Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Documento sul problema carcere (prima parte)

documento1

La nostra preziosa Alessandra Lucini mi ha inviato un testo sul problema delle carceri scritto da un certo Walter. Questo testo è un piccolo saggio che, oltre a fornire interessanti dati e statistiche, approfondisce temi come l’amnistia e l’indulto, sui quali circolano tanti luoghi comune, si fa tanto allarmismo, e si danno poche volte informazioni oneste, esatte, circostanziate.

Pubblico oggi la prima parte.

————————————————————————————————

Problema carceri
Introduzione 1
Il problema 1
TABELLA 1 – Morti nelle carceri 2
TABELLA 2 – Detenuti presenti 2
Cosa potrebbe significare dire no all’indulto e all’amnistia? A cosa andiamo incontro? 3
Ma allora, cosa dobbiamo garantire ai detenuti? 3
Indulto 4
Amnistia 6
Ma è vero che con l’indulto la maggior parte sono rientrati in carcere? 7
Quanto influisce la legge fini-giovanardi sul numero di detenuti? 7
Quanto influisce la legge bossi-fini sul numero di detenuti? 7
Parlamento Oggi… 7
Le 38 nuove carceri che sarebbero “pronte” 8
Quanto ci costa allora un detenuto? 8
Tabella 3 – Costo detenuto 10
Risultato 10
Conclusioni 11
Fonti: 12

Introduzione

In seguito a delle frasi del presidente sulla possibilità di amnistia o indulto ci sono stati molte voci discordanti e anche delle possibili soluzioni al problema dell’emergenza carceri.
Parlo di possibili soluzioni, perché ogni soluzione per poter essere efficace deve poter risolvere il problema per cui è nata.
Alla fine di questo testo troverete l’elenco di tutte le fonti utilizzate per sviluppare la tematica.

Il problema
Il problema è dato in sostanza dal fatto che i detenuti non vivono in spazi che rispettano la loro dignità e purtroppo alcuni detenuti arrivano al disperato gesto del suicidio.
Nel 2013 alla data del 17 ottobre sono morti in carcere 127 detenuti, 41 di essi per suicidio (Vedi tabella 1).
I detenuti totali sono poco meno di 65000 (Vedi tabella 2).
Significa che i media ogni sette giorni circa un detenuto si suicida.
41 Suicidi potrebbero sembrare pochi, corrispondono al 31% abbondante delle morti in carcere.
Facendo un esempio, gli imprenditori morti in Italia per suicidio sono 35 eppure ci si indigna tantissimo in Italia per questo, ma paraganato alle percentuali dei carcerati, la percentuale e di gran lunga minore.
(Vedi fonti [1] e [2])

Questo è il problema principale, ma in realtà non è l’unico, anche secondo una sentenza della corte europea.
Infatti, i detenuti devono aver garantiti dei pasti che rispettano determinati requisiti e questo purtroppo spesso non accade e devono usufruire di un adeguato numero di ore di libertà.
La costituzione italiana all’articolo 27 dice:
“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4].”
(Vedi fonte [3])

Anche la corte europea per i diritti umani ci ha richiamo più volte e se adesso non prendiamo misure adeguate subiremo delle multe da calcolare per ogni detenuto a cui non vengono garantiti questi diritti.
Napolitano forse anche un po’ impaurito dall’ultimatum della corte europea dei diritti dell’uomo dice:

“combinato disposto di amnistia e indulto – scrive il Presidente della repubblica – potrebbe favorire una significativa riduzione della popolazione carceraria”
(Vedi fonte [4])

Ma non tutte le forze politiche sono d’accordo a ricorrere ad un indulto/amnistia.

