Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Scritti e commenti di Gino Rannesi

fiores

Abbiamo cambiato foto, ma è sempre lui: Gino Rannesi, un “penna pungente” di questo Blog. Negli ultimi mesi la  presenza dei suoi scritti è stata un po’ a singhiozzo, ma non certo per volontà sua,  il carcere è anche questo: mancanza di possibilità di comunicare che si vorrebbe, poste che non partono o si perdono e non arrivano…eccc. Abbiamo messo insieme alcune sue risposte che si erano smarrite e un paio di testi recenti:

Risposte a Commenti

 

PINA-Ciao Pinuzza Bella, spero che al più presto tu possa risolvere la questione della pensione. Sei sempre molto divertente, le tue parole non sono mai volgari, diciamo che hanno il gusto incazzamento. Nell’attesa che tu possa partire per l’Australia e che io possa uscire dalle patrie galere, ti abbraccio caramente. Gino.

 

ALESSANDRA LUCINI-  Ho potuto leggere quanto hai scritto il 2 e il 15 aprile. Sei sempre molto cara, da domani inizierò con i solleciti.

A presto di presenza, nell’attesa sei nei miei pensieri  e nel mio cuore. Baci Gino.

 

ROSSANA- Felice di rileggerti, ciao Rossana. Da quello che hai scritto con riferimento al nostro Papa Francesco, credo che in alcuni  frangenti abbiamo provato le stesse emozioni…

Scrivi: Cerco di andare avanti e di non perdere speranza con quel poco che c’é. Insomma non molli. Idem, contaci, non si molla, proprio non si può. Io continuo a studiare per trovare il modo di uscire  al più presto. Nell’attesa ti abbraccio forte. Gino.

 

MARIA CHIARA-“Bravo Gino!!” Grazie e a risentirci presto. Un abbraccio.

 

SALVATORE-Ciao Salvatore, nel rileggere quanto hai scritto il 5 e il 9 aprile ho riflettuto su una tua frase, ossia “non sono molto appassionato di politica”.Tuttavia devo dire che hai fatto una attenta analisi di quella che è stata la politica  dell’ultimo ventennio,  mi compiaccio e condivido. Ma passiamo ad altro: spero e desidero che il tuo 3° desiderio si concretizzi quanto prima. Con il trasferimento ho perso del tempo prezioso…

La lotta continua. Scrivi: Sto ritrovando il vecchio Salvatore che tu conoscevi. Beh! Per me c’è sempre stato il “vecchio” Turi intendo. C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Ciao mio fraterno amico, stammi bene e a presto. Baci Gino.

 

GERMANO-“Ottimo!!! Continuiamo così! Un salutone dagli uomini ombra. Gino.

 

LORENZO-E sì,  brutta bestia la confusione mentale. Fai bene a ricordare che bisognerebbe agire con responsabilità e da padri di famiglia. Anche se chi come Pietro Lombardo scrive: Bella lettera, belle parole, ma in pratica chi si occupa di fare quelle cose concrete che necessitano all’Italia?”.

Un saluto che va esteso anche a Piero. Gino

 

EMMA- Scusa il ritardo con cui ricambio gli auguri. Solo oggi 3 maggio ho potuto leggere il tuo messaggio lasciato a “Se fosse tutto un bluff?” una busta che si era persa, mannaggia!

Anche a te tanti sorrisi e serenità. Baci,Gino

 

CELESTE-Ciao pupa Celeste, solo oggi ho potuto leggere gli auguri pasquali. Gli uomini ombra ringraziano. Fiducia, speranza ecc. queste sono essenziali al raggiungimento di  qualsiasi obbiettivo. A presto un forte abbraccio. Gino

 

GIUSEPPE-Ciao paninaro, scusa il ritardo con cui rispondo. Vuoi sapere  come mi trovo a Milano? Bene, direi abbastanza bene, l’unica cosa che  non mi piace di  questo posto è il fatto che di sovente la posta arriva con molto ritardo. Ti auguro buon lavoro e di essere sempre competitivo. Un abbraccio. Gino.

 

 

 

 

“Reinserimento? Il carcere è solo la strada per avanzare di grado”.

