Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Francesco Sergi e una bella storia nel carcere di Marassi

serigrafie

A volte dal carcere vengono anche segnali di speranza, e non un interminabile rosario di desolazione e di annichilimento umano.

Francesco Sergi -detenuto a Marassi- lo abbiamo conosciuto tramite la nostra Grazia Paletta. 

Questa lettera è molto bella, perché in essa si racconta come un pugno di detenuti -nel carcere di Marassi- hanno scoperto un lavoro, una passione, una speranza, un’occasione di fiducia e di riscatto.. attraverso il lavoro serigrafico.

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Carissimo Alfredo,

(..)

Se non ti ho risposto prima è perché sono in un posto che, da quello che sento o leggo, nei post che mi hai mandato, in questo istituto, nonostante i pro e  i contro, non mi posso lamentare più di tanto, perché con il lavoro che svolgo posso uscire la mattina dalle otto e trenta in poi, fino alla sera alle diciotto. Ho abbastanza libertà di movimento, in più la custodia cautelare  non è così rigida come in altri istituti, anche se siamo in cella in tre, si vive abbastanza bene… in confronto ad altre realtà carcerarie.

Siamo riusciti a creare un’attività lavorativa, grazie sia alla Direzione e sia a Bottegasolidale, che ci permette di portare avanti il progetto, anche attraverso la nostra serietà e voglia di metterci in gioco, su un prodotto che nessuno di noi conosceva come funzionava. Nessuno di noi sapeva cosa fosse il lavoro serigrafico. Ma abbiamo avuto l’ausilio di persone qualificate che ci hanno formato e dato le basi. Tutto è iniziato per caso. Dovevamo stampare poche magliette perché in quei mesi ricorreva il decimo anno dalla morte di De André, e la signora Dori Ghezzi e l’associazione De André avevano pensato di mettere a disposizione varie canzoni del cantautore. Da queste canzoni abbiamo tirato fuori delle frasi e associato una grafica, tutto ciò è stato possibile perché all’interno dell’istituto c’è una sezione distaccata dell’Istituto Vittorio Emanuele II di Genova, ed io come tanti altri che siamo inseriti nel progetto, frequentavamo la scuola di grafica pubblicitaria, alcuni sono rimasti per tanto tempo qui dentro come me, si sono diplomati. Una volta finito il corso abbiamo iniziato a mettere in pratica l’esperienza che fino a quel giorno era solo teoria.

Oggi facciamo le grafiche, i telai, e alla fine stampiamo magliette. 

Le difficoltà che trovavamo all’inizio si sono risolte con l’integrazione di alcune macchine e qualche nostro piccolo ingegno. Si va avanti anche perché siamo un gruppo che ha voglia di lavorare e vogliamo uscire da quei discorsi stereotipo che non portano a nulla.

Possiamo trascorrere tutti i giorni nel laboratorio, compresa domenica e festivi, anche perché alcuni di noi tengono l computer lì dentro. In cella non ci è permesso tenerlo.

Peno che sai già che provengo dal Paese più povero d’Italia, Platì. Anche il tuo paese fa parte della costa più bella della Calabria, spero che non l’abbiano deturpata in questi ultimi anni con la cementificazione selvaggia. In questo periodo è stupendo guardare i boschi, i prati, per non parlare del mar Ionio che è il più bello della Calabria.

(…)

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3 pensieri su “Francesco Sergi e una bella storia nel carcere di Marassi

  1. grazia in ha detto:

    …delle bellissime magliette 😉

  2. Alessandra lucini in ha detto:

    Sì caro Sergio, il mar Jonio è il più bello d’Italia, per quanto terre belle come la Calabria ce ne siamo poche, solo la Sardegna le tiene testa, complimenti e auguri per il vostro lavoro, è bello vedere delle luci che si accendono e che guidano alla fine del tunnel. Bravi ragazzi, in bocca al lupo.

  3. laura marino in ha detto:

    ❤ bella storia….grazie Francesco per averla condivisa….<3

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