TABELLA 1 – Morti nelle carceri
Dati presi da http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/
Dati sulle morti in carcere

Dati sulle morti in carcere

Anno 2000- suicidi 61 – totale morti 165
Anno 2001 – suicidi 69 – totale morti 177
Anno 2002 – sucici 52 – totale morti 160
Anno 2003 – suicidi 56 – totale morti 157
Anno 2004 – suicidi 52 – totale morti 156
Anno 2005 – suicidi 57 – totale morti 172
Anno 2006 – suicidi 50 – totale morti 134
Anno 2007 – suicidi 45 – totale morti 123
Anno 2008 – suicidi 46 – totale morti 142
Anno 2009 – suicidi 72 – totale morti 177
Anno 2010 – suicidi 66 – totale morti 184
Anno 2011 – suicidi 66 – totale morti 186
Anno 2012 – suicidi 60 – totale morti 154
Anno 2013 (aggiornamento al 17 ottobre 2013) – suicidi 42 – totale morti 128
Totale – 794 – totale morti 2215

(Vedi fonte [1])
TABELLA 2 – Detenuti presenti
Dati presi dal sito del ministero della giustizia
Detenuti presenti – aggiornamento al 30 settembre 2013
30 settembre 2013

Abruzzo

8

1.553

1.988

71

360

12

1

Basilicata

3

440

461

16

57

5

0

Calabria

12

1.890

3.034

57

583

11

0

Campania

17

5.793

7.983

341

1.001

200

3

Emilia Romagna

13

2.453

3.953

128

2.059

43

8

Friuli Venezia Giulia

5

548

881

34

537

17

8

Lazio

14

4.838

6.873

469

2.709

84

11

Liguria

7

1.088

1.831

85

1.035

40

8

Lombardia

19

5.384

9.389

572

4.192

80

8

Marche

7

775

1.147

35

481

10

3

Molise

3

401

508

0

68

4

0

Piemonte

13

3.628

5.029

174

2.574

41

8

Puglia

11

2.463

4.650

219

872

81

1

Sardegna

12

2.037

2.186

53

992

27

1

Sicilia

27

5.454

7.243

185

1.500

82

3

Toscana

18

3.186

4.152

163

2.166

81

21

Trentino Alto Adige

2

520

340

18

238

9

2

Umbria

4

1.134

1.678

70

687

11

0

Valle d’Aosta

1

181

267

0

181

0

0

Veneto

10

1.977

3.102

173

1.831

41

11

totale nazionale

206

45.743

66.695

2.863

24.123

879

97

(Vedi fonte [2])
Cosa potrebbe significare dire no all’indulto e all’amnistia? A cosa andiamo incontro?

Leggendo questo spezzone tratto da un articolo su http://www.ilpost.it forse capiremo meglio:
“Prendere le distanze dalle soluzioni proposte del Colle non è coraggioso, è molto facile. Popolarissimo e banalissimo dire che le persone che devono stare in carcere stiano in carcere.
Il problema c’è è come. E la civiltà fa parte del concetto di legalità, anzi, mi dispiace, lo precede.”

Sempre da questo articolo:

“Il sovraffollamento carcerario non solo esiste (è nei numeri, 64.758 detenuti al 30 settembre 2013 a fronte di una capacità regolamentare di 47.615 posti), non solo chiama a provvedimenti urgenti (com’è noto il 28 maggio 2014 scade il termine posto dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per realizzare misure di contenimento del sovraffollamento penitenziario ed evitare al nostro paese centinaia di condanne per violazione della Convenzione), ma è soprattutto un problema di legalità.”
(per articolo completo vedi fonte [5])

I dati sul numero di detenuti sono anche sul sito http://www.giustizia.it ovvero il sito del ministero della giustizia.
(vedi fonte per visionare i dati aggiornati [6])

Ma allora, cosa dobbiamo garantire ai detenuti?

Da un articolo su http://www.lindro.it

“Piccoli episodi, si dirà; e a ragione, sono davvero ‘piccoli’, ma ugualmente emblematici di come può funzionare (si fa per dire, è ovvio), la giustizia italiana. Sulla quale si sta per abbattere l’ennesimo ciclone, che saremo tutti noi a pagare. Già: perché se la situazione delle nostre prigioni non muterà in modo sostanziale entro il maggio del 2014, lo Stato italiano dovrà pagare una maxi multa ai quasi 67 mila detenuti, per violazione dei diritti umani.
A maggio 2014 infatti scade l’ultimatum della Corte di Strasburgo all’Italia: bisogna garantire ad ogni persona rinchiusa in cella uno spazio minimo di 4 metri quadrati, sufficientemente illuminato e pulito; bisogna inoltre assicurare, tramite le attività sociali all’interno del carcere, che il detenuto passi un buon numero di ore fuori dalla cella.”

