Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Riforme per il diritto penitenziario (seconda parte)… di Domenico D’Andrea

commission

ll sedici agosto avevo pubblicato la prima parte della bozza di un testo di proposta di riforma dell’Ordinamento penitenziario, scritta dal nostro Domenico D’Andrea, detenuto a Padova (vai al link.. https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/08/16/riforme-per-il-diritto-penitenziario-prima-parte-di-domenico-dandrea/).

Oggi pubblico la seconda e ultima parte.

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-ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO DIVISE OBBLIGATORIAMENTE IN RETE ASSISTENZIALE INTERNA E RETE ASSISTENZIALE ESTERNA. Capita spesso di vedere nelle sezioni più volontari che detenuti. Ognuno appartiene ad un’associazione o ad una parrocchia o ad una chiesa dei vari culti. La figura del volontario all’interno del carcere è relativamente utile e svolge una funzione di ascolto e di assorbimento delle sofferenze. Sopperisce alle carenze affettive del detenuto. Ma credo sia completamente inutile l’operato di diversi volontari della stessa associazione all’interno della stessa struttura, per poi non ritrovare nessun volontario fuori dal carcere al momento della sua dismissione. Quindi ogni chiesa o associazione che voglia far entrare due volontari per le proprie opere pie all’interno del carcere deve garantire anche almeno due volontari fuori dalla struttura, pronti a dare prima assistenza al detenuto dismesso. Purtroppo capita sempre più spesso che detenuti dismessi bussino alle porte delle autorità preposte, al comune o alla caritas, o nelle chiese o agli stessi volontari che hanno conosciuto in carcere che assolutamente non possono (o non vogliono) aiutare il dismesso dandogli una prima assistenza (un posto dove dormire, un piatto caldo, l’aiuto per la ricerca di un lavoro, ecc.) e paradossalmente dopo avere bussato a tutte le porte di coloro che avevano il dovere di aiutare il dismesso, l’unica porta sempre aperta è quella del crimine che facilmente e sempre più ben volentieri assorbe ex detenuti tra le file delle proprie organizzazioni, garantendo loro tutto l’occorrente per iniziare una nuova vita fuori dal carcere.

-INTRODUZIONE DI UN BIMESTRE BIANCO. Due mesi prima della dismissione del detenuto, lo stesso può essere allocato in un’apposita sezione in modo tale che cominci ad allontanarsi mentalmente dalla rigida vita carceraria e dalla relativa mentalità che l’avvolge e che vige inesorabilmente all’interno delle sezioni, alle regole e dalla famigerata legge del carcere che inevitabilmente pregna la personalità del detenuto. Definirei questo bimestre bianco come una fase di stemperamento nella quale il detenuto riacquista la su personalità originaria. Ed inoltre in questa sezione cominciano ad operare i volontari esterni, i quali avranno il compito di ricucire i rapporti famigliari ove ve ne fosse bisogno; di accompagnare il detenuto nella ricerca di un lavoro idoneo; di preoccuparsi circa il modo in cui il detenuto dismesso dovrà raggiungere la famiglia di origine indottrinandolo all’inizio di una nuova cultura civica attraverso un corso di educazione civica.

-ESPERTI DEL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA ANCHE IN CARCERE. Il Tribunale di Sorveglianza è adibito per valutare l’eventuale concessione di misure alternative alla detenzione. Il Tribunale ha una composizione collegiale ed è formato da: Presidente; un Magistrato relatore che di solito è il Magistrato di Sorveglianza di competenza per le esigenze di quel detenuto e di un gruppo di esperti (criminologi, psicologi, e sociologi) che assolutamente non conoscono il richiedente nello stesso modo in cui lo conosce il Magistrato relatore. Quindi questi esperti sono portati tendenzialmente a dare valutazioni importantissime; date però in modo teorico e fittizio, ricche di scarsissime considerazioni sulla persona che si trovano davanti. Si renderebbe opportuno, visto che questi esperti sono comunque ben retribuiti, che gli stessi sostenessero dei colloqui in carcere con i candidati che da lì a qualche mese dovranno giudicare. Dal momento della richiesta al momento dell’udienza trascorrono mediamente 8-9 mesi, tempo più che sufficiente affinché questi esperti svolgano il loro ruolo, nella più totale completezza e professionalità, consumando colloqui in carcere con chi si troveranno a giudicare. Ritengo sia demagogico attribuire giudizi azzardati, che risolvono questioni di particolare importanza, come la libertà della persona, i rapporti genitoriali, la tutela della famiglia, ecc., nei confronti di chi non si conosce affatto.

