Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il dovere di essere umani… una lettera di Alfredo Sole

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La nostra Maria Chiara ci ha trascritto un pezzo che le è giunto da Alfredo Sole, un amico storico del blog, detenuto ad Opera.

Una lettera dove si sente lo spirito “filosofico” di Alfredo e la sua indignazione morale.

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Brasile: “con progetto sperimentale quattro giorni di pena in meno per ogni libro letto”.

Norvegia: “altro che sovraffollamento, le prigioni sono di lusso”. Ma questo già lo sapevamo. Oltre la pena massima a 21 anni, questi norvegesi hanno la pessima abitudine di trattare i loro detenuti come se fossero degli esseri umani e, non soddisfatti di questa loro umanità, cosa vanno ad inventarsi? Un carcere sull’isola di Bastoy dove i detenuti vivono in piccole casette indipendenti e con tutti i confort. È lecito dedurre che in un posto del genere ci siano solo detenuti con poca pena da scontare e che i criminali veri e propri stiano in prigioni all’italiana. Mi dispiace deludervi, ma non è così (questo modo di trattare i detenuti, con pericolosità e grado, è solo italiano) in quel carcere sull’isola non c’è distinzione tra criminali, ci sono anche quelli che da noi sarebbero ergastolani ma, che lì, hanno una pena massima a 21 anni.

Questi “privilegiati” lavorano dalla mattina al primo pomeriggio a 10 auro al giorno e, nel tempo libero, lunghe passeggiate immerse nella natura, e perché no? Stare sulla scogliera e pescare, magari con la speranza di mettere un pesce in padella per la cena.

 

ITALIA: si, Italia! Allora.. in Italia.. ehm… ah si ecco! Italia: Sassari, detenuto muore di cancro al pancreas, aveva chiesto di poter andare a morire tra le braccia dei propri cari. Non gli è stato concesso, doveva scontare una pena a dodici anni, ne aveva scontate solo sette. Potevano concedere a questo cittadino belga (JACQUES DE DEKER) di morire circondato dall’affetto familiare? Certo che no! Dove andrebbe a finire la severità della giustizia italiana se si permettesse ai moribondi di non schiattare in una squallida cella?

ITALIA: Firenze (carcere di Sollicciano) detenuti costretti a saltare il pasto per mancanza di cibo. Il garante dei detenuti: necessita ispezione dell’ASL. In cucina presenze  di piattole, manca l’acqua calda, attrezzature per cucinare e per l’igiene ecc.

Queste non sono eccezioni, è la realtà delle carceri italiane. Ma passiamo al fiore all’occhiello di quello che è il vanto della civiltà carceraria del nostro Paese. Inutile citare la tabella per intero dal 2000 al 2013, do solo i numeri: suicidi 781, morti per malattie e cause ancora da accertare 2.180 (i 781 suicidi vanno inseriti nel 2.180).

Potrei elencare all’infinito i pregi del nostro Paese ma rischierei di elogiarlo troppo..

Qual è la sostanziale differenza tra la civiltà norvegese e quella italiana? Sto cercando di capirlo ma non è di facile soluzione. Sicuramente questa società così umana non proviene da un altro pianeta. Hanno una storia e la conosciamo, o abbiamo la possibilità di conoscerla. Differenze visibili, a quanto pare, non ne hanno: due braccia, due gambe, una testa, insomma, assomigliano in tutto e per tutto a noi. Almeno nell’aspetto. Differenza di cultura? Forse di intelletto? Può darsi, su questo ci sarebbe molto da celiare, ma si arriverebbe ad una conclusione soddisfacente?  Si arriverebbe alla comprensione del perché di questa loro  “grande umanità” nel punire i criminali, nel trattarli, nonostante tutto e tutti, da esseri umani? Un uomo o donna in gabbia continua a rimanere un essere umano. Chissà, da noi magari il problema sta proprio in questo: in un sillogismo. Vediamo se è corretto: se nelle gabbie si rinchiudono gli animali  e i detenuti sono chiusi in gabbie, allora i detenuti non sono degli esseri umani. Nutro dubbi che questo “sillogismo” sia costruito a perfezione, ma dovrebbe dare il senso di ciò che è il detenuto per la giustizia italiana, di conseguenza viene normale criticare chi, invece, tratta i propri detenuti con dignità e con umanità.

