Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Giuseppe Marella e Ivano Ferrari, una storia da conoscere

Marella

Ivano Ferrari è l’amico di cui pubblichiamo periodicamente le vignette.

Lui ha avuto una esperienza di sei anni di carcere che l’ha molto toccato, accrescendo la sua umanità, e dandogli l’ìspirazione per un’opera di vicinanza a chi è dietro le sbarre, espressa anche attraverso le sue vignette che sono ormai un “classico”.

Giuseppe Marella, è un altro detenuto, da poco uscito dal carcere. Ivano si è molto attivato per farlo uscire. Una volta che Marella è uscito, la gioia della famiglia e di Ivano ha avuto come contraltare l’amarezza per  le condizioni patologiche di Giuseppe, che deve vedersela con un tumore.

Ma noi vogliamo credere che ce la farà.

La persona nella foto è Giuseppe Marella.

Il link sotto è un breve video dove, sotto le feste natalizie, Ivano Ferrari e Giuseppe Marella, festeggiano la libertà di Giuseppe, dando un saluto a tutti coloro che sono stati loro vicino

https://www.facebook.com/photo.php?v=564196783666763&set=o.155797882305&type=2&theater

Vi lascio adesso alla bellissima ricostruzione che della vicenda ha fatto Ivano Ferrari.

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Ho conosciuto Giuseppe Marella nel carcere di Biella dove ero stato inviato come un pacco postale senza avvisi ne spiegazioni , da Verbania . Li a Biella avrei dovuto scontare i restanti 18 mesi circa. Ebbi sue notizie quando dalla cella quasi di fronte dove era lui si parlò della sua condanna in primo grado a 15 anni.

Si dichiarava innocente e per quanto ebbi a vedere la sua fu una reazione composta , direi che non si vide nulla di una reazione ad una si dura condanna. Diversi mesi dopo la condanna in appello fu notevolmente ridimensionata a nove anni . Da qualche mese il mio concellino dava segni evidenti di disagio e di confusione mentale tale da costringermi al rapporto con il comandante segnalando i miei timori per qualche gesto inconsulto che avrebbe potuto commettere nei miei confronti. Il problema fu affrontato come si fa di solito in questi casi con un immediato cambio di cella affidando il tale a un’altro detenuto che se ne occupasse come “Piantone”. Cioè, mediante una piccola elargizione di denaro un detenuto accudisce l’altro detenuto in difficoltà. Così nella mia cella da un posto dove ci vivevamo in due , venne il Marella che si era offerto per il cambio , trovandosi anche lui in difficoltà con il rispettivo concellino. Fu subito feeling . Il carattere mite e taciturno del Marella ben si confaceva alle mie sia pur minime aspettative per la convivenza nei nove metri quadrati della cella.

Accanito fumatore devo dire , si, ma rispettoso del fatto che io non fumavo, si limitava a fumare nella porta a sbarre della cella ( Notevole che in tutto il carcere è vietato fumare ma sia agenti che detenuti fumano abitualmente in tutti gli ambienti del carcere in presenza dei numerosi cartelli ovunque : E’ Vietato fumare !).

Trascorsi con lui in quei nove metri quadrati circa 14-15 mesi . Mi accorsi ben presto delle sue condizioni di salute . Era claudicante per i postumi di una vecchia operazione per un incidente stradale . Poi lamentava spesso delle fitte all’addome che in infermeria gli diagnosticavano come ulcera , a volte gastrite e quindi gli prescrivevano pillole non meglio identificate . Poi quando il dolore all’anca si faceva insopportabile gli facevano iniezioni che per qualche giorno facevano passare gli acuti dolori. Naturalmente la convivenza forzata in quella cella proseguiva senza alcun litigio , anzi amabilmente , vuoi per il mite e rispettoso carattere del Marella vuoi per la mia predisposizione a sopportare ore ed ore di TV . E il muto e muto accordo resistette per tutti quei mesi, anzi migliorò con il tempo con un’amicizia che ci portava pur in assenza di accordi verbali si sopperire alle proprie esigenze .

Così fui io in breve tempo ad occuparmi della pulizia della cella e tutto ciò che c’era nella cella era di tutti e due . Lui fu presto abbandonato da quasi tutti i parenti e non riceveva nulla dall’esterno se non qualche rara visita della moglie che, al costo di inenarabili sacrifici, gli portava ogni tanto qualcosa di cucinato da lei e dei ricambi di biancheria. Ma spesso anche quello che portava era oggetto dell’estemporaneità della vigilanza sui pacchi che cambiava a secondo dell’agente preposto o del suo umore . Io da parte mia mettevo a disposizione un piccola cifra mensile che consentiva al Marella di fumare e a entrambi per permetterci ogni tanto qualcosa di cucinato dal Marella che si offriva come cuoco .

