Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

I mostri… di Pasquale De Feo

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Il nostro Pasquale De Feo -ergastolano ostativo, detenuto a Catanzaro- l’hanno scorso ebbe concesse tre ore di permesso per visitare il padre che non vedeva da molti anni. Padre anziano e con varie patologie.

A marzo e a maggio di quest’anno altre istanze di permesso.. rigettate, perché le condizioni non erano peggiorate.

A settembre, insorgono peggioramenti… ma anche stavolta permesso respinto.

Noti qualcosa o tu lettore dalla mente sveglia e lucida?

Sì esatto, bravo, vedo che percepisci.. una.. “discordanza”…

A Pasquale De Feo il permesso l’anno scorso fu concesso, in relazione alle condizioni del padre.

A settembre di quest’anno le condizioni del padre non solo non sono migliorate.. ma.. sono peggiorate.

L’anno scorso era stato considerato in imminente pericolo di vita.

Quest’anno… attestato che le condizioni sono peggiori dell’anno scorso.. non è considerato in imminente pericolo di vita.

Strano questo “imminente pericolo di vita”.. Dovrò riprendere mano ai libri. E’ una insolita forma di “imminente pericolo di vita”.. viene meno quando le condizioni peggiorano.

Ma andando anche oltre queste riflessioni su concetti quali.. la coerenza..

possiamo provare ad andare ancora più in là, ponendoci domande, quali…

-Cosa si intende per “imminente pericolo di vita”? E’ una concetto su cui ci sarebbe molto da dire. Ed esistono interpretazioni non univoche. Per alcuni, ad esempio, sei in “imminente pericolo di vita” solo quando sei morto.. ovvero solo la morte è talmente grave da fare scattare l’effettivo “Imminente pericolo di vita”..  a quel punto sono convinti che effettivamente il tal soggetto è proprio a mal partito.. il piccolo problema è che è già morto.

-Ma anche concordando che il tal soggetto pur avendo una caterva di patologie psicofisiche.. non possa essere definito in “Imminente pericolo di vita” dato che ancora ha almeno un piede fuori dalla fossa.. io ho fatto, nel tempo, una mia personale riflessione, che però credo condivisa da molti, e che concorda con quanto dice Pasquale.

Ovvero.. ESISTE UN DOVERE DI UMANITA’ ESSENZIALE. Ovvero.. valori talmente alti da potere fare correre il rischio di non essere perfetti esecutori della legge. Un valore di umanità essenziale che ha le sue radici nella stessa Costituzione.

Io credo, come sostiene Pasquale, che chi è in carcere da anni, anche se ha l’ergastolo ostativo, dovrebbe vedere i genitori (o il genitore che gli è rimasto) almeno una volta l’anno… soprattutto se anziano, e gravemente malato. O comunque.. che… l’ “imminente pericolo di vita” venga, in tali casi, interpretato nel senso più elastico e garantista possibile… ovvero non aspettare che una persona sia praticamente spacciata, col rischio che finché il detenuto lo viene a sapere, fa richiesta di permesso, gli viene accordato e va dal genitore, quello lo sta aspettando in una bara… ma, permettere di potere vedere il genitore che sia comunque messo in gravi condizioni di salute… correndo il rischio che forse non corrispondano esattamente a “imminente pericolo di vita”. Meglio correre questo rischio.. che correre il rischio, qualora le cose volgano al peggio,  di avere negato a un figlio e a una madre e/o a un padre il DIRITTO FONDAMENTALE di rivedersi ancora una volta.

Ma agire così metterebbe il giudice in una posizione scomoda? Nella posizione di essere accusato di non avere rispettato la legge in tutti i suoi meandri?

E anche se fosse.. un giudice che andasse oltre alcuni meandri disumani della legge, per rispettare un principio costituzionale di umanità e dignità.. sarebbe un cattivo giudice?

Vi lascio al testo di Pasquale De Feo.