A volte dimentico della nostra italianeità,  discendenti di una cultura che non ha eguali; poeti, filosofi e una volta, santi e navigatori. Questo ci porta ad indagare sul senso della vita  così come sull’essenza dell’essere umano. Quando sentiamo che qualcuno viene trattato con UMANITA’ , noi non cogliamo il significato di questa UMANITA’.. così com’è in uso nel senso comune, no; noi ci stupiamo dell’ignoranza altrui perché, in fondo,  visto la nostra grande cultura riflessiva su tutto siamo consapevoli che il senso di umanità è solo qualcosa di non corporeo, di astratto, che non ha nulla a che vedere con l’uomo in senso stretto. È un’astrazione, è come se un pittore ritraendo un cavallo lo dipingesse di verde. Sappiamo che non esistono cavalli verdi, tuttavia diremmo che quel pittore ha ritratto l’essenza del cavallo, la sua cavallinità. In questo senso, uomo e umanità non hanno molto in comune. Così come non si può cavalcare la cavallinità ma bensì solo il cavallo, non si può fare affidamento sull’umanità dell’essere umano, ma sull’uomo. Certo, adesso dovremmo, con una lunga discussione, cercare di comprendere cos’è l’uomo, ma non è questo il luogo. E allora cosa significa questo? Significa che non è con la demagogia sull’avere o no umanità verso i detenuti, verso le fasce più deboli, verso coloro che vengono discriminati che si risolvono i problemi; ma con il diritto e il dovere. Il diritto di continuare ad essere umano da una parte e, dall’altra, il dovere di trattare l’altro da essere umano. È quello che fa l’italia con i suoi detenuti? Nessuno pretende che questo Paese dall’oggi al domani  entri in una coscienza sociale al pari dei norvegesi e si convinca che l’uomo non essendo immortale privandolo per più di 21 anni di libertà per il crimine commesso, sarebbe un crimine peggiore del crimine commesso. No, non si pretende questo. Ma che l’italia si convinca che l’ergastolo non ha natura di esistere in un paese civile; che privare della libertà un essere umano per trenta anni siano più che sufficienti, qualunque reato abbia commesso; chi è ormai reso inoffensivo a causa di questi lunghi decenni e a causa delle pessime condizioni dove è stato costretto a scontarli; che entri finalmente nella consapevolezza che il fine pena mai non redime, ma uccide prima lo spirito e poi il corpo, questo si che deve essere preteso!

Ma qualcuno direbbe: – tu, detenuto, come ti permetti di pretendere qualcosa? Se qualcosa dovrà esserti concesso, lo sarà per pietà o per la nostra “umanità”. Tu non hai diritti e solo chi ha diritti può avere pretese. –

Non avrebbe tutti i torti chi la penserebbe in questo modo finchè non ci scrolliamo di dosso la convinzione che il bene vada fatto per pietà o umanità, ma che vada fatto solo ed esclusivamente perché è giusto farlo, perché ricambiare il male con altro male aumenta solo l’odio e infierisce sull’anima, nega profondamente l’uomo immergendolo in un mare d’angoscia dove altro non può fare che annegare.

 

25/10/2013

Opera, Afredo Sole.

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2 pensieri su “Il dovere di essere umani… una lettera di Alfredo Sole

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    Sento dentro di me quello che fa di me una umana con un cuore pulsante per rendere omaggio a chi mi sta davanti e che mi ha permesso di leggerti ad entrare nel vivo del problema …Non sono impietrita ma commossa, sono umana, combattiva e misericordiosa cosi mi avvicino a questo quadro cosi delicato e profondo, bisognoso con urgenza per ricorrere ai ripari per una guarigione per l’intero apparato della nostra giustizia che si faccia onorare e non pestare come adesso, occorre risalire creando più umanità che repressione…
    ciao Alfredo Sole
    grazie Maria Chiara .

    • Alessandra lucini in ha detto:

      Ma l’incoerenza più grande ancora è, che pretendiamo di esportare democrazia.
      Sai Alfredo, tu hai ragione ed io condivido tutto quello che dici, ma purtroppo non tutti gli italiani (e non solo) si sono evoluti, e poi, come ho già detto altre volte, funziona molto di più la costruzione dell’odio e della paura. Chissà, forse un giorno capiremo che la dignità di una persona va rispettata sempre. Ma ho dei seri dubbi in proposito, un abbraccio Alfredo

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