Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Una storia… di Giovanni Farina

Guerra

Giovanni Farina, detenuto a Catanzaro, e di cui nell’archivio del Blog troverete del materiale, mi ha inviato una lettera molto bella.

Durante questa lettera, ad un certo punto, Giovanni rievoca un “pezzo di memoria”, una storia di quelle estratte dalla terra dei dimenticati, uno di quei volti che camminarono nel freddo, portando poi con se mille altre immagini, mille altri fiumi, sotto il vento.

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Quando ero ragazzo mio padre aveva un aiuto pastore, che lo aiutava a custodire gli animali che aveva nell’ovile. Si chiama Giovanni, era originario della Calabria. Negli anni che passò a casa mia vengo a sapere qualche cosa della sua vita, che era stato in galera, l’avevano condannato all’ergastolo per un omicidio, del quale lui si è sempre dichiarato innocente.

Mentre stava scontando la condanna a vita in galera, scoppiava la seconda guerra mondiale, lo Stato italiano divulga nelle prigioni una circolare con la promessa che chi dei prigionieri sarebbe andato in guerra volontario, alla fine della guerra, se fosse sopravvissuto, avrebbe ottenuto la grazie. Giovanni andò in guerra a combattere in prima linea dove spedivano i galeotti, fu ferito più volte, per il suo eroismo. Due volte lo volevano decorare con la medaglia al valore. Non gli fu data perché era un galeotto. Rischiò di morire più volte, tornò con le gambe piene di schegge di granate che gli davano dei dolori atroci, ma vinse la sua battaglia, tornò dalla guerra vivo. Tornato dalla guerra lo rimisero in prigione, in attesa che gli fosse data la grazia promessa. Ma le promesse fatte dallo Stato nei confronti di un disagiato, non sono mai chiare nel contenuto. Per ricevere la grazia Giovanni, dopo avere rischiato la sua vita, in una guerra che non gli apparteneva, lo Stato italiano gli chiedeva che ci fosse fuori dalle mura di una prigione un famigliare che si prendesse la responsabilità delle sue azioni una volta fuori dal carcere. Giovanni non aveva più una famiglia, era stato abbandonato da anni alla sua sorte, e doveva restare in galera, dopo che aveva sofferto l’atrocità della guerra.

Un giorno mio padre si vide recapitare dal postino una lettera scritta da un corregionale che era in carcere con Giovanni, lo prega di aiutare Giovanni a uscire di galera, gli dice che era una persona molto sofferente, sfortunata, ma con un grandissimo cuore, che si meritava di essere aiutato. Mio padre si diede disponibile ad essere il suo tutore, fece le dovute richieste e Giovanni poté uscire di galera. Abitò  a casa mia per qualche anno, sin quando non si sposò con una donna di Prato, si creò una famiglia, ebbe un figlio.

Giovanni mi raccontò molti racconti della guerra da lui fatta.

“Una notte eravamo in trincea, splendeva nel cielo una luna piena che si vedeva oltre il filo spinato anche il volo di un piccolo uccello notturno, avevamo paura a sporgerci dalla trincea, per non essere da bersaglio a qualche cerchino. Mentre regnava il silenzio più assoluto sentiamo un pianto di un bimbo. Quel pianto delicato giungeva a noi come un piccolo lamento, ci sembrava qualcosa che doveva essere fuori da quel luogo di morte creduto solo per le nosre orecchie, come il boato di cento cannonate. Un mio compagno, dopo avere ascoltato per un po’ quel pianto, si trascina fuori dalla trincea carponi, striscia sotto al reticolato, raggiunge il luogo da dove veniva quel pianto.

Dopo circa un’ora lo vediamo tornare con una bambina in fasce di pochi giorni ci disse che la madre morta la teneva ancora stretta nelle sue braccia. Non avevamo latte, provammo a fargli inghiottire dell’acqua zuccherata, durante la notte, la bimba morì.

Sulla sua tomba scrivemmo “Angelita”, volevamo chiamarti Angelita.

Molte volte io penso perché siamo nati, che significato ha la nostra nascita a questo mondo, se noi essere umani non abbiamo un uguale destino, la madre di Angelita ha tenuto la sua creatura stretta al suo petto anche dopo la sua morte. “

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3 pensieri su “Una storia… di Giovanni Farina

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Angelita, volevamo chiamarti Angelita, ti saresti chiamata Angelita.

  2. Giuseppe Rotundo(Lecce) in ha detto:

    Dalla disperazione della guerra è venuto fuori il ricordo di Angelita…Un soffice alito di vento per un attimo allontanò il rumore assordante dei cannoni per far posto all amore….Quell amore chiamato Angelita,nato grazie all umanità di un UOMO.Tuo PADRE!
    Grazie Giovanni per averci raccontato il tuo ricordo
    Buon Natale.

  3. Giuseppina Zito in ha detto:

    L’uomo appena nasce non sa che cosa le verrà addosso se non l’attraversa…
    Adesso capisce è avverte, il dolore è forte vuole placarsi e lo fa col proprio cuore che sopporta tutto, e lo spegne pur restando acceso…

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