Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

La legge violata da chi dovrebbe rispettarla… un testo di Alfredo Sole

canIl nostro Alfredo Sole -detenuto ad Opera- ci ha inviato questo testo (già apparso sulla rivista “Una Città” di novembre, nell’ambito della rubrica “lettere ostative”), su quella che è ormai una.. violazione della legge.. che l’amministrazione penitenziaria sta portando avanti in tutta Italia. Ovvero la prassi  di mettere due ergastolani in una stessa cella, in violazione dell’art. 22 del codice penale.

La prospettiva di rischiare di passare quanto resta della propria vita in carcere, è già una prospettiva tremenda. Almeno uno spazio di “intangibilità”, un piccolo recinto di solitudine, di “libertà” deve esserci. E questo fa comprendere quanto non solo è illegale la pratica di mettere due ergastolani nella stessa cella, ma è anche immorale. 

Prima di lasciarvi alla lettera di Alfredo Sole, cito un passaggio..

“Per detenuti abituati a stare da soli in cella da non meno di 20 anni quello spazio, seppure angustio e spesso umiliante, è diventato l’unico mondo vivibile e irrinunciabile. Sarebbe non solo un oltraggio alla dignità del detenuto, ma da criminali violare una legge per convenienza, incuranti del male che verrebbe inflitto”.

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Una legge va sempre rispettata oppure si rispetta solo quando fa comodo?

Quando a Socrate proposero la fuga dopo avere già corrotto il carceriere, lui scelse di non scampare e bevve la cicuta. Perché lo fece? Aveva la possibilità di rimediare all’errore degli esseri umani che lo condannarono a morte attraverso la giustizia e le sue leggi. Ma non lo fece, preferì morire. Subito dopo la sua esecuzione i Greci si resero conto di avere commesso il più grave errore della storia umana. Se Socrate fosse fuggito, i Greci avrebbero capito lo stesso che era stato un errore condannarlo? Forse sì, oppure no, possiamo dirlo con certezza.

Socrate scelse di morire, non per far sentire in colpa le sue genti, ma per non andare contro quelle leggi che tanto amava. Fuggendo avrebbe messo in discussione quelle stesse leggi che un popolo si dà e che per questo, anche se a volte sono scomode, vanno rispettate, e non soltanto quando fanno comodo. Le leggi stesse potrebbero presentarsi davanti a lui e rimproverarlo di ribellarsi a un’autorità dello Stato, accettata del resto nel corso della sua vita. Non è il caso di riportare qui il bellissimo dialogo tra Socrate e Critone, il discepolo che gli propone la fuga, anche se sarebbe molto costruttivo. Il succo di questo lungo e straordinario dialogo fra il maestro e il suo discepolo è che comunque una legge va rispettata sempre. Non farlo, lo stesso concetto di legge, di giustizia, di civiltà perderebbe di senso.

L’articolo 22 del codice penale italiano è una norma di legge che regola il modo in cui un ergastolano deve rispettare la sua pena. Quando i magistrati di sorveglianza sono chiamati a fare rispettare tale legge, scrivono: “L’art. 22 c.p. è una norma di legge tassativa che non prevede forme di deroga da parte dell’amministrazione penitenziaria”. Quella “norma di legge tassativa” ha un significato abbastanza chiaro. Non c’è pericolo di fraintenderla o addirittura di non comprenderla, a meno di essere cerebrolesi. Ma, ogni volta che in carceri diverse sorge lo stesso problema, l’amministrazione penitenziaria fa di tutto per eludere una precisa legge. Qui, nel carcere di Milano Opera, fino ad oggi, almeno per quella fascia di detenuti considerati pericolosi, l’articolo 22 del codice penale è stato rispettato. Fino a quando qualche benpensante non ha deciso che, tutto sommato, basterà ammassare i detenuti dell’AS1 in un’unica sezione, ed ecco che per magia, come un prestigiatore che tira fuori un coniglio dal cilindro, ricava 50 posti letto, non curante che per questo gioco di prestigio dovrà infrangere una norma tassativa.

Nelle prossime settimane tutto il nostro padiglione dovrà spostarsi in un altro padiglione, e quelli che sono lì, i cosiddetti “comuni”, passeranno nel nostro. In questo passaggi l’amministrazione penitenziaria, che sia quella locale o nazionale, vorrebbe guadagnarci 50 posti in più, accatastando gli ergastolani tutti in un’unica sezione, messi di conseguenza in due per cella, violando l’art. 22, appunto, che obbliga all’isolamento notturno. In più, in due in una cella passata per una sola persona, dove lo spazio non è certo uno dei pregi… Tanto per fare un esempio, il bagno è così piccolo che per piegarti in avanti e lavarti il viso sul lavandino devi aprire la porta alle tue spalle, altrimenti non puoi piegarti. Questo è il quadro. Avete presente i box delle scuderie? Dove si vedono tutte quelle teste di cavalli messi in fila che escono fuori dalla porta… Beh, quella di certo è una bella vista.. la differenza è che a loro dai box escono fuori le teste, mentre se si passa di mattino nei corridoi delle sezioni, mentre tutti si stanno lavando la faccia nel lavandino, si vede che a noi fuori dalla porta del bagno-box escono i culi. Queste celle sono già abbastanza umilianti per una sola persona, pensate come potrebbero essere se abitate da due. Messa un’altra branda rimarrebbe dalla finestra alla porta del bagno un corridoio non più largo di 60 centimetri, e uno “spiazzo” di due metri per un metro davanti al cancello. Due persone non potranno stare contemporaneamente all’impiedi.