-SEZIONI DIFFERENZIATE NON PER TIPOLOGIA DI REATO MA SULLA BASE DELLA PERSONALITA’ DEL DETENUTO. Attualmente il  nostro sistema penitenziario prevede alcune differenziazioni di sezioni divise in: 41 bis; AS; comuni; protetti; e semiliberi.  Non è raro vedere persone non propriamente definite pericolose allocate in stanze e sezioni zeppe di detenuti con elevata capacità criminale che, inevitabilmente, condizionano e rendono la vita difficile a chi pensa solo a tornare presto a casa. Quindi si renderebbe opportuno suddividere le predette ripartizioni sopra descritte, già esistenti, in  ulteriori sottosezioni distinte secondo la personalità del reo. Il carcere non può sempre e solo risolversi a danno dei più deboli nella ormai nota trasformazione da persona a criminale che il carcere in sé comporta. Benché l’art. 14 del nostro ordinamento preveda una sorta di ipotesi per evitare le influenze nocive, non specifica come queste differenziazioni debbano essere fatte e quindi non vengono fatte.

-SISTEMA PREMIALE A PUNTI. Il carcere non può nemmeno risolversi a vantaggio dei più furbi. Un sistema premiale a punti, sebbene condizioni il comportamento del detenuto, riesce comunque a spingere il detenuto verso una tendenza a fare le cose buone per se stesso, per i propri compagni di sezione e, in alcuni casi, per la collettività. Spesso si frequentano scuole e corsi di formazione solo per l’incentivo economico che le stesse offrono: “vado a scuola solo perché mi pagano”. L’incentivo economico può essere affiancato o sostituito con un sistema premiale a punti: “vado a scuola per avere i punti necessari a ottenere il beneficio”. Credo che sia poco educativo spingere il detenuto ad andare a scuola, solo incentivandolo con un sussidio. Questo sistema premiale a punti, oltre a comportare un beneficio economico per le casse dello Stato, tende veramente a premiare i più volenterosi, meritevoli, e quelli con una spiccata tendenza alla rieducazione spontanea. I benefici che questo sistema potrebbe comportare potrebbero riguardare qualche giorno in più di permesso premio per chi già ne usufruisce o per chi non può usufruirne, potrebbe riguardare una giornata intera con i propri famigliari nell’area verde dell’istituto. Ogni grado scolastico comporterebbe una certa quantità di punti, ogni azione di volontariato all’interno del carcere altri, e così via.

-LIBERAZIONE ANTICIPATA VERAMENTE ANTICIPATA. Ad ogni semestre vengono concessi 45 giorni di liberazione anticipata ai detenuti che abbiano serbato regolare condotta. Il procedimento per la richiesta della liberazione anticipata risulta essere abbastanza complesso e tende a coinvolgere ripetutamente, ad ogni semestre, diversi operatori ed organi giudiziari intasandoli. Non poche volte capita che detenuti che hanno già finito la pena, aspettino la liberazione anticipata che arriva in notevole ritardo, rimanendo trattenuti “quasi illegalmente” per diverse settimane oltre il limite previsto. Sarebbe quindi  opportuno concedere, GIUNTI A META’ PENA, la liberazione anticipata tutta assieme e, solo nel caso di infrazione disciplinare, avviare un procedimento di revoca per ogni singolo semestre. I vantaggi di questa modifica sarebbero immani: snellimento delle pratiche presso le procure e le magistrature di sorveglianza; possibilità del detenuto di avere una riduzione che gli comporti il compimento dei termini per la richiesta di un eventuale beneficio; evitare la paradossale situazione che il detenuto resti in carcere più del dovuto solo a causa di ritardi burocratici.

Le presenti proposte costituiscono solo una bozza di un quadro di riforma che potrebbe essere ben più ampio. La presente viene inviata all’Università di Padova, viene sottoposta al vaglio di alcuni detenuti dislocati in altri istituti e verrà esposta nella vetrina del Blog “Urla dal Silenzio”. Chiunque voglia fare commenti o dire la propria, o dare consigli su altre modifiche utili per la popolazione detenuta, può rivolgersi a:

D’ANDREA DOMENICO

VIA DUE PALAZZI 35/A

35136 PADOVA

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