Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Padova, un carcere da prendere ad esempio.. lettera di Silvano Maritan

Padova

Questa lettera al direttore del quotidiano “Il Gazzettino”, scritta da Silvano Martan, c’è stata inviata da Carmelo Musumeci, insieme ad altre lettere di Silvano Maritan.

Non ho ancora del tutto chiara la situazione carceraria di Silvano Maritan. Sicuro è stato detenuto, e anche in tempi recenti, nel carcere di Padova. E sicuro si trova attualmente recluso nel carcere di Saluzzo. Ma non ho chiaro, ad esempio, se questa detenzione a Saluzzo sia temporanea, magari dovuta questioni processuali (svolgimento di altro procedimento giudiziario presso i tribunali di quel territorio).

In questa lettera al direttore de “Il Gazzettino”, Silvano racconta di come è possibile che un carcere funzioni in maniera “decente”, e fondamentalmente rispettosa dei diritti umani, descrivendo appunto il funzionamento del carcere Due Palazzi di Padova, ed esprimendo l’apprezzamento per il suo Direttore, Dott. Salvatore Pirruccio. Apprezzamento che è anche il nostro.

Vi lascio alla lettera di Silvano Maritan.

PS: la foto che apre il post è stata fatta quando il Ministro della Difesa, Mario Mauro è andato in visita nel carcere di Padova.

————————————————————————————————————

Al Direttore del quotidiano “Il Gazzettino” Dott. Roberto Papetti

Egregio Direttore Papetti,

le scrivo in qualità di detenuto, esprimendo l’opinione mia e di tanti altri miei compagni di pena per esternare un elogio sincero e niente affatto strumentale nei confronti del Direttore della Casa di Reclusione di Padova, Dott. Salvatore Pirruccio.

Questo “signore” dovrebbe essere preso come esempio rispetto a tanti suoi colleghi preposti ad incarichi analoghi, ma troppo spesso le funzioni svolte in questo settore  non sono ritenute interessanti per i media e la stampa in genere, e per questo non sono portate alla necessaria conoscenza dell’opinione pubblica.

Per mia sfortuna sono ufficialmente assegnato ad un carcere diverso dal Due Palazzi, ed attualmente da circa un mese, per motivi di giustizia, sono recluso in tale istituto di pena. Nella maggior parte delle altre carceri la tendenza è quella di lasciare le celle chiuse 20 ore al giorno e le disposizioni impartite  sono tutte protese a restringere ogni possibilità di convivenza, contro le più elementari esigenze di umanità. Il Dott. Pirruccio, invece, sembra ispirare la sua azione, anche con l’importante ausilio della forza a sua disposizione, nel segno di una detenzione, pur sempre dolorosa, ma più umana, socializzante, molto spesso capace di ascolto anche di fronte alle piccole cose; ma che per un detenuto diventano fondamentali. E ciò consente di alleggerire in maniera sensibile la sofferenza di una persona privata delle libertà e degli affetti più cari. Nei limiti delle disposizioni ministeriali, ogni possibilità che l’ordinamento consente di attuare per migliorare le condizioni di espiazione è posta in concreto.

Anche le occasioni che i rapporti di collaborazione con entità private a scopo sociale, hanno consentito di sviluppare, sono state concretizzate per consentire a parte dei detenuti di essere inseriti in un contesto lavorativo all’interno della struttura carceraria, puntando sulla socializzazione tra esseri umani e all’abitudine alla collaborazione costruttiva. E’ vero che tutto ciò dovrebbe essere la regola, stando alla lettera della Costituzione e del Codice penitenziario, ma in realtà tutto questo è l’eccezione; come succede molto spesso nel nostro Paese, quando si raffrontano i propositi e le finalità tanto ben conclamate nelle nostre leggi e quanto poi viene attuato ed eseguito in concreto.

Questo comportamento, questa voglia di fare, questa attenzione verso persone che nell’attuale  momento la società pretende di dimenticare in tutti i modi, si chiama “eroismo”.

In tale contesto, i detenuti lavoratori vengono retribuiti come in nessun altro carcere che ho avuto modo di frequentare; ma soprattutto vengono preparati, per le attività svolte, a rientrare nella società civile. La collaborazione stretta con la cooperativa sociale Giotto, che fa capo al Dott. Nicola Boscoletto, la quale usufruisce di alcuni locali della struttura per svolgere le attività lavorative, ha consentito di impiegare i detenuti con la creazione di prodotti e servizi all’insegna della qualità: famosissimo è orma il “panettone del carcere di Padova”, considerato il  migliore..

Sembra che si sia voluto anticipare nei fatti ciò che Papa Francesco, a far data dalla sua elezione a Pontefice, ha indicato come regola di vita: prestare attenzione verso i più deboli e combattere la globalizzazione dell’indifferenza. Anche qui, a fronte di situazioni accadute e che dovevano doverosamente essere sanzionate, si è deciso di non fare di tutta l’erba un fascio, ma di ricercare, anche in un contesto in cui tutto è istituzionalizzato all’insegna dell’anonimità, le responsabilità soggettive senza rischiare di penalizzare coloro che fermamente hanno deciso di intraprendere un percorso teso al futuro e reso realtà dalle opportunità offerte dal carcere e dalla cooperativa Giotto.

Ma il Direttore Pirruccio, il Dott. Boscoletto difficilmente sul suo giornale, e sui giornali in genere, fanno notizia: forse faranno solamente il loro dovere. Ma se gli amministratori pubblici e i politi che, quotidianamente, fino alla nausea, riempiono le pagine dell’informazione, fossero in grado di mettere in pratica una minima parte di quanto attuato in tale contesto, probabilmente potrebbero ritornare ad avere la rispettabilità che loro, come rappresentanti delle Istituzioni, spetterebbe e che i cittadini non se la sentono più di attribuire loro a causa dei continui e reiterati fallimenti: il loro unico risultato è quello di mantenere sempre vigile la mobilitazione generale fondata sulla paura e sul travisamento delle speranze future, al fine di creare un velo d’ombra utile solo a coprire le loro incapacità.

Iniziamo a prendere esempio anche da a un carcere e a premiare finalmente e pubblicamente anche soggetti che operano in un luogo così scomodo, ma che creano continuamente posti di lavoro, risorse per la società, sia in termini di reddito sia in termini di umanità, e che lo fanno “solo rispettando la legge e facendo solo il loro dovere”.

Tutto ciò è espresso da una persona che, suo malgrado, è consapevole che in tale realtà non è destinato a rimanere, dovendo ritornare in uno dei tanti luoghi in cui nessuna delle possibilità che la legislazione vigente consentirebbe di fare, viene messa in pratica, perché manca il coraggio da parte di altri direttori di carcere di servirsi della propria personale competenza ed intelligenza, sicuri di non correre il rischio di essere contestati per tali loro negligenze ed omissioni, che non fanno notizia nella nostra “matura e civile” società.

Padova 20 – 11 – 2013

Silvano Maritan

Detenuto nel Carcere di Padova

Ristretto nel Carcere di Saluzzo

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Padova, un carcere da prendere ad esempio.. lettera di Silvano Maritan

  1. Molto bella e giusta la sua lettera specie la parte rivolta ai politici. Siamo in molti a pensarLa come Lei. Le auguro ogni bene

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    E’ bello leggere queste lettere… Buon Natale Silvano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: