Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Carcere tra dissipazione e indigenza… ricordando Nicola Ranieri

scuros

Il nostro amico Nicola Ranieri è morto nel settembre 2011. 

Ormai era libero.. perché era in condizioni così tragiche che il carcere lo aveva scarcerato. Almeno ha potuto passare gli ultimi suoi giorni di vita con i suoi familiari.

La sorella Mina più di un anno fa ci fece avere la stampa di tutto un patrimonio di testi di Nicola presenti sul suo computer che, nel frattempo, con notevole ritardo, le era stato restituito.

Da quel momento, di volta in volta, pubblichiamo uno di questi testi per ricordare il nostro amico.

Quello di oggi lo trovo di particolare interesse e di particolare attualità; soprattutto nella parte in cui si riferisce al vitto nelle carceri.

Cito un passaggio:

“Le caratteristiche delle gare d’appalto al massimo ribasso per la fortuna dei pasti dei detenuti sono tali da produrre cibi pressocché immangiabili dei quali si avvale una percentuale di persone detenute irrilevante. La stragrande maggioranza delle persone detenute compra i generi alimentari e si confeziona i pasti a spese proprie, intanto si continua a cucinare per l’intero numero delle persone detenute. Col risultato che almeno l’80% dei cibi confezionati finiscono nella spazzatura tutti i giorni. Si tratta quindi di quintali di pasta, carne, pesce, verdure, condimenti che tutti i giorni finiscono nella spazzatura. Del resto, nessuno sa che i tre pasti quotidiani per una persona detenuta devono essere  confezionati, mediamente, con un euro e mezzo! Se si tiene conto di cosa costa un kg di pane o un litro di latte, si capisce velocemente che il vitto fornito con questa risorsa non può essere accettabile, se non per necessità estrema ed in mancanza assoluta di qualsiasi altra risorsa! Ma intanto sono quintali di cibo (di qualità scadentissima) confezionato che ogni giorno finiscono nella spazzatura!”

Quando Nicola scrisse questo testo -non è indicato l’anno- il costo per alimentare un detenuto corrispondeva a un euro e mezzo. E temo che la cifra non sia cresciuta di troppo. Facciamo anche che sia 3 euro adesso -anche se temo sia di meno. Ma che cosa puoi veramente dare da mangiare ad un essere umano con una spesa di tre euro al giorno, e probabilmente anche meno?

Ma se un cane o un gatto costano di più come mangiare?

E si pensa di dare da mangiare a chi è in carcere cibo che viene a costare una miseria?

E’ inevitabile che si compri un cibo da cesso, e infatti finisce, spesso, nel cesso… ovvero fuor d metafora, buttato.

Io non so se le cose siano esattamente come le descrive Nicola… ma devo dirvi che raramente ho sentito un detenuto dirmi che mangia la sbobba immonda che evacua quotidianamente il carcere. Chiunque può si compra il cibo nello spaccio interno o usa quello che -limiti permettendo- i parenti gli inviano.

Anche se si facesse una miserabile valutazione di “risparmio totale”, se poi effettivamente quintali di cibo venissero quotidianamente buttati, ci sarebbe davvero questo “risparmio”.

C’è una domanda importante che fa Nicola… “sta bene a qualcuno che le cose vadano in questo modo?”.

Qualcuno ci guadagna?

E’ ora di fare seria luce su tutte le sfaccettature degli appalti per il cibo in carcere.

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Lo scandalo? Il Ministero della Giustizia spende mediamente un euro e mezzo per i tre pasti quotidiani di ogni persona detenuta. Un euro e mezzo per tre pasti! Un euro e mezzo!

Migliorare la vivibilità in carcere? Sarebbe sicuramente possibile, se lo si volesse fare davvero. Negli ultimi anni il carcere ha registrato presenze simboliche e fugaci anche di persone appartenenti a ceti sociali che mai avrebbero pensato di fare quest’esperienza, di solito riservata ai ceti poveri della società. Nei brevissimi soggiorni di questi personaggi il carcere diventa… scandaloso! Il politico, il professionista, l’amministratore, il play boy o il rampollo di qualche famiglia nobile. Perfino qualche nostalgico Reale o capitano d’impresa, improvvisamente scopre il carcere e tutte le sue ombre cupe, la dissipazione delle risorse impiegate male, il degrado!

Qualcuno di loro ne approfitterà per il fare il testimonial di una linea di occhiali, altri si ammantano di un’areola di martiri, e comunque il loro soggiorno in galera si risolve con una manciata di giorni. Per loro tutte le misure alternative al carcere sono praticabili.

