Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Giuseppe Barreca su Battista Scartane, detenuto scrittore

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Ciao Alfredo (..)  forse non te ne ho mai parlato ma nel carcere di Spoleto c’è un detenuto molto particolare. Oltre ad essere un mio caro amico, è anche uno scrittore. Ho letto molti dei suoi libri e ti confesso che in ognuno di essi trapela la gioia della vita; egli racconta la sofferenza narrata in un luogo di sofferenza. E’ bello “leggerlo”. Una continua emozione. Una gioia infinita, soprattutto quando penso che le sue storie nascono in una fredda cella e trasudano palpabile sensibilità. Ho letto avidamente il suo ultimo romanzo e alla fine ho avvertito il forte desiderio di esternare le mie emozioni. Emozioni vere che nascono dal profondo del cuore. Emozioni che ho raccontato seguendo il mio istinto, il mio stile, il mio amore verso i libri, verso la cultura, verso l’uomo che riesce a scavare dentro di sé il meglio, l’immensità, l’amore e la gioia di vivere, verso coloro che riescono a dare luce e senso alla propria esistenza. L’inimmaginabile, il sublime, il bello è dentro ognuno di noi. Basta coglierlo introspettivamente, non occorre cercarlo altrove. Se a chi mi leggerà, alla fine riuscirò a trasmettere una sola emozione, avrò raggiunto il mio scopo. Un affettuoso abbraccio a tutti.

——-

Battista Scartane è uno scrittore che si esprime con assoluta libertà, al di là degli schemi, senza altra guida che l’estro e l’istinto stesso della misura, ed io, che conosco da tempo la sua attività di scrittore, non posso nascondere che questo suo modo di scrivere è diventato il suo stile.

Spesso ci chiediamo se l’uomo e lo scrittore siano la stessa cosa; nel caso di Battista Scartane non vi sono dubbi. L’uno non falsa l’altro. Lo Scartane scrittore non è diverso dallo Scartane uomo (tra le righe dei suoi racconti colto – ed emerge in tutta la sua vitalità – la sua figura mimica-facciale-espressiva-gestuale). I suoi racconti sono come lui: schietti, genuini e sentiti. Racconti che spesso nascono dal dolore, dalla triste consapevolezza di vedere crollato intorno a sé il mondo di sempre. Argomenti essenzialmente introspettivi  scavati impietosamente nei recessi del proprio animo, in un’insopprimibile bisogno di esprimere se stesso, le proprie speranze, le proprie paure, le proprie inquietudini, la sua solitudine spirituale.

Uno scrittore che fa dei suoi racconti avventurosi, affascinati, semplici, ma tanto, tanto ricchi di esperienze, di contestazioni, di pietà, di vicissitudini umane (e sono racconti che riflettono valori interiori, di prestigio).

Le storie di questo romanzo sono, per la maggior parte, ispirate dalle vicende umane unite agli avvenimenti più salienti che hanno colpito la sua attenzione; racconti ove spesso il pessimismo abbonda, ma è un pessimismo da ritenersi totalmente giustificato, in quanto motivato dalla cruda realtà della vita quotidiana di una famiglia (s)travolta da un insolito destino di cui lo scrittore è un profondo scrutatore e nello stesso tempo spettatore.

Nonostante ciò nei suoi romanzi prevale l’amore per  la vita. Egli l’ama tanto, ma non accetta di viverla passivamente, per cui spera in un domani migliore:

“(…) Carmea ascoltò e sorrise dicendo: “anche se le circostanze ci condannano ad una forzata solitudine, la speranza ci suggerisce che presto tutto sarà finito”. Arianna avrebbe voluto regalarle uno slancio di entusiasmo, ma a quelle parole provò un’emazione così forte che scoppiò a piangere. Lo squillo del telefono bloccò ogni intenzione e perfino i singhiozzi furono soffocati. Andò  a rispondere a Carmela, ma non si trattenne che qualche minuto e chiuse la comunicazione dicendo: “era Toni che dopo avere fatto una panoramica sullo splendido clima della Calabria ci ha invitate a Pellaro per il prossimo fine settimana”. “Magari ci andremo”, rispose Arianna singhiozzando (…)”.

E poiché le sue labbra hanno tanta sete d’amore, egli vorrebbe abbandonare “l’arido deserto” (teatro degli avvenimenti che hanno caratterizzato il romanzo) per dissetarsi alla “limpida e natia fonte di una verde oasi”, Pellaro.

Ed è proprio questa sua sete d’amore, questo suo ardente desiderio di vita, di accrescere in lui quella straordinaria forza tale e tanta da consentirgli di riempire pagine di storie bellissime che gli permettono di lottare sempre di più, impetuosamente, contro le avversità di ogni giorno e a ridargli quella fiducia nell’umanità, che forse aveva smarrito, certo che essa riuscirà a ritrovare la strada che porta a valori più sublimi, alla pace interiore, alla gioia di vivere con la natura, nella natura.

Ad un grande amico, ma anche una bella persona con la gioia nel cuore di immaginarlo consacrato al suo ruolo: UN GRANDE SCRITTORE.

Giuseppe Barreca

(Casa Reclusione Spoleto)

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2 pensieri su “Giuseppe Barreca su Battista Scartane, detenuto scrittore

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Le poche righe già fanno capire che è davverto bravo, ma per avere il piacere di lkeggere i suoi racconti come possiamo fare? Grazie….

  2. Giuseppina Zito in ha detto:

    Mio caro amico ormai e da tempo che leggo ciò che scrivi cosi ci entro sempre in silenzio, avvolte senza far rumore, l’educazione in prima linea che avvicina le persone, mettendole in condizioni di regalare emozioni in fin di bene .
    Si leggere è un dei tanti momenti , dove attraverso le righe , penetri ed esci come vuoi, sempre più fecondo e rigoglioso pronto a partorire altri bei fiori …
    S’impara sempre, e di sicuro questo tuo amico ” scrittore “, ti da e tu ricevi e così trasmetti, vedi che è servito !! adesso anche io lo sono e vorrei fare la tua stessa esperienza …grazie Giuseppe

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