Prosegue poi l’articolo:

“Cosa succede se, oltre al decreto carceri emanato dal Governo Letta, non si farà qualche altro intervento che vada nella direzione di uno svuotamento delle prigioni accompagnato da interventi di ampliamento e ristrutturazione dell’edilizia carceraria? Con una sentenza dell’8 gennaio 2013, la ‘sentenza Torreggiani, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a pagare 100.000 euro di risarcimento a 7 detenuti che avevano fatto ricorso perché costretti a dormire in troppi in celle minuscole, nelle quali dovevano passare quasi 20 ore su 24 per mancanza di attività sociali nel carcere. Centomila euro diviso sette detenuti fanno 14.285 euro che lo Stato italiano deve sborsare per ogni carcerato. Secondo i dati dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, nelle 206 carceri italiane ci sono 66.271 detenuti, a fronte di una capienza di 45.568 posti. Moltiplicando la cifra del risarcimento per i circa 20 mila detenuti in eccesso, si ottiene una somma che di circa 300 milioni di euro. Se invece lo Stato dovesse risarcire l’intera popolazione carceraria, dovrebbe sborsare quasi un miliardo di euro. Il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che ha detto che un’amnistia ‘darebbe un grosso aiuto’, ricorda che la capienza di 45 mila posti non è da prendere alla lettera perché ?molti padiglioni sono chiusi per lavori o necessitano ristrutturazioni e l’Europa è dal 1990 che ci riprende?.”
(per l’articolo completo vedi fonte [7])
(per la sentenza Torreggiani vedi fonte [8])

Mi sembra ovvio che se dovessero scattare queste maxi-multe a rimetterci saremo tutti, in primo luogo i detenuti che non avrebbero il loro problema risolto, in secondo luogo la collettività perché si troverebbe a pagare tanti soldi per un problema che in qualche modo doveva essere risolto già da tempo.

In ogni caso prima di dire la mia sull’indulto e l’amnistia vorrei approfondire queste due tipologie di provvedimenti.

Indulto

“L’indulto consiste in un provvedimento generale che causa l’estinzione della pena. L’indulto è ispirato in origine a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale.”
Nell’ordinamento italiano:
“L’indulto è un provvedimento di indulgenza a carattere generale e si differenzia dall’amnistia perché si limita ad estinguere in tutto od in parte la pena principale, che viene in tutto o in parte condonata oppure commutata in altra specie di pena consentita dalla legge e pertanto non estingue le pene accessorie, salvo che la legge di concessione non disponga diversamente e, a maggior ragione, lascia sussistere gli altri effetti penali della condanna, mentre l’amnistia estingue il reato. Può essere condizionato, e spesso è appunto condizionato al non commettere altri reati in un periodo, anche abbastanza lungo, immediatamente successivo, pena la revoca del beneficio.
Diversamente dalla grazia, che è un provvedimento individuale, l’indulto è un istituto di carattere generale e si riferisce a tutti i condannati che si trovino in determinate condizioni di pena.”

(Vedi fonte [9])

