Le Urla dal Silenzio

La speranza non può essere uccisa per sempre.

Lettera di Marcello Dell’Anna

Letteras2

Del nostro Marcello Dell’Anna abbiamo pubblicato diversi testi di approfondimento e riflessione.

Da fine luglio è detenuto a Nuoro -nel carcere di Badu e Carros- dove è stato trasferito -a seguito dello smantellamento dell’AS1 di  Spoleto. Un trasferimento che ha inciso negativamente sui suoi progetti di prosecuzione degli studi.. sul suo trattamento complessivo.. e sui suoi rapporti familiari. E questo nonostante quello di Marcello sia stato un percorso straordinario, durante il quale ha scritto due libri, ha ricevuto diversi encomi, ha conseguito una Laurea.. e il giorno della seduta di laurea gli sono state concesse 14 ore.. senza scorta.. per andare a sostenere la seduta da uomo libero.

Da quando è arrivato a Nuoro, la sua è diventata anche una lotta contro un ingiusto trasferimento.

Oggi pubblico un estratto di una sua lettera personale, che mi è recentemente giunta.. estratto che merita di essere condiviso.

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(…)

Nella tua ultima mi hai mandato un pezzo che hai scritto immaginando la vita, le sofferenze e le passioni di Fedor Dostoevesij. Ebbene, dopo avere letto “I Demoni” proprio l’altro giorno, ho iniziato a leggere: “Ricordi dalla casa dei morti”. (..).

Detto ciò Alfredo ti ringrazio di tutto, principalmente per le tue sincere parole di confort che mi scrivi in ogni tua e perché tu sei una di quelle poche persone che comprendi davvero la mia “pena” che non ha “fine” e che non ha “tempo”.

Ed io, che con il tempo ho un particolare rapporto, posso dirti Alfredo che è davvero paradossale, in carcere, dovere fare i conti proprio con il tempo che si muove tra i confini di un mondo parallelo, surreale, quanto solo il carcere può esserlo, sa bene che il tempo  è un concetto relativo. Tuttavia la teoria della relatività non è dimostrabile, si può tentare di spiegarla a parole, nient’altro. Non esistono le condizioni perché si riesca a dimostrare la percezione dei minuti, giorni, mesi o anni possono dilatarsi sino a divenire eterni, o inversamente trascorrere in un tempo ancora più breve dell’ordinario.

Lo si comprende subito all’ingresso. Le mura di cinta segnano il termine del mondo così come lo si è sempre conosciuto. Catapultati in una dimensione a cui si è estranei, in cui il fluire di istanti successivi che fa da sfondo all’evolversi si arresta; per poi cominciare ad assumere una cadenza indefinita e illuminata. L’intorpedimento del corpo è il passo successivo. Rinchiuso. Spazi in cui l’ingegno dell’architettura non è stato applicato.

Tutto ciò, Alfredo, è demotivazione, smarrimento, laddove si ha la sensazione che il proprio operato sia stato ed è fine a se stesso; perché la mancanza di riconoscimento degli sforzi è un fattore che penalizza, dove ci sarebbe bisogno di alimentare la volontà a fare sempre meglo. Un motivo in più per credere che l’uomo, posto nelle condizioni ideali, maturi il desiderio di cambiare e tornare a consolidare il patto con la società.

A volte, caro Alfredo, ho la sensazione che il “sistema”  si limiti a consegnare il reo all’Amministrazione Penitenziaria, per poi dimenticarsene, fingere che non esista, o continuare a procrastinare il momento di prendere una decisione. Dinanzi a simili situazioni non si può attendere oltre. Il tempo col tempo sottrae, sempre. Ne sono la chiara espressione i suicidi, di detenuti e agenti.

Più delle ire incontrollate dello Stato italiano, credo che siano più efficaci la saggezza e la pazienza; più dell’odio e delle offese è l’amore del prossimo ad avere ragione delle resistenze e degli ostacoli. L’impegno della società è quelo i lavorare comunitariamente per salvare non solo il carcerato ma l’uomo, difenderne i diritti e la sua dignità, tanto spesso minacciata nei suoi valori. Il mondo però non può diventare migliore se ognuno d noi  non diventa migliore.

Bisogna aprire le porte del cuore al diritto e alla giustizia, perché questi valori sono i soli capaci di garantire un rinnovamento dell’umanità all’insegna della libertà e della pace.