 

Questo è quanto ha affermato un P.M. che  si occupa di criminalità “organizzata”. In buona sostanza il P.M. in questione sostiene che, con riferimento ai soggetti che finiscono in carcere per reati legati alla criminalità “organizzata”, ogni forma di reinserimento è inutile in quanto una volta liberi tornano a delinquere. E, inoltre, il carcere li farebbe avanzare di grado. Ora, se questo magistrato afferma quanto sopra, avrà i suoi buoni motivi, lungi da me dal voler polemizzare con chicchessia. Dunque, voglio ricordare a me  stesso che tutti i soggetti che a vario titolo vengano arrestati per aver commesso un qualsiasi reato in seno ad un associazione di tipo “organizzata”, gli viene applicato l’art. 4 bis o l’art. 7. “Tutti” sanno che i sopra citati articoli escludono a priori l’accesso a  qualsiasi forma di “reinserimento” del condannato. E allora? Di che cosa stiamo parlando? Per coloro che a torto o a ragione vengono arrestati per i reati riconducibili alla criminalità organizzata, lo Stato non offre nessuna possibilità di recupero o di reinserimento e di fatto vengono estromessi da una qualsiasi forma di trattamento  escludendoli dall’eccesso di benefici previsti (sulla carta) dal nostro ordinamento penitenziario. E mo! In verità una via d’uscita ci sarebbe ossia, la  collaborazione con la giustizia. Ecco, lo Stato è disposto a “recuperarti” solo se collabori. Ne consegue che tutti coloro che per vari motivi non decidessero di diventare collaboratori di giustizia dovranno scontare fino all’ultimo giorno della pena che gli è stata inflitta. E nel caso di ergastolani, questi sono destinati a morire in galera.

Non è che  forse in mantenimento di questo sistema punitivo vede il tasso di recidiva sempre più alto?  I recidivi sono il 68 della  popolazione carceraria.

D’altronde, una filosofia solo afflittiva fondata sulla reclusione, sull’inerzia, sull’isolamento, sulla separazione netta della società, al massimo, può vittimizzare, può deresponsabilizzare e rendere più solidi gli imput devianti del condannato: “Questi professionisti del trattamento, poco a poco, si sono rifiugiati, negli uffici, abbandonando in campo di battaglia”. (Lucia Castellano, direttore carcere) “oggi punire con il carcere costa ogni anno al nostro paese due miliardi e mezzo di euro. In circa 10 anni si è arrivati a spendere ben 29 miliardi di euro. Di questi quasi l’80 è destinato al mantenimento della burocrazia penitenziaria: ossia a carte bollate, uffici, dirigenti ecc…”  Dunque con riferimento a taluni soggetti il reinserimento non serve?

Il carcere è solo la strada per avanzare di grado?

Sono detenuto da 22 anni circa, sono certo che tanti uomini condannati per reati che sono riconducibili alla criminalità organizzata vorrebbero e potrebbero essere reinseriti, ma  sono abbandonati a se stessi: “Visto l’art. 4 bis la sua istanza è inammissibile…” quindi nessuna speranza. Quelli che  hanno una pena temporanea,  10-20-30 anni,  un giorno “usciranno”  ma per loro nessuno sconto,  la pena va espiata per intera. Le statistiche ci dicono che coloro che scontano la pena per intera sono più inclini a ricadere (recidiva) E’probabile che il P.M. che afferma che il carcere è la  strada per avanzare di grado abbia ragione, ma  io ho visto anche dell’altro. Per esempio ho visto uomini abbandonati persino dalle loro famiglie. Uomini distrutti dal carcere, da questo tipo di carcere, uomini che hanno divorziato dalla propria compagna affinché questa possa rifarsi una vita. Questo perché il nostro tipo di carcere è afflittivo anche nei confronti dei parenti dei detenuti. Dunque, quali prospettive per quegli uomini che scontano una pena per un reato di criminalità organizzata? Quelli più fortunati che riescono a uscire non potranno fare un cazzo di niente, hanno forse la possibilità di aprire un’attività? Un negozio? Una  bancarella? Nulla di tutto questo. Persino i parenti troveranno difficoltà lavorative. Certificato antimafia ecc. ecc…. Ci sarà pure qualche capa tosta che una volta “libero” tornerà a delinquere,  ma sappiamo tutti che lo tato è prevenuto. L’unico modo per dimostrare che non vuoi più fare il malavitoso è la strada della collaborazione. Con tutto quello che una scelta del genere può  comportare, ma che importa se hai scontato 22 anni di carcere, l’unico modo per dare un taglio con il passato è na bella serenata, te la devi cantare. Se mai uscirò dal carcere stiano tranquilli, mai più tornerei a Catania.

Opera maggio 2013 Gino Rannesi

 

 

     “L’ipocrisia”

È da un po’ che mi sento infelice, impotente e inutile. In questi giorni ho molto pensato a  quella che fu la mia infanzia. Ricordo che nel quartiere in cui vivevo, come in tanti altri quartieri confinanti, c’era un prete, una persona possente, ricordo le sue mani, erano grosse e callose. Anche lui come tanti altri preti si prodigava per portare sulla buona strada i tanti ragazzini a rischio di devianze. Ricordo le sue scoppole e i calci in culo che di sovente distribuiva a quelli che come me definiva cunnuti nichi nichi (lazzaroni) se beccava qualcuno che girava con un motorino di dubbia provenienza erano botte da orbi. Botte, ma anche tante carezze, sorrisi e caramelle. “Se la domenica vieni a messa, per questa volta non dirò nulla a tuo padre…”. Tuttavia nessuno mai si sognò di fare del male a quel signore vestito di nero che elargiva sberle a destra e a manca. Il prete in quei quartieri era considerato istituzione da rispettare,  un rifugio sicuro nei momenti di vero bisogno. Ora, dico io, ma non è forse vero che ognuno deve rispondere delle proprie azioni? Che la  responsabilità di una nefandezza e quant’altro è personale?

