Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Riforme per il diritto penitenziario (prima parte)… di Domenico D’Andrea

commission

Il nostro Domenico D’Andrea è una persona davvero notevole. Due lauree, svariati master, tra cui uno in criminologia, una mente costantemente all’opera, sempre pronta a confrontarsi, elaborare, conoscere, proporre.. e anche,  un animo profondamente sensibile e voglioso di operare per il bene.

Recentemente ha elaborato una bozza di proposte per la riforma del diritto penitenziario. 

Oggi pubblico la prima parte di questa bozza. Ci sono delle proposte di granissimo rilievo. Ad esempio quando propone una commissione per valutare, caso per caso, la sussistenza dell’ostatività, nei casi di ergastolo. Cito:

“COSTITUZIONE DI UN’APPOSITA COMMISSIONE ATTA A DECIDERE PARAMETRI ED ELEMENTI DI MERITO PER LA SOSPENSIONE DELL’ERGASTOLO OSTATIVO. Una sorta di commissione che consideri l’ergastolo ostativo come una PENA INDETERMINATA  a tutti gli effetti, cioè una pena che dopo circa 20 anni di espiazione deve e può essere rivalutata per il recupero della persona non più atta e capace di offendere. Si è tanto parlato della mostruosità dell’ergastolo ostativo ritenuto legittimo anche dalla corte costituzionale a tutela della sicurezza pubblica. Tale commissione potrebbe sopperire ad eventuali errori ed anomali giudiziarie nel rispetto della certezza del diritto. Ed inoltre, lo scopo fondamentale di tale commissione  sarebbe soprattutto quello di valutare, SU RICHIESTA DEL SINGOLO DETENUTO, se vi siano o meno i presupposti per un reinserimento e una cessazione della pericolosità sociale del detenuto o la mancanza di collegamenti con la criminalità organizzata, tale da destare particolari preoccupazioni per la collettività. Quindi si occuperebbe di valutare un’eventuale concessione di un’ostatività imputabile solo alla tipologia di reato e non alla persona. Questo compito vuole mirare solo a porre al centro la persona in quanto tale e non il reato in sé e per sé. Ovviamente questa commissione non deve assumere assolutamente le vesti di giudice di cognizione, di inquisitore, ma deve valutare solo i presupposti per la cessazione dell’ostativo”.

Io considero questa un’idea geniale. Nel frattempo che l’ergastolo ostativo venga, prima o poi, ufficialmente meno, sarebbe già una cosa molto importante che una commissione valutasse caso per caso l’opportunità di fare sussistere l’elemento dell’ostatitività in capo a quel singolo ergastolano.

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PREMESSA

In considerazione del palese fallimento dell’ideologia del trattamento, confermato soprattutto anche dagli elevati tassi di recidiva, per sopperire ad alcune lacune dell’ordinamento penitenziario del 1975, che, nonostante tutti gli aggiornamenti che miravano all’umanizzazione delle pene e al raggiungimento degli ideali sanciti dalla nostra carta costituzionale, si è risolto comunque a danno dei più deboli, senza il raggiungimento dello scopo previsto. Pertanto si propone  l’inserimento dei seguenti suggerimenti normativi.

Il fine primario  di queste introduzioni consiste in un lieve ritorno  ai cardini della scuola positiva; quindi con le piene e comprensibili considerazioni di spostare l’attenzione dal reato alla persona. L’osservazione empirica come punto di partenza. Si avverte l’esigenza di concepire il detenuto non più come entità di diritto, mettendo al centro il tipo di reato, ma come entità di fatto, mettendo al centro la persona. Si comincia a percepire anche un sempre più dilagante senso comune speso per le umanizzazioni delle pene. Quindi è il senso comune che richiede queste piccole modifiche e non il detenuto o la politica. Lo stesso art. 1 dell’ordinamento penitenziario sancisce che le pene devono tendere alla rieducazione e devono essere conformi ad umanità. Ma questo non potrà mai accadere fino a quando chiunque sia prenda le distanze dal delitto come entità di diritto e non lo consideri come faccenda prettamente umana. E’ la persona  che deve essere posta al centro delle vostre attenzioni e non il delitto. L’ordinamento penitenziario mostra la sua perfetta considerazione dei dettati costituzionali a tutto il mondo. Forse non esistono ordinamenti penitenziari migliori, ma qualcosa di lacunoso emerge anche dalle cose perfette e nel nostro ordinamento lacune sono:

