Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Viaggio nel 41bis- il vetro divisore- di Maria Brucale

muri

Il 16 ottobre abbiamo iniziato un viaggio, grazie all’avvocato Maria Brucale.

Un viaggio nel 41 bis (vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/10/16/11731/).

Un viaggio indispensabile verso quello che è un vero “non detto” del sistema giuridico e penitenziario italiano.

In ogni tempo si compiono cose che poi in un tempo successivo saranno sconfessate.

Chi segue la corrente non va mai “fuori tempo”. E molti criticheranno il 41 bis quando le nuove “correnti” lo considereranno superato.

Ma ci sono quelli che non aspettano che sia “conveniente” parlare, e vanno contro-corrente e dicono già ora quello che tra qualche tempo diranno tutti.

L’avvocato Maria Brucale, continua ad accompagnarci in questo percorso di comprensione nei meccanismi del 41 bis.

Nel testo di oggi ci parla del.. vetro divisore.. in occasione dei colloqui.

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41 bis dell’ordinamento penitenziario – L’amore attraverso un vetro divisore

Si legge in calce ai decreti ministeriali che applicano o reiterano sine die la soggezione al regime detentivo differenziato, già il nome fa tremare, al 41 bis insomma: “E’ sospesa l’applicazione delle seguenti regole di trattamento e dei seguenti istituti:

a) Colloqui con i familiari e conviventi con frequenza superiore a uno al mese e di durata superiore ad un’ora, a prescindere dal numero di persone ammesse al colloquio; detti colloqui dovranno comunque avvenire con le modalità stabilite dall’art. 41 bis, comma I quater dell’Ordinamento Penitenziario”.

Tali modalità, quelle idonee ad impedire il passaggio di oggetti tra la persona detenuta e chi si reca a farle visita, sono state da anni tradotte dall’amministrazione penitenziaria, in un vetro divisore, a tutta altezza, un vetro antiproiettile, spesso, con una finestra chiusa a più mandate.

Non più di un’ora al mese, dunque, per incontrare il padre, la madre, i figli, i nipoti, la compagna, la sorella, il fratello….  Non più di un’ora al mese per incontrare l’amore, in ogni sua forma.

Il colloquio si svolge in una piccola cella di ferro e vetro. Un rettangolo vestito di niente, diviso in due dal vetro. Una panca lunga dove possono sedersi le persone che vanno a fare visita al detenuto. Uno spazio stretto, è difficile anche passare. Telecamere puntate da più posizioni. Uno sportellino aperto da cui l’agente penitenziario può vigilare. Un microfono o la cornetta di un telefono.

Un’ ora, dunque, da dividere per quanti sono presenti al colloquio. Un po’ per uno al telefono.

Il vetro offusca la voce, la sbiadisce, la spezza. Così può capitare, se non dividi il tempo meticolosamente, che qualcuno dei familiari resti a contemplare il suo caro, ristretto, attraverso il vetro, privato della possibilità non solo di toccarlo ma anche di ascoltarlo, di parlargli. Un’ora.

Ragioni di prudenza collettiva vengono poste a sostegno della brutale disposizione che vuole i detenuti in 41 bis, in luoghi distanti dal contesto di origine.

Così i familiari sopportano le spese di viaggio, di albergo, le attese, l’ansia, la stanchezza e raggiungono quei luoghi lontani, il cuore spezzato, l’incapacità di aiuto, tante cose da dire, emozioni da trasmettere, bisogno di piangere, di ridere, di raccontarsi, di condividere, di viversi.

Un’ora al mese.

Si trovano davanti a quel maledetto vetro, osservati. I locali sono sporchi ma poco importa. Negli occhi del loro caro questa prima mortificazione. Quel telefono che i suoi familiari si passeranno di bocca in bocca ha raccolto le labbra, le voci, i sospiri, le lacrime di tanti, troppi che si sono avvicendati in quello spazio angusto.

Davanti al vetro si spengono i pensieri. Tutti i presenti sentono addosso pesante, struggente, feroce il bisogno assoluto di dare tutto in quell’ora, di dire tutto.

 Ma come fare? E le cose da dire saranno fraintese? Devono essere esplicitate e con chiarezza. C’è chi ascolta ed è pronto a fraintendere, cerca tra le parole un filo di ambiguità per sporcare quegli attimi.

I sentimenti di tutti sono strozzati dalla necessità di rasserenare l’altro.

Il detenuto è sorridente. Sta bene. I suoi familiari devono crederlo. Va tutto bene, tutto è sopportabile. E’ sbarbato, curato. Sta bene. Non c’è tempo di mostrare le ferite. Non ci sarebbe tempo per curarle. Servirebbe solo a immalinconire quelle gocce di contatto, a inquinarle.

Moglie, figli, sorelle, fratelli, nipoti stretti gli uni agli altri su quella panca, raccontano le loro vite, le loro giornate, ci provano, anche loro stanno bene. Non portano al loro caro la fatica del viaggio, i costi sostenuti, le rinunce, le attese.

Si apre la porta blindata, all’improvviso, segna la fine.

L’apertura della porta ha un fragore straziante. Le mandate delle chiavi, ognuna spacca, spezza, interrompe, dilania.

