Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Essere uguale con un “fine pena mai”… di Angelo Meneghetti

Desert

Pubblico oggi un pezzo di Angelo Menghetti -detenuto nel carcere di Padova- che ci è giunto tramite il nostro Carmelo.

Abbiamo già pubblicato, nel corso dei mesi, altri pezzi di Angelo, che è spesso portatore di lucide riflessioni e analisi.

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Da diverso tempo nella redazione di “Ristretti Orizzonti” fanno parte anche degli ergastolani con tipologie di reati diversi, ma in sostanza uguali: ergastolani normali e quelli ostativi. Esiste una piccola differenza e cioè che a colui con la condanna all’ergastolo “normale” possono essergli concessi dei permessi premio, quando ciò è nei termini di legge, ma, in sostanza, per tutta la sua vita, sarà sempre ostaggio dello Stato. Poi c’è quello che ha l’ergastolo “ostativo”. La piccola differenza è questa: chi ha l’ergastolo ostativo è destinato a morire in una cella di qualche carcere italiano a meno che collabori con la giustizia. Questa è una realtà che esiste nel nostro Paese, ma di cui pochi parlano e addirittura tante persone non ne sono neanche informate. Di tutto questo ne discuto tutte le settimane con due miei amici che hanno l’ergastolo “ostativo” di nome Carmelo e Biagio.

Io che sono un ergastolano normale mi chiamo Angelo. I nostri dialoghi quotidiani si esprimono con la corrispondenza che riceviamo da altri ergastolani detenuti in Italia. Tanti di loro pensano che dopo un periodo di carcerazione, saranno degli uomini liberi. La causa del loro pensiero  è dovuta dai loro difensori di fiducia che spesso neanche loro sanno che in questo Paese ci sono due tipi di ergastolo: quello normale e quello ostativo. Certi avvocati pensano che un ergastolano dopo 26 anni scontati sia un uomo libero, perché può chiedere la liberazione condizionale. Ma tale richiesta è applicata raramente e, quando è applicata, non si è mai liberi, rimani sempre ostaggio dello Stato..

Con Carmelo e Biagio parliamo di questo, perché certi ergastolani che hanno ottenuto la liberazione condizionale, dopo tre anni che erano in libertà, sono stati riarrestati.. così, essendo stati condannati in passato alla condanna dell’ergastolo, devono ricominciare la loro carcerazione come fosse il primo giorno del loro arresto. Tutto per un banale battibecco con un appartenente alle forze dell’ordine, che comporterebbe una condanna, anche se lieve, per oltraggio a pubblico ufficiale. 

Storia diversa quella di un ergastolano ostativo, che pensava che prima o poi sarebbe tornato in libertà, ma rimanendo in carcere e sottoposto al cosiddetto 41 bis, “regime duro”, e apprendendo che quella condanna la doveva scontare fino all’ultimo giorno della sua vita, a meno di non collaborare con la giustizia, ha scelto di uscire dal carcere subito, ma da morto, in quanto si è tolto la vita impiccandosi in una fredda e umida cella. Ha scelto di togliersi la vita, in quanto non aveva niente da dire alle autorità competenti, facendo presente che la sua collaborazione era impossibile, perché il suo “capo banda” si è pentito e aveva già detto tutto anche accusando persone estranee ai reati. Cambiando discorso, io e i miei amici “Carmelo e Biagio”, ci prendiamo in giro scherzosamente. Loro mi dicono che sarò sempre un ostaggio dello Stato per tutta la mia vita, ed io mi metto a ridere, perché penso alla loro posizione per la quale sono destinati a non vedere più la libertà da vivi. Viviamo comunque nella speranza che, alla fine, se questo Paese vorrà essere considerato “un popolo civile” come gli Stati membri della comunità europea, qualcosa possa cambiare in meglio con il giusto equilibrio e un miglioramento della giustizia italiana, perché gli uomini condannati all’ergastolo ostativo non debbano aspettare la loro morte in  una fredda e umida cella di un carcere italiano e perché quelli condannati all’ergastolo normale non debbano più essere considerati ostaggi di questo Stato.

Angelo Meneghetti

Padova 04/03/2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Essere uguale con un “fine pena mai”… di Angelo Meneghetti

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Non basta considerarsi civili, bisogna esserlo e l’Italia …non lo è anche se si considera un paese civile. La civiltà non deriva dal consumismo ma dalla coscienza, e questa ahimè scarseggia……..

  2. Giuseppina Zito in ha detto:

    Come sempre odo e non posso che rattristarmi , perché da noi è difficile uscire da un sistema così corrotto, dove chi alza la testa , subisce di più, immagino un innocente, che finendo nella trappola , segna la sua condanna …lo dico con molta fermezza e franchezza , l’italia con i suoi fedeli , tutti credenti, ma a cosa se poi al momento giusto si infuocano lanciando sassi di parole e ti lapidano. I fuori testa ci sono e guarda caso a parte la testa che crea e masturba il pensiero , distacca anche il cuore , e fa si che che essendo un corpo privo , fa solo danni …
    Lo dico ogni giorno, cerco un ” umano ” e qua mi fermo, ma aspetto impaziente , non credo ai miracoli , se non ci sono i requisiti giusti …

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