Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Angelo Massaro risponde a Jonathan

Carla Rigato

Angelo Massaro è uno degli amici entrati in contatto con noi nel corso di quest’anno ( il suo primo testo in questo Blog (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/02/02/gli-stessi-diritti-degli-animai-di-angelo-massaro/).

Attualmente è detenuto a Catanzaro ed è in galera dal 1996, per una condanna di anni 30.

La sua vera tragedia è stata non potere incontrare la moglie e i figli da più di quattro anni. I figli hanno riportato dei traumi emotivi da questa situazione.

Nel corso dei mesi abbiamo pubblicato diversi interventi di Angelo. E tra i commenti che ha ricevuto, si sono segnalati, per la loro criticità, quelli di una persona di nome Jonathan.

Già il 5 giugno Angelo aveva voluto rispondere brevemente a Jonathan (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/06/05/angelo-massaro-risponde-a-jonathan/).

Jonathan ha inviato altri commenti.

E anche questa volta Angelo vuole rispondere con una lettera più lunga e circostanziata.

Prima della lettera, faccio precedere qualche frase della lettera personale di accompagnamento che Angelo mi ha inviato.

La lettera la pubblico solo adesso, perché per una serie di problematiche postali è dovuto essere rispedita.

————————————————————————————————————–

Caro Alfredo, sono Angelo Massaro, dal carcere di Catanzaro.

Purtroppo, a causa di problemi e di ritardo della posta, solo nei giorni scorsi sono riuscito a leggere la risposta, durissima e falsa di Jonathan, sia a me sia alla mia famiglia. E ne sono rimasto basito.

Ti ringrazio di avere preso le mie difese, ma ritengo necessario che io smentisca le sue affermazioni per dovere di verità, perché qualcuno potrebbe credere alle sue farneticazioni, visto che il blog è letto da tantissime persone che credono alla mia innocenza, e anche da giudici.

Quindi ti prego di darmi nuovamente ospitalità sul Blog.

(…) questo Jonathan dice fatti distorti e falsi.

Dammi la possibilità di smentirlo, pubblicando una risposta del tutto legittima e civile.

Risposta a Jonathan:

———

Egregio signore, desidero ringraziarla per “l’affetto” che ha nei miei confronti. Spero per lei di non essere diventato l’unica ragione della sua vita. Il mondo, come sicuramente saprà, offre un’infinità di colori che vale la pena osservare.

Signor Jonathan, sono stato combattuto se risponderle o meno, per non monopolizzare il Blog o approfittare della pazienza di Alfredo, ma lei scrive cose gravi e per dovere di verità sento ora l’obbligo di farlo.

Il suo non è semplice risentimento nei miei confronti, ha ragione, non è solo livore, ma odio vero e puro, e non credo nemmeno lei sia un giornalista, un giornalista vero. Lei è giornalista come io sono Presidente degli Stati Uniti. Perché lei riporta fatti distorti ed esclusi dal processo, oltre che mai accaduti.

Intanto i miei scritti non sono affatto “rielaborati da altrui penna” come lei afferma, ma sono frutto della mia cultura giuridica, e se lei fosse sul serio un giornalista, e avesse seguito i miei processi, i miei interventi e letto le mie istanze, avrebbe di certo notato una cultura, anche giuridica, e una intelligenza superiore alla media. Come hanno appurato e scritto i vari esperti e tutti gli operatori penitenziari.

Preparo istanze giuridiche ai detenuti da anni, riuscendo dove numerosi avvocati hanno fallito. Purtroppo, e mi dispiace per lei, devo dirle che non tutti i detenuti sono culturalmente arretrati. Questo suo pregiudizio non fa onore alla sua professione di “giornalista”.

Le prove della mia innocenza non devo dimostrarle a lei, ma solo a un tribunale. Esattamente quello che sto già facendo, per avere quella giustizia che un processo farsa mi ha privato, per errore anche dei miei avvocati da lei definiti “blasonati”. Quindi mi sto battendo nei luoghi preposti per avere giustizia.

Se fosse un giornalista vero, e avesse assistito al processo, avrebbe di certo appreso che non fui affatto sorpreso ad appiccicare alcun incendio all’automobile del mio amico, né tantomeno i familiari videro me sul posto al momento del ritrovamento dell’auto, avvenuta tre giorni dopo la scomparsa, ma dei motociclisti col casco.

Uno dei familiari, con problemi di vista, riferì in aula di avere visto a duecento metri di distanza due motociclisti, dicendo : “mi pareva era lui come si ‘componeva’ “; l’altro familiare smentì tale versione. La sentenza (qui dinanzi a me), escludendo tale episodio riporta, cito testualmente parte della sentenza: “non v’è dubbio che il significato indiziario delle suddette circostanze non sia né grave né univoco nei riguardi dell’imputato, perché la postura sulla moto non è elemento individuante e più persone possono avere la medesima postura”.

Lei, Jonathan, afferma il falso. Questi sono fatti, esattamente come anche io sono abituato a parlare! Inoltre, non sono mai stato in fuga dopo l’omicidio (ottobre 1995) ma in affidamento, per altra condanna di un anno, con frequenti colloqui con assistenti sociali e continui controlli delle forze dell’ordine, e arrestato per il presunto omicidio solo dopo ben sette mesi (maggio 1996).

