Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Un giorno come tanti… di Giorgio Girani

Rosso

Grazia Paletta sta tenendo un corso di scrittura creativa presso il carcere di Voghera, presso la media sicurezza. Ci ha inviato un testo davvero bello di Giorgio Girani.

Grazia aveva dato da leggere a Giorgio “Rosso malpelo”, dopodiché Giorgio ha scritto un suo pezzo ispirato dalle atmosfere del testo che aveva letto.

E’ una scrittura molto fluida quella di Giorgio, che dimostra una “leggerezza” nello scrivere, che non è frequente. Inoltre la storia vuole comunicare un messaggio sul potere della perseveranza.  

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…Un giorno come tanti, difatti, Malpelo uscì dal tenebroso labirinto della cava di rena, ma no n tornò dal padrone a dare informazioni, né da madre e sorella, non preoccupate per lui.

Partì invece in groppa ad un asino rubato, alla volta del nord.

Arrivato vicino a Roma, conobbe una fanciulla in riva al mare che, attratta inspiegabilmente da quel puzzolente rozzo e sgarbato rosso, gli si avvicina con dolci occhi premurosi, domandando cosa gli fosse capitato.

Alla vista Malpelo si guardò indietro e pensò: “Ma dove sono stato finora? Cos’è questo, un sogno?”

Ma no, Malpelo! Questa è garbata e sudata rivincita e rinascita di vita…pare udire questa voce, che nessuno se non sé stesso pareva recitare. Trascorso il momento di presunta follia, al cospetto di tale bellezza, contrariato dal fatto, ben chiaro, dell’attrazione per lui, scoppia in un raro sorriso, vero, sincero, che abbaglia ancor più la tenera dea. Così, solo così, la potevano definire…

Si strinsero la mano, presentandosi, e Malpelo la invitò ad una romantica passeggiata sul lungomare.

Chiacchiera tu che chiacchiero io, si ritrovano su di una panchina di legno e ghisa, fredda, ma che pareva scottare, tanta era la passione in corpo del giovanotto. Lei era più tranquilla, a suo agio pareva, contrariamente lui assomigliava al Vesuvio ai tempi di Pompei. Parlava, ovvero rispondeva alle domande della fanciulla, con evidente imbarazzo e gran timidezza.

E chi l’avrebbe mai detto? Con una vita così pesante alle spalle ed un’etichetta di birbaccione, ladruncolo e altro, come si poteva intuire che potesse essere timido, gentile e imbarazzato a tal punto!

Dopo circa un’oretta passata a balbettii e risposte quasi singhiozzanti, la bella romana fa il primo passo, si avvicina e, con le sue labbra, tocca quelle del fessacchiotto che viene a mancare dall’emozione. Di per sé lo svenimento non avrebbe avuto ripercussioni, ma cadendo dalla panchina sulla quale era seduto, batté la testa nel corrimano in ghisa!

La fanciulla si spaventò molto vedendo il sangue uscire dall’orecchio e in preda al panico fuggì.

Non fu nulla di grave, un’ora dopo Malpelo, stava dritto e, robusto com’era, non aveva subito alcun tipo di ripercussioni per quella testata e caduta a terra se non il fatto che la graziosa immagine femminile al suo risveglio era scomparsa e per ciò gli scese, come mai gli era capitato, un fiume inarrestabile di lacrime che fuoriuscivano  senza controllo, senza volontà specifica del pianto…credo fossero le pulsazioni del cuore e la mancanza, presunta, d’aria, dettata dalla scomparsa della sua dea.

Anche questo giorno, come tutti gli altri della sua sofferta vita, si stava chiudendo in tristezza.

L’unico lato positivo della faccenda, è che Malpelo era forte non solo nei muscoli, ma anche nell’animo.

Dopo un’oretta trascorsa a riflettere sull’accaduto, si rimise in viaggio, al seguito del nord, terra alla quale puntava fin dall’inizio, in groppo al suo asinello…

Alcune settimane dopo, costeggiando il mare, arrivò in Versilia, la splendida costa toscana. Alla vista di quelle meravigliose pinete, delle bianchissime spiagge di solvay, e della vicina selvaggia Maremma, Malpelo si chiede: ”Ma sono in paradiso?”

