Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Odalisca… di Giovanni Zito

 

Odalisca

Grazia Paletta ci invia questo testo del nostro Giovanni Zito, detenuto da  qualche mese a Padova.

Giovanni a volte è avvolto da malinconia, altre volte sfiora il fiabesco e la leggerezza.

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ODALISCA

Fu una notte fantastica!

Kevin per la prima volta raccontò al bambino la sua storia d’amore.

Sotto quel cielo mantato di stelle.

Mentre Kevin percorreva verso l’infinito, il suo passato cullò la sua memoria di ricordi meravigliosi.

La sua lampada di Aladino in riva al mare illuminava il volto del bambino, come un piccolo falò.

Le ombre danzavano nelle sue mani come un faro. Incuriosito da questa favola, il bambino di nome Ricki, gli disse:” Dai raccontami vecchio saggio, vediamo se sei così bravo come dicono.”

 

Allora Kevin gli raccontò della sua amata Odalisca.

 

Un giorno d’estate lavoravamo alla cava-pietra dove si costruivano mattoni, tu Ricki non eri ancora nato, ma con me ci lavoravano quasi tutta la tua parentela, tuo padre e tre dei tuoi zii. Erano tempi duri all’epoca, per un pezzo di pane e qualche rupia spaccavamo pietre per 12 ore al giorno. 

Dicevo, Odalisca era la figlia del padrone, ed era la più bella ragazza del suo villaggio, in molti cadevano ai suoi piedi, ma la ragazza rifiutava ogni pretendente, non voleva sposarsi, diceva al padre “sono ancora giovane” , aveva appena 15 anni .

Odalisca, era il fiore del deserto, un giorno di primavera si parlava di cotanta bellezza nella nostra cava-pietra perché in pochi erano quelli che avevano sfiorato con lo sguardo il suo viso.

Io abitavo appena un miglio dal suo villaggio così un bel giorno mentre cantavamo per far scivolare più in fretta le ore, ci siamo accorti di uno strano trambusto. Il sorvegliante avvisa dell’arrivo del padrone, “presto ,facciamo presto” e tutti lavoravano in silenzio con il capo chino, tutti davano picconate e  martellate su quei blocchi di pietra.

“Ricki non dormire, il tempo stasera ci è amico e clemente, ma dobbiamo stare sempre attenti nel discorrere di questo mio  passato, perché il signore dei draghi veglia e sente anche il frusciare del vento che sospinge questi granelli di sabbia.”

Tutti sudavano di fatica sotto il sole cocente. Il sorvegliante amico fedele del padrone d’un tratto ci ordina di smettere per pochi minuti perché diceva  Alexssandri, il sorvegliante sicuramente conterà i mattoni che oggi abbiamo prodotto e la qualità. Mentre la carovana avanzava trainata da quattro cavalli bianchi  che spiccavano sotto il sole come pietre preziose e la scorta era sui loro cammelli, si fermarono al campo di lavoro.

Il silenzio scese come una tomba nella nostra cava-pietra mentre la scorta di soldati,  che poi erano guerrieri che il padrone aveva assoldato come guardie del corpo personale, fa un cenno al sorvegliante Alexssandri, questo con la sua frusta nella mani si avvicina confabulando con loro, in una lingua che non capivamo.

Fece alcuni gesti di compiacimento indicando la nostra posizione.

Poi, ecco la sorpresa!  Apparve dal suo carro dorato la deliziosa Odalisca, il suo profumo di pesca invase la mia mente, ognuno di noi rimase sbalordito da quella bellezza esotica, i suoi capelli lunghi e neri scivolavano sul suo  corpo  come la seta.

Il volto sembrava quello di una dea, gli occhi neri disegnati da un pittore misterioso. Anche io ero giovane, quasi la stessa età della mia amata. Lavoravo alla cava-pietra da qualche anno, niente di più straordinario avrei visto nella mia vita.

Lo sguardo di Odalisca si posò su di me come una goccia d’acqua fresca e limpida.

Sostenni per un solo attimo quel fuoco struggente tanto era deliziosa e bella la dolce Odalisca.

Giurai che quella creatura doveva essere la mia sposa, la mamma dei nostri figli e padrona della mia stessa esistenza.

Così quando ebbi il mio giorno di paga e libertà mi misi in viaggio verso la mia amata, questo fiore così raro e prezioso, perché ormai esso germogliava nel mio cuore che batteva assurdo e testardo.

Camminai per un giorno e una notte per vedere ancora il suo volto dorato.

Arrivato al suo villaggio mi misi alla ricerca della sua casa con discrezione, chiedendo informazioni a qualche passante, giunsi così nel suo palazzo dove la mia Odalisca abitava.

Non bussai al grande portone per paura delle guardie che piantonavano il palazzo notte e giorno, andai da un contadino, un mio lontano parente, a chiedere ospitalità.

Bussai alla sua porta, ma la sua casa era piccola e non aveva da sistemarmi da nessuna parte, mi indicò la stalla dove teneva i pochi animali da pascolo.

Quella notte dormii sulla paglia.

L’indomani, con i primi raggi del sole, mi appostai dietro ad un muretto per vedere se la mia Odalisca usciva  dal suo palazzo, così fu.  Era ammantata nelle sue vesti lucenti con la sua ancella per le vie del bazar del paese, piano piano con una scusa mi affiancai alla sua serva sorridendo e scherzando, Odalisca si girò di scatto come se sapesse già della mia presenza, i nostri occhi ebbero attimi di follia e gioia infinita.

I nostri cuori volavano come gli aquiloni verso un mondo che solo l’amore conosce.

Ci stringemmo le mani per la prima volta in quel posto così strano e povero, con la promessa di un bacio.

Di colpo accadde l’imprevisto, fui circondato dalle spie del padrone, mi condussero nel suo palazzo, mi interrogarono per tre notti di fila, la tortura della corda tesa era la più terribile, ma io non cedetti mai.

Non aprivo bocca per paura di perdere la mia Odalisca.

Da allora rimasi in prigione nella torre oscura dove le guardie nere non provarono mai pietà per il mio amore.

 Non seppi più nulla della mia amata Odalisca.

 Oggi sono un vecchio che racconta la sua storia d’amore, ma il suo cuore non ha più il tempo di sognare, rimango seduto nel pensiero più bello di tantissimi anni fa, questa è la mia storia Ricki.

“Anche stanotte è passata in fretta, tra qualche ora sarà l’alba, adesso dormiamo qualche ora,  domani il giorno nuovo ci darà coraggio Ricki, adesso dormi bene ragazzo mio.”

 

Giovanni Zito

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Un pensiero su “Odalisca… di Giovanni Zito

  1. pina in ha detto:

    Scusami per il ritardo , ma avvolte si è presi da tanti pensieri personali che ti portano lontano , ma sapevo che dovevo venire a leggere questa storia , che non passano inosservate , specie d’amore, in un mondo che continua a avanzare e le parole si perdono con esso.
    Quando ci si avventura su questa strada , si ritrova il sentiero, perchè quel fiore del tu cuore è sempre pronto a ricevere emozioni , e l’hai trovato attraverso lei Odalisca che ti è apparsa e i tuoi occhi l’hanno catturato, entrando attraverso quei canili diretti a al cuore, dove il cammino è stato lungo ma difronte all’amore si supera qualsiasi fatica e si può sentire uno ancora vivo.
    Le emozioni creano colori , la fantasia ti va volare , il vento ti accarezza, le tempeste si abbattono, portando tutto così lontano ,ma tu sei sempre un cuore acceso devi continuare a cercarla , ricorda sempre lei c’è sempre, e quel dolce incantesimo che ti ha lasciato col suo sguardo dagli occhi velati ti ha conquistato e per questo sei prigioniero del suo cuore e non da mattoni che con l’amore li annullano, questo lo può fare solo chi è cosciente di se stesso con la mente e con il cuore …Lei guarisce basta tu lo voglia.
    Oggi e Oggi un nuovo giorno per ricominciare ciao Giovanni 😉 Tvb..

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