Il vetro è appannato. Troppo angusto lo spazio. Il saluto davanti all’agente penitenziario.

La forza cede, l’anima si abbandona, le lacrime appaiono, silenziose, e mani, e labbra si disegnano, sul vetro divisore.

 

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7 pensieri su “Viaggio nel 41bis- il vetro divisore- di Maria Brucale

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    E tutto cosi mortificante e condizionato questo quadro privo di armonia che non porta nessun beneficio sia per reclusi che per i familiari .
    Cerchiamo di lavorare per un cambiamento , siamo umani restiamo umani.
    Vada un grazie L’avvocato Maria Brucale per tutto il suo interessamento

  2. Questa e’ privazione della dignita’,una cosa aberrante e disumana non solo per il detenuto,ma anche per i suoi familiari e’ la vergogna dell’Italia……non potro’ mai dire di essere orgogliosa della mia nazionalita’,sapendo l’esistenza di realta’ cosi ‘ frustranti.

  3. buonasera…Io sn una moglie di questi tanti sofferenti detenuti ke si trovano in questo inferno,,,,,pkè il 41 Bis nn è un’umanità è solo straziante anke e soprattutto x i nostri figli c’è tanta sofferenza e in queste righe ke ho letto è tutta la realtà straziante e disumana ke si trovano tutti i detenuti al REGIME DI 41BIS…. Un ringraziamento va anke a l’Avvocato Maria Brucale x tutto il suo interessamento

  4. E tutto vero quello che a detto del 41mio marito e da 16anni in carcere e da 15 e mezzo al 41 lo so io le lagrime che faccio quando finisce quell ora di colloquio .adesso da un anno sta passando le pene dell inferno subendo torture abusi e ingiustizie ci hanno aplicato anche l articolo 14 bis e l hanno messo area riservata privato di tutto lui si trova a preturo l aquila dovrebbe sapere questo i nostri governanti in che italia dittatoriale siamo per menzzo di agenti penitenziari che si sentono i padroni delle vite dei detenuti e direttore che ci lasciano fare quindi voglio che si sa tutto questo mio marito non chiede niente solo i suoi diritti .la ringrazio di questo cuore per quello che fa per questi detenuti a mio marito si chiamaCillari Gioacchino distinti saluti

  5. Gera in ha detto:

    E proprio questa la realtà del 41 bis !!!!, almeno quella che si riesce a raccontare .
    Ma a malincuore mi sorge un dubbio atroce ,vorrei che non fosse la reale condizione , e mi rifersco agli abusi di potere da parte dei soggetti , che ci lavorano all’interno x guadagnarsi il loro pane , ma che invece hanno solo sete di carriera , dimostrando di essere servi di un sistema criminale.
    Desidererei solo x qualche ora rinchiudere in queste celle prive di ogni senso di umanità , tutte quelle figure che promuovono il 41 bis , x rendersi veramente conto che trattasi di una tortura che lo Stato italiano accetta ……e che drasticamente la applica , ancora prima di accertarsi sulla reale pericolosità del soggetto designato..
    Mi auguro con tutto il cuore che ciò possa essere tra qualche tempo , solo un brutto ricordo , e che la Magistratura si assuma la responsabilità di eliminarla.
    Grazie

  6. Alessandra lucini in ha detto:

    Solo una parola STRAZIANTE

  7. Salvatore in ha detto:

    Bisogna fare qualcosa!! E’ incredibile creare in una democrazia come l’Italia un regime penitenziario del genere.
    A parte le restrizioni importanti e disumane riconosciute anche dall’Europa.
    I detenuti sottoposti al regime del 41 bis sono totalmente abbandonati a loro stessi.
    Esiste un odiosa considerazione che giustifica qualsiasi negligenza, non presa di responsabilità o superficialità nel non applicare ciò che il nostro ordinamento prevede.
    Chiedo a voce alta il perché i detenuti devono sempre sperare che godano di ottima salute ~perché se dovessero ammalarsi sono lasciati completamente soli.
    Soli con la loro malattia. Il penitenziario è responsabile della salute dei propri ristretti. Hanno il dovere di assistere e prendere le misure idonee nel curare (ovviamente non guarire) i malati.
    Perché un mafioso, criminale, assassino malato e’ prima di tutto un malato!!
    Ma c’è in Italia qualcosa o la volontà di qualcuno che giustifica sempre l’indifferenza. Bene questa indifferenza ( sempre giustificata dall’emergenza) in primis della nostra autorità giudiziaria e secondo della stampa,( a mio modo di vedere grande responsabile nel non denunciare molti fatti sospetti pur essendo informata), e’ totalmente meschina ed incivile ed impensabili in altri paesi civili.
    Parlo della stampa perché in una società civile i giornalisti devono essere le sentinelle della civiltà e democrazia di un paese.
    Non avere padroni e non essere espressione di alcun potere.
    Per la stampa italiana a quanto pare e’ giusto e corretto che in Italia succedono atrocità del genere; rese ancora più atroci dal loro ostinato silenzio omertoso!!
    Tanto sono solo degli assassini!!

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