Sicuramente ne era convinto, dal momento che rimase sul bagnasciuga per tutto il giorno.

Al calar del sole, arrostito da quella calura e dal riflesso delle spiagge bianche, che sembra ti faccia rimbalzare tutti i raggi addosso e ti viene voglia di tuffarti in mare.

Senza più perdere tempo decise di trovar rifugio per la notte, per poter ripartire all’alba, rilassato e riposato e, camminando sulla sabbia oramai non più rovente, vede una specie di capanno, apparentemente abbandonato.

Vi entra e scopre che contiene addirittura un buon letto comodo. La notte pare sia tranquilla, e Malpelo, trovata la giusta posizione, si addormenta. Verso le tre del mattino, un rumore di sfregamento continuo lo sveglia di soprassalto!

Erano cinghiali affamati, che con il loro olfatto sensibilissimo erano sulle “tracce” del buon pane contenuto nel sacco di vivande del ragazzo. Dopo averli visti, affacciatosi alla finestra spaventato, e sentitosi in trappola, decide con ferma autorità di affrontarli, armato di bastone.

Uscito gridando dal capanno, ne colpisce uno e, mentre si concentra su quello, per dargli il colpo di grazia, altri due lo caricano alle spalle.

Orami finito a terra con un violento impatto, si sente perduto, e pensa sia giunta la fine.

All’improvviso ecco arrivare il suo salvatore! E’ il padrone del capanno che, al seguito dei suoi due cani pastori, gridando mette in fuga i suini e salva il nostro protagonista. Confuso, a terra, si realizza finalmente di essere salvo, e alzando lo sguardo, vede il pastore con due cani ringhianti al seguito, razza pastore maremmano, pesanti e grossi.

Si sente di nuovo terrorizzato, ma l’uomo lo tranquillizza e lo aiuta a risollevarsi.

Poi con fare gentile, gli sussurra: “Calmati ragazzo, e raccontami da dove vieni e che ci fai qui”:

Malpelo prende coraggio e racconta tutta la sua avventura e, nel mentre che sta finendo di raccontare la storia si accorge che il suo asinello non sta più legato all’albero di pino accanto alla capanna. Glielo avevano rubato alcuni birbanti locali!

Beh, chi la fa l’aspetti, non era di certo lui l’unico malandrino in Italia…

Chiedendosi come sarebbe arrivato al nord e parlandone con il pastore, tale Furio, giunge alla conclusione che sia preferibile rimanere nella casa di quest’ultimo, a lavorare fino a potersi ricomprare un altro asinello, oppure addirittura un bel cavallo, di cui la Maremma è ben fornita.

Passano i mesi e Malpelo, assieme a Furio, d’amore e d’accordo, transuma da un pascolo all’altro, con la mandria di mucche del pastore e, più passa il tempo più si ricrede nel ripartire.

Ma, testone com’è, al sesto mese di lavoro, e con soldi a sufficienza, decide di lasciare gli agi della fattoria e gli affetti creati, per partire verso la meta che si era prefissato.

Contrariato dalla decisione, Furio cerca di fargli cambiare idea, inutilmente però, finché una domenica al mercato Malpelo si va a comprare un robusto cavallo con il quale, lo stesso pomeriggio, parte alla volta del luogo, pur non avendo ben chiaro ancora nella sua testa dove avrebbe voluto stabilirsi.

Arrivò mesi dopo alla Pianura Padana, e ai grandi fiumi, mai visti nella sua Sicilia, oramai lontana e della quale non provava alcuna nostalgia.

Alla vista del Po’, turbato, volendolo attraversare, si chiese se non fosse pericoloso…ma pieno di coraggio come sempre fu, si lanciò lui e il suo prode cavallo e, cinque minuti dopo, si trovò sull’altra riva.

Che impresa, quanto ne era fiero!

Ogni passo, ogni ostacolo superato, lo vedeva come una vittoria, un riscatto, una rivincita di vita che non avrebbe mai potuto avere in questa terra della quale ha preso sì vita, ma non riconoscenza e, tantomeno, affetti.

Settimane dopo si trova ai laghi del Nord, e affascinato da quelli specchi d’acqua chiusi dalle verdi montagne, esclama:

“E’ qui che voglio vivere, qui voglio stabilirmi ed invecchiare!”.