Perché le azioni infami perpetratei da altri nei confronti di persone inermi devono ricadere su tutta la “categoria” o regione? La cosa che  più mi rende infelice è il fatto che le nefandezze più infami sono state perpetrate da soggetti che una volta finiti in galera si sono pentiti. Dovevano pentirsi prima di uccidere un bambino, prima di premere il grilletto di una pistola per eliminare un uomo di chiesa, ecc, ecc. “La responsabilità di un qualsiasi fatto posto in essere è oggettiva, ognuno è responsabile delle proprie azioni etc.”

Non così per tutti coloro a cui viene contestato il 416 bis.

Tutti coloro che a vario titolo si vedono contestato l’art. 416 bis, diventano mafiosi e, in quanto tali,  “responsabili” dell’uccisione del ragazzino squagliato nell’acido, del prete ucciso in un quartiere “malfamato” ecc.ecc. Ma che razza di giustizia è mai questa? Con la  beffa che coloro che a loro dire si sono macchiati di tali orrendi fatti sono tornati liberi, perché divenuti “pentiti”. Ora, dico io, per il bene di tutti, non sarebbe giusto affermare:  “ad ognuno il suo, per il bene di tutti?”

Opera Gino Rannesi Giugno 2013

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3 pensieri su “Scritti e commenti di Gino Rannesi

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Ti leggo sempre con piacere e lo sai, le incoerenze sono davvero troppe e non posso fare altro che darti ragione,ti fai desiderare un po’ ma trovarti sul blog è sempre una gradita sorpresa… anche questa volta vedo con piacere che la grinta è sempre quella e ti prego di mantenerla. La tua lucidità e la tua voglia di lottare sono la cosa più importante. Hai fatto un’analisi molto giusta e precisa, ma come ho già detto tante volte:”Costruire l’odio è cosa facilissima ed è molto più comodo che portare alla conapevolezza e alla comprensione.
    Ti mando un abbraccio per ora virtuale 😉

  2. pina in ha detto:

    uè!!!! eccomi come sempre pimpante a trasmettere a un caro amico , che è da tanto che non ti affacci , di sicuro mi sono detta , tanto per portarti un po di allegria , ti stai facendo una bella vacanza ….peccato che non so dove si trova tale posto , sarei venuta , anche a romperti le scatole …e un modo per salutarti …così sei fortunato a tenertelo per te ….diventa cosi un luogo misterioso .
    Sentire la tua tristezza mi da dispiacere , ma se non ci metto qualche pennellata coi miei colori mi sentirei veramente uno straccetto …coraggio Gino è comprensibile tutto ciò , che nn condivido , se no non starei qua con te , per mandarti poche righe , ma so che ogni mollichina serve , per saziare quel vuoto che non trova pace per una giustizia ingiusta non solo nei tuoi riguardi ,ma di tanti che si trovano reclusi con fine pena mai .
    Me lo chiedo tante volte , ma alla fine giungo sempre allo stesso punto, resta sempre un vero casino mortificante ,come se l’uomo sia stato castigato , non vuole uscire da quel male, crea e si eleva , ma dove si eleva….se non raggiungere i seri obiettivi , non si può condannare a vita, la vita di nessuno, l’uomo è nato libero , ma non so quale è le vera libertà se poi alla fine si crea delle leggi che lo condannano
    Si!! si auto condanna , facendo solo del male …
    In quanto a me finalmente è arrivata questa pensione , me la daranno a Luglio con tutti gli interessi , ma tanto a loro mica si sono interessati in due anni senza marito come o mangiato ????
    Tutto sembra facile , ma l’Italia si sa i soldi se li spartiscono, per ogni piritata che fanno , non solo per carriera ma su ogni piano che regolano a loro piacimento che non è poco si sente la scruscio di campane ogni giorno sono più che stonata …ma guarda cosa sono per loro.
    Tutte due siamo ribelli ricordi il tuo bel libro ancora è nei miei pensieri …per questo non rattristarti , sempre con l’unico obbiettivo che arrivi quel giorno per essere catapultati fuori …spero non qua mi sento soffocare , del troppo male che l’uomo stesso fa …ciao Gino a presto mantieni sempre il tuo profumo della nostra Catania …

  3. Giuseppe in ha detto:

    Ciao Gino, sono GIuseppe il paninaro di priolo. È’ da un po’ che non ci sentiamo perchè sono sempre più impegnato in paninoteca dato che è arrivata l’estate. Tanti saluti a risentirci

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