La cosa notevole della buona convivenza in quei mesi fu che andò per il meglio , anzi si approfondì fino a diventare vera amicizia. E’ che ciò avvenne nonostante il divario culturale che c’era tra noi due e le relative diversità su come utilizzare TV , spazi , tempo. Le difficoltà di sAlute del Marella comunque erano pressochè giornaliere. Gli fu prescritta una dieta ” In Bianco ” ma che il carcere non riusì mai a fornirgli in modo decente . Ricordo che almeno in più occasioni di notte doveva ricorrere all’infermeria . In un’occasione , di notte , con i suoi dolori addominali che erano laceranti, fui io a dovere richiamare un agente di passaggio per evidenziare i dolori dei quali soffriva. Nessuno si era ancora presentato, anche dopo che avevamo suonato il relativo campanello per richiamare un agente. In un tragico susseguirsi di richiami che coinvolsero agenti infermieri e dottori il Marella fu portato con un’ambulanza all’ospedale Ritornò in mattinata apparentemente risollevato da qualche farmaco. Ma dal momento del mio richiamo , al momento che uscì con l’ambulanza erano passate due ore e mezzo ! La situazione si ripetè per diverse notti ma i rimedi furono sempre quelli : Pillole e iniezioni.

Lasciai il Marella dibattuto tra la felicità del mio fine – pena e l’apprensione di lasciarlo in quelle condizioni di salute, in balia di cure quanto mai estemporanee e di nuovi concellini ignari o insofferenti dei suoi problemi. Non l’ho mai dimenticato nemmeno in questi quattro anni che sono passati, assistendolo come posso scrivendo, e siccome percepivo nelle sue ultime lettere il dramma di un acutizzarsi dei suoi problemi di malattia come disperati appelli a che qualcuno facesse qualcosa per lui , per non morire in carcere . Fu allora che chiesi aiuto alle belle persone della pagina Facebook de “Le urla dal silenzio”. Inizialmente per procurargli una dentiera perchè si pensava che i suoi dolori gastrici fossero dovuti a una cattiva digestione per cibi mal masticati e che continuavano a curargli con pillole.

Poi emerse dai certificati medici che mi inviò  un quadro clinico ben più allarmante al punto che urgeva un ricovero che avvenne dietro la pressione esercitata da alcuni membri del gruppo su avvocato , garante per detenuti , dottori . Fino a una telefonata che ricevetti da un assistente volontaria della Caritas del carcere di Biella che mi informò che il Marella aveva ottenuto la scarcerazione immediata … ma solo perchè la diagnosi era di circa due mesi di vita che gli rimanevano. Dopo alcuni giorni dunque sono corso al paese di Giuseppe Marella , a casa sua , appena dimesso dall’ospedale per quel memorabile incontro che ci ha visti entrambi liberi con i nostri famigliari. Incontro minato da qull’infausta diagnosi. Le foto eloquenti pubblicate sulla pagina Facebook di ” Le urla del silenzio ” evidenziano la scheletrica immagine del Marella e la sua situazione . Forse un’ultimo giorno di gioia visto che nella notte fu ricoverato d’urgena all’ospedale e dimesso in mattinata.

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4 pensieri su “Giuseppe Marella e Ivano Ferrari, una storia da conoscere

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    La storia è davvero commovente e per un periodo l’ho seguita più da vicino, poi non ricevetti più lettere da Giuseppe e pensai che fosse stato scarcerato, un’altra lettera e poi più niente di nuovo, ora vengo a scoprire che il malessere di cui mi parlava era molto serio. Io mi auguro e auguro a Giuseppe che il lieto fine sia altrettanto commovente ovvero, che ci faccia venire gli occhi lucidi per la gioia. In bocca al lupo Giuseppe, e vedi di farcela mi raccomando.

  2. Giuseppina Zito in ha detto:

    una storia partorita da chi l’ha sta vivendo , catapultata , affrontata , ma anche ammirata , per una serie di interventi, di due uomini che non hanno smesso di combatterla e che ancora sono assieme … la storia continua, per proseguire bisogno raccontarla partendo da dove sembra sia finita..
    Un augurio di cuore per tutto questo cammino da affrontare ancora…però che forza entrambi con mente e cuore si percorre e ci si aiuta …

  3. rossana in ha detto:

    😀 mi inchino di fronte a questa grande amicizia che sa di affetto vero e di rispetto superiori a qualsiasi avversità abbiate attraversato 🙂 Vi auguro ogni bene ma soprattutto vi auguro di trasformare i no della vita in riscontri positivi e duraturi per entrambi. Ciao 😀

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