

Possiamo e dobbiamo obiettare che generalizzare non è mai un bene, ma un certo fondamento di verità dobbiamo riconoscerglielo.

L’Italia settentrionale sembra un altro Paese rispetto al Sud. Sarà anche colpa delle persone che ci vivono, che non sanno reagire alle tante mancanze che perpetrano da decenni, nei loro confronti, chi è chiamato a governare, ma non possiamo negare che i mezzi messi a disposizione in una parte dell’Italia, sono insufficienti per raggiungere la parità con il nord.

Realizzare i progetti atti al miglioramento è un’utopia, e restano tali solo per mancanza di fondi o di strutture idonee.

La scuola è una di quelle.

La scuola in carcere ancora peggio.

Laddove (raramente) si incontrano autorità dirigenti disponibili all’innovazione, al progresso e a cercare di annullare le differenze tra nord e sud, ci si ritrova di fronte ad ostacoli di carattere strutturale e di mentalità insormontabili!

Una sola persona, per quanto potere abbia, non può sconfiggere una mentalità oppressiva, radicata e volta alla concezione di un carcere solo ed esclusivamente punitivo.

Qualcuno nel passato pare abbia detto che la civiltà di un Paese di misura guardando le condizioni delle sue carceri. Vorrei aggiungere che si misura anche dalle condizioni delle scuole nelle sue carceri.

Il motivo è presto detto. Tutti sanno che la principale causa della commissione dei reati è la mancanza di istruzione. La mancanza di quella alternativa che solo la scuola è in grado di fornire. Quindi, se chi ha già sbagliato perché non ha ricevuto l’istruzione adeguata, quando si ritrova nel luogo dove in teoria dovrebbero recuperare alle deficienze della vita libera, incontra le stesse se non maggiori difficoltà, quel Paese non può dirsi “civile”.

Ebbene, anche in questo è palpabile la differenza che c’è tra Nord e Sud. La scuola all’interno delle carceri del Nord è il fiore all’occhiello di ogni istituto penitenziario, è il vanto di ogni direzione e i docenti chiamati a insegnare in un luogo, che per forza maggiore è angusto e pieno di sofferenza, sono accolti come angeli portatori di salvezza. Quella salvezza che troppe volte la sola amministrazione penitenziaria non è capace di portare. Troppo ferma sulla sola posizione del reprimere e della sicurezza.

Il carcere non cambia nessuno.

Il carcere, così com’è oggi, in questa parte del nostro Paese, non serve a nessuno, né al colpevole né all’offeso del reato.

Invece nelle carceri del Sud quegli stessi docenti sono accolti come un “impiccio”, un disturbo, un invasione di campo, e si fa di tutto per scoraggiarli.

Questo è un tipo di atteggiamento che trova molteplici giustificazioni, una è che, questi “civili” che entrano ed escono, vedono e sentono tutto ciò che accade, e siccome le carceri del sud sono il luogo più illegale che esista, e non solo per le condizioni in cui tengono i “propri ospiti”, ma anche per gli abusi e i maltrattamenti fisici sono all’ordine del giorno, è comprensibile perché questi angeli sono indesiderati!

Un altro motivo che “ci” distingue dalle carceri del nord Italia è che la maggior parte dei professionisti addetti al recupero del detenuto, quelli preposti a far capire al “colpevole” dove ha sbagliato, non credono loro stessi nel proprio lavoro. Non credono che ci possa essere un’altra possibilità per una persona che ha commesso un errore. Nelle carceri del Sud si resta colpevoli oer sempre. E allora anche la scuola viene vista non come la maggiore garanzia di recupero, ma solo come una perdita di tempo.

Tendenzialmente, queste persone vedono del marcio anche dove non c’è.

Hanno la “malattia” dell’indagine, la cultura del sospetto, tanto retrograda quanto malsana e inutile. Sono capaci di voler sindacare anche sui risultati conseguiti e sulla valutazione dell’alunno, campo esclusivamente riservato al docente. All’esterno!

In carcere, anche se non direttamente, quella valutazione è sottoposta al “controllo” di quelle persone che per lavoro dovrebbero fare tutt’altro, con domande del tipo: come mai ha messo 9 al primo quadrimestre? Ora, qualcuno potrebbe  dirmi quale competenza ha in merito un educatore? Chi gli fornisce il diritto di formulare questo tipo di domande che hanno tutti i crismi dell’intimidazione? E certo! Perché mettetevi nei panni di un docente che già entra in carcere e vi assicuro che non è mai una bella sensazione, per qualsiasi motivo ci entri; controlli, perquisizioni, come se si fosse anch’essi delinquenti e non persone per bene, oneste e senza macchia, non può sentirsi intimidito?

