Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

IN DIRITTO- la rubrica giuridica del Blog

commission

Claudio Conte -detenuto a Catanzaro- è diventato negli anni un autentico esperto di diritto. Ne sa decisamente di più dei suoi colleghi alla facoltà di giurisprudenza, e anche di molti professori.

La rubrica IN DIRITTO.. è nata da una sua idea. E finora i maggiori contributi a questa rubrica li ha dati lui.

In questo post pubblico la prima parte del modello di ricorso per contestare l’applicazione della pena dell’ergastolo in maniera parificata tra i minori di venticinque anni e gli adulti.

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Alla Corte……….

di………

Ufficio esecuzioni penali

Oggetto: incidente di esecuzione- conversione pena- incostituzionalità dell’ergastolo.

Il sott.o……………………………….. n………………………… il…………………………..; ristretto c/o la C.C. di …………………………. in espiazione di un provvedimento emesso dalla Proc. Rep. di…………………… datato…………………… n…………………..

Premesso che

-l’art. 665.1 cpp dispone che competente a conoscere dell’esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato, competenza che presenta carattere funzionale con attribuzione in via specifica in alcune materie; che l’art. 670 cpp può avere ad oggetto anche questioni riguardanti l’illegittimità intrinseca della pena irrogata.

-l’istante è stato condannato alla pena dell’ergastolo per delitti avvenuti quando era ancora infraventunenne/infraventicinquenne.

A) Illegittimità dell’ergastolo nella parte in cui prevede un trattamento sanzionatorio parificato del giovane all’adulto.

Premesso che l’istante è stato condannato alla pena dell’ergastolo per fatti delittuosi avvenuti quando era ancora infraventunenne/infraventicinquenne.

Con tale premessa si pongono questioni d’illegittimità della pena dell’ergastolo prevista dagli artt. 17 e 22 cp, nella parte in cui non prevede che, anche in caso di imputato infraventicinquenne al posto della pena dell’ergastolo si debba applicare la pena massima temporanea della reclusione, come già previsto (nel codice penale “Zanardelli” nel lontano ma più civile 1889 e) dalla ratio espressa dalla Corte  costituzionale con sentenza n. 168/1994, in materia di minori di diciotto anni. Per la quale, la Costituzione ex art. 31 protegge l’infanzia e la gioventù, in virtù del diverso grado di maturazione psicologica e per i quali la pena svolge esclusivamente o preminentemente una funzione rieducativa, incompatibile con la pena dell’ergastolo, per evitarne illegittime parificazioni all’adulto in violazione, degli artt. 3, 27.3 e 31 della Costituzione.

L’infanzia e la gioventù e l’adulto (concetti diversi dalla maggiore età).

Nella Costituzione  italiana non è specificata una soglia precisa che fissi il discrimine tra infanzia e gioventù, mentre è fissata tra gioventù ed età adulta in quella dei venticinque anni (artt. 56 e 58 in materia di diritto di voto passivo/attivo), oltre la quale è riconosciuto il pieno esercizio dei diritti politici, in considerazione di una raggiunta piena maturità psicologica e della personalità.

Per l’esercizio di altri diritti la Costituzione effettua un rinvio alla legge ordinaria, come per esempio in materia di lavoro per il minore (art. 37 Cost.) o per un limitato diritto di voto alla maggiore età (art. 48 Cost.), ma che non sono sufficienti e determinanti per fissare la soglia limite per la gioventù.

L’art. 2 cc fissa a 18 anni la maggiore età, fatte salve le leggi speciali che stabiliscono un’età diversa….

Per gioventù, il costituente prima e il legislatore poi, proprio in materia rieducazionale hanno considerato tali gli infraventicinquenni, come può rilevarsi dall’art. 14.4 L.n. 354/1975.

Nella citata norma il Legislatore definisce giovani, gli infraventicinquenni, distinguendoli dagli adulti (prevedendone la separazione in apposite sezioni detentive).

Si sottolinea come la presente si atteggi a norma speciale, rispetto alla ordinaria che prevede la maggiore età a 18 anni. Una specialità inerente proprio all’esecuzione della pena, sua funzione e del trattamento rieducativo del minore infraventicinquenne, dalla quale discendono tutta una serie di riflessi in ambito penitenziario teleologicamente volti a garantire e riconoscere una protezione maggiore e diversa da quella riservata agli adulti.

Ulteriore conferma può aversi dalla lettura sistematica di tutto un sistema di norme (accompagnato da numerosi interventi  della Corte Costituzionale) teso a favorire una diversa protezione e trattamento sanzionatorio degli adulti, per infraventicinquenni, infraventunenni e infradiciottenni:

-art. 47 ter co. 1 L. 354/75 su detenzione domiciliare con previsioni di favore per il minore di anni ventuno;

-art. 21 r.d.l. n. 1404 del 1934, che stabilisce un diverso trattamento per il minore i l’infraventunenne, sia per l’accesso alla liberazione condizionale che per le misure di sicurezza, rispetto all’adulto;

-l’art. 24 r.d.l. n. 1404/1934 in materia di riabilitazione per minore infraventunenne;

-l’art. 3 co.2 DPR n. 448/1998 sulla competenza degli organi giurisdizionali specializzati per minori dei 18, 21 che ha termine al 25° anno di età;

-comma 3 art. 163 cp sospensione condizionale della pena infraventunenne a 2 anni e 6 mesi rispetto ai 2 anni previsti per gli adulti:

-il codice della strada che prevede anni 21 d’età per la guida di cilindrate superiori.

(FINE PRIMA PARTE)

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