Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Giovanni Zito

surrealtà

Questa lettera del nostro Giovanni Zito ci giunge tramite Maria Tavino, che ringraziamo, sia per questa lettera -che ha provveduto anche a trascrivere, che per il contributo già dato in varie occasioni.

Giovanni è uno degli amici storici del Blog. Una caterva di suoi testi si possono trovare in archivio.

Sempre in bilico tra malinconia e indignazione, tra durezza e sogno, tra dolore e ironia. A volte “accende” un suo modo di scrivere che lo rendono parte dello stesso libro che ogni giorno, quel libro le cui pagine sono sparpagliate in tutte le stanze segrete, in tutti i porti sconosciuti.

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Eccomi amici del blog

Oggi leggo le selezioni di soluzione di voci che suonano come parole dentro il nostro sito di ergastolani. Si scrive di verità, quel getto di smarrimento, trovando e ritrovando l’attesa che si attende.
Da molto non scrivo sul blog.
Da oggi lo faccio, riprendo la mia lucidità per dirvi che sono sempre in ascolto pur essendo distratto. Ho il potere del non sapere, cioè non mi faccio sapio. Cosa dico non lo so neanche io, ma sono qui, costante, tenace, pur essendo escluso dal regime di vita ordinaria, sono sempre più convinto che la vita che vivo comincia sempre nel dialogo dove forma questa ammirabile relazione di spiegare ciò che manca, come su un diario di classe, posso diventare un alunno di questa pagina che segna di me, ma non mia, di voi ,posso continuare cercando di fare centro prendersi cura è riflettere dando il proprio tempo, farsi passaggio, essere tra l’ora e il non più, nella profondità del giorno, rimanere nel vicolo scuro come simboli, prosciugato dal tempo per non dimenticare. Se qualche volta faccio sosta e divento un intervallo tra ciò che sento e quello che dico è perché devo accordare cuore anima e corpo ,unire, legare, avere, tenere, il mondo delle idee.
Il carcere della vita, che come fine porta sofferenze, la pena che dura persiste più del respiro trattenuto e inviato, quindi vi scrivo per un altro passo.
Pormi al di là, aprirmi un varco e fuggire.
Do la mia voce in questo gesto mimetico, così ,vi dico, lo scrivere di me lascia la traccia al passaggio di ritorno , il gioco della somiglianza diventa anonimo nelle mie battute.
Vado alla conclusione di questo post non sono bravo con le parole rimango il solito dilettate sulla misura della qualità, spero sempre che nel m io piccolo posso farvi e farmi compagnia distraendomi quando voi amici leggerete la linea di confine, superando il confine ,sappiate che c’è voce ad attendere le vostre risposte.
Adesso posso riprendere il solito cammino, non ho più da dirvi, domani sapete che sarò di nuovo qui, ai margini, dove gli emarginati si fanno strada, luce, l’uno con l’altro, scrivendo parole che fanno risonanza.
Quando l’anima diventa voce di città, dove la penna di una certa levatura scrive che l’ergastolo è la follia della democrazia , pensate cosa possa sentire l’uomo con una tale condanna e forza, dentro di sé.
Adesso sono soddisfatto di chiudere così il mio pezzo. Ci vediamo al bar.

Ciao

Giovanni Zito

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Un pensiero su “Lettera di Giovanni Zito

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    Come sempre lasci le tue tracce, sono chiare, timbrate hanno un nome Giovanni Zito, e se qualcuno si mettessi in testa di cancellare, sono indelebili, difficile da eliminare, essendo soggettivi di chi li attraversa e di chi le sta vivendo, con prove presenti che maturandosi pian piano vengono espulse e messe in evidenzia …
    Mio caro amico, il mio messaggi è sempre pronto, per riscaldarti e un po per consolarti, dare e motivare, perché il tuo passaggio resti cosi, hai assaggiato un po di tutto, ti sei reso visibile, restaci perché la degustazione ancora non è finita.
    Domani sarà domani e chi lo può stabilire se solo potessimo percorrere contro il tempo andando avanti avanti, fermiamoci e rendiamo grazie di essere ancora qua .
    Non fermarti mai… e grazie amico

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