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I MOSTRI

L’anno scorso mi furono concessi tre ore di permesso con la scorta per visitare mio padre che non vedevo da tanti anni e che, data l’età e le patologie mediche, non poteva venire a fare colloquio con me. Sono riconoscente al magistrato per avermi dato l’opportunità di vedere mio padre, cosa che altri giudici non fecero con mia madre, morta senza che potessi vederla, e mi rifiutarono anche di partecipare ai funerali o almeno di andare al cimitero.

A marzo e maggio avevo presentato analoga istanza di permesso. Mi sono state rigettate perché nel referto medico non c’erano stati significativi peggioramenti delle condizioni di salute di mio padre.

A settembre ricevo nuovo certificato medico dove le condizioni sono peggiorate, sono sopravvenute difficoltà di deambulazione con disturbi della memoria e dell’orientamento.

L’1 ottobre presento nuova istanza di permesso. Dopo una settimana lo stesso magistrato, Dott.ssa Magnavita rigetta l’istanza perché mio padre non è in imminente pericolo di vita. 

Ho fatto ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, motivandolo se noi “mostri” abbiamo il diritto almeno una volta all’anno di vedere i nostri genitori.

Mi chiedo il perché del diniego senza motivazione, forse l’anno scorso ero più simpatico?

Forse è intervenuto qualcuno che l’ha consigliata di non darmi più permessi?

La crudeltà di questi tecnicismi, come diceva Leonardo Sciascia, è criminale. Perché si piegano le ragioni umane a lacci e lacciuoli di leggi disumane esclusivamente di natura repressiva. 

La politica del terrore degli ultimi vent’anni ha prodotto la “normalità” di norme territoriali che la Magistratura di Sorveglianza applica come fosse un fatto “naturale”.

La banalità del male deriva maggiormente quando è la burocrazia ad imperare sulle regole dei sentimenti degli affetti familiari.

Il “dovere” non giustifica mai ogni cosa.

Pasquale De Feo

Catanzaro ottobre 2013

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2 pensieri su “I mostri… di Pasquale De Feo

  1. Giuseppina Zito in ha detto:

    mio caro Pasquale, seguo la tua storia da tanto tempo, e ho imparato a valutare le cose, non mi stupisce più niente di questa umanità, dove ne facciamo anche parte. Troppi mali crea e troppi ne creerà il perchè , be penso che la mente dell’uomo sta giocando con la sua stessa vita. Possiamo vederlo come si muove nei suoi spostamenti, crea e sgretola, recicla, e costruisce, ma niente di serio e di pulito da far paura. La vita e’ in mano a questi mostri cosi chiamiamo , ma forse credo che che dire mostri e troppo pulito, per chi non ha anima, in tal caso avvertirebbe il dolore che giunge da molti luoghi , ma essi si frantumano e si disperdono .
    Cercarli sarà difficile, solo l’osservatore attento, potrà vedere tutte le sue sfumature di ogni singola vita, e stargli vicino in amicizia per un leggero conforto.
    E tutto amico , confortiamoci , ma difendiamo i nostri diritti ciao

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Incoerenze carcerarie, ma incoerenze disumane, i mostri delle fiabe altro non sono che i mostri che incontriamo nel nostro vivere, dobbiamo combatterli ma non è facile. Certamente il mostro più grande è la burocrazia che non tiene conto dell’essere umano.
    Si diventa cartellina, fascicolo da aprire e chiudere, un timbro è ciò che conferma la sentenza. Un nome sulla prima pagina del fascicolo e tutto rimane lì. Gli affetti e i sentimenti non fanno parte di tutto questo. Eseguivo gli ordini diranno alla fine, e la coscienza si addormenterà al suono di queste parole. La responsabilità è sempre di qualcun altro e ogni tentacolo del mostro dirà : eseguivo ordini e regole. L’importante è non cadere nei tentacoli di questa bestia e ricordarci sempre che SIAMO UMANI E QUINDI RESTIAMO UMANI, tocca ai deboli esserlo, ma se nonostante tutto riusciamo a rimanere umani significa che non siamo perduti.

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