Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La censura della pena capitale… di Pasquale De Feeo

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Ecco uno dei lucidi  e indignati testi del nostro Pasquale De Feo, detenuto a Catanzaro.

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Ogni pena deve servire per trasformare il recluso in cittadino, come stabilisce la Costituzione, in caso contrario la si uniforma ai tempi bui dei secoli scorsi dove era usata come vendetta sociale.

Nel nostro Paese viene usata la politica del terrore. Si inaspriscono le pene per dare in pasto alla gente i mostrificati per distogliere la loro attenzione dai veri colpevoli delle loro problematiche.

La repressione è usata per alzare una cortina fumogena affinché il direttorio che ha il potere nel Paese possa continuare a beneficiare dei loro privilegi, conservare i loro interessi e usare la cosa pubblica come fosse di loro proprietà.

Per tenere in piedi questo sistema ricorrono come principi rinascimentali alla violenza. In questo modo compattano il Paese e  danno un nemico all’opinione pubblica.

In questi ultimi tempi l’allarmismo ingiustificato, essendo che nella storia degli ultimi cinque secoli nel Paese non sono mai calati così drasticamente tutti i reati senza esclusione. Addirittura negli ultimi dieci anni  ha ucciso più lo Stato che la criminalità. Nelle statistiche europee siamo l’ultimo Paese per numero di omicidi e ritenuto dall’Unione Europea il Paese più sicuro, con tutto ciò i soliti politici prezzolati si inventano complotti e i media amplificano  per agitare lo spettro dell’ìnsicurezza e della paura.

Un popolo che ha paura e vive nell’insicurezza può essere plasmato e condizionato come un gregge di pecore indirizzandolo dove vuole il pastore.

Chi commette un reato è giusto che paghi la sanzione, ma usare la salvaguardia sociale di contrasto ai fenomeni delinquenziali, come disegno politico per governare con la forza delle leggi e l’apparato poliziesco per imporre il potere di una casta “aristocratica”, non è democrazia, è un’altra cosa.

Hanno prodotto una legislazione criminale che calpesta i diritti umani, straccia la Costituzione e regredisce la civiltà a quella del Medioevo.

L’ergastolo ostativo, l’articolo 4 bis, il 41 bis, il 416 bis, cito solo quelli più importanti, sono degli obbrobri paragonabili solo alla legge Pica; la madre di tutte le leggi repressive arrivate fino ai nostri giorni, anche se con terminologie diverse. Inquinate dalle teorie criminali e razziste di Cesare Lombroso che affermava come i meridionali erano geneticamente difettati, la conformazione fisica ed etnica portavano a un normale propensione a delinquere. Dunque, criminali per nascita, eredi di un’atavica proposizione difettosa, che niente e nessuno poteva sottrarre al loro destino. Non delinquenti per un atto cosciente e libero della volontà, ma per innate tendenze malvagie. 

Gli ergastoli ostativi sono al 99% tutti meridionali; l’art. 4 bis lo stesso; i 41 bis degli ultimi vent’anni sono stati e lo sono al 100% tutti meridionali; il 416 bis (associazione mafiosa) un reato non reato dove è impossibile difendersi, usato per arrestare senza avere commesso reati, al 99% è applicato a tutti i meridionali.

Questi obbrobri “legali” sono stati legiferati per il Meridione e contro i meridionali, derivanti da quelle teorie naziste e radicate nel nostro sistema penale e penitenziario.

La Consulta che dovrebbe controllare la costituzionalità delle leggi, viceversa si rende complice compiacendo le segreterie dei partiti che li hanno eletti. Per questi signori l’ergastolo in Italia non esiste, è solo virtuale sic. Va a finire che ce lo siamo sognati e stiamo vivendo in un sogno. Vi prego, svegliatemi perché sto dormendo da 30 anni. Siccome Travaglio ha scritto che un ergastolano sconta solo 7 anni e mezzo, pertanto ho scontato già quattro ergastoli quando mi scarcerate?