Anche questi sono fatti!

Il colmo, però, lei lo raggiunge, quando afferma che sarei stato condannato per avere ucciso e fatto sparire due persone, ignorando volontariamente che per altro omicidio sono stato assolto dalla Corte di Assise di Appello di Taranto, per “non avere commesso il fatto”;           quindi l’assoluzione piena, perché il giorno e l’ora della scomparsa io ebbi un incidente stradale dinanzi a decine di testimoni. Il padre della vittima, inoltre, escluse ogni coinvolgimento nella scomparsa.

Anche questi sono fatti!

Lei, signor Jonathan, oggi viene a raccontare la favoletta di “cappuccetto rosso e il lupo cattivo”, ma in questa triste vicenda non esiste alcun cappuccetto rosso. Se lei si dice convinto della mia colpevolezza, e verità processuale, deve anche dire che dal processo emerse che il mio amico Fersurella, la sera della scomparsa, sarebbe partito dal suo paese armato di pistola e con il presunto intento di uccidere me e altre persone (come riferì il collaboratore di giustizia a cui io non credo affatto). Io all’orario descritto mi trovavo a circa quindici km di distanza, a colloquio proprio con una delle assistenti sociali (come oggi posso dimostrare senza alcun dubbio in base alle nuove prove), e non mi incontrai affatto.

Quindi, anche se fosse, ma senza assolutamente concederlo, sarei responsabile solo di avere difeso la mia vita per non sopperire, in base ai fatti processuali. Per questo motivo la Corte escluse la premeditazione.

Questo però lei non lo dice, come on dice che anche il mio amico era un pregiudicato per vari reati e tentato omicidio.

Lei non dice molte cose per essere un giornalista, quindi sopra le parti, distorcendo platealmente anche la verità processuale, che non è la verità dei fatti.

Se fossi colpevole, nulla oggi mi impedirebbe di dire la verità e far ritrovare un corpo, perché questo mi permetterebbe di uscire subito dal carcere. La mia colpa però è di essere innocente. Riguardo a quel collaboratore di giustizia da lei ritenuto credibile, in altro processo collegato al presunto omicidio, e dallo stesso giudice che mi condannò per questo presunto omicidio, in merito agli stessi identici fatti, fu ritenuto del tutto inattendibile.

Un giornalista serio saprebbe questi fatti!

Fatte queste doverose smentite, le dico che per fortuna in Italia ci sono i giornalisti seri, che non falsificano la realtà  e soprattutto non hanno dei pregiudizi. Come ho avuto modo di constatare ogni volta che le mie numerose lettere sono state pubblicate sul quotidiano locale. Sui quali lei non ha mai replicato.

Oggi in Italia non tutti sono giustizialisti, ma ci sono voci che urlano più della sua.

Addirittura lei, signor Jonathan, afferma che la sofferenza dei miei figli sia meritata perché io sarei colpevole. Questo non è solo un errore, ma un orrore, e dimostra il suo odio e la sua pochezza come uomo e come giornalista. Il tutto si commenta da solo.

Non entrerò più in merito ai miei processi, perché lo stesso ritengo di svolgere in Tribunale. Anche i miei familiari hanno sbagliato a farlo, pertanto si limiti ad evidenziare su di me il suo odio ma non si permetta di riferire fatti processuali  distorti da una mente accecata. Oggi, a mio parere, con questa pacata risposta le sto dando un’importanza che non merita affatto. La sua è pura disinformazione e stalking.

Si limiti al rispetto delle regole democratiche dell’altrui diritto di dichiararsi innocente, a rispetto della verità dei fatti documentali emersi. Si ricordi che la penna è uno strumento raffinato e non una clava per colpire me, la mia famiglia e dei fanciulli, i quali sono tutelati dalla Convenzione O.N.U. sui diritti dell’infanzia.

A proposito di verità, lei afferma di avere sempre seguito, come giornalista, i miei casi, ma nel contempo afferma di avere fatto ricerche in rete su di me per una sua “spiccata curiosità”.

Questo è contraddittorio!

Forse la verità oltre a non dirla, non la conosce nemmeno lei stesso.

Ringrazio Alfredo per il lungo spazio concesso, di avermi dato la possibilità di rispondere personalmente a chi nutre odio per me e la mia famiglia, che non deve pagare per colpe non sue. Termino dicendo, signor Jonathan, che non c’è bisogno si ingrazi gli operatori penitenziari, perché noi detenuti che siamo a contatto ogni giorno possiamo dire che sono delle persone più umane di lei, e svolgono il loro lavoro con umanità e professionalità. Tanto che, quando leggono la mia sentenza e i fatti processuali, mi chiedono come hanno fatto a condannarmi, perché è evidente la mia innocenza, così come concluse il Sostituto Procuratore Generale della Cassazione che chiese l’annullamento della condanna.

Catanzaro 5 agosto 2013

In fede

Angelo Massaro

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Un pensiero su “Angelo Massaro risponde a Jonathan

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Non prenderei neppure in considerazione una persona che scrive non mettendoci il suo nome e in questo caso per muovere delle accuse bisognerebbe anche metterci la faccia, quando una persona non ha il coraggio di usare nome e cognome ……… è segno che forse, manca di coraggio e di lealtà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: