Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Il perdono… una introduzione… di Domenico D’Andrea

perdonare

Domenico D’Andrea -detenuto a Padova- è una persona per certi aspetti unica nel mondo carcerario.

In carcere ha conseguito due laurea e tre master di cui uno in criminologia. Probabilmente è l’unico detenuto con un curriculum di questo genere in Europa.

Inoltre ha scritto libri.. e… per campare.. imparò a fare bellissimi velieri, usando stuzzicadenti, e poco altro, materiali semplicissimi.. ma  a vederli c’è da restare sbigottiti su come, partendo da quei materiali poverissimi, riesce ad arrivare a tali creazioni.

Domenico D’Andrea ha sempre avuto un temperamento generoso, e aiuta, in ogni carcere in cui si ritrova, gli altri detenuti nelle pratiche legali, e non  ha pregiudizi verso nessuno,  neanche verso coloro che hanno commesso reati di grande gravità, neanche verso chi è allocato nelle sezioni speciali.

Domenico da tempo ha iniziato studi e riflessioni anche sui meandri dell’animo umano e sulle possibilità della “mediazione” e della “riconciliazione” tra le persone.

L’ultimo testo che ha scritto – e che deve essere ancora pubblicato- è dedicato al PERDONO.. un tema enorme.  

Quella che oggi pubblico è l’introduzione.

L’idea di lavorare sul tema del perdono è nata per me la scorsa primavera ed è stata da un’esigenza personale, cioè quella comune di essere perdonato da qualcuno e per qualcosa e dall’intuizione che tentare dei passi sulla via del perdonare, nel senso di “accettare”, sarebbe stata per me la strada più feconda per superare i nodi del mio percorso, altrimenti difficili da sciogliere.

Così durante la scorsa primavera, come già altre volte nella mia avventura di ricerca spirituale, accademica e di maturazione personale mi sono quasi venute incontro delle letture e delle riflessioni che non potevano essere ignorate e sin dalle prime battute ho capito quanto ricco poteva essere il messaggio che dovevo trasmettere, sia a me stesso che ad altri. Sono messaggi forti poiché il messaggio per me è diventato una necessità imprescindibile da dover trasmettere ad altri con una certa delicatezza, visto che non sono certo un esempio di coerenza.

Serbare rancore e spirito vendicativo verso chi ha fatto del male, o perdonare?

Queste sono le domande che attanagliano la mente di molti e ci spingono a riflettere sul bene e sul male fatto, da mare e che potrebbe farsi ancora se ci allontaniamo dal perdono. Rimanere sempre “impigliati” nel conflitto, oppure riuscire in qualche modo a superarlo, ad “andare oltre”? Rifiutare e ribellarsi a una cosiddetta disgrazia,a una malattia, a un evento drammatico della propria vita, oppure riuscire ad accettarlo fino a coglierne il significato fecondo: sono tutte esperienze che accompagnano la vita dell’uomo e noi cercheremo di diluire queste esperienze rendendole più dolci. Nei legami più stretti della vita personale, nell’ambito dei rapporti di lavoro, nel campo sociale e politico, nel cammino individuale di ricerca spirituale, nel rapporto con la natura e col mondo che ci circonda si trovano quotidianamente le occasioni di perdono.

L’intuizione che man mano si è resa evidente durante questa ricerca è che l’esperienza del perdonare suscita e porta con sé una straordinaria forza positiva, cura e guarisce le ferite prodotte dal male, dall’offesa ricevuta, rimette in movimento l’animo delle persone (altrimenti soffocato e appesantito dai conflitti e dal male subito). Le mie riflessioni e spunti personali li condividerò con altri che hanno rivestito in questo contesto sia i panni di grandi carnefici che di vittime. Persone detenute che hanno fatto del male, lo hanno subito desiderano avvicinarsi al sentimento di perdono in punta di piedi senza per l’appunto sentirsi né vittime, né carnefici del loro vissuto.

Prima di scrivere queste pagine ho studiato le trazioni delle maggiori religioni, letto opere di filosofia e discusso molto con persone che avvertivano questa grande necessità di approfondimento poiché colpevoli di reati molto gravi. Il concetto di perdono è in perenne evoluzione. Ma nonostante questa tesi posso ben affermare che sono stati trovati elementi sufficienti che sostengono la dimostrazione del potere del perdono, un potere che può cambiare la vita alle persone che, per qualsiasi motivo, a ragione o a torto, stanno soffrendo per un male arrecato o ricevuto.

Mi sento quasi in imbarazzo nel volere dire che l’inizio di questa ricerca non aveva nessun interesse accademico o scientifico ma il tutto comincia con una forte esigenza personale di essere perdonato da qualcuno. Le idee, i sogni e le iniziative venivano partorite in ogni istante della mia esperienza come se non potessi più fare a meno di essere perdonato per potere stare meglio e per potere recare sollievo a chi aveva ricevuto il mio torto. Quindi nessun trauma infantile, nessun incubo del mio inconscio: questa curiosità nasce dalla comprensione che il perdono appartiene alla saggezza dei secoli. La gente si aspetta che se dedichi la tua esistenza allo studio e alla ricerca del perdono, allora è naturale che ti abbiano incatenato o inchiodato al muro per un po’ di tempo o che hai avuto qualche trauma infantile. Nulla di tutto questo. Il mio stimolo parte dal volt di una mamma disperata per la morte del figlio e che continua a contorcersi nel dolore perché non ha ancora il coraggio di perdonare e il suo atteggiamento è più che condivisibile se solo riusciamo ad immedesimarci nel suo straziante dolore.

Sono arrivato a scrivere sul perdono perché notavo davvero tanta insoddisfazione intorno a me ed intorno alla mia stessa area di ricerca e sviluppo morale. Il perdono può davvero cambiare la vita in meglio. Ho potuto notare che le persone che sono state perdonate e quelle che hanno perdonato non hanno più deluso nessuno. Infatti sono più impressionato dalla forza del perdono che non dalla forza della legge che tenta di cambiare le persone con la deterrenza di pene terribili che le allontana sempre di più dalla meravigliosa possibilità di concedere e di ricevere il perdono.

E’ un po’ scontato che da quando ho incominciato ad occuparmi di perdono ho dovuto praticare il perdono spesso, anche controvoglia e praticarlo anche molto più di prima, per comprendere quali fossero almeno le ragioni che spingevano le persone a non accostarsi  a quest’arte.

Esistono luoghi e circostanze dove il perdono è palesemente inapplicabile, come il posto in cui scrivo, ma queste sono le sfide più belle della vita: riuscire nelle cose impossibili, o almeno tentare di riuscirci. Meditiamo tutti sulle altre face del perdono perché nessuno può arrogarsi l’idea di avere il monopolio della gestione di questo bel sentimento.

Come sappiamo, questa è un’azione che deve essere fatta con il cuore, non può essere un mero esercizio mentale o intellettuale. Perdonare è come pensare con il cuore e amare con la nostra mente.

(…)

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3 pensieri su “Il perdono… una introduzione… di Domenico D’Andrea

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Su questa parola si potrebbero scrivere davvero tanti libri, ma io non vedo l’ora di poter leggere il tuo.
    Sei davvero una persona speciale, la tua storia sembra quella di personaggi dei secoli scorsi, la tua storia è la prova che l’essere umano può superare anche le difficoltà più dure . C’è qualcosa che ci chiama alla sopravvivenza, ma la tua vita ha qualcosa di più da raccontare. Aspetto il libro. Appena uscirà lo leggerò.

  2. Rita in ha detto:

    Il perdono è l’arma più potente che abbiamo………….guarisce purifica illumina fa riflettere apre nuovi orizzonti…………evita malattie……………io posto qui nuovamente il mio indirizzo x parlarne anche privtamente

    Rita Leone
    via A.Turco 83
    88100 CATANZARO

  3. pina in ha detto:

    Che mi dici , mi hai catapulta nel modo dove io ci vivo è ti dirò ci vivo bene , il mio perdono e un stimolo per un buon rapporto con l’uomo per sentirmi viva in mezzo al loro al 100%, ma non deve esser meno altrimenti quel perdono sa di niente .
    La tua mente e la tua compagnia, lei ti guida , ma senza comando perché il cuore stimola i tuoi sentimenti avvicinandosi al perdono , grande forza , grande coraggio in un mondo così abbrutito da umani usciti fuori controllo. Come te c’è ne vogliono tanti , perdonare ed essere in Dio , Dio è amore , non ha una sagoma o
    altro aspetto ma è nel perdono che lo vedi , non in quelle sfavillanti luci che son spente e non trasmettano quel risveglio chiamato Perdono , dove molti non si avvicinano e non potranno mai conoscere cosa si può percepire in un parola così semplice che esce da un cuore guarito che ti assolve .
    Mi sento in sintonia con te amico , così cerchiamo di trasmettere ad altri a seguire questo movimento di anime verso la strada del perdono, IO CI CREDO NEL PERDONO E NEL PERDONARSI ti avvicina al AMORE solo cosi puoi uscirne fuori pulito , ma colorato dalla sua bellezza di un sentimento così umano , siamo umani .
    Ciao Domenico amico mio …

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