Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di un ergastolano al Presidente della Repubblica.. di Tommaso Amato

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Tramite la nostra Alessandra Lucini ci è giunta una lettera scritta al Presidente della Repubblica di Tommaso Amato detenuto a Spoleto.

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Egregio signor Presidente Giorgio Napolitano

Mi scusi se mi permetto di intromettermi nella sua vita, ma sarò breve.
Mi chiamo Tommaso Amato, sono nato 47 anni fa a Marsala e sono detenuto a Spoleto in alta sicurezza. Ecco, già adesso se vorrà potrà cestinare tutto. Se invece le fa piacere continuare, sono solo poche righe.
Mi arrogo il piacere e l’onore di donarle il mio libro “Lorenzo e le sue mucche”, perchè ho sempre avuto stima di lei e della sua persona, e perchè, nell’occasione, voglio farle sapere che in carcere non tutti i detenuti possono vantare amicizie altolocate, nè tanto meno di possedere certi numeri telefonici.
Molti, la stragrande maggioranza dei carcerati oziano, altri, pochissimi, come me, poichè in carcere ci vivono, si dedicano allo studio e alla scrittura.
Questo, Signor Presidente dimostra che in carcere non tutti i cittadini sono uguali. Ci sono quelli che sono più uguali e purtroppo quelli che sono meno uguali. Eppure, Signor Presidente, tutti i cittadini, quelli italiani si intende, sono figli della stessa patria. Di quella patria che circa settant’anni fa si è macchiata di sangue per stabilire che tutti i cittadini sono uguali, nè più e nè meno. Quella stessa patria, signor Presidente, che adesso lascia soffocare centinaia di cittadini in uno straziante e isolato silenzio, in un mondo ormai emarginato e isolato dal resto del globo, salvo poi salvarne alcuni perchè sono depressi. Solo i pochi eletti vengono salvati, solo quelli più fortunati, unti dal Dio del potere che gli fa trovare per caso quei numeretti magici che gli permettono di varcare ancora la soglia di casa loro. Questo, è quel potere che si è arenato per vent’anni, forse più, dietro ai problemi di pochi potenti, tralasciando quelli dei tanti poveracci.
Vede, Signor Presidente , chi le parla è un cittadino italiano, patriota convinto, che non cerca alcun vantaggio personale dalla sua personalità, non Le chiede nemmeno il numero di telefono. Vuole solamente farLe notare che, nonostante negli ultimi periodi aleggi nella sua mente l’idea di non sentirsi più italiano, vorrebbe fortemente esserlo ancora.
Pare a me, Signor Presidente, che i sacrifici dei nostri padri o dei nostri nonni che misero in gioco la loro stessa vita per difendere l’amata patria, adesso non si sentono più. Non fanno emozionare. Non si sentono più sulla pelle come tanti anni fa.
In conclusione, signor Presidente, quello che le chiedo è di fare qualcosa, di adoperarsi affinchè io possa continuare a sentirmi ancora orgoglioso di essere italiano.
La prego di fare almeno qualcosa per i cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese e che continuano ad ammazzarsi per la disperazione.
Dopo aver pensato per loro, se può anche dedicare cinque minuti ai carcerati, (ai tanti), credo che non faccia nulla di male. Faccia costruire carceri, faccia ampliare quelli già esistenti. Se non per altro, lo faccia per la nostra Patria.
Faccia riavere alla nostra Patria quella autorevole civiltà che si è consumata in questi anni all’ingresso delle carceri.
La ringrazio e le invio cordiali saluti.

Il Detenuto

Tommaso Amato

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Un pensiero su “Lettera di un ergastolano al Presidente della Repubblica.. di Tommaso Amato

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Firmiamo tutti questa lettera, se non di fatto col pensiero, ciao Tommaso un abbraccio

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