Elenco dei provvedimenti di indulto e amnistia in italia
Regio decreto 17 ottobre 1942, n. 1156. Concessione di amnistia e indulto
Regio decreto 5 aprile 1944, n. 96. Amnistia e indulto per reati comuni, militari e annonari
Decreto Luogotenente 26 ottobre 1944, n. 17. Concessione di amnistia e indulto per reati in materia finanziaria
Decreto Lgt. 8 giugno 1945. Applicazione degli articoli 1 e 2 del Regio Decreto 5 aprile 1944, n. 96, nei territori liberati dopo il 4 aprile 1944
Decreto Lgt. 29 marzo 1946, n. 133. Indulto per alcuni reati di mancato conferimento degli ammassi
Decreto Presidenziale 22 giugno 1946, n. 4. Amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari; fu detto amnistia Togliatti
Decreto legislativo 18 gennaio 1947, n. 244. Estensione dell’amnistia, dell’indulto e della grazia ai condannati in territori attualmente sottratti all’Amministrazione italiana
Decreto C.P.S. 1? marzo 1947, n. 92. Amnistia e indulto per reati militari in occasione del giuramento alla Repubblica delle Forze Armate
Decreto C.P.S. 8 maggio 1947, n. 460. Amnistia e indulto per reati riguardo ai quali vi è stata una sospensione del procedimento o della esecuzione per causa di guerra
Decreto C.P.S. 25 giugno 1947, n. 513. Amnistia e indulto per reati commessi in relazione con vertenze agrarie
D.P.R. 27 dicembre 1948, n. 1464. Concessione di amnistia e indulto in materia di detenzione abusiva di armi
D.P.R. 26 agosto 1949, n. 602. Concessione di amnistia e indulto per reati elettorali
D.P.R. 23 dicembre 1949, n. 930. Concessione di indulto
D.P.R. 19 dicembre 1953, n. 922. Concessione di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari; fu detto amnistia Azara
D.P.R. 11 luglio 1959, n. 460. Concessione di amnistia e indulto
D.P.R. 24 gennaio 1963, n. 5. Concessione di amnistia e indulto
D.P.R. 4 giugno 1966, n. 332. Concessione di amnistia e indulto per reati con pena reclusiva fino a 3 anni
D.P.R. 25 ottobre 1968, n. 1084. Concessione di amnistia e indulto
D.P.R. 22 maggio 1970, n. 283. Concessione di amnistia e indulto per reati in ambito di manifestazioni, con pena fino a 5 anni
D.P.R. 4 agosto 1978, n. 413. Concessione di amnistia e indulto per reati con pena reclusiva fino a 3 anni, con eccezioni
D.P.R. 18 dicembre 1981, n. 744. Concessione di amnistia e indulto per reati con pena reclusiva fino a 3 anni, con eccezioni
D.P.R. 16 dicembre 1986, n. 865. Concessione di amnistia e indulto
D.P.R. 22 dicembre 1990, n. 394. Concessione di indulto
Legge n. 207, 3 agosto 2003. Concessione del cosiddetto “indultino”
Legge n. 241, 31 luglio 2006. Concessione di indulto.
(Vedi fonte [9])

Come si evince dalla tabella, i provvedimenti di indulto e amnistia con il tempo sono diminuiti notevolmente.

Ora prendiamo come esempio ll cosiddetto indultino (vedi fonte [10]):

Innanzitutto:
“La sospensione non si applica:
a. quando la pena è conseguente alla condanna per i reati indicati dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, e dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del Codice penale nonché dall’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n? 354, e successive modificazioni;
b. nei confronti di chi sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, ai sensi degli articoli 102, 105 e 108 del codice penale;
c. nei confronti di chi sia stato sottoposto al regime di sorveglianza particolare, ai sensi dell’articolo 14-bis della legge 26 luglio 1975, n? 354, salvo che sia stato accolto il reclamo previsto dall’articolo 14-ter della medesima legge;
d. quando la persona condannata è stata ammessa alle misure alternative alla detenzione;
e. quando vi sia stata rinuncia dell’interessato.

(vedi fonte [10])

Questo significa che NON tutti i reati sono coinvolti nell’indulto.

“Nei confronti del condannato che ha scontato almeno la metà della pena detentiva è sospesa per la parte residua la pena nel limite di due anni, salvo quanto previsto dai commi 2 e 3.”
(vedi fonte [10])

Non si applica a chi non ha scontato almeno metà della pena.
Passiamo all’indulto del 2006 (Vedi fonte [11]).