– INTRODUZIONE DI UNA NUOVA TIPOLOGIA DI PERMESSO DENOMINATO “PERMESSO SPECIALE”. Attualmente il nostro ordinamento prevede solo due tipi di permesso: quello premio previsto dall’art. 30 ter e quello di necessità previsto dall’art. 30, concedibile solo in caso di imminente pericolo di vita di un prossimo congiunto e per un evento di eccezionale gravità familiare. Cioè solo per disgrazie familiari che comportano un carico di sofferenza e affettività unica nel suo genere. Mentre il permesso premio resta comunque in ostaggio di precisi termini di legge per la sua ammissibilità e, superata questa, incorniciato in una valutazione di merito abbastanza complessa alla quale partecipano tutta una serie di operatori penitenziari ogni uno adibito a dire la propria per la relativa concessione.  Null’altro è previsto dal nostro ordinamento per detenuti che potrebbero e vorrebbero partecipare ad eventi meritevoli di attenzione come: 1)la nascita di un figlio; 2)la dissertazione della tesi di laurea; 3)Una gita scolastica o addirittura; 4)il matrimonio del detenuto o della detenuta costretti a sposarsi in carcere vanificando anche questo istituto, il matrimonio, che legalmente potrebbe considerarsi annullabile poiché il matrimonio rato e non consumato è causa di annullabilità, ed ancora un permesso speciale si renderebbe fluidamente utile per le diverse opportunità che lo stesso legislatore potrebbe elencare nell’eventuale riforma utilizzando gli stessi parametri di sicurezza previsti dal permesso premio e dal permesso di necessità. Lo scopo di tale nuova forma di permesso consiste nel dare l’opportunità al magistrato, fermo restando la sua discrezionalità, di elargire permessi in situazioni particolari e particolarmente piacevoli, poiché attualmente anche di fronte a situazioni meritevoli di attenzione il magistrato non può, non ha lo strumento idoneo per iniziare il detenuto nel suo percorso di reinserimento o premiarlo per avere mostrato chiari segni di ravvedimento.

-COSTITUZIONE DI UN’APPOSITA COMMISSIONE ATTA A DECIDERE PARAMETRI ED ELEMENTI DI MERITO PER LA SOSPENSIONE DELL’ERGASTOLO OSTATIVO. Una sorta di commissione che consideri l’ergastolo ostativo come una PENA INDETERMINATA  a tutti gli effetti, cioè una pena che dopo circa 20 anni di espiazione deve e può essere rivalutata per il recupero della persona non più atta e capace di offendere. Si è tanto parlato della mostruosità dell’ergastolo ostativo ritenuto legittimo anche dalla corte costituzionale a tutela della sicurezza pubblica. Tale commissione potrebbe sopperire ad eventuali errori ed anomali giudiziarie nel rispetto della certezza del diritto. Ed inoltre, lo scopo fondamentale di tale commissione  sarebbe soprattutto quello di valutare, SU RICHIESTA DEL SINGOLO DETENUTO, se vi siano o meno i presupposti per un reinserimento e una cessazione della pericolosità sociale del detenuto o la mancanza di collegamenti con la criminalità organizzata, tale da destare particolari preoccupazioni per la collettività. Quindi si occuperebbe di valutare un’eventuale concessione di un’ostatività imputabile solo alla tipologia di reato e non alla persona. Questo compito vuole mirare solo a porre al centro la persona in quanto tale e non il reato in sé e per sé. Ovviamente questa commissione non deve assumere assolutamente le vesti di giudice di cognizione, di inquisitore, ma deve valutare solo i presupposti per la cessazione dell’ostativo. Sulla base di quali elementi?

-Capacità di reinserimento in una rete sociale apprezzabile.

-Un lavoro capace di garantire un tenore di vita adeguato.

-Relazioni sociali  esterne.

-Relazione e sostegno familiare con cui condividere responsabilità oggettive.

-Percorso di recupero adeguato mediante il trattamento.

Nulla che riguardi richieste di collaborazioni impossibili, riconoscimento del reato commesso o assunzioni di colpa. Tutto ciò che la “commissione per la sospensione dell’ostativo” deve valutare è il sicuro ravvedimento e, per sicuro ravvedimento si vuole intendere solo la certezza con prognosi predittiva che il richiedente non torni più a commettere reati gravi di tipo non colposo.

Molti ergastolani ostativi non possono collaborare anche volendolo fare. Molti altri non appartengono ormai più a nessun contesto associativo, estinto ormai da molti anni. Molti ergastolani non hanno più l’età e le forze per tornare a delinquere e molti altri ancora non sono più nelle stesse condizioni esistenti all’epoca dei fatti. Ma nonostante tutto, in virtù di una legge, sotto certi aspetti anche lacunosa, non possono mai più uscire dal carcere, se non in seguito al loro stesso decesso. La commissione per l’ostativo può valutare caso per caso solo se il detenuto interessato ne faccia richiesta. In seguito alla revoca dell’ostativo resterà comunque di competenza del magistrato di sorveglianza la concessione dei benefici penitenziari.

(FINE PRIMA PARTE)

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Un pensiero su “Riforme per il diritto penitenziario (prima parte)… di Domenico D’Andrea

  1. Mio caro Domenico , il tuo scritto merita tanto , e spero tanto che si faccia per davvero, questa benedetta Commissione atta a decidere per una sospensione della pena dell'Ergastolo Ostativo , con una tipologia Permesso Premio, in effetti dopo un percorso in ha detto:

    Mio caro Domenico , il tuo scritto merita tanto , e spero tanto che si faccia per davvero, questa benedetta Commissione atta a decidere per una sospensione della pena dell’Ergastolo Ostativo , con una tipologia Permesso Premio, in effetti dopo un percorso , e anni di intenso lavoro, non si è più come prima, cosi si volta pagina e si ricomincia. La commissione valuterà e deciderà sempre scrupolosamente, valutando non il prima ma l’adesso, la trasformazione c’è e fattibile, dopo 20 direi basta, sono più sintetica ma è quello il concetto.
    Me lo auguro per tutti voi …ciao Domenico, vedrai mai dire mai …tutto può succedere e tutto può accedere.

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