Per detenuti abituati a stare da soli in cella da non meno di 20 anni quello spazio, seppure angustio e spesso umiliante, è diventato l’unico mondo vivibile e irrinunciabile. Sarebbe non solo un oltraggio alla dignità del detenuto, ma da criminali violare una legge per convenienza, incuranti del male che verrebbe inflitto.

Gli esseri umani hanno uno “spazio vitale” personale, intimo, che non può essere  violato se non con il proprio consenso. Pensate all’abbraccio fra due persone, ciascuno viola lo spazio dell’altro (lo spazio vitale), ma con reciproco consenso. A volte questo spazio viene violato con tacito consenso, come quando ad esempio si sale su un pullman affollato, ma è tolleranza che si sa destinata a durare poco. Ma se quello stesso spazio vitale venisse violato… non so, mentre siete fermi ad aspettare lo stesso pullman, verrebbe percepito come aggressione alla persona.

Ancora un motivo del perché non si debba violare una norma di legge tassativa. La detenzione non è una vacanza, è la soppressione sistematica dell’individuo in quanto uomo, l’allontanamento da una società democratica per un regime più o meno totalitario. Spesso si è costretti a sottostare a regolamenti che non lasciano spazio a una logica che li possa giustificare. Di conseguenza il detenuto è costretto a subire il carcere e non “viverlo” in conformità con quelle stesse leggi che regolano la carcerazione.

E’ già difficile vivere in queste condizioni per quei detenuti che tutto sommato hanno un fine pena e possono concentrare tutta la loro forza di sopravvivenza nell’attesa che la pena giunga a termine. Un ergastolano non ha una scadenza pena, non ha un punto fermo nel tempo e nello spazio da cui trarre forza per sopravvivere. E’ costretto a cercarsi un mondo fittizio, tutto suo e lo fa all’ombra della sua solitudine.

Nel momento in cui questo mondo viene violato con la forza introducendo un altro detenuto nel suo spazio vitale, crolla quel mondo che, seppur fittizio, fatto di illusioni, di false speranze, con l’unica realtà di una privacy inviolabile, e unica fonte di forza per sopravvivere ad una pena che non ha fine.

Più di venti anni di solitudine non possono essere cancellati con un colpo da prestigiatori.

Se oggi non siamo disposti a spartire quel poco spazio in cui viviamo, non è per un “capriccio” dell’ergastolano. Il nostro isolamento è stato imposto dalle leggi italiane. In 20, 25, 30 anni di carcere siamo sempre stati giudicati così pericolosi da non poter condividere con un altro essere umano, ma solo con i propri fantasmi. Credetemi, io e i miei fantasmi siamo già troppi. Una cella davvero affollata.

Non c’è e non debbono esserci convenienze, una legge, in quanto tale, va sempre rispettata. Se accettassi di scontare la mia pena all’ergastolo in una cella doppia, sarei complice di chi viola l’art. 22 cp. E io non ho intenzione di violare una legge che per 23 anni ha fatto comodo a chi me l’ha imposta e che adesso, sempre per comodità, vorrebbe violarla.

Alfredo Sole

Carcere di Opera

Ottobre 2013

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2 pensieri su “La legge violata da chi dovrebbe rispettarla… un testo di Alfredo Sole

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    Mi avvicino al tuo pensiero Alfredo come sempre in punta di piedi, perché entrare nella tua cella interiore, ci vuole delicatezza e sensibilità per non portare disagio, si sa ci sei tu e tutte le tue raccolte, quelle sia da uomo libero che da uomo umbra .
    Avverto il tuo disagio, nel sentire come le leggi vengono strallazzate cioè toccate , al fine per portare altre sofferenze a chi per anni è costretto a viverci in isolamento ma non mi meraviglia più niente, già si vede fuori quello che sta succedendo.
    La libertà propria a un confine e la occorre lavorarci perché quello spazio va protetto esattamente come chi gli vive e lo vive anche se piccolo, ma nel rispetto.
    Questo è grave molto grave, che queste leggi che sfuggono al controllo della legge stessa , mi sa di pazzesco e di mostruoso, perché per me è mostruoso.
    Spero solo che il risveglio degli uomini apri nuove strade, queste percorse anche loro sono distolte è cattive , tutte per opera dell’uomo e non dalla legge dell’universo , maltrattate in tutto fino al sua profonda anima.
    Restiamo umani amico

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con te, sono altri i provvedimenti da adottare contro il super affollamento delle carceri. Partendo dal presupposto che in carcere si sta malissimo e che non tutti gli ospiti di questa struttura dovrebbero esserci, basterebbe la buona volontà dei politici e il problema sarebbe risolto. Non è vero che non si può fare niente e non è vero che in quanto rei bisogna sempre assogettarsi a tutti soprusi. Se bisogna rispettare le leggi devono essere loro i primi a non infrangerle. Un abbraccio Alfredo e in bocca al lupo.

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