L’indulto non si applica:
a) per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale:
1) 270 (associazioni sovversive), primo comma;
2) 270-bis (associazioni con finalità’ di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico);
3) 270-quater (arruolamento con finalità’ di terrorismo anche internazionale);
4) 270-quinquies (addestramento ad attività’ con finalità’ di terrorismo anche internazionale);
5) 280 (attentato per finalità’ terroristiche o di eversione);
6) 280-bis (atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi);
7) 285 (devastazione, saccheggio e strage);
8) 289-bis (sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione);
9) 306 (banda armata); 10) 416, sesto comma (associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale); 11) 416-bis (associazione di tipo mafioso);
12) 422 (strage);
13) 600 (riduzione o mantenimento in schiavitù’ o in servitù);
14) 600-bis (prostituzione minorile);
15) 600-ter (pornografia minorile), anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 600-quater.1 del codice penale;
16) 600-quater (detenzione di materiale pornografico), anche nell’ipotesi prevista dall’articolo 600-quater.1 del codice penale, sempre che il delitto sia aggravato ai sensi del secondo comma del medesimo articolo 600-quater;
17) 600-quinquies (iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile);
18) 601 (tratta di persone);
19) 602 (acquisto e alienazione di schiavi);
20) 609-bis (violenza sessuale);
21) 609-quater (atti sessuali con minorenne);
22) 609-quinquies (corruzione di minorenne);
23) 609-octies (violenza sessuale di gruppo);
24) 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione), commi primo, secondo e terzo;
25) 644 (usura);
26) 648-bis (riciclaggio), limitatamente all’ipotesi che la sostituzione riguardi denaro, beni o altre utilità’ provenienti dal delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope;
b) per i delitti riguardanti la produzione, il traffico e la detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, di cui all’articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, aggravati ai sensi dell’articolo 80, comma 1, lettera a), e comma 2, del medesimo testo unico, nonché’ per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui all’articolo 74 del citato testo unico, in tutte le ipotesi previste dai commi 1, 4 e 5 del medesimo articolo 74;
c) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito, con modificazioni, da1la legge 6 febbraio 1980, n. 15, e successive modificazioni;
d) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni;
e) per i reati per i quali ricorre la circostanza aggravante di cui all’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205.
3. Il beneficio dell’indulto e’ revocato di diritto se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un delitto non colposo per il quale riporti condanna a pena detentiva non inferiore a due anni.”
(Vedi fonte [11])

Come si può evincere da questi riferimenti, l’indulto non è una legge poi così generica e si possono decidere i reati da includere ed escludere, si può decidere anche quanto della pena almeno si deve scontare e si evince che di solito non vale per i delinquenti recidivi.
Ciò significa che dire di no a priori all’indulto è sbagliato, bisogna valutare il provvedimento, come si farebbe per qualsiasi altra legge, utilizzando la diligenza del buon padre di famiglia e vedendo se risolve il problema, ovvero l’emergenza.
Infatti vi ricordo che quello che il parlamento dovrebbe fare è risolvere il problema che ho descritto in precedenza.
Ovviamente esso dovrebbe essere accompagnato in seguito da altre leggi che facciano in modo che non si arrivi più a questa situazione.

Amnistia
“L’amnistia (dal greco  amnistia, “dimenticanza”) è una causa di estinzione del reato e consiste nella rinuncia, da parte dello Stato, a perseguire determinati reati. Si tratta di un provvedimento generale di clemenza, ispirato, almeno originariamente, a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale.
Mentre l’amnistia estingue il reato, che quindi è come non fosse stato commesso, l’indulto estingue solo la pena.”
(Vedi fonte [12])

“amnistia in Italia è prevista dall’art. 79 della Costituzione, e normata dall’articolo 151 del codice penale, il quale recita:
L’amnistia estingue il reato e, se vi è stata condanna fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie.
Nel concorso di più reati, l’amnistia si applica ai singoli reati per i quali è concessa.
L’estinzione del reato per effetto dell’amnistia è limitata ai reati commessi a tutto il giorno precedente la data del decreto, salvo che questo stabilisca la data diversa
L’amnistia può essere sottoposta a condizioni o ad obblighi.
L’amnistia non si applica ai recidivi, nei casi previsti dai capoversi dell’articolo 99 Codice Penale, né ai delinquenti abituali, o professionali o per tendenza, salvo che il decreto disponga diversamente.”
(Vedi fonte [12])

Si evince anche per l’amnistia che essa prevede inclusione ed esclusione di reati, soglie di pena, e non si applica ai recidivi.
(Per visionare il testo dell’ultima amnistia vedi Fonte [13])

Così come per l’indulto dire di no a priori all’amnistia è sbagliato, bisogna anche in questo caso valutare il provvedimento, come si farebbe per qualsiasi altra legge, utilizzando la diligenza del buon padre di famiglia e vedendo se risolve il problema, ovvero l’emergenza.
Ovviamente esso dovrebbe essere accompagnato in seguito da altre leggi che facciano in modo che non si arrivi più a questa situazione.

(FINE PRIMA PARTE)

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