E intanto il carcere… resta quel luogo di degrado ambientale ed umano che, enunciano i notabili di turno, desta scandalo nell’opinione pubblica. Poi cala il sipario e tutto resta com’era! Si potrebbe evitare tanto spreco! Si potrebbe fare di più per quel reinserimento tanto osannato, per quei principi fondamentali enunciati nella nostra Carta Costituzionale, dove la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Bisognerebbe allora preparare gli agenti della Polizia Penitenziaria ad avere un rapporto umano, socievole e rieducativo nei confronti dei detenuti. Mentre per qualcuno o forse più, esiste solo questo distacco verso chi ha sbagliato. Anzi, alcuni agenti evitano perfino di parlare con le persone detenute, altri lo fanno ma non certo con gli strumenti  formali adeguati. Direzione e ufficiali non sempre vigilano sul comportamento degli agenti. Gli educatori, pochi, non riescono, nonostante i loro sforzi, ad essere presenti in tutto, o non hanno modi e mezzi per migliorare il vivere nelle carceri. Gli assistenti sociali che non conoscono per niente la realtà in cui, ogni tanto per poche ore, si addentrano, e la loro voce non si sente e non viene ascoltata. La scuola e i vari corsi di formazione sembrano volere dare l’immagine di un tentativo di cambiamento. Negli operatori sociali, volontari o dei progetti finalizzati, si nota di voler fare tanto di più, ma non è possibile. Hanno le mani legate, mancanza di mezzi e scarsa considerazione da parte degli addetti istituzionali  alla gestione. Tuttavia portano in carcere il senso di libertà, un’interlocuzione altra da quella istituzionale, d’insegnamento che la vita è altra cosa da quella che si vive qui dentro. Bisognerebbe di più tempo e più progetti, per essere più vicini ai detenuti per più ore. Formazione professionale, lavoro, cooperative, se ne sente solo parlare in qualche carcere. Perché non in tutti? Abituare le persone a quel vivere con una giornata di lavoro, dove non si pensa ad altro e non si ha tempo di pensare… Vogliamo parlare di sprechi?

In quante carceri esiste il frigorifero in cella? Fino a pochi anni fa il frigorifero era un optional anche nelle case dei cittadini liberi. Oggi è un elettrodomestico imprescindibile in ogni civile abitazione. In carcere è ancora un tabù dai risvolti incredibili. Basterebbe pensare all’estate, quando per ore o per intere giornate i rubinetti dell’acqua restano aperti per raffreddare o conservare i viveri. Uno spreco immane dall’esito rilevante.

Eppure basterebbe un piccolo frigorifero (come è successo tanti anni fa con la televisione) non solo per economizzare le risorse, quando per “adeguare”.

La vita delle persone recluse a quella delle persone libere in fatto di gestione domestica. La luce elettrica? Lampadine a neon sempre accese nella cella per tante ore al giorno. Nei corridoi restano accese sempre, anche in posti dove la luce non serve. Ma chi va a spegnerle? Tanto chi paga? E che dire del vitto dell’amministrazione? Le caratteristiche delle gare d’appalto al massimo ribasso per la fortuna dei pasti dei detenuti sono tali da produrre cibi pressocché immangiabili dei quali si avvale una percentuale di persone detenute irrilevante. La stragrande maggioranza delle persone detenute compra i generi alimentari e si confeziona i pasti a spese proprie, intanto si continua a cucinare per l’intero numero delle persone detenute.

Col risultato che almeno l’80% dei cibi confezionati finiscono nella spazzatura tutti i giorni. Si tratta quindi di quintali di pasta, carne, pesce, verdure, condimenti che tutti i giorni finiscono nella spazzatura. Del resto, nessuno sa che i tre pasti quotidiani per una persona detenuta devono essere  confezionati, mediamente, con un euro e mezzo! Se si tiene conto di cosa costa un kg di pane o un litro di latte, si capisce velocemente che il vitto fornito con questa risorsa non può essere accettabile, se non per necessità estrema ed in mancanza assoluta di qualsiasi altra risorsa! Ma intanto sono quintali di cibo (di qualità scadentissima) confezionato che ogni giorno finiscono nella spazzatura! Eppure basterebbe poco per razionalizzare quello che è ora uno spreco assoluto. Se proprio non si riesce a fare una gara d’appalto che consenta la fornitura seria del vitto, la soluzione immediata potrebbe essere quella di distribuire crudi i generi alimentari… sta bene a qualcuno che le cose vadano in questo modo?

E’ ragionevole pensare di sì! Noi possiamo solo segnalare che le cose sono messe male e che lo spreco è enorme (senza alcun beneficio) e che si tratta di denaro pubblico. Possiamo solo segnalare la grave separazione che regna tra la società libera e le sue istituzioni. Possiamo solo suggerire ipotesi di adeguamento e razionalizzazione. Non è colpa nostra se troviamo orecchie sorde nei gestori della cosa pubblica.

Ranieri Nicola

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Un pensiero su “Carcere tra dissipazione e indigenza… ricordando Nicola Ranieri

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Ti ricordiamo sempre con commozione caro Nicola, e questi scritti sul blog mi fanno venire in mente i versi di una canzone : “Ma l’anima vive ancor, Ma non temer colui che il corpo ucciderà, se l’anima tua morire non potrà”

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