La poesia emanata da quelle calde acque è, per lui, più grande della seppur meravigliosa musica del mare…

Subito cerca in qualche locanda e poi nelle varie aziende che producono vino, lavoro ed ospitalità, ma invano.

Dopo qualche giorno, passato a bordo lago, un signore di mezz’età gli si avvicina dicendogli:

“Cosa fai qui tutto solo, con questo grande cavallo, da dove viene ragazzo?”

Malpelo spiega che aspetta di trovare casa e occupazione, che gli stanno finendo i soldi e che si sentiva giù di morale per il fatto che, nonostante fosse un gran lavoratore, pare che gli abitanti della zona siano scettici sul far lavorare un forestiero come lui.

Il signore, Paolo di nome, gli fa un’offerta alla quale, ormai stanco di cercare invano lavoro, non riesce a credere.

Lui ha un peschereccio e, tutte le mattine all’alba salpa e fino a mezzogiorno passano le giornate  a pesca di persici, pregiatissimi pesci di lago.

Ma il lavoro, comunque durissimo, non si limita a questo!

Dopo aver riposto le reti, si va a fare il giro delle locande e si deve vendere!

Comunque la mattina seguente Malpelo inizia e, contentissimo di lui, il pescatore gli offre anche vitto e alloggio nella sua casa.

Il Rosso non riesce a  credere al risvolto, improvvisamente divenuto positivo, di questo suo lungo viaggio durato più di un anno!

Ma le pregerie non erano ancora finite…

La figlia del pescatore, Silvia, molto carina e solo con un anno più giovane di lui, serata su serata, cenando tutti assieme come una grande famiglia, successe che i due si invaghirono l’uno dell’altra in un’atmosfera incantevole, che è quella delle serate al lago…

Quindici giorni dopo l’arrivo di Malpelo alla casa di Silvia, durante una passeggiata lungo le stradine che portano ai boschi, i due, soli, si liberano da quel “peso” e si confessano reciprocamente.

Quindi scoperta la passione bilaterale si baciano come nessuno dei due aveva mai fatto.

Passano i mesi, tutto va bene e finalmente viene il momento più bello, quello di chiedere al futuro suocero Paolo la mano di Silvia.

Il padre, orgoglioso di donare la mano della sua primogenita a tale bravo ragazzo (quale era adesso divenuto), acconsente e, quindici giorni dopo, viene celebrato un pittoresco matrimonio, con tanto di semplice ma ricco pranzo casalingo, al quale ahimè, non vi era un solo invitato dello sposo, ma parteciparono comunque tutti i cinquanta parenti di lei.

La prima notte di nozze, emozionatissimi, la passano nella graziosa porzione di casa dedicata alla vita coniugale della neo coppia e…lì succede di tutto: ci si svela, ci si scopre, ci si conosce intimamente parlando e…mesi dopo si saprà che la serata fu proficua.

Una splendida creatura bionda, graziosissima, nasce da quell’unione.

Ma cosa avrebbe voluto di più dalla vita? Il nostro protagonista prova concretamente che con la forza d’animo e con molta caparbietà, più un pizzico di ottimismo si può uscire da ogni situazione del cavolo per tanto grave che sia, l’importante è credere di poter cambiare, crederci davvero sentirsi la cosa dentro e farla fuoriuscire, questa positività, insieme alla convinzione che non importa come e quando cadiamo in brutte storie o in cattive abitudini, l’importante è come ne veniamo fuori e come ci rialziamo per camminare sulla via giusta.

 Giorgio Girani 23/08/2013

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2 pensieri su “Un giorno come tanti… di Giorgio Girani

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Sì caro Giorgio, non importa per quali brutti tragitti si passi, l’importante è trovare un prato morbido e rimanervi, un abbraccio.

  2. Giorgio girani in ha detto:

    Sono girani giorgio…. Ebbene si….. Sono a casa, ai domiciliari…. Ringrazio di cuore grazia paletta, donna di grande cuore ed impegno verso il prossimo, grazie…..grazia!!! È un saluto ad Alessandra, Grazie per il bel commento… Ciao a tutti!

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