In questa storia costellata di drammi, di delitti efferati che sembrano superare ogni limite all’umana sopportazione, abbiamo tanto bisogno di “equo” diritto e di giustizia “giusta”. Questi non stanno nelle pergamene e negli archivi, ma nell’intimo dei cuori di coloro i quali rappressentano istituzioni garantiste ed illuminate.

Un diritto senza clemenza non può dirsi tale, una giustizia satura di vendetta non può essere vera: essa si completa col perdono, che cancella le insolubili questioni di prestigio.

Non è sufficiente solo la punizione, ma occorre si faccia tutto ciò che è possibile per correggere e migliorare, altrimenti invece di contrastare, si accentua l’inclinazione a delinquere.

Ti ringrazio Alfredo per avere apprezzato l’intensa lettera che ho scritto a Giuliano Pisapi in accompagnamento al mio pezzo sull’ergastolo. Non so quali esiti abbia sortito sul Convegno, tenutosi a Milano il 18  maggio scorso, ma credo che comunque nulla andrà mai perso. Bisogna sempre lottare.

(..)

Mi domandi come procede a Nuoro. Da schifezza!! Mi sento che le Istituzioni si siano davvero impegnate con me, nello spogliarmi dei miei diritti, nel vituperarmi la mia dignità e soprattutto quella dei miei cari che non posso né vedere né abbracciare.

Io qui non vivo, ma riesco solo a “sopravvivere”, e lo faccio leggendo i miei tanti libri universitari con quell’amara nostalgia che prima potevo continuare i miei studi, oggi invece per volontà dello Stato sono costretto a patie ingiustizie. Alfredo sono proprio le stesse istituzioni a non volere i detenuti istruiti, rieduca!ti. Ma tant’è! E’ proprio questa la nsotra “italietta”.

(..)

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3 pensieri su “Lettera di Marcello Dell’Anna

  1. Alessandra lucini in ha detto:

    Io qui non vivo, ma riesco solo a “sopravvivere”, e lo faccio leggendo i miei tanti libri universitari con quell’amara nostalgia che prima potevo continuare i miei studi, oggi invece per volontà dello Stato sono costretto a patie ingiustizie. Alfredo sono proprio le stesse istituzioni a non volere i detenuti istruiti, rieduca!ti. Ma tant’è! E’ proprio questa la nsotra “italietta”.
    Hai detto bene, questa è la nostra italietta che invece di rieducare pensa soltanto a punire. Una nazione che non crede nell’uomo

  2. Giuseppe dei cavalli in ha detto:

    Caro Marcello,Continua a lottare amico mio,e noi lo faremo insieme a te………..Nn cedere mai il passo agli antichi ricordi,questi di oggi sono molto più belli,più veri……Peccato che nessuno se ne accorga,e ne valorizzi il contenuto,rappresenterebberò davvero una grande risorsa per tutti coloro che si accingono ad entrare nel maledetto mondo della disperazione,di quella felicità illusiva che noi conosciamo molto bene
    ritornando alla tua analisi sulla regressione,e sull assoluta assenza di opportunità per chi come te ha dimostrato ampiamente il suo valore, e di poter ancora positivamente essere utile a questa società…….Tu sei diventato migliore,grazie a te stesso,grazie a quel piccolo spiraglio di fiducia che ti è stato dato,oggi ritenuto inopportuno e pericoloso,questo a dimostrazione del fatto che in ogni mente umana vi è racchiuso un mondo sconosciuto……..ho necessità di credere che sia cosi,ho necessità di pensare che il tutto nn faccia parte di una strategia improntata sull eliminazione dell uomo reso debole……Ho necessità di credere che chi ci governa nn venga mai sfiorato da questi pensieri,voglio credere che ci sia buona fede,che siano spinti da convinzioni tendenti a migliorare l umanità…….
    Anche se noi sappiamo che nn è cosi………….Ci dobbiamo credere amico mio!
    Ti lascio un forte abbraccio
    tu amico Giuseppe,

  3. pina in ha detto:

    Anche io mi metto per chi vuole istruirsi , perché senza istruzione , non ci si affacciare al modo ….ma a quanto pare nel nostro paese ………preferiscono crescere nell’ignoranza cosi poterla gestire meglio e guazzarci dentro, poveri loro !!!!! L’uomo viene leso e lo conduce ad ignorare la vera fonte della salvezza , contro i pericoli dell’ignoranza .Questa è ” italietta ” …

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