Come avevano separato i detenuti in due classi: recuperabili e irrecuperabili, così hanno fatto con l’ergastolo; una pena di morte diluita nel tempo che censurano per non offfuscare la battaglia in prima linea nel mondo per l’abolizione della pena di morte; “italiani brava gente”.

L’efferatezza di questa pena è doppiamente crudele. Non ti tolgono la vita, ma te la rendono insopportabile, tenendoti in un limbo di un eterno presente. Costringendoti a vivere con la più spietata delle torture: la speranza, in più a tanti li hanno seppelliti vivi nel regime di tortura del 41 bis.

L’ergastolo è la più arcaica e residuale delle sanzioni medioevali, ti “marchiano” con un timbro sulla fronte -non adatto al mondo esterno-, una schiavitù perpetua simile all’ergastulum romano, da quel momento la vita non ti appartiene più, perché uno schiavo è oggi, domani, sempre.

Ti prendono anche in giro, ti vogliono recuperare ma per tenerti chiuso tutta la vita in una cella; un loculo che i signori del DAP vogliono imporci  di condividere con un altro schiavo. I maiali per legge devono avere 9 metri quadrati di spazio, mentre a noi neanche i 7 metri di spazio stabilito dal CPT vogliono concederci. Siamo meno degli animali.

L’ergastolo ostativo è una tortura istituzionalizzata, hanno mostrificato chi lo subisce per legittimare agli occhi della gente la sua disumanità.

Come disse Aldo Moro “L’ergastolo è più crudele della pena di morte”, l’avevano già capito i rivoluzionari francesi nel 1791, oltre due secoli fa. Avevano abolito l’ergastolo perché ritenuto più disumano della pena capitale. D’altronde la pena di morte ba bisogno di un coraggio momentaneo. L’ergastolo di un coraggio mostruoso perché dura tutta la vita.

Sono un morto vivente, in attesa che il tempo, boia della sentenza, porti a termine il suo compito, con la fine biologica.

Tutto è censurato perché non si deve sapere che in Italia sono state istituzionalizzate la pena di more con l’ergastolo ostativo e la tortura con il regime del 41 bis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 pensieri su “La censura della pena capitale… di Pasquale De Feeo

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    Mio carissimo amico, sono trascorse, poche settimane dal tuo ultimo diario ed eccoti di nuovo in movimento con qual cosa di più toccante , direi specifico , ergastolo, che brutta parola, direi volgare gravante , sia per chi subisce, sia a chi l’ha imposta, scritta, confermata, sigillata e conservata nei scaffali, dove neanche la polvere, riesce ad attaccarla, cosa sarà mai , quale forza nasconde, ma l’hai detto tu, la mostriciatura di esseri, che hanno reso per loro conto di essere nel giusto nei confronti della popolazione, ormai presa in rete, incattivandola a tale punto, per bloccare qualsiasi nuovo risveglio.
    Si lo so che è così, costatazione personale che capita spesso, sentire che l’ergastolo non esiste, e in quel momento , scatta la mia molla e mi limito a dire , la vita senza consapevolezza, e vita non vissuta…Non mi meraviglio , ma tutto questo fa paura , Le fiabe non esistono anche quelle servivano è servono a mascherare il tutto.
    Tutto da rifare, ma potremo noi umani, oggi riuscire a rifare la storia, seppellendo il vissuto per iniziare un altro, mi assalgono dei dubbi e ricomincio a cercare, qual cosa che devo ancora scoprire , probabilmente immacolato, non toccato ancora dal uomo, devo confessarti ” ho paura di essermi perdura ” dentro l’uomo, il centro, il cuore del problema…
    Un caloroso abbraccio Pasquale, da me con affetto e stima …

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    E’ tardissimo per me stamattina, devo leggerti al mio ritorno 😦

  3. Alessandra lucini in ha detto:

    Sempre diretto e lucido Pasquale, sempre senza peli sulla lingua ed esaustivo…finalmente sono riuscita a leggerti, non posso perdermi i tuoi scritti… un abbraccio Pasquale, spero di poterti scrivere presto col il compito terminato…. ciao ciao 🙂

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