Solo in pochi casi trovate un professore che risponde a tono, mantenendo la propria autonomia. Sono stato testimone di un confronto simile e restai molto sorpreso quando il docente rispose: posso dimostrare di fronte a chiunque che l’allievo vale 9 nella mia disciplina, anche se non sarei obbligato, perché la valutazione si basa su molti parametri ed è riservata esclusivamente al docente. Personalmente sono stato detenuto nel carcere di Spoleto (PG) e ai professori che venivano a insegnare in carcere gli stendevano il tappeto rosso, dove camminavano.

Nelle carceri del sud Italia si fa di tutto per non farli venire.

Eppure, dagli stessi dati del Ministero della Giustizia, si evince chiaramente che laddove ci sono l’impegno e la volontà delle direzioni di promuovere le attività scolastiche, si registrano percentuali di eccellenze notevoli. Si guardi al sistema universitario penitenziario, che oggi può contare su 103 iscritti solo nelle università del Lazio. L’importanza della formazione dunque è legata a doppio filo alla necessità del reinserimento nel mondo del lavoro, in carcere prima e fuori successivamente. Oggi, nelle carceri del sud, entri ignorante e ne esci peggio. O meglio, se ti aspetti un aiuto resterai assai deluso, perché al contrario troverai ostacoli di ogni tipo, se intendi migliorare la tua vita.

Mi risuonano in mente le parole di un magistrato qualche anno fa, che commentava gli eccellenti risultati raggiunti da alcuni reclusi definiti molto pericolosi dalle cronache. Alla notizia che queste persone erano riuscite a conseguire la laurea con il massimo dei voti, questo magistrato rispose: non fatevi ingannare, prima erano criminali ignoranti, ora sono ancora più pericolosi perché sono criminali laureati.

Come vi dicevo, nelle carceri del sud si resta colpevoli per sempre, e questo è lo stesso concetto assunto da quelle persone di cui accennato prima.

Confidiamo che questo governo si adoperi non solo per favorire la scuola all’esterno ma dedichi qualche risorsa, più umana che economica, anche alla scuola di “dentro”.

Francesco Annunziata

detenuto a Catanzaro (Sud Italia)… 🙂 !

 

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

3 pensieri su “La scuola in carcere… di Nellino

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    letta e ti dirò , la leggerò di nuovo , perché la tua descrizione , rispecchia la realtà del funzionamento cultura , perxhè come si sente dallo scruscio , se entri delinquente ignorante, acculturato diventi ancora più pericoloso , insomma e un male perpetuo sia la provenienza , che dai gestori come se fossero pompe di benzina, gestite male , infatti quando vai per fare benzina, ti mettono l’acqua truffa è danni….senza cultura e senza mezzi, devi vedertela con l’inferno …
    Auguriamo sempre col la speranza che la cultura mentale porti una nuova boccata, e che il nord e il sud diventi unificato e che si smetta di fare differenze d’uomo .Le violenze non sono solo del corpo, ma dentro chi vede, se non si vede !

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Quanto dici è vero purtroppo ed è vero che se ci fossero più scuole ci sarebbero meno carceri, qualcuno ha detto, ogni scuola in più è un carcere in meno. In quanto ai luoghi comuni che si sentono in giro bisogna lasciarseli scivolare addosso, o ribattere dimostrando che si è più intelligenti di coloro che nutrono pregiudizi. Il pregiudizio è figlio dell’ignoranza e a volte l’ignoranza da quel senso di superiorità che rende cafoni. E’ anche vero che molto spesso l’istruzione non è in linea con l’intelligenza, e lo dimostrano tutti quei laureati che si prodigano per tenere in piedi una giustizia vendicativa. Ma resta il fatto che più scuole si costruiscono e meno prigionieri avremo.
    Un grande abbraccio

  3. Eleonora in ha detto:

    Anche noi siamo state chiuse, vi abbiamo giudicato e fatto sentire colpevoli per tutto il tempo del nostro corso di formazione? Io ricordo che i pregiudizi erano anche dall’altra parte…..
    Eleonora

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: