Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Colloqui affettivi… di Angelo Meneghetti

Affettiva

Angelo Menighetti, detenuto nel carcere di Padova, ci fu fatto conoscere dal nostro Carmelo Musumeci. Abbiamo, nel corso del tempo, pubblicato, diversi suoi testi.

In questo testo Angelo parla di un tema che ormai è un “classico”. I “colloqui affettivi”; o, come preferiscono dire altri, facendo riferimento al contesto in cui dovrebbero svolgersi, le “stanze dell’affettività”.

Spesso chi propone tali cose viene redarguito in quanto proporrebbe “stanze a luci rosse”. Ma, premesso che nell’affettività sono ricompresi anche i rapporti sessuali, anche essi sono da intendere come “emanazione” di un più ampio contesto di affettività e sentimento, che va dai rapporti coi figli, all’affetto verso la compagna, fino alla possibilità anche dell’intimità sessuale.

Ma in un Paese allo stesso tempo bacchettone e pruriginoso come l’Italia.. l’attenzione va subito a richiami “erotici”, senza che vi sia la capacità di volare alto.

Noi abbiamo sempre considerato e considereremo sempre le “stanze dell’affettività”, i “colloqui affettivi”, come un grande obiettivo di civiltà giuridica ed umana.

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In questi ultimi tempi  si attende la nuova riforma della giustizia per adeguarsi all’Europa, e che l’Italia, se è un Paese civile, lo sia a 360 gradi, specialmente sui diritti dei detenuti e dei loro famigliari. 

Esistono in diversi Paesi europei -e non solo, anche in Russia e America Meridionale- i cosiddetti colloqui affettivi dei detenuti coni loro famigliari.

Nel sistema carcerario italiano i colloqui affettivi non esistono. In passato se ne era discusso, ma fu stravolto il senso di questa proposta facendola passare come se si trattasse di “celle a luci rosse”. Va detto che i colloqui affettivi non hanno niente a che vedere con le celle a luci rosse o con il sesso. Servono per tenere unito l’affetto famigliare con la compagna e con i propri figli, in modo che essi nella crescita possano percepire il calore del padre, e tale bene deve stare vivo con la propria compagna e madre dei figli. 

Tutto questo serve affinché il detenuto, dopo una lunga condanna, una volta libero, non sia un estraneo nell’ambito famigliare. Perché è questo che succede alla maggior parte dei detenuti con pene lunghe da scontare. Bisogna tenere presente che la metà dei detenuti hanno figli che, raggiungendo la maggiore età, hanno bisogno di visite psicologiche e psichiatriche, a causa di quei colloqui fatti in carcere fin dalla loro tenera età. 

A tutt’oggi i colloqui svolti in carcere con i famigliari sono a vista e ripresi dalle telecamere. C’è sempre un agente che guarda, che ti proibisce di tenere abbracciato i propri cari, di scambiare delle coccole con la propria compagna e con i figli. 

Si spera che con le nuove norme vengano approvati i colloqui affettivi, in modo che ogni detenuto possa salvaguardare i propri rapporti famigliari e, per chi è sposato il rapporto con la propria compagna e i propri figli. Come si sa, la maggior parte dei detenuti stanno scontando pene detentive lunghe, e sono stati abbandonati dalla propria compagna e anche di propri figli. In questo entra in gioco anche il Magistrato di Sorveglianza, che non applica come dovrebbe ai detenuti i benefici dell’ordinamento penitenziario, e cioè i permessi premio a chi è nei termini di legge. Basterebbe usare il buon senso e capire che i permessi premio sono un percorso necessario non solo per chi è rinchiuso, ma soprattutto per i famigliari che sono in attesa di accogliere “il figlio, il marito o il compagno”. Oggi anche i famigliari dei detenuti si sentono presi in giro dal sistema burocratico di come non sono concessi i benefici. E questa è anche la causa della rottura famigliare dei detenuti.

Quando un detenuto richiede un permesso premio, si svolge un’attività mirata a vedere se esistono i requisiti; dunque anche i famigliari credono che in breve tempo il figlio o il marito saranno a casa per qualche giorno. Per la maggior parte dei detenuti non è così. Viene comunicato al detenuto che non può usufruire dei permessi perché la sua pena è ancora lunga. Figuriamoci chi ha una condanna all’ergastolo. Dobbiamo pensare che una condanna fatta scontare fino all’ultimo giorno crea e alza la recidiva di commettere reati. 

Ci vuole buon valore a chi deve applicare le leggi e il giusto percorso per il detenuto in modo di conservare gli affetti famigliari in modo di non essere abbandonato dai propri cari e ricordandosi che il giusto percorso diminuisce la recidiva.

Angelo Menighetti<

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3 pensieri su “Colloqui affettivi… di Angelo Meneghetti

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    Il dolore è grande quando si ascoltano tale notizie, eppure siamo un paese dove il sesso e ovunque, sono finiti i valori, dal piccolo al grande, ma negarlo a un condannato e come se lo si condannasse più volte, non solo per lui ma anche per i propri cari , che attendono esattamente come noi che viviamo all’esterno, una carezza o un gesto d’amore, rapporti che illuminano la vita per un fa bisogno creato dalla nostra madre terra …
    Chi fa questo renderà un giorno a chi per lui a taciuto, ma ha visto quel che ha fatto un atto disumano fuori dalla sua creazione …l’amore non va negato a nessuno…

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Condivido pienamente…. ma, come ha detto Alfredo l’Italia è bigotta e come ripeto sempre, forcaiola. L’Italia la fanno gli italiani, siamo ancora troppo vendicativi e superbi, ma spero che tutto migliori

  3. Per un bacio non ho piu’ visto il mio compagno per 18 mesi,l’hanno trsferito a Spoleto ed io non avevo i soldi per andare da lui,ora e’ stato riavvicinato,ma con la condizione che se succedera’ qualcosa lo rimanderanno ingietro.L’italia e’ un paese di bigotti e falsi moralisti.Il carcere dovrebbe avere un sistema rieducativo non punitivo e qui entrano in ballo colloqui affettivi e permessi premio.Ma come mai tutti quest moralisti ,che poi sono sporchi dentro e fuori,non si scadalizzano dei festini a luci rosse,con minorenni dei politici?…Questa e’ l’italia il malgoverno,la mala giustizia offusca la bellezza dei patrimoni artistici,io personalmente non sono orgogliosa di essere italiana me ne vergogno profondamente.

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